da Mario Volpe » mercoledì 11 febbraio 2009, 12:04
Secondo me il “fenomeno di massa” (negli ovvi limiti del termine) del collezionismo di faleristica in Italia, risale a non più di quindici/vent’anni fa.
Formatosi come una specializzazione del più ampio, e forse leggermente più vecchio (magari di un’altra diecina d’anni) fenomeno del collezionismo di Militaria, credo che la faleristica abbia iniziato a prendere veramente piede nel nostro Paese solo a partire dalla metà degli anni novanta, dopo la caduta del Muro di Berlino ed il crollo dei regimi comunisti nell’Europa dell’Est.
E’stato da allora che molti hanno iniziato ad interessarsi con particolare attenzione alle decorazioni, grazie all’improvvisa e consistente disponibilità delle migliaia di esemplari provenienti dall’ex Unione Sovietica, dalla ex Germania dell’Est, dalla Polonia e via via da tutti gli altri Paesi d’oltre Cortina, che si sono riversate sulle bancarelle di tutta Europa.
Prima di allora, non credo che nel nostro Paese esistessero tanti collezionisti specializzati in faleristica e credo che ben pochi commercianti, case d’asta o antiquari specializzati trattassero con particolare attenzione articoli di tipo falersitico (con l’eccezione forse di qualche negoziante del settore uniformologico o delle armi da collezione che ha sempre avuto un suo mercato separato).
Nel periodo tra il Dopoguerra e la caduta del Muro, la ricerca specifica delle decorazioni era rimasta certamente limitata e piuttosto occasionale. I pochi gruppi di nostalgici dei periodi bellici a caccia di cimeli dei passati regimi, non possono certo aver determinato un grosso stimolo per il mercato. Ricordo che negli anni settanta era possibile comprare a Porta Portese una Croce di Ferro di seconda classe per cinquemila lire… E neanche la generazione degli hippies antimilitaristi del periodo del Vietnam (che tra i sessanta e i settanta, si vestivano con giubbe militari usate scandendo lo slogan “fate l’amore e non la guerra”), può aver più di tanto influito nell’attirare l’attenzione su questo settore.
C’è inoltre da considerare che durante tutto il dopoguerra, ed almeno fino al termine degli anni sessanta, molti cimeli del passato regime erano stati distrutti o tenuti accuratamente nascosti per timore di venire “bollati” ideologicamente come fascisti o nazisti, e questo ha certamente limitato la circolazione di questo tipo di articoli.
Con ben pochi acquirenti a stimolare la domanda ed un esiguo numero di venditori che si dessero da fare per ricercare e poi offrire questo genere di articoli, la disponibilità di medaglie e decorazioni sul mercato delle “anticaglie” ha seguito quindi quei flussi occasionali che hanno caratterizzano la maggioranza degli altri articoli non particolarmente richiesti, come i vecchi grammofoni o gli orologi usati fuori moda…
Ma quando è iniziata ad aumentare la richiesta per via del crescente numero di collezionisti in circolazione, i venditori - da quelli da bancarella ai negozianti specializzati - hanno cominciato a moltiplicarsi a loro volta e a battere la “piazza” con maggiore attenzione.
Oltre alle decorazioni provenienti dall’Est, il materiale scaturito dallo sgombero di polverose soffitte e scantinati – che a partire dagli anni ottanta aveva ormai superato gli impedimenti ideologici - ha quindi iniziato ad essere selezionato con maggiore attenzione e, dopo essere stato più o meno attentamente catalogato (incluso quello svenduto da giovani eredi non troppo interessati a conservare vecchi cimeli di famiglia), è stato immesso sul mercato a prezzi sempre crescenti.
Un mercato – tra l’altro - sempre più organizzato, grazie al proliferare di mostre e mercatini specializzati, pubblicazioni e riviste di settore e, soprattutto, delle nuove e immensamente più ampie possibilità offerte da Internet, sia per la possibilità di approfondimento delle proprie conoscenze che per il reperimento degli articoli tramite le sempre più numerose aste online.
La crescita della domanda però, a lungo andare, ha finito per far lievitare i prezzi in un crescendo esponenziale ed ha parallelamente visto esaurire rapidamente la disponibilità degli articoli meno comuni dalle mani dei venditori, innescando una perversa reazione a catena sulle valutazioni degli esemplari più rari.
E qui si innesta un altro fenomeno che ha recentemente iniziato ad evidenziarsi in maniera sempre più insistente sul mercato, ossia quello dei “falsi”. Delle copie o riproduzioni prodotte in tempi più o meno recenti - talvolta di qualità assai scadente, altre volte quasi indistinguibili dagli originali d’epoca - ed immesse sul mercato per consentire a quelli che non possono permettersi spese troppo elevate, o a quelli che cercano disperatamente esemplari ormai introvabili, di riuscire a completare in qualche modo la serie che stanno cercando di mettere insieme. E qui si aprirebbe un’altra questione sulla quale discutere, ossia l’onestà di coloro che trattano questo genere di articoli, non sempre cristallina e, talvolta, assai dolorosa per quei compratori che pagano profumatamente per genuina una moderna riproduzione …
L’evoluzione al rialzo delle valutazioni degli articoli di faleristica negli ultimi anni non è certo un’eccezione né una novità. E certamente il mondo del collezionismo, come tutti gli altri settori del commercio, è soggetto alle influenze economiche dettate dalle leggi della domanda e dell’offerta, ed alle fluttuazioni che esse provocano sull’andamento dei mercati. E a queste aggiungerei anche l’effetto duplicatore che l’introduzione dell’Euro all’inizio degli anni duemila ha finito per determinare, provocando un’ulteriore impennata dei prezzi e rivalutando al rialzo i livelli che si erano costituiti ai tempi della lira.
Sono comunque d’accordo con Enzo nel reputare l’acquisto di questo genere di articoli come un investimento destinato a rivalutarsi costantemente. Se ripenso ai prezzi pagati per alcuni esemplari una quindicina d’anni fa ed alle valutazioni che quegli stessi articoli possono spuntare oggi, non posso non rallegrarmi di aver speso quei soldi…
E sono anch'io d'accordo sul fatto che, passata la bufera dell'attuale crisi economica, il flusso dei "consumi" riprenderà a pieno ritmo anche per i "voluttuari e non essenziali" articoli da collezione.
Si Deus nobiscum quis contra nos
(motto dell'Ordine di Filippo il Magnanimo - Assia-Darmstadt)