Egregi colleghi del forum,
non parlerei di biglietto da visita, piuttosto di biglietti da visita. La dotazione individuale, legata alle esigenze sociali e professionali del titolare dovrebbe comprendere, nella sua massima previsione:
a) biglietto da visita professionale;
b) biglietto da visita privato;
c) biglietto da visita personale;
d) biglietto da visita coniugale;
e) cartoncino personale.
BIGLIETTO DA VISITA PROFESSIONALE
Esprime la figura del titolare nel mondo del lavoro e contiene tutti gli elementi necessari a individuarne immediatamente il contesto, le attribuzioni e la qualifica. Al nome si premette il titolo accademico, che è preceduto, a sua volta, dal titolo onorifico e dal grado militare (ad es.: Comm. Dott.; Col. Ing.; Gr. Uff. Gen. ecc.).
Fra i pubblici dipendenti (sia civili che militari) è diffusa la pratica di applicare sul biglietto l’emblema dello stato o lo stemma dell’ente di appartenenza. A mio avviso, ciò non è corretto: tali simboli si riferiscono, nella sola carta da lettera ufficiale (e il biglietto di visita non nasce come strumento di corrispondenza), all’amministrazione, all’ufficio o alla titolarità di una carica, mai alla persona fisica. Senza contare che i dati del biglietto da visita si presumono sempre veritieri, senza bisogno di ulteriori bolli, timbri o simili.
Ad esempio, per un funzionario civile, il biglietto potrebbe essere di questo tipo, senza emblema della Repubblica (il testo è da considerarsi centrato e i caratteri hanno corpi diversi):
DOTT. ROBERTO BINCI
UFFICIO DEL CERIMONIALE
DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
PALAZZO CHIGI
............................................................TEL.
00187 ROMA
................................................................CELL.
...............................................................................E-MAIL
Per un funzionario militare, ugualmente senza emblema né stemma di Forza armata:
UFF. COL. T.S.G. DOTT. ANTONINO SANTINI
CAPO DELL’UFFICIO PIANIFICAZIONE
DELLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO
PALAZZO ESERCITO
........................................................TEL.
VIA XX SETTEMBRE 123
....................................................CELL.
00187 ROMA
.................................................................E-MAIL
Come si vede, il percorso logico va dal particolare al generale (individuo, ufficio, ente).
I biglietti aziendali, invece, procedono nel senso opposto (impresa, ufficio, individuo, che assume un ruolo meno pregnante che nel settore pubblico). Ecco perché tali biglietti riservano una posizione preponderante al logotipo o al marchio: è l’azienda che deve essere, anzitutto, rimanere impressa. Ed ecco perché, a mio parere, si va assistendo, in diversi settori della pubblica amministrazione, ad un processo di “aziendalizzazione” dei biglietti, attraverso l’introduzione di stemmi ed emblemi civili e militari che, ripeto, non mi convincono.
BIGLIETTO DA VISITA PRIVATO
Si riferisce alla sola sfera privata, escludendo ogni tipo di riferimento all’attività professionale svolta, ma mantenendo il corredo di titoli accademici od onorifici. L’indirizzo e i recapiti telefonici sono quelli della residenza o delle residenze abituali.
BIGLIETTO DA VISITA PERSONALE
È indicato per le occasioni sociali e per accompagnare l’invio di documenti od oggetti. Reca al centro, di norma, il solo nome e cognome del titolare. Si inserisce nelle buste corrispondenti al formato, sulle quali, a mano, si scriverà il nome del destinatario seguito, in basso a destra, dalle sigle convenzionali S.P.M. ([nelle] sue proprie mani), S.M. ([nelle] sue mani) e, per le signore, S.G.M. ([nelle] sue gentili mani).
BIGLIETTO DA VISITA CONIUGALE
Di formato maggiore (13,5x8,5), il cartoncino coniugale è usato dalla coppia che ha un’intensa vita sociale. La sua funzione è la medesima del biglietto da visita personale. Nel caso in cui la donna sia meglio conosciuta con il cognome da nubile o che il rapporto fra i due sia di convivenza, nulla vieta di far comparire entrambi i cognomi.
CARTONCINO PERSONALE
Quando la comunicazione non può essere compressa entro gli angusti limiti del biglietto da visita, che non ammette, fra l’altro, di essere scritto nel verso, sarebbe opportuno passare ai cartoncini (13,5x8,5) recanti, in alto a sinistra, il solo nome del titolare.
E veniamo al quesito, con l’avvertenza che la materia, come tutta quella che riguarda la vita di relazione, non possiede un codice normativo, ma si basa sulle consuetudini di gruppi sociali che le adottano e che possono prevalere o soccombere in un dato periodo. Ciò che dirò rappresenta, dunque, il parere personale di chi scrive e di quanti ne condividono, appunto, le consuetudini.
A mio avviso, dunque, nel biglietto da visita di un cittadino italiano le sole abbreviazioni onorifiche ammesse sono quelle relative a gradi dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (CAV., UFF., COMM., GR. UFF o GRAND’UFF., GR. CR.), trattandosi del primo fra gli ordini cavallereschi nazionali, sebbene le Forze Armate gli riservino un trattamento a dir poco grottesco. E poiché da noi non è invalso il ben noto sistema britannico (anche perché non possediamo ancora un ordine di precedenza unico del patrimonio premiale statuale, cui si deve aggiungere l’assenza di un repertorio aggiornato di tutte le decorazioni pubbliche conferite), gli altri ordini nazionali si indicheranno in altre forme. Non considerando l’Ordine di Vittorio Veneto (l’ultimo insignito compirà ad agosto 110 anni ed è ricoverato in clinica) né i cittadini stranieri insigniti dell’OSSI), restano l’Ordine al Merito del Lavoro, che normalmente ammette la dizione CAVALIERE DEL LAVORO o l’abbreviazione CAV. LAV, e l’Ordine Militare d’Italia. Per quest’ultimo, a mio parere, un sistema del tipo CAV. OMI non risolverebbe il problema, perché non siamo nel Regno Unito e pochissimi conoscono l’abbreviazione OMI. Meglio, a mio avviso, posporre l’indicazione per intero, sotto il gruppo generalità, tenendo anche conto del prestigio dell’ordine in ambito militare. Così:
COL. T.S.G. DOTT. ANTONINO SANTINI
CAVALIERE DELL’ORDINE MILITARE D’ITALIA
CAPO DELL’UFFICIO PIANIFICAZIONE
DELLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO
PALAZZO ESERCITO...............................................TEL.
VIA XX SETTEMBRE 123...........................................CELL.
00187 ROMA.......................................................E-MAIL
Quanto al richiamo, nel biglietto di visita, ad ordini cavallereschi di cui si è ottenuta l’autorizzazione all’uso delle insegne nel territorio della Repubblica, esso dovrebbe seguire l’esempio già prospettato per il decorato dell’OMI, ossia la denominazione completa sotto il gruppo generalità. Ma con l’avvertenza di dedicare un biglietto apposito (penso a quello privato) a questo aspetto della vita sociale e a limitarne l’utilizzo agli ambiti cavallereschi, dove è importante, fra l’altro, conoscere e far conoscere le benemerenze possedute. Altrove, intendo nella vita professionale e ufficiale, non avrebbe molto senso.
Quanto ai timbri a secco degli ordini cavallereschi, le ragioni già esposte sul fenomeno dell’aziendalizzazione e sulla natura non epistolare dei biglietti da visita (sui quali bisognerebbe scrivere solo in terza persona, senza firma e, soprattutto, senza sbarrare titoli o cognomi o altre vaghezze) fanno capire il mio orientamento sostanzialmente negativo. Tuttavia, volendo equiparare un richiamo araldico dell’ordine posseduto alla coroncina nobiliare che può timbrare il nome nei biglietti privati, suggerirei di utilizzare, per i semplici insigniti, il timbro a secco della decorazione corrispondente al grado, mentre riserverei lo stemma dell’ordine soltanto a chi rivesta cariche ufficiali. Sempre però sottolineando il fatto che si finirebbe per aggiungere al linguaggio figurato dell’emblema il linguaggio palese dell’enunciazione, vanificando, così, lo spirito araldico. Come abbiamo fatto noi con l’emblema della Repubblica, nel quale ci siamo preoccupati di sottoscriverne le generalità. Non si sa mai…
Un cordale saluto.
Michele D’Andrea