Concordo su tutto, tranne su un punto. A mio avviso, il mantello di un Ordine Cavalleresco non può essere considerato semplicemente un soprabito (conosco la letteratura a cui si fa riferimento, che tuttavia credo faccia riferimento all'inopportunità del porto di decorazioni su mantello, non all'uso del mantello), così come una cocolla dello SMOM non può essere considerato un "vestito".
Ad ogni modo, non credo che gli antichi crociati lasciassero il mantello all'ingresso della Chiesa. Il mantello fa parte delle insegne e dell'abito religioso militare del Cavaliere. Che ha una funzione in più rispetto alla protezione dal freddo e le intemperie.
In alcuni Ordini, con il mantello non si portano decorazioni o quantomeno non si dovrebbero portare fuorché con un abito apposito (frac o uniforme per il formato grande). Quindi per questi ordini è il mantello che manifesta l'appartenenza al sodalizio nella funzione ecclesiastica. E' l'abito di quell'ordine, così come la cappa di un domenicano non viene lasciata in sacrestia salvo che non sia necessario indossare altri paramenti. La differenza che passa tra la mantelletta di un cappuccino e la cappa magna di un domenicano è che nel secondo caso, la cappa è parte dell'abito religioso in forma solenne, mentre la mantelletta di un cappuccino è un soprabito adeguato all'abito religioso.
Ad ogni modo pensando alle decorazioni come segno di appartenenza, oltre che appunto "decorazione" della persona, in alcune occasioni, come in quella in oggetto, può essere opportuno mostrare la propria appartenenza anche se l'abito non corrisponde al formato, per la volontà di commemorare il Gran Maestro e mostrare la natura del proprio legame con la persona defunta ed i sodali presenti.
In particolar modo farei un'eccezione per gli anziani... mentre i più giovani dovrebbero (sempre) a mio avviso fare un po' di sacrificio e usare l'abito previsto dall'Ordine o la tenuta più corretta.
Andrea