Al principio del 1926 Mussolini, dando prova della "esterofilia"

che ancora caratterizzava gli anni precoci del regime, decide di promuovere una nuova Accademia nazionale, ispirata al modello dell'Accademia di Francia, da istituirsi ex novo. La costituzione viene formalizzata con Regio Decreto del gennaio 1926, convertito nella legge 496 del 25 marzo 1926.
L'ispirazione francese, ancor più che nella struttura istituzionale, trova il suo più palese riscontro proprio nelle nuove uniformi di Accademico d'Italia, ricalcate in maniera quasi imbarazzante

sulla divisa ("abit vert") di Accademico di Francia: qualche esempio dell'uniforme francese, tutt'ora in uso...
(...con Legion d'Onore che è quasi un accessorio "d'ordinanza", essendo col tempo divenuta prassi abituale che un membro dell'Académie sia insignito quantomeno del grado di cavaliere, anche se si tratta di una regola non scritta e le eccezioni non sono infrequenti... più un fatto statistico che non una vera relazione di causalità... certamente il contrasto cromatico fra il verde dell'abito e il nastro rosso della decorazione è assolutamente delizioso

).
Tornando all'Italia, l'anomala convivenza con l'altra accademia nazionale già esistente (la Reale Accademia dei Lincei) trova infine il suo inevitabile epilogo:
con la legge 755 dell'8 giugno 1939 i Lincei cessano di esistere e, con quella che è una vera e propria annessione

, tutte le proprietà confluiscono nella Reale Accademia d'Italia.
Caduto il regime fascista, si assiste ad un repentino capovolgimento della situazione: il 28 settembre 1944 il governo Bonomi decreta l'immediata soppressione dell'Accademia d'Italia (troppo "compromessa", nonostante l'incontestabile lustro di molti suoi membri, col passato regime) e il trasferimento di tutte le competenze e dell'intero patrimonio alla ricostituita Accademia Nazionale dei Lincei.
Cordialmente,
M.T.