Pagina 1 di 2
Professione di Fede in altri Ordini

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 18:26
da cassinelli
Perché, secondo voi, gli Ordini come OESSG, SMOC di San Giorgio, OSSML non pensano di ripristinare l'antica figura di Cavaliere Professo?
Vi sarebbero ostacoli canonici o non ritengono più "attuale" una figura così importante, che li riporterebbe alla loro dimensione originaria?

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 18:31
da nicolad72
Perchè non son più Ordini religiosi, mentre l'Ordine di Malta (unico nel suo genere) lo è a pieno titolo.

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 18:50
da cassinelli
E il ripristinare in altri Ordini una figura come quella di "Cavaliere in Obbedienza" del SMOM - cioè un Cavaliere che (con una speciale Promessa) si obbliga ad una vita tendente alla perfezione Cristiana - sarebbe impossibile?
Non credete che queste figure potrebbero essere di esempio all'interno, verso i loro Confratelli, e all'esterno, al di fuori degli Ordini?

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 19:01
da nicolad72
La perfezione cristiana si può raggiungere anche il altri modi... e poi non ha senso al di fuori di un ordine religioso... ed, eccezion fatta per lo SMOM, gli ordini cavalleresci non sono (più) degli ordini religiosi!
Gli Ordini cavallereschi (militanti e non di merito) di ispirazione cristiana, con l'eccezione di cui sopra, sono delle aggregazioni laicali, all'interno delle quali è possibile tendere alla perfezione cristiana anche senza speciali promesse... la vita religiosa è una "vocazione" non tutti i Cavalieri di Malta sono professi di giustizia o promessi d'obbedienza, solo coloro che sentono tale specifica vocazione intraprendono questo cammino, anche perchè l'ammissione al Secono o al Primo ceto comporta anche numerosi oneri che incidono in maniera significativa sulla vita quotidiana di chi ha aderito a tale progetto di vita.

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 19:16
da Cottoneum
nicolad72 ha scritto:La perfezione cristiana si può raggiungere anche il altri modi... e poi non ha senso al di fuori di un ordine religioso...
La perfezione cristiana si può raggiungere anche attraverso il matrimonio e il laicato. La vocazione alla santità è universale.
Cordialmente

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 19:38
da nicolad72
Gio Cairo ha scritto:nicolad72 ha scritto: e poi non ha senso al di fuori di un ordine religioso...
Cordialmente
... mi riferivo, ovviamente, a varie forme di professione... anche se il CVII ha introdotto nuove forme di vita consacrata anche in contesti laicali...

Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 20:28
da Cottoneum
Mi riferivo alla vocazione alla santità e alla perfezione cristiana, come ci insegna il Beato Contardo Ferrini, per esempio.


Inviato:
domenica 10 giugno 2007, 21:34
da cassinelli
So che la tensione verso la perfezione Cristiana si può raggiungere in tanti altri modi... però - a mio avviso - farlo all'interno della propria Milizia sarebbe più ricco di significatività e di valori.

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 2:50
da Antesterione
Comprendo assolutamente il suo desideiro. Anch'io penso che l'aspirazione alla vita consacrata all'interno di una milizia possa essere cosa positiva, ma ciò dipende dalle finalità della milizia e dal suo ruolo. Nello SMOM, che è Ordine Cavalleresco con un carisma non specificamente equestre, tale percorso è ancora presente anche se canonicamente non pienamente "inquadrato". Magari vi fosse ancora la possibilità di conventi dell'Ordine in cui vi sono membri professi dello stesso che celebrano l'ufficio ed accompagnano i Cavalieri Laici nel loro cammino spirituale (che bello il convento di S. Giovanni a Napoli, dove ancora si svolgono le celebrazioni del Sovrano Ordine, certo le celle antiche dei frati Cavalieri sono un po' strettine e con soffitti bassini, ma come sarebbe bello per un Cavaliere trovarvi dei religiosi del proprio Ordine, che possono comprendere meglio di altri, il "modus" di adesione alla vocazione universale cristiana del "Cavaliere"). Tra dispense e privilegi e decisioni varie, il risultato è che anche i Professi sacerdoti SMOM devono essere a tutti gli effetti dei preti diocesani... Quindi con quei vincoli propri di questo stato... con poche differenze effettive a livello di partecipazione quotidiana (se non nel tipo di professione), da Cappellani Conventuali ad honorem o da Cavalieri Sacerdoti dell'Ordine del Santo Sepolcro. Io sarei un sostenitore della possibilità per i Cavalieri di Giustizia e per i Cappellani professi di poter, se desiderato, vivere vita comune pienamente riconosciuta ma ciò non sembra nell'ottica della Santa Sede...
Come ben sa, nell'OESSG, vi sono anche religiosi sacerdoti ( Cavalieri Sacerdoti che sono membri di Ordini Mendicanti come i Domenicani) e preti secolari, assolutamente e pienamente membri dell'Ordine, a tutti gli effetti "Cavalieri" proprio come i Laici. Tale ruolo andrebbe ancor più riscoperto e "formato" perché queste figure possano essere veramente di accompagnamento spirituale per i membri laici.
Se però il desiderio fosse molto vivo e motivato, io mi rivolgerei comunque al mio Vescovo perché si consideri insieme, dopo un certo cammino, anche la possibilità di una professione laicale "indipendente", sebbene vissuta nella propria appartenenza cavalleresca all'OESSG (per SMOM vi sono appunto le classi di obbedienza e poi di giustizia).
Nulla vieta inoltre, ciò mi viene in mente proprio ora, che un Cavaliere dell'Ordine del Santo Sepolcro, diventi Presbitero o frate consacrato di un Ordine, pur mantenendo a tutti gli effetti e senza variazioni di sorta, il proprio grado di Cavalierato conseguito prima del cammino presbiterale.
Più complesso il caso di un Cavaliere dell'Ordine di S. Giovanni, che nel percorso di formazione presbiterale secolare, si fregerebbe in modo un po' forzato ma legittimo del titolo di Cavaliere per poi perderlo una volta divenuto presbitero per l'appellativo di "Cappellano" (ancor più complesso se la persona fosse professa di voti semplici di un Ordine Religioso e dunque non un semplice seminarista). Che tra l'altro è una classe distinta dal Cavalierato nello SMOM, nelle precedenze e nel rango di appartenenza. Cosa che invece non si pone per il Cavaliere Presbitero dell'OESSG o eventualmente, il Cavaliere dell'OESSG, che desiderasse entrare in un Istituto di Vita Consacrata come fratello non presbitero.
Ma per restare pienamente in una professione idealmente legata all'Ordine, senza ulteriori obblighi legati ad altri Ordini, teoricamente si potrebbe contattare il priore della sezione (usualmente il Vescovo) e tentare di farsi approvare ad hoc un percorso spirituale che preveda la professione dei voti di castità, povertà ed obbedienza (magari in una soluzione di diritto diocesano). Sarebbe interessante porre il quesito a qualche Ordinario...
Cordialmente,
Andrea

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 15:18
da g.iaia
Antesterione ha scritto:
Più complesso il caso di un Cavaliere dell'Ordine di S. Giovanni, che nel percorso di formazione presbiterale secolare, si fregerebbe in modo un po' forzato ma legittimo del titolo di Cavaliere per poi perderlo una volta divenuto presbitero per l'appellativo di "Cappellano" (ancor più complesso se la persona fosse professa di voti semplici di un Ordine Religioso e dunque non un semplice seminarista). Che tra l'altro è una classe distinta dal Cavalierato nello SMOM, nelle precedenze e nel rango di appartenenza. Cosa che invece non si pone per il Cavaliere Presbitero dell'OESSG o eventualmente, il Cavaliere dell'OESSG, che desiderasse entrare in un Istituto di Vita Consacrata come fratello non presbitero.
Mi permetterei di annotare che la questione investe anche le "obbedienze" cui sarebbe soggetto un "cavaliere" al contempo anche ordinato in sacris; anni fa, proprio a Napoli si creò un momento di imbarazzo perché un diacono permanente dell'Arcidiocesi (creato e consacrato diacono dall'Em.mo Card. Ursi, di v.m.), membro professo dell'Ordine di Malta, venne eletto come Gran Priore di Napoli e Sicilia; per tentare di dirimere la questione venne anche insediata una "commissione" dello SMOM (volta a preservare l'Ordine da eventuali ingerenze degli Ordinari Diocesani nella sua vita e nei suoi "affari"), che però non giunse ad alcuna conclusione, in quanto la S. Sede ha sempre scartato l'ipotesi di una incardinazione degli ecclesiastici nello SMOM.
Credo sia questa una questione realmente “aperta“; lo SMOM è certo anche un Ordine religioso (atipico ed unico nel suo genere), ma mi domando quale potrebbe essere la reazione dei suoi membri se, ad esempio, la S. Sede decidesse di "convertirlo" - come nel caso dell'Ordine Teutonico - solo in Ordine religioso, eliminando completamente la parte “cavalleresca" (trasformando quest'ultima in una sorta di "terz'ordine") e "sovrana" e obbligando i suoi membri professi alla vita comune.... ma questa è fantastoria!!!!
Forse anche in questo caso resta valido il dettato evangelico: Non si possono servire due padroni....
G.Iaia

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 15:35
da T.G.Cravarezza
g.iaia ha scritto:Antesterione ha scritto:
Più complesso il caso di un Cavaliere dell'Ordine di S. Giovanni, che nel percorso di formazione presbiterale secolare, si fregerebbe in modo un po' forzato ma legittimo del titolo di Cavaliere per poi perderlo una volta divenuto presbitero per l'appellativo di "Cappellano" (ancor più complesso se la persona fosse professa di voti semplici di un Ordine Religioso e dunque non un semplice seminarista). Che tra l'altro è una classe distinta dal Cavalierato nello SMOM, nelle precedenze e nel rango di appartenenza. Cosa che invece non si pone per il Cavaliere Presbitero dell'OESSG o eventualmente, il Cavaliere dell'OESSG, che desiderasse entrare in un Istituto di Vita Consacrata come fratello non presbitero.
Mi permetterei di annotare che la questione investe anche le "obbedienze" cui sarebbe soggetto un "cavaliere" al contempo anche ordinato in sacris; anni fa, proprio a Napoli si creò un momento di imbarazzo perché un diacono permanente dell'Arcidiocesi (creato e consacrato diacono dall'Em.mo Card. Ursi, di v.m.), membro professo dell'Ordine di Malta, venne eletto come Gran Priore di Napoli e Sicilia; per tentare di dirimere la questione venne anche insediata una "commissione" dello SMOM (volta a preservare l'Ordine da eventuali ingerenze degli Ordinari Diocesani nella sua vita e nei suoi "affari"), che però non giunse ad alcuna conclusione, in quanto la S. Sede ha sempre scartato l'ipotesi di una incardinazione degli ecclesiastici nello SMOM.
Credo sia questa una questione realmente “aperta“; lo SMOM è certo un Ordine religioso (atipico ed unico nel suo genere), ma mi domando quale potrebbe essere la reazione dei suoi membri se, ad esempio, la S. Sede decidesse di "convertirlo" - come nel caso dell'Ordine Teutonico - solo in Ordine religioso, eliminando completamente la parte “cavalleresca" (trasformando quest'ultima in una sorta di "terz'ordine") e "sovrana" e obbligando i suoi membri professi di vivere in comune.... ma questa è fantastoria!!!!
Forse anche in questo caso resta valido il dettato evangelico: Non si possono servire due padroni....
G.Iaia
La questione è molto importante ed anche molto critica, soprattutto per l'Ordine.
Una prelatura personale potrebbe essere una soluzione, anche se non mi pare si adatti perfettamente al carisma di un ordine religioso.

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 15:49
da g.iaia
Non credo proprio che un Ordine religioso possa al contempo costituire una prelatura personale....
Il Codice di Diritto Canonico infatti, ai cann. 294-297, stabilisce chiaramente che la Sede Apostolica può erigere prelature personali formate da presbiteri e da diaconi del clero secolare, udite le conferenze dei Vescovi interessati "al fine di promuovere un'adeguata distribuzione dei presbiteri o di attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali".
Peraltro, proprio per i motivi suesposti la Prelatura personale appartiene alla struttura gerarchica della Chiesa Cattolica; questo significherebbe una totale perdita del "magistero" da parte dello SMOM nei confronti degli ecclesiastici in esso incardinati, che sarebbero in obbedienza solo al loro Prelato.
G.Iaia

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 16:10
da T.G.Cravarezza
g.iaia ha scritto:Non credo proprio che un Ordine religioso possa al contempo costituire una prelatura personale....
Il Codice di Diritto Canonico infatti, ai cann. 294-297, stabilisce chiaramente che la Sede Apostolica può erigere prelature personali formate da presbiteri e da diaconi del clero secolare, udite le conferenze dei Vescovi interessati "al fine di promuovere un'adeguata distribuzione dei presbiteri o di attuare speciali opere pastorali o missionarie per le diverse regioni o per le diverse categorie sociali".
Peraltro, proprio per i motivi suesposti la Prelatura personale appartiene alla struttura gerarchica della Chiesa Cattolica; questo significherebbe una totale perdita del "magistero" da parte dello SMOM nei confronti degli ecclesiastici in esso incardinati, che sarebbero in obbedienza solo al loro Prelato.
G.Iaia
Grazie per la precisazione. Pensavo che il prelato potesse rispondere, anzichè a Roma, al Gran Maestro, da un punto di vista gerarchico, permettendo quindi l'incardinazione di sacerdoti all'interno della prelatura e di conseguenza all'interno dell'Ordine. Il prelato in questo modo curerebbe l'attività religiosa dell'Ordine mentre il Gran Maestro la parte politica. Penso però, che si creerebbe un'ulteriore particolarità dell'Ordine, cosa di cui non ha bisogno.

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 16:55
da nicolad72
Vorre ricordare agli utenti del forum che il Superiore Religioso dell'Ordine non è il Gran Maestro ma il Gran Commendatore, esiste quindi questa particolarità in cui il Superiore Maggiore di un Ordine religioso non è al tempo stesso il Capo dello Stesso ordine.

Inviato:
lunedì 11 giugno 2007, 17:38
da g.iaia
Purtroppo quanto affermato da nicolad72 non è completamente esatto, in quanto Superiore è sempre il Gran Maestro, mentre il Prelato svolge funzioni che oserei chiamare di "coordinamento pastorale" ed il Gran Commendatore di "coadiuzione" al Gran Maestro.
Leggo (gli incisi sono miei) infatti nella Costituzione dello SMOM:
art. 15: "POTERI DEL GRAN MAESTRO
Parag. 1 - Il Gran Maestro, assistito dal Sovrano Consiglio, provvede all’esercizio della suprema autorità, al conferimento delle cariche e degli offici e al governo generale dell’Ordine.
Parag. 2 - Spetta in particolare al Gran Maestro:
a) emanare, previo voto deliberativo del Sovrano Consiglio, i provvedimenti legislativi nelle materie non disciplinate dalla Carta Costituzionale e dal Codice;
b) promulgare mediante decreto gli atti di governo;
c) ammettere, previo voto deliberatorio segreto dal Sovrano Consiglio, i membri dell’Ordine al primo ceto - Noviziato, Voti Temporanei e Voti Perpetui - e al secondo ceto - anno di prova e Promessa -;
d) ammettere, previo voto deliberativo del Sovrano Consiglio, i membri dell’Ordine all’Aspirantato del primo ceto;
e) ricevere nell’Ordine i membri nel terzo ceto, previo voto deliberativo del Sovrano Consiglio o con provvedimento di “Motu Proprio”;
f) amministrare, con l’assistenza del Sovrano Consiglio, i beni del Comun Tesoro e vigilare sulle proprietà;
g) dare esecuzione agli atti della Santa Sede che riguardano l’Ordine e informare la Santa Sede sullo stato e le necessità dell’Ordine;
h) ratificare, previo voto deliberativo del Sovrano Consiglio, gli accordi internazionali;
i) convocare il Capitolo Generale Straordinario, che avrà facoltà di sciogliere il Sovrano Consiglio e di eleggerne uno nuovo, secondo le norme della Carta Costituzionale e del Codice".
art. 19: "IL PRELATO
Parag. 2 - Il Prelato è il superiore religioso del clero dell’Ordine nella funzione sacerdotale e vigila affinché la vita religiosa e sacerdotale dei Cappellani e il loro apostolato si svolgano secondo la disciplina e lo spirito melitensi".
mentre nel Codice Melitense:
art. 134: "Il Gran Maestro, quale Superiore religioso e Sovrano, deve dedicarsi pienamente all’incremento delle opere melitensi ed essere di esempio per tutti i membri nell’osservanza religiosa".
art. 138: "E’ compito del Gran Maestro vigilare sulle case conventuali e sulle Chiese dell’Ordine, affinché sia osservata la disciplina e sia mantenuto lo spirito religioso, nonché sulle istituzioni autorizzate
ad usare l’emblema dell’Ordine".
art. 150: "il Gran Commendatore:
a) coadiuva il Gran Maestro nell’osservanza dei carismi dell’Ordine e nella divulgazione e protezione della Fede, nella vigilanza sui Priorati e Sottopriorati, nella vigilanza sui membri del primo e del secondo ceto;
b) redige i rapporti delle visite e i rapporti da sottoporre alla Santa Sede sullo stato e la vita dell’Ordine.
[omissis]
Il Gran Commendatore esercita la funzione di Superiore nei riguardi dei membri del primo e del secondo ceto aggregati nel Gremio Religionis".
art. 160: "Il Prelato, d’intesa con i Superiori, vigila affinché l’attività sacerdotale dei Cappellani Professi, di quelli “ad honorem” e Magistrali, nonché degli altri Sacerdoti preposti al servizio spirituale dell'Ordine, sia effettiva e proficua, ai sensi di apposito regolamento redatto dal Prelato stesso e previamente comunicato al Gran Maestro".
Il problema credo stia proprio nelle diverse figure giurisdizionali che lo SMOM ha al suo interno; mentre infatti per i cavalieri "religiosi" (primo e secondo ceto) la normativa è abbastanza chiara ed è esposta nell'articolo 4 della Costituzione ("Le persone religiose, in seguito ai propri Voti, così come i membri del secondo ceto con la Promessa di Obbedienza, sono subordinate soltanto ai propri Superiori nell’Ordine. Nel rispetto del Codice di Diritto Canonico, le Chiese e gli istituti conventuali dell’Ordine sono esenti dalla giurisdizione delle diocesi, dipendendo direttamente dalla Santa Sede") e nel precitato articolo 19 per i membri in sacris, nulla si dice per i membri del terzo ceto, che infatti potrebbero realmente essere considerati come membri di un "terz'ordine".
Non vi è quindi - almeno su questo aspetto - alcuna particolarità: lo SMOM è e resta un Ordine religioso laicale, che ha al suo interno un superiore religioso per i membri del clero che di esso fanno parte, ma solo per l'espletamento delle funzioni pastorali proprie dell'Ordine.
Che poi la S. Sede non abbia mai voluto (o potuto) affrontare le (tante) questioni ancora aperte, è altra storia....
G.Iaia