Anticamente i donati erano gli scudieri dei cavlieri.
Non mi trovo d'accordo con questa affermazione del pur sempre molto preciso Michele Tuccimei di Sezze.
Fin dalle origini dell'Ordine di San Giovanni i Donati (insieme alla poi scomparsa categoria dei "Confratres") erano persone ricevute nell'Ordine per meriti speciali verso il medesimo oppure per la donazione che essi facevano sia delle loro persone che di parte o di tutti i loro beni all'Ordine.
Sovente essi venivano ricevuti in questa categoria perchè - per svariate ragioni - non potevano essere ricevuti nella classe dei cavalieri.
Ai Donati peraltro fu concesso - a partire dal secolo XIV - anche di amministrare precettorie e commende dell'Ordine.
Del resto indossarono la croce di Donati, proprio agli esordi della storia melitense, anche alte personalità, tutt'altro che qualificabili come scudieri. Tra essi ricordo, solo a titolo di esempio, re Andrea II di Ungheria (1175-1235) il quale fu ricevuto nell'Ordine quale Donato nel 1218 poco prima di lasciare San Giovanni d'Acri dove aveva guidato una spedizione militare.
Notizie molto precise, documentate ed interessanti sui Donati, comprese quelle da me sopra riportate, sono rinvenibili nell'opera del prof. Lorenzo Tacchella "I Donati nella storia del Sovrano Militare Ordine di Malta", edito nel 1986 a cura della Delegazione Granpriorale di Verona dello SMOM.
Anche oggi i Donati - membri a tutti gli effetti dell'Ordine Sovrano - partecipano a pieno titolo alla vita dell'Ordine. L'ammissione in questa classe, considerati anche gli elevati ed indiscussi meriti verso l'Ordine e la Chiesa Cattolica richiesti a coloro che aspirano alla Croce di Donato, costituisce un indubbio onore per l'investito nonchè, per lo stesso, una seria prospettiva di un maggiore e continuativo impegno personale nelle opere caritatevoli ed assistenziali che l'Ordine Sovrano svolge da oltre nove secoli. Sebbene vi siano Donati delle età più svariate e sebbene sia un dato di fatto che è più facile trovare persone giovani tra i Donati (e le Donate) che tra i Cavalieri e le Dame, mi pare un po' riduttivo integrare "d'ufficio" i giovani impegnati nelle Associazioni Melitensi in tale classe, come fosse semplicemente propedeutica a quella cavalleresca. Ciò dal punto di vista storico non è corretto e, negli intenti delle vigenti Costituzioni dell'Ordine, non lo è neppure dal punto di vista attuale.
Cordialità
Luca Marcarini