Sondaggio molto interessante.
Ho indicato la seconda opzione (criteri meno stringenti) anche se non rispecchiava esattamente la mia idea, per come è formulata.
Il mio punto di vista è molto semplice. Io non sono contrario a prescindere alle prove nobiliari per gli ordini che le hanno sempre avute. Il sito dell'Ordine di Malta, ad esempio, afferma
La natura cavalleresca spiega e giustifica il mantenimento del carattere nobiliare dell’Ordine, molti dei cui cavalieri religiosi provenivano in passato dalle famiglie aristocratiche del mondo cristiano. Oggi la maggioranza dei cavalieri di Malta appartiene a ceti non nobili. I membri dell’Ordine possono definirsi gentiluomini cattolici animati da altruistica nobiltà d’animo e di comportamento. Tutti i cavalieri di Malta rispondono alla condizione prevista anticamente per il conferimento di titoli nobiliari: l’essersi distinti per particolari virtù. Il carattere cavalleresco dell’Ordine ha ancora oggi grande valenza morale perché denota lo spirito di servizio, di abnegazione e di disciplina che anima i cavalieri di Malta. Le battaglie non vengono più combattute con la spada, ma con gli strumenti pacifici della lotta contro le malattie, la miseria, l’emarginazione e l’intolleranza, e con la testimonianza e la difesa della fede cattolica.
Di conseguenza la vera nobiltà richiesta è quella d'animo, di virtù e di merito. Quella "su carta" può essere mantenuta come forma di rispetto per la tradizione, anche se è innegabile che la decisione che l'Ordine prese alla sua fondazione di ammettere solamente nobili, non fu presa per "snobbismo", ma semplicemente perché la nobiltà, all'epoca, garantiva all'Ordine persone che detenevano, o almeno avrebbero dovuto detenere, virtù, meriti, capacità culturali, dirigenziali, militari ed economiche. La nobiltà era il ceto dirigenziale dell'epoca e quindi era ovvio rivolgersi ad essa per reclutare i membri dell'Ordine. Così come fecero i tantissimi altri ordini cavallereschi. Oggi la nobiltà non detiene più tali caratteristiche o, per lo meno, non è più la sola a detenerle. Di conseguenza si possono mantenere le prove nobiliari come forma di tradizione, ma senza dotare le categorie nobiliari di particolari diritti e senza permetterne una preminenza sulle altre. Cioè, laddove meriti e status coincidono (tra due cavalieri entrambi capaci, uno è nobile sulla carta, l'altro non è nobile, allora si dovrà scegliere quale delegato il cavaliere nobile) nulla contro, laddove non coincidono (il cavaliere non nobile è più capace del cavaliere nobile) allora dovranno valere i meriti e le capacità personali.
Ritengo la nobiltà, come già scrissi in altre discussioni, uno status sociale e giuridico, determinato da una fons honorum (sovrano, repubblica, consiglio dei patrizi...), previsto dall'ordinamento giuridico di uno stato e recante diritti e doveri all'interno della società (diritti e doveri che possono variare nel tempo ed essere anche minimi come lo sono oggi n Spagna o Inghilterra). Specificato ciò, secondo il mio punto di vista e per una nuova riforma, dovrebbero accedere alle prove nobiliari degli ordini cavallereschi coloro che "sono" nobili, quindi i cittadini di quegli stati che oggi, 2014, riconoscono la nobiltà. Tutti gli altri, italiani compresi, sono solamente persone che hanno avuto degli avi nobili, ma che oggi loro non possono definirsi tali (perché non esiste più la fons honorum che li ha creati nobili, non esiste più l'ordinamento giuridico che prevedeva la nobiltà e i diritti e doveri derivanti, perché spesso non rispondono ai requisiti che erano necessari all'epoca per detenere il titolo).
Possibili riforme? Mah, sono varie. Ad esempio per lo SMOM si potrebbe prevedere una categoria solo per i nobili (come li intendo io), come l'attuale "onore e devozione"; una categoria per "grazia e devozione" a cui possono accedere i discendenti di famiglie nobili e una di "grazia magistrale" dove accedono tutti gli altri. Oppure un'unica categoria di "onore e devozione" dove accedono solo i nobili "attuali" e una di grazia magistrale per tutti gli altri (discendenti di nobili o plebei).
Comunque è innegabile che nel giro di poche generazioni, i problemi relativi ad una corretta discendenza nobiliare saranno sempre maggiori e si dovrà trovare una soluzione.