Uniformi cavalleresche e diplomatiche
Gentilissimi Signori,
propongo un tema già trattato in passato, ma che vorrei rivisitare con voi in modo provocatorio. Ultimamente sto facendo un po’ il bastian contrario e ho notato che questo ha stimolato una bella discussione, anche perché quando qualcuno contrasta ciò in cui crediamo, siamo spinti a dover approfondire la tematica e ciò in cui crediamo giungendo o a credere ancora più fortemente nelle convinzioni da sempre avute o a fare delle rivalutazioni: in definitiva, il tutto può esserci utile per una crescita.
Tornando al tema del mio intervento, vorrei soffermarmi con voi sull’utilizzo delle uniformi per gli ordini cavallereschi e, in senso più ampio, anche per altri ruoli che richiedono ancora un’uniforme di stampo militare quali gli incarichi diplomatici.
L’epoca in cui le uniformi per gli ordini cavallereschi e per gli ambasciatori erano usate quotidianamente era plasmata da una mentalità differente da quella contemporanea (per contemporanea possiamo considerare gli ultimi 50 anni circa, dal secondo dopoguerra). Era normale l’utilizzo di divise ed uniformi non solo per gli ambienti cavallereschi e diplomatici, ma anche, in Italia come in molti altri Stati, per impieghi prettamente civili all’interno di amministrazioni pubbliche. Non andiamo ad analizzare la giustezza di tale mentalità. Era un modo di considerare la cosa pubblica che negli ultimi 50 anni è stato completamente stravolto con i moti del ’68 che tutti abbiamo ben presente per i numerosi scempi provocati nella nostra cultura e anche nella moda e nel modo di porsi rispetto all’istituzione e all’autorità. Non voglio adesso scendere in una discussione filosofica sul tema. Quello su cui vorrei ci soffermassimo è considerare l’uso di uniformi di stampo militare ottocentesco, oggi, nel 2012, sia a livello cavalleresco sia a livello diplomatico.
La domanda è molto semplice ed è da un po' che mi balenava in testa: ritenete ancora opportuno che gli ordini cavallereschi (dinastici, religiosi, di merito…) e la diplomazia di molti stati prevedano un’uniforme di stile innegabilmente anacronistico? La domanda non vuole già essere da subito di parte, ma lo stile (intendo pura moda) delle uniformi cavalleresche e diplomatiche è ovvio che sia fuori tempo massimo da almeno 50 anni, ma anche di più se si pensa che la foggia delle uniformi cavalleresche e diplomatiche rispecchia canoni pre-novecenteschi. La domanda mi è balenata in mente dopo la lettura di alcune ultime discussioni circa la presenza di membri del Costantiniano in uniforme ad alcuni eventi religiosi e/o mondani e riguardo l’utilizzo dell’uniforme per gli insigniti di ordini pontifici.
Siccome ho lanciato il sasso, è giusto che mi esponga anche per primo nel rispondere alla mia stessa domanda.
Ormai tutti gli ordini cavallereschi hanno perso il loro attributo militare. È un dato di fatto. Possono mantenere la denominazione in ossequio alla propria storia ed in ossequio ai valori fondanti la loro esistenza, ma è innegabile che la componente militare non sia più richiesta. L’ultimo ordine che l’ha vissuta è forse lo SMOM, ma anch’esso nel 1798, ha definitivamente messo da parte tale carattere che permane solo nello spirito di disciplina, ordine ed obbedienza dei propri membri. Dopotutto la componente militare è stata una caratteristica aggiuntiva necessaria alle esigenze del tempo (la difesa dei pellegrini in Terra Santa, la difesa della Chiesa e della Fede anche con le armi), ma non dimentichiamoci che gli ordini nacquero prima di tutto come ordini religiosi e la glorificazione di Dio è stata ed è la pietra fondamentale su cui sono nati e su cui ancora oggi si devono basare.
Pertanto oggi considero più che opportuno mantenere intatto l’abito da chiesa per quegli ordini che lo prevedono, eventualmente il mantello, usato anch’esso come accessorio identificativo e “da chiesa” laddove non sia prevista una cocolla, ma trovo fuori tempo massimo l’uso dell’uniforme militare. Questo sia per la perdita dell’attributo militare sia per una questione meno filosofica, ma più banale, di opportunità “stilistica” in cui trovo davvero anacronistico prevedere l’utilizzo di un’uniforme con feluca ed altri accessori in un’epoca in cui il frac è ormai in via di estinzione e lo smoking, abito ormai da considerarsi come il suo surrogato, usato anch’esso sempre di meno.
Personalmente riterrei più opportuno ritornare all’uso del frac per quanto riguarda l’attività diplomatica, mentre per gli ordini cavallereschi, trovo consono l’abito da città ed eventualmente il frac in occasione di investiture, cerimonie particolari dell’Ordine o visita al Sommo Pontefice.
Forse, ma non vorrei essere tacciato di partigianeria, potrei giustificare l’utilizzo dell’uniforme per i membri dello SMOM, ma anche in questo caso solo a livello diplomatico, in quanto l’Ordine è sovrano e in quanto tale l’attributo militare è in qualche modo da considerarsi ancora in parte attivo, per quanto assolutamente inutilizzato e puramente simbolico. Differente invece l’utilizzo di un’uniforme ottocentesca per uno stato occidentale, laico, non militarizzato come gli stati europei. Trovo il frac più adeguato.
Bene, il sasso è lanciato, sentiamo le opinioni
P.S. a scanso di equivoci, personalmente vesto al 90% in giacca e cravatta, non ho mai indossato un paio di jeans, t-shirt, mentre tute e scarpe da ginnastica solo per correre. Personalmente mi piacerebbe tornasse di moda l’utilizzo del tight per le cerimonie mattutine e pomeridiane ed il frac per quelle serali, con l’uso dello smoking per le attività meno formali. Questa precisazione per evitare di passare per un sessantottino capace di presentarsi davanti al Presidente della Repubblica in jeans e camicia fuori dai pantaloni per ritirare un’onorificenza come spesso vediamo accadere. Ma le uniformi, adeguate all’epoca in cui viviamo, le lascio a chi esercita la missione di difensore della Patria e dei suoi connazionali.
propongo un tema già trattato in passato, ma che vorrei rivisitare con voi in modo provocatorio. Ultimamente sto facendo un po’ il bastian contrario e ho notato che questo ha stimolato una bella discussione, anche perché quando qualcuno contrasta ciò in cui crediamo, siamo spinti a dover approfondire la tematica e ciò in cui crediamo giungendo o a credere ancora più fortemente nelle convinzioni da sempre avute o a fare delle rivalutazioni: in definitiva, il tutto può esserci utile per una crescita.
Tornando al tema del mio intervento, vorrei soffermarmi con voi sull’utilizzo delle uniformi per gli ordini cavallereschi e, in senso più ampio, anche per altri ruoli che richiedono ancora un’uniforme di stampo militare quali gli incarichi diplomatici.
L’epoca in cui le uniformi per gli ordini cavallereschi e per gli ambasciatori erano usate quotidianamente era plasmata da una mentalità differente da quella contemporanea (per contemporanea possiamo considerare gli ultimi 50 anni circa, dal secondo dopoguerra). Era normale l’utilizzo di divise ed uniformi non solo per gli ambienti cavallereschi e diplomatici, ma anche, in Italia come in molti altri Stati, per impieghi prettamente civili all’interno di amministrazioni pubbliche. Non andiamo ad analizzare la giustezza di tale mentalità. Era un modo di considerare la cosa pubblica che negli ultimi 50 anni è stato completamente stravolto con i moti del ’68 che tutti abbiamo ben presente per i numerosi scempi provocati nella nostra cultura e anche nella moda e nel modo di porsi rispetto all’istituzione e all’autorità. Non voglio adesso scendere in una discussione filosofica sul tema. Quello su cui vorrei ci soffermassimo è considerare l’uso di uniformi di stampo militare ottocentesco, oggi, nel 2012, sia a livello cavalleresco sia a livello diplomatico.
La domanda è molto semplice ed è da un po' che mi balenava in testa: ritenete ancora opportuno che gli ordini cavallereschi (dinastici, religiosi, di merito…) e la diplomazia di molti stati prevedano un’uniforme di stile innegabilmente anacronistico? La domanda non vuole già essere da subito di parte, ma lo stile (intendo pura moda) delle uniformi cavalleresche e diplomatiche è ovvio che sia fuori tempo massimo da almeno 50 anni, ma anche di più se si pensa che la foggia delle uniformi cavalleresche e diplomatiche rispecchia canoni pre-novecenteschi. La domanda mi è balenata in mente dopo la lettura di alcune ultime discussioni circa la presenza di membri del Costantiniano in uniforme ad alcuni eventi religiosi e/o mondani e riguardo l’utilizzo dell’uniforme per gli insigniti di ordini pontifici.
Siccome ho lanciato il sasso, è giusto che mi esponga anche per primo nel rispondere alla mia stessa domanda.
Ormai tutti gli ordini cavallereschi hanno perso il loro attributo militare. È un dato di fatto. Possono mantenere la denominazione in ossequio alla propria storia ed in ossequio ai valori fondanti la loro esistenza, ma è innegabile che la componente militare non sia più richiesta. L’ultimo ordine che l’ha vissuta è forse lo SMOM, ma anch’esso nel 1798, ha definitivamente messo da parte tale carattere che permane solo nello spirito di disciplina, ordine ed obbedienza dei propri membri. Dopotutto la componente militare è stata una caratteristica aggiuntiva necessaria alle esigenze del tempo (la difesa dei pellegrini in Terra Santa, la difesa della Chiesa e della Fede anche con le armi), ma non dimentichiamoci che gli ordini nacquero prima di tutto come ordini religiosi e la glorificazione di Dio è stata ed è la pietra fondamentale su cui sono nati e su cui ancora oggi si devono basare.
Pertanto oggi considero più che opportuno mantenere intatto l’abito da chiesa per quegli ordini che lo prevedono, eventualmente il mantello, usato anch’esso come accessorio identificativo e “da chiesa” laddove non sia prevista una cocolla, ma trovo fuori tempo massimo l’uso dell’uniforme militare. Questo sia per la perdita dell’attributo militare sia per una questione meno filosofica, ma più banale, di opportunità “stilistica” in cui trovo davvero anacronistico prevedere l’utilizzo di un’uniforme con feluca ed altri accessori in un’epoca in cui il frac è ormai in via di estinzione e lo smoking, abito ormai da considerarsi come il suo surrogato, usato anch’esso sempre di meno.
Personalmente riterrei più opportuno ritornare all’uso del frac per quanto riguarda l’attività diplomatica, mentre per gli ordini cavallereschi, trovo consono l’abito da città ed eventualmente il frac in occasione di investiture, cerimonie particolari dell’Ordine o visita al Sommo Pontefice.
Forse, ma non vorrei essere tacciato di partigianeria, potrei giustificare l’utilizzo dell’uniforme per i membri dello SMOM, ma anche in questo caso solo a livello diplomatico, in quanto l’Ordine è sovrano e in quanto tale l’attributo militare è in qualche modo da considerarsi ancora in parte attivo, per quanto assolutamente inutilizzato e puramente simbolico. Differente invece l’utilizzo di un’uniforme ottocentesca per uno stato occidentale, laico, non militarizzato come gli stati europei. Trovo il frac più adeguato.
Bene, il sasso è lanciato, sentiamo le opinioni
P.S. a scanso di equivoci, personalmente vesto al 90% in giacca e cravatta, non ho mai indossato un paio di jeans, t-shirt, mentre tute e scarpe da ginnastica solo per correre. Personalmente mi piacerebbe tornasse di moda l’utilizzo del tight per le cerimonie mattutine e pomeridiane ed il frac per quelle serali, con l’uso dello smoking per le attività meno formali. Questa precisazione per evitare di passare per un sessantottino capace di presentarsi davanti al Presidente della Repubblica in jeans e camicia fuori dai pantaloni per ritirare un’onorificenza come spesso vediamo accadere. Ma le uniformi, adeguate all’epoca in cui viviamo, le lascio a chi esercita la missione di difensore della Patria e dei suoi connazionali.

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