L'ecumenismo galoppante, come giustamente lo definisce lei, è stato voluto in primis dal defunto Papa e continuato dall'attuale. Basti pensare alla ripresa dei contatti con la Chiesa Ortodossa e agli innumerevoli "Scusa" che Giovanni Paolo II ha pensato di dover fare a tutte le vittime delle varie persecuzioni religiose volute da Roma. L'ipocrisia non sta, a mio avviso, nel voler eliminare delle barriere "fisiologiche" tra le diverse confessioni, nessuno ha mai parlato di questo. L'ipocrisia è tale, invece, quando si parla di ecumenismo e si impedisce ad esempio di far semplice volontariato, in associazioni cattolico-romane, istituti religiosi o in enti benefici d'emanazione religioso-cavalleresca (
beneficenza, non essere ordinato e/o nominato cavaliere), a persone di dichiarata fede riformata. Che si attacchi il protestantesimo agli infanti o si contagino le 95 tesi agli ammalati e ai bisognosi? E' capitato a tante, troppe persone che, non provviste della cresima cattolica e del "certificato di probità" rilasciato dal parroco di turno, si è ritrovata fuori da qualsivoglia forma di beneficenza, foss'anche la più elementare e genuina forza lavoro. E non mi si ripeta il vecchio adagio che recita la sciocchezza della presenza di enti areligiosi o di altre confessioni in territorio italiano. Sappiamo benissimo che, nel nostro paese, il 90 % della beneficenza attiva e non da salotto e da party, è squisitamente di matrice religiosa.
Lei afferma che "Ogni scelta deve essere coerente, e può comportare delle rinunce. E' come rifiutare il Papa, ma volere essere Gentiluomo di Sua Sanità"; E allora, se di coerenza si deve parlare, che si esternino chiaramente delle posizioni e che valgano per tutti, invece di nascondersi dietro discutibili girotondini di pseudo ecumenismo. Che si allontanino i divorziati, le famiglie "allegre", gli omosessuali, i massoni come da lei citati.
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Ma questo non viene fatto, perché sarebbe politicamente scorretto. Basta essere cattolici e si chiude il primo e, se necessario, il secondo occhio. E poi, in chiusa e scusandomi di questo mio lungo panegirico, la questione non è nel voler forzare la mano ed entrare in un Ordine cattolico da protestante ma il tentativo, da italiano di famiglia protestante (e quindi oserei dire emarginato e in terra nemica), di entrare in un ordine di fede riformata.
