Tilius ha scritto:Se qualcuno fosse del pari in grado di fornire riferimenti bibliografici e/o archivistici concreti (il famoso epistolario citato a corredo, che spesso ho sentito chiamare in causa ma i cui riferimenti nessuno é in grado precisarmi...

) che comprovino la paternità reale (al pari del fatto che 'sta frase sarebbe stata in uso ben prima di Giolitti...
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) sarò ben lieto di ricredermi sulla attribuzione a Giolitti,
che al momento ritengo comunque la più valida per i motivi storici e filologici menzionati in precedenza.

Sì, ma quali sarebbero i
motivi storici e filologici menzionati in precedenza? Se - come crediamo entrambi - la filologia si fa, appunto, con libri e documenti alla mano, e non su ipotesi che, per quanto apparentemente plausibili e suggestive, non sono suffragate da fonti, quali di esse ne attribuiribbero al Giolitti la paternità? Ve ne sono, è vero, ma ben successive al primo filone e, forse del pari, senza poggiarsi su documenti. Ecco perché nel mio primo post ponevo l'interesse per una storia degli studi che ne (di)mostrasse le fondamenta e le (eventuali) mutazioni.
Ora, la bibliografia sull'addebito della frase al re in questione è abbastanza corposa e continuativa nel tempo. Per cui mi limito - ne spiego in seguito le ragioni - ai seguenti due:
- Rinaldo de Sterlich,
Il re Vittorio Emanuele nella sua vita intima. Bozzetti, Roma 1878.
- Benedetto Croce,
Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Bari 1928 e successive.
Sterlich dovrebbe essere stato il primo o fra i primi a raccontarla, nel bozzetto
Un sigaro ed una croce (1), compreso nel volume citato: è stato un testimone di primo piano dei fatti politico-diplomatici e finanche "salottieri" e quindi, soggiungerei, una fonte autorevole per il caso in esame.
Croce, soprassedendo dal peso che ha avuto sulla cultura italiana, è stato - peraltro - ministro con Giolitti: non si comprenderebbe allora perché, conoscendo il primo ministro, abbia inteso addebitare la frase al re.
(1) Ecco la frase: "In questo basso mondo non bisogna mai negare ad un brav'uomo nè un Sigaro nè una Croce".
Poi, naturalmente, si può discutere all'infinito sul senso e sul contesto.
Cordialmente,
Lorenzo