Equitem ha scritto:Non credo che lo Stato Italiano abbia commesso un errore autorizzando entrambe le "obbedienze", poiché non avendo il potere/autorità di giudizio su chi esercita il legittimo esercizio del Gran Magistero e, mancando la pronuncia di chi di tale autorità è investita, per mantenere una posizione "neutrale" ha saggiamente optato per autorizzarli - diverso dal riconoscimento che per altro non gli compete- entrambi. Lei sarebbe stato forse più entusiasta se nelle more di una eventuale risoluzione della controversia avrebbe invece optato per non autorizzare nessuno dei due?
Personalmente ritengo però molto probabile che se lo Stato avesse bloccato le autorizzazioni al fregio di entrambe le obbedienze (lasciamo da parte in quest’ambito il terzo Costantiniano parmense), la controversia interna avrebbe ricevuto - considerati gli interessi e le prerogative in gioco - uno stimolo decisivo verso la sua soluzione...
Tutti e due i rami avrebbero perduto quelle legittimazioni e quelle "libertà di movimento" di cui oggi possono godere nella loro "piazza" più importante – la Repubblica Italiana - e ciò avrebbe obbligato molto probabilmente le due Cancellerie a ricercare un accordo per la sopravvivenza stessa dell’Istituzione.
Il risultato dell'allargamento autorizzativo ad entrambe le obbedienze (vi ricordo a partire dal 2005) ha invece prodotto solo due discutibili conseguenze, che sono oggi sotto gli occhi di tutti:
- l'aumento esponenziale nel numero di affiliati in circolazione (e in entrambe i rami la crescente quantità non corrisponde purtroppo ad una migliorata qualità), che rimangono però - pur continuando a condividere identici ideali e tradizioni - in forte contrapposizione tra loro;
- l'acutizzarsi della rincorsa all'ottenimento di sempre maggiori legittimazioni e l’attuazione di iniziative per la conquista della propria prevalenza a discapito del rivale. Vedi ad esempio gli inseguimenti alle code del frak di importanti Ministri (con paradossali doppi se non tripli conferimenti nei massimi gradi delle rispettive investiture costantiniane allo stesso soggetto), operazioni di ottenimento di status particolari in organismi internazionali riconosciuti (leggi ONU-Ecosoc) per avvicinarsi alle condizioni già ottenute da altre prestigiose istituzioni cavalleresche (e per prevalere sul proprio rivale), la ben triste vicenda delle espulsioni e del passaggio da un’obbedienza all’altra di un (primo?) gruppo di cavalieri di cui abbiamo più volte letto in queste stesse pagine...
Il Costantiniano ha conosciuto nei diversi secoli della sua storia dei periodi di prosperità contrapposti a momenti di grave difficoltà. E’ più volte passato di mano in mano da una dinastia sovrana all’altra, ha più volte dovuto cambiare la sua sede, ha dovuto subire il contraccolpo della fine del Regno delle Due Sicilie, dell’esilio del suo ultimo Re e Gran Maestro e della nazionalizzazione dei suoi beni. Ha subito il parziale allontanamento della Chiesa, l’ostracismo dei Savoia e poi quello del regime fascista. Nonostante la diatriba dinastica interna, l’Ordine è però riuscito a riconquistarsi un posto nel panorama cavalleresco italiano – paradossalmente in tempi di repubblica - ed è oggi il più diffuso ordine non nazionale nel nostro Paese.
Non so se la diatriba al suo interno potrà mai risolversi, ma mi auguro che nel rispetto dei suoi nobili ideali e delle sue antiche tradizioni l’Ordine – in ogni sua componente - riesca perlomeno ad allontanarsi da quei ben poco illuminati e cavallereschi tentativi di preponderanza dell’uno sull’altro che sta attuando oggi. Sogno impossibile ?