Mi sento sottilmente addolorato per certe riflessioni che hanno segnato quella che secondo me voleva essere soltanto una simpatica proposta di discussione; uso volutamente il termine "addolorato" perche' su certi argomenti il rischio del fraintendimento e' sempre forte, mi rendo conto, in quanto umanamente insito nel pluralismo di opinioni, ed essere fraintesi non può che produrre dolore, unitamente alla voglia di riflettere, pensando semmai "ad alta voce" (come sto facendo in questo momento...).
Vi affido queste riflessioni sperando (cavallerescamente) di non urtare la sensibilita' di alcuno.
Sono felicemente prete da 16 anni, porto quotidianamente la "croce", costituita soprattutto dalle sfide che il mondo lancia e dalla consapevolezza da una parte della serieta' del ministero a me affidato e dall'altra della mia pochezza; con la mia scelta so pero' di essere entrato nel massimo grado della "cavalleria" cristiana, l'Ordine Sacro. E di questo "rango" - mi perdonino - sono orgoglioso:
Gloriari in Cruce.
Nel 1994 mi e' stato proposto di diventare "cavaliere". I motivi di questa richiesta? Perche' so di essere fedele ad una parola data, perche' credo nella lealta' nei confronti di tutti, perche' credo che parole come generosita', protezione e assistenza verso coloro che ne hanno bisogno siano ancora "incarnabili" e non solo "predicabili", perche' ritengo che sia possibile vivere una "obbedienza" anche in questo mondo cosi' strano e per certi versi assurdo, vivendo tutto questo comunque a mio modo... semmai per certi versi in maniera "atipica".
Non mi considero un "bacchettone", amo il pluralismo delle idee e ho sempre serenamente sorriso quando (e ne ho incontrati tanti!) ho avuto modo di incrociare la mia strada con persone che piuttosto che vivere il Vangelo (perche' cavalleria e' vivere il Vangelo) erano alla ricerca di ammennicoli con cui ammantarsi o di diplomi con cui decorare i loro uffici.... Anche loro, proprio perche' "piccoli", vanno amati e sono anzi piu' amati da Lui....
Se ho scelto di accettare le proposte fattemi, e' solo perche' ho creduto che dall'interno di certe realta' fosse maggiormente possibile costruire qualcosa... non potevo certamente sapere quante delusioni avrei ricevuto, non tanto dai "piccoli" ma soprattutto da parte di coloro che avrebbero dovuto - come me - pensare prima agli altri e poi a loro stessi.
Oggi mi ritrovo a non prendere parte - salvo rarissime eccezioni - a celebrazioni "pubbliche", anche se rimango piu' che mai convinto che l'ideale cavalleresco debba essere perseguito non solo nel "nascondimento" del quotidiano. Dicendo questo non intendo certo affermare l'elogio del pavoneggiamento, ma credo che tutti dovremmo fare un attento esame di coscienza sulla nostra volonta' di "testimoniare" pubblicamente le nostre opinioni e le nostre credenze, perpetuando la funzione morale e civile che la cavalleria ha sempre avuto.
Gli Ordini di cavalleria (tutti, nessuno escluso) vedono tra i loro scopi l'adesione ad una "fede", religiosa o laica che sia; ma quanti sarebbero davvero pronti a "dare la vita" per un ideale, oggi?
La proposta di Mic - di cui conosco soprattutto l'entusiasmo "giovanile" - so che e' stata dettata proprio dalla voglia di "con-dividere" questo entusiasmo, e non certo per "sfoggiare" qualcosa o per quasi-costringere altri a fare altrettanto.
Diversamente, anche iniziative come l'A.I.O.C. (
http://www.icocregister.org/aioc/programma.htm) non avrebbero motivo di esistere... mentre invece io penso che siano non solo da accogliere ma da sostenere.
Forse "remo contro", ma l'orgoglio con cui alcuni - e tra questi vi è anche il sottoscritto - hanno voluto rendere pubblico il loro
status credo debba essere visto come un primo "seme" per una appartenenza "civile" maggiormente vissuta e per una piu' coerente testimonianza del Vangelo in un mondo che cambia. Personalmente non posso che ritenere queste provocazioni come benvenute!!!!!
(don) Gaetano Iaia