A quale Ordine appartenete?

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

Moderatori: Novelli, Lambertini, Mario Volpe, Tilius, nicolad72

A quale Ordine appartenete?

S.M.O.M.
5
22%
O.E.S.S.G.
4
17%
S.M.O.C.di S.G. (Napoli)
4
17%
S.M.O.C.di S.G. (Spagna)
7
30%
Ordine Equestre Pontificio
3
13%
 
Voti totali : 23

Messaggioda Luigi Scafati » mercoledì 28 febbraio 2007, 16:33

Mi sento molto vicino al discorso affrontato dal Presidente.
Di fatto aggiungo una considerazione di carattare personale-professionale. Spesso (anzi molto spesso) mi capita di girare per gli Uffici di vari appartenenti alle Forze Armate (ma anche in Uffici della pubblica amministrazione) notando, appesi alle pareti, diplomi di cavalierati, attestati di medaglie varie, ricompense personali e quant'altro. Ho sempre avuto repulsa per queste forme di ostentazione visiva di titoli. Infatti intendo la condizione di Cavaliere principalmente come "interiore" e personale da dimostrare con fatti di vita pratica e non con l'esternalizzazione visiva di titoli (fermo restando l'obbligo di indossare i nastrini sull'uniforme) specialmente riferiti a meriti lavorativi personali (elogi, encomi ecc.).
Porgo a tutti una domanda senz'altro provocatoria:
se per accedere all'Ordine X si devono versare, per esempio, 1000 euro per cui si riceve un diploma ecc. quanti di questi Cavalieri avrebbero, in anonimato, versato la stessa somma per opere di bene al parroco locale per esempio o ad un Istituto di ricerca oppure semplicemente al barbone che si trova a dormire alla Termini?
Il sondaggio è aperto.

Luigi SCAFATI

____________

EILT DRUIN
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Luigi Scafati
 
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Messaggioda nicolad72 » mercoledì 28 febbraio 2007, 23:59

Come ebbi già modo di dire in altra discussione di questo forum, la croce si porta e non si indossa.
L'appartenenza ad un ordine, più o meno famoso (ammesso e non concesso che abbia senso parlare di "fama" per un ordine cavalleresco) si dimostra con l'azione, non si deve declinare con le parole.
A me è capitato già diverse volte di provare un marcato senso di imbarazzo nel vedere alcuni "cavalieri" vantarsi della loro posizione (forse l'uso del termine rango sarebbe stato più appropriato) alla stregua di certe "signore" che sfoggiano il nuovo solitario regalatogli dal loro nuovo amante.
Di certe persone la cavalleria non sa proprio cosa farsene, e queste persone danneggiano la cavalleria, mettendola in ridicolo, sminuendone il ruolo sociale (più di azione che di posizione).
Ovviamente queste parole non sono rivolte a nessuno di coloro che mi hanno preceduto in questa discussione. Costituiscono una catarsi, la denuncia di quel sasso che mi lacera le carni da dentro le scarpe. Le lamentazioni non sono mai delle soluzioni ai problemi, ma quantomeno danno l'apparenza di alleviare il dolore di cui sono diretta conseguenza.
La nobiltà - e questa è la mia opinione - o meglio il more nobilium che connota l'autentica cavalleria, trova la sua ragion d'essere in piccoli gesti quotidiani - tanto piccoli da passare inosservati ai più - e non nei fasti di sontuosi (e spesso boriosi) proclami di azioni più o meno eclatanti o dichiarazioni di appartenenza finalizzate ad accattivarsi il piacere (o il compiacimento) del nostro interlocutore (o spettatore) più o meno importante.

Come sempre è il mio pensiero.

Saluti a tutti!
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Messaggioda g.iaia » giovedì 1 marzo 2007, 1:11

Mi sento sottilmente addolorato per certe riflessioni che hanno segnato quella che secondo me voleva essere soltanto una simpatica proposta di discussione; uso volutamente il termine "addolorato" perche' su certi argomenti il rischio del fraintendimento e' sempre forte, mi rendo conto, in quanto umanamente insito nel pluralismo di opinioni, ed essere fraintesi non può che produrre dolore, unitamente alla voglia di riflettere, pensando semmai "ad alta voce" (come sto facendo in questo momento...).

Vi affido queste riflessioni sperando (cavallerescamente) di non urtare la sensibilita' di alcuno.

Sono felicemente prete da 16 anni, porto quotidianamente la "croce", costituita soprattutto dalle sfide che il mondo lancia e dalla consapevolezza da una parte della serieta' del ministero a me affidato e dall'altra della mia pochezza; con la mia scelta so pero' di essere entrato nel massimo grado della "cavalleria" cristiana, l'Ordine Sacro. E di questo "rango" - mi perdonino - sono orgoglioso: Gloriari in Cruce.

Nel 1994 mi e' stato proposto di diventare "cavaliere". I motivi di questa richiesta? Perche' so di essere fedele ad una parola data, perche' credo nella lealta' nei confronti di tutti, perche' credo che parole come generosita', protezione e assistenza verso coloro che ne hanno bisogno siano ancora "incarnabili" e non solo "predicabili", perche' ritengo che sia possibile vivere una "obbedienza" anche in questo mondo cosi' strano e per certi versi assurdo, vivendo tutto questo comunque a mio modo... semmai per certi versi in maniera "atipica".

Non mi considero un "bacchettone", amo il pluralismo delle idee e ho sempre serenamente sorriso quando (e ne ho incontrati tanti!) ho avuto modo di incrociare la mia strada con persone che piuttosto che vivere il Vangelo (perche' cavalleria e' vivere il Vangelo) erano alla ricerca di ammennicoli con cui ammantarsi o di diplomi con cui decorare i loro uffici.... Anche loro, proprio perche' "piccoli", vanno amati e sono anzi piu' amati da Lui....

Se ho scelto di accettare le proposte fattemi, e' solo perche' ho creduto che dall'interno di certe realta' fosse maggiormente possibile costruire qualcosa... non potevo certamente sapere quante delusioni avrei ricevuto, non tanto dai "piccoli" ma soprattutto da parte di coloro che avrebbero dovuto - come me - pensare prima agli altri e poi a loro stessi.

Oggi mi ritrovo a non prendere parte - salvo rarissime eccezioni - a celebrazioni "pubbliche", anche se rimango piu' che mai convinto che l'ideale cavalleresco debba essere perseguito non solo nel "nascondimento" del quotidiano. Dicendo questo non intendo certo affermare l'elogio del pavoneggiamento, ma credo che tutti dovremmo fare un attento esame di coscienza sulla nostra volonta' di "testimoniare" pubblicamente le nostre opinioni e le nostre credenze, perpetuando la funzione morale e civile che la cavalleria ha sempre avuto.

Gli Ordini di cavalleria (tutti, nessuno escluso) vedono tra i loro scopi l'adesione ad una "fede", religiosa o laica che sia; ma quanti sarebbero davvero pronti a "dare la vita" per un ideale, oggi?

La proposta di Mic - di cui conosco soprattutto l'entusiasmo "giovanile" - so che e' stata dettata proprio dalla voglia di "con-dividere" questo entusiasmo, e non certo per "sfoggiare" qualcosa o per quasi-costringere altri a fare altrettanto.

Diversamente, anche iniziative come l'A.I.O.C. (http://www.icocregister.org/aioc/programma.htm) non avrebbero motivo di esistere... mentre invece io penso che siano non solo da accogliere ma da sostenere.

Forse "remo contro", ma l'orgoglio con cui alcuni - e tra questi vi è anche il sottoscritto - hanno voluto rendere pubblico il loro status credo debba essere visto come un primo "seme" per una appartenenza "civile" maggiormente vissuta e per una piu' coerente testimonianza del Vangelo in un mondo che cambia. Personalmente non posso che ritenere queste provocazioni come benvenute!!!!!


(don) Gaetano Iaia
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(Evelyn Beatrice Hall)
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Messaggioda Mic » giovedì 1 marzo 2007, 1:17

Grazie don Gaetano,
Grazie, infinitamente Grazie per le meravigliose parole, per lo sforzo che ha voluto fare nel comprendere il significato di questo "sondaggio", per la cura che ha voluto adoperare nello scegliere determinati aggettivi.

Le porgo un deferente ed ossequioso omaggio unito ai sensi della mia più alta considerazione.
Michele
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