da hermann73 » sabato 21 aprile 2007, 0:00
Gentili Forumisti,
intervengo nuovamente sia perché credo fermamente in ciò che ho scritto, sia principalmente perché è mia intenzione dare, alle domande poste, una risposta, che non sarà solo giuridica, poiché siamo ospiti di un forum frequentato anche da giuristi, ma principalmente da appassionati, a vario titolo, di determinate materie, che condividono i principi dell’ICOC/IAGI/AIOC.
Prima di procedere anche ad un’analisi giuridica del fenomeno, è opportuno comprendere cosa sia l’Onore nella nostra società oggi nel 2007: cosa meglio quindi che capirne il significato che ne da il dizionario Zingarelli/Zanichelli ed. 2007 (uno dei più popolari in Italia): 1.Integrità di costumi, costante rispetto e pratica di principi morali propri di una comunità, su cui si fonda la pubblica stima. 2. Consapevolezza della propria dignità personale e volontà di mantenerla intatta come si conviene. 3. Consapevolezza della dignità e del valore altrui e conseguente stima.
Ritengo che il dizionario, nel darci il significato del termine, ha sufficientemente illustrato cosa sia l’Onore, per qualsiasi Uomo.
Quanto detto, è utile anche al giurista per comprendere il significato sociale negativo che vi è dietro ad una scelta “non onorevole”, percezione sociale peggiore per un militare/caporale, in quanto intacca il prestigio (disciplinarmente rilevante) dell’Istituzione, cui tantissimi, invece, con l’uniforme, si Onorano di rappresentare.
Per comprendere il valore giuridico del comportamento in questione, occorre partire dalla Costituzione. Non parto dalle disposizioni transitorie e finali, ma dall’art.1 (“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…) e principalmente dall’ articolo il 139 “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Sono l’Alfa e l’Omega della Nostra Carta. L’assemblea costituente, siamo tra il 1946 e il 1947, ha disegnato uno strumento definito tecnicamente “rigido”, ovvero difficilmente modificabile, ma su un unico punto immodificabile: siamo e saremo una Repubblica! Un ragazzo nato nel 1973, come me, non può comprendere la decisa volontà fatta dai Padri della Repubblica, ma è indubbio (ed i forumisti meno giovani confermeranno) che la scelta è stata netta, ovvero negare la possibilità che un re possa mai più tornare sul trono d’Italia (vi rendete conto quale percezione sociale possa oggi avere una posizione monarchica – politicamente ormai ridotta a pochissimi che non hanno una distinta rappresentanza pubblica).
Oltre quindi ad una generica, ma ferma affermazione della Repubblica, l’Assemblea Costituente prese, nelle disposizioni transitorie e finali, alcune decisioni rilevanti (poi parzialmente modificate come noto nel 2002) nei confronti dell’ex famiglia reale, i Savoia. Nello specifico nostro campo la XIV disposizione tratta dell’ordine in parola, stabilendo che “l’ordine Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge”.
Da un punto di vista costituzionale, la situazione è chiara: mai più una monarchia in Italia e l’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro cessa di esistere come ordine dinastico dei Savoia, per essere mantenuto, come Ordine Mauriziano, quale ente ospedaliero (è un vero ritorno alle origini, alle Crociate, quando i cavalieri di San Lazzaro curavano i malati di lebbra).
E’ chiaro quindi che parlare di Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro concesso da un discendente di Casa Savoia ha, costituzionalmente parlando, un valore giuridico negativo, poiché si tratterebbe di contrastare la Carta Costituzionale. Il militare/caporale ha formalmente giurato di esserne fedele.
Per quanto riguarda le Leggi, ritengo fondamentale la nota Legge 3 Marzo 1951, n. 178, che, per quanto riguarda gli ordini dinastici di Casa Savoia, in particolare all’art.9, sancisce: “L’Ordine della SS.Annunziata e le relative onorificenze sono soppressi. L’Ordine della Corona d’Italia è soppresso e cessa il conferimento delle onorificenze dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. E’ tuttavia consentito l’uso delle onorificenze già conferite, escluso ogni diritto di precedenza nelle pubbliche cerimonie. Per gli altri Ordini ed onorificenze, istituiti prima del 2 giugno 1946, si provvederà con separata legge.” Inoltre la L. 5-11-1962 n. 1596 “Nuovo ordinamento dell'Ordine Mauriziano in attuazione della quattordicesima disposizione finale della Costituzione” sancisce all’art. 1 che “L'Ordine Mauriziano è conservato come ente ospedaliero, con gli altri suoi compiti in materia di beneficenza, di istruzione e di culto, da esercitarsi in conformità della presente legge” ed all’art.2 che “L'Ordine Mauriziano ha personalità giuridica di diritto pubblico, è posto sotto l'Alto patronato del Presidente della Repubblica e la vigilanza del Ministro per l'interno”.
Dal combinato disposto della Costituzione e della Legge 178/1951, nonché della Legge 1596/1962, appare evidente che l’Ordine dei SS.Maurizio e Lazzaro sia stato giuridicamente trasformato in un ente di diritto pubblico chiamato Ordine Mauriziano; e la relativa cessazione del conferimento delle sue onorificenze dimostra chiaramente che l’attuale Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, concesso dai discendenti di casa Savoia, sia illegittimo.
Quindi è logico desumere che far parte di un ordine illegittimo è contrario sicuramente al solenne impegno del militare di “osservare la Costituzione e le Leggi”.
Il giuramento non è vincolato ad una norma penale di esclusivo stampo sanzionatorio. Quando facevo rilevare ciò, in un precedente intervento, intendevo chiaramente sottolineare che, per un militare, davanti al Giuramento (un atto di impegno particolarissimo) non è possibile immaginare che vi sia una specifica violazione penale per ogni comportamento. Inoltre, anche per le norme di diritto penale militare, è necessario un dolo (coscienza e volontà) che nei casi del militari/caporali, ove non indossino il nastrino sull’uniforme, presumo ("pro reo") mancare.
Comunque ritengo che il comportamento de quo sia disciplinarmente rilevante, e, in particolare, durante il relativo procedimento, è possibile carpire le reali volontà del soggetto.
Infatti, per quanto finora scritto e dopo un logico studio della fattispecie in esame, ritengo che un militare che accetti un’onorificenza dell’Ordine dei SS.Maurizio e Lazzaro, ordine illegittimo, si pone in chiaro contrasto, per la natura del sodalizio (ordine dinastico di un erede dei Savoia), con l’art.9 del R.D.M. (“Doveri attinenti al Giuramento”), in particolare col dovere di ASSOLUTA FEDELTA’ ALLE ISTITUZIONI REPUBBLICANE. Ove sia necessario, ricordo che il termine ASSOLUTO, ripetuto due volte nell’articolo, va quanto mai interpretato nel senso più ampio ed incondizionato possibile; quindi nel significato più restrittivo per il militare in questione. Considerato che oggi l’ordine in esame è non più che un’associazione, interviene anche l’art.31 del Regolamento di Disciplina, che, al secondo comma, recita “i militari non possono aderire ad associazioni considerate segrete a norma di legge ed A QUELLE INCOMPATIBILI CON I DOVERI DERIVANTI DAL GIURAMENTO PRESTATO”. Ritengo che il sodalizio in trattazione sia incompatibile, perché richiama in modo netto l’ultima dinastia regnante in Italia (ovvero la relativa forma monarchica, come visto negata dai Padri Costituenti).
Per il comportamento esaminato, avendo violato gli artt. 9 e 31 del Regolamento di Disciplina Militare, il militare è sanzionabile con la più grave delle sanzioni disciplinari di corpo, la Consegna di Rigore, come previsto al n.1 dell’Allegato C del Regolamento di Disciplina Militare.
Dopo la contestazione, il militare ed il suo difensore dovranno presentare delle giustificazioni al Comandante di Corpo: e qui nascono due opzioni.
1. Ove il militare, per evitare una grave punizione, dimostri di aver capito, allontanandosi dall’ordine, il Comandante di Corpo sicuramente sarà logicamente propenso ad sanzionare il comportamento con una punizione non eccessiva.
2. Se però il militare/caporale, dimostrando “anomalo coraggio”, dichiari la sua “ferma devozione alla causa sabauda”(come affermato all’inizio di questa discussione) allora rischia non solo il massimo della punizione, ma la sua dichiarazione di devozione sarà sicuramente utile per un procedimento di stato, con possibile (e logicamente ovvia) cessazione del rapporto di impiego con l’Amministrazione non solo Militare, ma anche pubblica.
Sono sicuro che il militare/caporale non sarà mai così folle!
In realtà, come giustamente detto dal Maggiore Renato Carlini (che saluto con fraterno affetto essendo un ex della Nunziatella – 202), il militare/caporale ha semplicemente fatto la "corsa al nastrino", per il solo gusto di impreziosire (?) il petto e senza aver la minima idea di cosa significhi lo spirito cavalleresco. Ben più grave, nel caso esaminato, il suo comportamento poiché ha evidenziato di non aver capito nulla del Giuramento, dimostrando di aver messo il suo onore personale sotto i tacchi …l’Onore Militare non sa dove risiede o forse non sa cosa sia!
Cordialmente
P.S.
Invito tutti i frequentatori di questo forum a consigliare la procedura disciplinare indicata a tutti i Comandanti di Corpo che conoscono. Inoltre sono disponibile, tramite mail, a consulenze specifiche.