da Antesterione » domenica 28 ottobre 2007, 1:18
Anch'io mi sono posto spesso questi quesiti, come forse molti tra i frequentatori di questo forum e ovviamente tutti gli appartenenti dei rami costantiniani in questione.
La tesi dell'Avv. Alfonso Marini Dettina è nella sua analisi (che assume il peso di un'opera che resterà nella storia), onesta e completa, dal punto di vista giuridico, pur a mio avviso cercando eccessivamente di riconoscere (sebbene riuscendovi brillantemente) una natura canonica "attuale" all'Ordine, che de facto, non è più riconosciuto, perdendo quelle prerogative degli Ordini Cavalleresco-religiosi riconosciuti dalla Santa Sede.
Ritengo che sia fondamentale dunque ricordarsi che, comunque si veda la questione, l'Ordine in alcuno dei suoi rami è più riconosciuto dalla Santa Sede. L'adesione "pubblica" a questi Ordini dinastici ha per la Santa Sede il valore di un'associazione "privata", che ufficialmente, "ignora", non potendo farsi garante degli statuti e dei criteri di condotta seguiti dai membri e dal magistero di detto Ordine.
Il patrimonio spirituale è certamente notevole e in larga parte inalterato, sebbene tale assenza di riconoscimento, rende l'Ordine più un' onorificenza dinastica che un "Ordo" vero e proprio. Questo, lo dico per onestà intellettuale, pur considerando quella Costantiniana, una tradizione importantissima che grazie al suo legame con la famiglia Borbone Due Sicilie, giunge a noi con gran parte del suo patrimonio memoriale ed essenziale inalterato. Dopo aver sottolineato l'assenza di legame "attuale" con la Santa Sede, è giusto sottolineare che più che di dirigenti di associazione, infatti, bisognerebbe parlare di fontes honorum. E' questo che rende i Gran Maestri tutt'altro che figure marginali. Sono loro che trasmettono il patrimonio attuale dell'Ordine, nella classe conferita, all'Insignito. Sono loro che garantiscono l'autenticità di quel Cavalierato, il legame tra le insegne dei primi Cavalieri riconosciuti come "Costantiniani di S. Giorgio" e quelli di oggi.
Fondamentalmente Marini Dettina mi ha illuminato su un aspetto fondamentale della questione.
La questione del Gran Magistero Costantiniano merita una riflessione indipendente da quella della Corona delle Due Sicilie.
Si tratta fondamentalmente di un'eredità riconosciuta e legittimata a suo tempo dal Pontefice (per un Ordine che in assenza di riconoscimento, non dovrebbe più canonicamente esistere, sottolineamolo) , giunto alla famiglia Borbone Due Sicilie a seguito delle alterne vicende che conosciamo.
Tale patrimonio è indipendente dalla Corona, e dovrebbe seguire il principio di primogenitura che ha seguito fin dal principio. Non vi è chiara menzione di tale magistero negli atti che vengono presentati a sostegno delle ragioni franco-napoletane. In assenza di tale menzione, nel mio piccolo, ritengo che sul magistero del Costantiniano non si possano discutere eccessivamente a livello di validità giuridica e spirituale le ragioni a favore del ramo spagnolo dell'Ordine.
Difatti la questione riguardo al Magistero potrebbe risolversi, come ravvisato da Marini Dettina, rifacendosi alle più antiche tradizioni dell'Ordine. Cioè fondamentalmente nei diversi "livelli" di Magistero ricoperti nell'Ordine.
In rozza sintesi:
Uno dei due pretendenti a tale eredità dovrebbe riconoscere l'altro come Gran Maestro "Supremo", pur non perdendo per sè la prerogativa di investire cavalieri.
Altra questione, è quella che oggi, senza trono e regno, può essere considerata, la posizione di "Capo di una Real Casa delle Due Sicilie", che va affrontata dai due pretendenti su un piano differente rispetto al magistero costantiniano (La tesi di Alfonso Marini Dettina e la posizione espressa da Guy Stair Sainty sono convincenti sul piano del diritto, tuttavia un chiarimento diretto, tra i due pretendenti, sarebbe auspicabile in merito all'Atto di Cannes; (speranza e/o utopia...?); così come un atto interno originò il dissidio, solo un secondo atto interno potrebbe risolverlo, non sul piano del diritto, ma essenzialmente morale).
Sottolineo infine quel che mi piacerebbe discutere con voi e che magari troverebbe maggiore spazio in altra discussione. Ritenete che un provvidemento fatto da un Pontefice a favore di un Ordine non più riconosciuto, possa essere preso in considerazione per avvallare "effetti" di tale provvedimento su di un Ordine non più riconosciuto?
La mia risposta è no. Tali effetti, espressi in bolle, documenti, diplomi ecc., cessano con il cessare del riconoscimento da parte dell'autorità che tale concessione espresse a favore dell'entità riconosciuta, che seppur indubbiamente ancora in essere sul piano dell'esistenza e del riconoscimento da parte delle autorità statali e nobiliari, dalla fonte di tali documenti non è più in essere sul piano del riconoscimento, e dunque non più in essere in quanto destinatario di tali effetti altrimenti considerati ancora attivi su di un beneficiario esistente e riconosciuto. In sintesi, le bolle ci sono, il bersaglio non più, in quanto mutato nella sua sostanza da Ordine riconosciuto, ad associazione privata di fedeli e onorificenza patrimonio di un Casato.
Come si può parlare di bolle a sostegno di tesi riguardanti ordini attuali come San Maurizio e Lazzaro, Costantiniano ecc.? Tali Ordini per la Santa Sede non esistono più come tali e le bolle e i documenti in questione ebbero come destinatari gli Ordini riconosciuti come tali, che cessato il riconoscimento, non più esistono in ugual forma dinanzi alla Sede Apostolica, anzi, non più esistono del tutto. In quanto "non li riconosce", appunto.
Ecco perché acquista una sua rilegittimazione anche il ramo Parma dell'Ordine Costantiniano. Ecco perché in un certo qual modo, essendo le ragioni più nel sangue delle fontes honorum che nelle bolle papali, il tutto si discute più a livello "naturale" e limitatamente a livello "documentale".
Questo il mio onesto avviso (forse un po' sui generis ) sulla questione.
Andrea
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.