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paolosalvatori ha scritto:Naturalmente non intendevo a Ordini di dubbia origine, ma a istituzioni serie esempio per intenderci: Ordine di San Giuseppe, Ordine di santo Stefano, Ordine di San Ludovico ecc. che, naturalmente, a mio avviso dovrebbero modificare il suo " status" come a fatto la Casa di Braganza per i suoi Ordini.
Ma , mi dica, che perche' l'Ordine del Santo Sepolcro e della Santa Sede, puo' fare benedicenza con i mantelli ecc. e gli altri no, volevo solo mettere in evidenza che la beneficenza la si puo' fare anche senza, e che dobbiamo mantenere in vita tradizioni.
Naturalmente, combatttere , le istituzioni che fanno solo affari commerciali.senza un minimo controllo, anche fiscale.
Questo e' il mio pensiero, che certamente non sara' condivisibile, ma .......


Pierfe ha scritto:1) esistono ancora le dinastie già sovrane?
2) hanno veramente diritto di concedere ordini che sono chiaramente patrimonio (nel caso italiano) della Repubblica Italiana?
3) abbiamo esaminato giustamente la storia dell'ordine per considerarlo dinastico (non dimentichiamo che nel concetto politico sino alle costituzioni il sovrano e lo stato erano la stessa persona)?
4) vale veramente la pena di non considerarli ordini virtuali, che esistono solo in ambito privato?
5) perchè non diciamo la verità accettando che sono solo organizzazioni che si richiamano ad ordini che nel passato hanno contribuito a formare la nostra storia e la nostra cultura (questo non rappresente una diminuizione anzi una esaltazione del loro immenso valore morale come memoria storica)?



Presto anche il Corpo forestale dello Stato
potrà vantare un proprio sistema onorifico
Cavalieri in arme
“Ordine di S. Uberto di Lorena e di Bar, Ordine della SS. Trinità, Ordine Militare e Ospedaliero di Santa Maria di Betlemme (…), Ordine della Concordia, (…) Ordine Militare di San Giorgio di Antiochia e della Corona Normanna di Altavilla, Cavalieri di Betlemme, Ordine di Gesù in Giappone (non ho mai sentito dire che questo grande Apostolo dell’umanità (…) abbia avuto a che fare con il Giappone, eppure, hanno osato creare un ordine di Gesù in Giappone), Ordine di San Giorgio di Carinzia, e gli Equites Pacis, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri di Colombo, l’Ordine Militare dei Cavalieri del Soccorso, l’Ordine Capitolare dei Cavalieri della Concordia. Basta, per carità!”
Così il deputato Luigi Gasparotto, nel corso del dibattito in aula che avrebbe portato, nel 1951, all’istituzione dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’indomani del referendum del ’46, l’Italia si era trovata improvvisamente orfana del sistema onorifico monarchico: una perdita troppo grande per una società che aveva costruito sulle decorazioni e sui titoli cavallereschi la legittimazione di un rango acquisito, l’ascesa nella carriera, il rispetto e la considerazione altrui. In mancanza di altro, il Paese si arrangiò. Per cinque anni, prosperò indisturbato un sistema onorifico alternativo basato sull’iniziativa privata.
Ordini indipendenti, si autodefinivano, con il corredo di gran maestri dai titoli chilometrici, pompose cancellerie, improbabili alberi genealogici, cerimonie di investitura, perfino una rivista ufficiale. In realtà, si trattò di una delle maggiori truffe del primo dopoguerra, che arricchì spregiudicati millantatori facendo leva sull’appetito onorifico di migliaia e migliaia di sprovveduti, alla ricerca di un cavalierato a tutti i costi. E rileggendo gli atti parlamentari di allora, emerge chiaramente che la necessità di porre un freno ad una situazione divenuta insostenibile fu l’elemento decisivo per la creazione di un ordine repubblicano di cui molti, negli opposti schieramenti, avrebbero fatto tranquillamente a meno.
È passato mezzo secolo, ma la situazione non si direbbe cambiata poi tanto. La caccia alla decorazione è un’attività tuttora fiorente, intorno a cui ruota un disinvolto mercato che continua a sfornare commende fasulle, a concedere titoli nobiliari, a investire, con tanto di spadone medievale, infornate di cavalieri in smoking e mantello. Ed è inspiegabile, a meno di non ricorrere all’analisi antropologica, la facilità con cui si continua a cadere in trappole talmente maldestre che appaiono vere e proprie offese all’intelligenza comune. Soltanto qualche mese fa, prima dell’arrivo dei carabinieri, un sedicente “principe d’Epiro” era riuscito a metter su una rispettabile impresa cavalleresca che distribuiva fotocopie a colori di diplomi di onorificenze pontificie, creava conti e baroni, distribuiva croci di un ordine talmente sgangherato nel nome da sembrare ispirato alle migliori pellicole della commedia all’italiana degli anni ’50.
E di poco più lontano nel tempo è il caso dell’“Ordine della Corona di Ferro”, assolutamente privo di legittimazione ma abilissimo nell’introdursi negli ambienti che contano. Alti esponenti delle Forze armate e delle istituzioni, che ne erano stati insigniti avevano richiesto e ottenuto dal Ministero degli Affari Esteri l’autorizzazione all’uso delle insegne. Qualche tempo dopo, con un’imbarazzata quanto coraggiosa retromarcia, la Farnesina ha prima sospeso e poi revocato tutte le concessioni. Insomma, la materia delle decorazioni non nazionali presenta ancora oggi vasti margini di ambiguità.
Non sempre, poi, la produzione editoriale aiuta a fare chiarezza: accanto a testi di elevato rigore scientifico (vedi libro Cassani Pironti), sono presenti opere approssimative per dottrina, aggiornamento e apparato iconografico. Chi veste la divisa, poi, deve adottare la massima prudenza, tenuto conto non solo della dignità dell’uniforme, ma anche delle sanzioni cui si potrebbe andare incontro.
Vediamo, allora, qual è lo scenario che si offre, oggi, agli appartenenti ai Corpi armati dello Stato. Le insegne di ordini cavallereschi conferiti da paesi con i quali l’Italia intrattiene normali relazioni diplomatiche sono indossabili soltanto se si è ottenuta l’autorizzazione all’uso. La competenza è del Ministero degli Affari Esteri, fatti salvi gli ordini vaticani (incluso l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme), trattati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Fanno eccezione le decorazioni del Sovrano Militare Ordine di Malta (membri dell’Ordine e Ordine al Merito Melitense): in base ad accordi bilaterali, possono essere portate liberamente.
Più insidiosa, invece, è la questione relativa ai cosiddetti ordini dinastici, che non rientrano nel patrimonio cavalleresco degli stati sovrani. Insidiosa perché proprio in questo terreno agiscono numerosi istituti cavallereschi fasulli - per i quali, è bene dirlo, non ci sarà mai spazio per alcun provvedimento di autorizzazione - ma che continuano a fare proseliti.
Come ci si può orientare, allora, in questa giungla onorifica?
Come è possibile capire se si è di fronte a un ordine storicamente e giuridicamente legittimo oppure a un consesso di millantatori?
La dottrina più rigorosa, peraltro coincidente con i lavori di un’apposita commissione consultiva creata presso il Cerimoniale Diplomatico della Repubblica, attribuisce la potenziale autorizzabilità ai seguenti ordini dinastici:
- Ordine di Santo Stefano e Ordine di San Giuseppe (Casa Asburgo-Lorena);
- Ordine di San Gennaro e Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa Borbone-Due Sicilie);
- Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ordine di San Lodovico (Casa Borbone- Parma);
- Ordine della SS. Annunziata e Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Casa Savoia).
Attenzione, però. Potenzialmente autorizzabile non significa né
riconoscimento da parte dello Stato, né certezza di buon esito della pratica. L’autorizzazione del Ministero degli Affari Esteri, infatti, è un provvedimento a carattere individuale che gode di un amplissimo margine di discrezionalità. In altre parole, motivi di opportunità potrebbero consigliare di non dar luogo alle autorizzazioni, sebbene l’ordine possieda, in punto di diritto, tutti i requisiti.
Sulla scorta dell’orientamento fin qui tenuto dalla Farnesina, si può dire che la gran parte degli ordini sopra elencati hanno buone probabilità di vedere autorizzato il pubblico uso in Italia delle rispettive decorazioni. Mancano ancora, al momento, provvedimenti in favore degli ordini sabaudi dell’Annunziata e dei Santi Maurizio e Lazzaro. Seguiremo la questione e torneremo, se il caso, sull’argomento. Infine, un’anticipazione che farà certamente piacere. Il Corpo forestale dello Stato avrà, finalmente, un proprio sistema onorifico: sono già in avanzato stato di studio le benemerenze di lunga carriera forestale, di anzianità, di lungo comando, di lunga navigazione, di lunga navigazione aerea, di commiato.
Accanto alle medaglie “nazionali” al valore e al merito ci saranno, dunque, i segni d’onore riservati agli appartenenti al Corpo, testimonianza della vitalità dell’Istituto e dell’unanime consenso che ogni giorno riscuote nel Paese.



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