La mia opinione l'ho espressa più volte e quindi ritengo che il lettore possa valutare da sé la questione, anche perché è chiaro che io e Nicola, su questo punto, siamo profondamente distanti e non è possibile giungere ad accordo
Ci tengo però a chiarire un punto. Io non pretendo che ogni anno (ma anche ogni 100 anni) qualsiasi associazione/ente/istituzione/ordine... debba recarsi presso gli uffici diocesani e richiedere un foglio con timbri e marche da bollo per potersi definire "associazione cattolica". Non ho mai scritto ciò. Io ritengo che per definirsi associazione cattolica, 1000 anni fa come oggi, sia necessario avere rapporti con la Chiesa, locale o universale, che vadano oltre alle lettere di auguri di natale che i gran maestri si scambiano con il Papa o ad una messa annuale celebrata in qualche chiesa, grande o piccola che sia, officiata da un vescovo o da un giovane sacerdote. Ritengo che un'associazione per definirsi cattolica debba essere riconosciuta dalla Chiesa. Questo riconoscimento, in passato come oggi, come si ottiene? Come ho più volte specificato, gli ordini del passato, per potersi definire religiosi, richiedevano il consenso della Santa Sede che tramite bolle ed altri provvedimenti stabilivano i rispettivi diritti/doveri (così fece lo SMOM con la pie postulatio voluntatis et cetera); oggi tale consenso, per le nuove associazioni, si ottiene recandosi in curia, presentando lo statuto, facendoselo approvare dal vescovo e poi rispettando le norme previste.
Facciamo un esempio pratico di oggi. Io voglio creare un'associazione di fedeli riconosciuta dalla Chiesa con scopi di culto a Dio e assistenza ai bisognosi. Bene, predispongo uno statuto, mi reco in cancelleria della curia e lo sottopongo all'esame della cancelleria. Dopo l'approvazione dello statuto da parte del vescovo, ricevo un foglio che afferma che la mia associazione è riconosciuta secondo i canoni x-y del CJC e da quel momento ho specifici diritti/doveri nei confronti della Chiesa locale: ad esempio devo sottoporre ad approvazione ogni modifica futura dello statuto, devo informare e attendere l'approvazione da parte della curia ad ogni cambio del presidente dell'associazione, devo presentare i bilanci annuali dell'associazione alla cancelleria e devolvere una percentuale alla curia, il vescovo, tramite suoi inviati, vigilerà sul mantenimento della Fede da parte della mia associazione et cetera; in cambio sono ufficialmente riconosciuto dalla chiesa locale, faccio parte della comunità cattolica locale, riceverò visite del vescovo, potrò ricevere l'assistenza spirituale di sacerdoti, la diocesi mi potrà assegnare un cappellano et cetera.
Fin qui, tutto bene. Poi contiamo che fra 50 anni, il nuovo presidente dell'associazione decida di modificare gli statuti in autonomia, senza richiedere l'approvazione al vescovo, decida di non informare più il vescovo dei cambi del consiglio direttivo dell'associazione, di non avere necessità della sua approvazione, di non dover più presentar ei bilanci a fine anno... ovviamente, visti tali cambiamenti, anche il vescovo non svolgerà più la sua funzione di sorveglianza e lascerà a sé quell'associazione. A questo punto, domanda secca: quell'associazione è la medesima associazione riconosciuta 100 anni prima, solo perché in un cassetto della scrivania il presidente ha il foglio di riconoscimento di 100 anni fa? Nicola mi risponderà di sì, io rispondo di no, per me quella associazione non fa più parte della chiesa locale e non è più riconosciuta, ma non perché ogni 100 anni deve farsi timbrare un foglio, ma perché non rispetta più quei doveri che nel foglio iniziale di riconoscimento erano previsti.
A me non interessano i timbri o le norme (o, almeno, non mi interessano per se stessi, ma per quello che tali timbri e norme determinano e rappresentano), ma il fatto che se non si hanno rapporti specifici con la Chiesa, universale o locale, non si può pretendere di essere un'associazione/ordine cattolico solo perché 1000 anni prima lo si era. Prendi l'Ordine dei Domenicani: non è che ogni 100 anni deve ricevere una nuova bolla papale di erezione o conferma, ma ha tutta una serie di obblighi per essere riconosciuto come ordine religioso (sorveglianza della congregazione per gli istituti di vita consacrata, approvazione dei nuovi superiori...): se domani decidesse di non dover più sottostare alle eventuali visite della congregazione o di non dover più comunicare a Roma la nomina del nuovo superiore generale o la modifica dell'ultimo statuto, secondo te rimarrebbe un ordine religioso della Chiesa cattolica solo perché ha la bolla del 1216 in un cassetto?
Inoltre, piccola battuta. Se io OGGI mi reco in diocesi, posso richiedere un elenco di tutte le associazioni riconosciute e sorvegliate dalla diocesi (sia quelle fondate 300 anni fa come la mia confraternita sia quelle approvate quest'anno); così come per gli ordini/congregazioni/istituti religiosi sia in diocesi sia presso la Santa Sede (vedasi annuario pontificio); così come per l'OESSG o lo SMOM ci sono documenti ufficiali della Santa Sede che li riconoscono, che li identificano che affermano la loro appartenenza alla Chiesa. Mi trovi un qualsiasi documento ufficiale della Chiesa locale o universale che riconosca da qualche parte uno dei vari ordini dinastici? Forse il San Michele dell'Ala, ovviamente come associazione di fedeli e non dal punto di vista cavalleresco. Gli altri? Ahhh, ma hanno la bolla di 1000 anni fa, quindi sono pienamente dentro la Chiesa, hai ragione. Ma anche i Domenicani hanno la bolla di 800 anni fa, eppure OGGI sono presenti nell'annuario pontificio ed in altri documenti della Chiesa, perché gli ordini dinastici no?