La questione degli Ordini sabaudi, direttamente o indirettamente, è stata più volte dibattuta in questo stesso Forum (vedi da ultimo:
http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?t=4090).
Nell’ambito di queste discussioni ho già avuto modo di ricordare l’attuale orientamento generale del MAE in merito alla non autorizzabilità degli ordini di Casa Savoia nel nostro Paese. Orientamento che, ovviamente, scaturisce dal “condizionamento” giuridico-amministrativo che le disposizioni di legge e della Costituzione repubblicana continuano a riflettere sulla questione (il che spiega perché gli ordini dinastici di altre case ex-sovrane della regione italica siano oggi considerati autorizzabili, mentre quelli sabaudi no).
Il tema specifico della discussione però, verte ora sull’opportunità o meno che un militare appartenente alle nostre Forze Armate possa accettare ed “usare” un’investitura cavalleresca in uno degli ordini dinastici sabaudi.
Per quanto riguarda l’accettazione, nessuna disposizione italiana vieta la possibilità che un qualsiasi cittadino riceva un’onorificenza o una distinzione di qualunque genere, sia essa nazionale, regionale, estera, non nazionale, privata, religiosa, ecc., ecc.
Ben diverso invece, è l’uso pubblico che poi se ne può fare. Ed è proprio qui che la normativa pone delle limitazioni, soprattutto per i militari che, oltre alle disposizioni generali di legge, devono rispettare anche i regolamenti interni sulla disciplina delle uniformi.
Il principio ispiratore di queste normative, a mio parere, è molto semplice, logico e “morale”, ossia evitare che un militare possa indossare sulla propria uniforme – che dovrebbe rappresentare una sorta di “specchio” nel quale si riflettono sia lo stato di servizio dell’individuo che le tradizioni dell’istituzione a cui appartiene - accanto alle proprie distinzioni nazionali (o comunque “riconosciute”), anche delle distinzioni che, per un motivo o per l’altro, non siano considerate “regolamentari”.
Al di là degli obblighi imposti dalle leggi in vigore e delle implicazioni che il giuramento di fedeltà può comportare per un nostro militare, rimane comunque da considerare nella questione in oggetto anche l’aspetto storico-politico che accompagnò nel nostro Paese il drammatico passaggio da un regime monarchico ad uno repubblicano, due forme istituzionali comunque antitetiche tra loro.
A partire dalla Rivoluzione Francese in molti Paesi europei si sono verificate analoghe situazioni e sono state diverse le dinastie reali che sono state detronizzate e poi sostituite, nel governo delle rispettive nazioni, da regimi repubblicani.
In nessuno di questi paesi sarebbe oggi possibile vedere un militare che indossa accanto ad un’onorificenza nazionale – repubblicana – anche un ordine appartenente alla rispettiva dinastia ex-regnante. Per fare un paio di esempi, sarebbe come se un militare francese indossasse accanto ad una Legion d’Onore una croce dell’Ordine Militare di S. Luigi, oppure un militare tedesco che indossi l’Ordine al Merito della Repubblica Federale accanto ad un prussiano Ordine dell’Aquila Rossa, o un militare greco che esponga contemporaneamente un Ordine della Fenice e un ordine di S. Giorgio e S. Costantino (ammesso che questi ordini siano ancora oggi conferiti dagli eredi di queste case ex-sovrane e ammesso che le rispettive normative nazionali ne consentano l’uso sull’uniforme).
Non va inoltre dimenticato un altro aspetto che accompagna la questione, ossia il fatto che la più volte citata legge 178/51 non pone unicamente delle limitazioni sulle modalità d’uso delle decorazioni ricevute dai cittadini italiani (art. 7), ma stabilisce anche delle precise limitazioni nei confronti dei soggetti conferenti (art. 8 ) , prevedendo per coloro che infrangono le regole non solo sanzioni pecuniarie, ma addirittura pene detentive.
Ciò nonostante non credo si possa affermare che la Repubblica abbia gestito dal dopoguerra ad oggi la questione relativa al conferimento e all’uso delle onorificenze cosiddette “non-nazionali” con eccessiva decisione e fermezza, sia nei confronti dei cittadini che le hanno ricevute e vogliono farne sfoggio, sia per i soggetti che le conferiscono e che, ovviamente, ambiscono al mantenimento dei titoli e dei privilegi dinastici della propria casata. Al contrario, direi che lo Stato ha sempre dimostrato in questo settore fin troppa indulgenza…
Il risultato è che l’Italia (insieme alla Germania) rimane probabilmente il Paese con il maggior numero di eredi di case ex-sovrane che continuano a conferire liberamente le proprie distinzioni dinastiche, ed i principali destinatari di queste onorificenze sono proprio i militari ed i rappresentanti delle forze dell’ordine, che mantengono – per ovvie ragioni di prestigio personale (nonché di punteggio nelle proprie note caratteristiche) – un alto interesse ad incrementare il proprio medagliere.
Stiamo parlando, badate bene, soltanto delle casate ex-sovrane più o meno legittimate, perché non mi pare il caso di accennare qui anche al problema della continua proliferazione nel nostro Paese e all’estero di falsi principi e gran maestri che stanno inflazionando l’offerta degli “onori” oggi disponibili a beneficio di chi – in buona fede o meno – se li va a cercare (o meglio a “comprare”…).
Quanto ai Savoia, ricordo che nessuno ha impedito o criticato l’organizzazione a Roma appena un anno fa del primo Capitolo dal dopoguerra dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Capitolo in occasione del quale centinaia di mantelli e decorazioni dell’Ordine (e di altri ordini della casata) hanno potuto liberamente essere ostentati nel corso della cerimonia (che comunque – va ricordato - si svolse all’interno di una basilica, e quindi teoricamente in territorio Vaticano…). E sono sicuro che molti di quei cavalieri (e Guardie d’Onore) erano dei militari…
Il sito web ufficiale dell’Esercito Italiano, nonché quello dei Carabinieri, continuano a mantenere nella tabella dei nastrini delle decorazioni indossabili sull’uniforme, anche quelli dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro, ma è risaputo che – a termini di legge – coloro che hanno ricevuto questa onorificenza prima dell’entrata in vigore della legge 178 del 1951 sono autorizzati ad usarla, escluso ogni diritto di precedenza nelle pubbliche cerimonie (art. 9). Mi domando quanti siano oggi i militari che ricevettero l’Ordine prima del 1951 e sono tuttora in servizio…
Del resto è risaputo che molti componenti delle forze armate e delle forze dell’ordine indossano tranquillamente sull’uniforme – nonostante i divieti - nastrini di ordini cavallereschi di dubbia origine, se non addirittura illegittimi (proprio coloro che invece dovrebbero perseguire questi illeciti…).
Come ricordato da Guido, sul sito ufficiale dei Savoia Aosta continua tranquillamente a rimanere esposta una foto del Duca delle Puglie in divisa della Marina Militare con il Collare dell’Ordine dell’Annunziata. Non avrà magari preso parte in quella tenuta alle attività ed alle riunioni del suo corso, ma quella foto esposta da anni pubblicamente sul web mi pare francamente un po’ fuori luogo…
In conclusione vorrei ricordare che, nonostante le disposizioni normative in vigore, i cittadini italiani che si preoccupano di inviare al MAE istanza di autorizzazione a fregiarsi di onorificenze “non nazionali”, sono certamente una minima parte rispetto al totale complessivo degli insigniti (sia per ignoranza della normativa in vigore che per semplice noncuranza).
A questo punto – in un panorama così incerto e confuso - credo che l’argomento sollevato in questo topic sia unicamente una questione di scelta individuale e di coscienza personale. Se un militare – nonostante le controindicazioni di legge, costituzionali e storico-politiche - vuole ottenere l’investitura in un ordine dinastico sabaudo è libero di farlo, ma dovrà sottostare alle limitazioni che la normativa repubblicana prescrive in materia, e farne un uso esclusivamente limitato al contesto interno dell’istituzione stessa.
Cordialmente,
Mario Volpe