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Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: sabato 1 agosto 2009, 19:20
da Cosimo Taurisano
Gentili amici del forum,
sarei grato se qualcuno di voi mi fornirebbe informazioni relative al blasone ecclesiastico di Sua Eminenza mons. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo Emerito di Palermo.
Anticipatamente vi ringrazio.

Cordiali Saluti,

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: sabato 1 agosto 2009, 19:37
da Tilius

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: sabato 1 agosto 2009, 19:51
da adj
La metà di sinistra placet.
Quella di destra diciamo placet iuxta modum. ;)

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: domenica 2 agosto 2009, 0:43
da Antonio Pompili
Potremmo aggiungere in nota che siccome S. Eminenza Rev.ma il Card. De Giorgi non esercita più potestà metropolitica e non fa più uso effettivo del pallio (pur non avendone perso il possesso nonostante la cessazione del suo ufficio arcivescovile), oggi il suo stemma dovrebbe esser utilizzato opportunamente senza pallio.

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: domenica 2 agosto 2009, 12:14
da Pasquale M. M. Onorati
Gentile don Antonio, grazie per la Sua precisazione, ma S. Em.za De Giorgi non dovrebbe conservare il pallio a titolo onorifico come arcivescovo emerito di Palermo? Cordialmente.

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: domenica 2 agosto 2009, 12:35
da Antonio Pompili
Pasquale M. M. Onorati ha scritto:Gentile don Antono, grazie per la Sua precisazione, ma S. Em.za De Giorgi non dovrebbe conservare il pallio a titolo onorifico come arcivescovo emerito di Palermo? Cordialmente.

Sì, certo. E' proprio questa la mia precisazione.
Pur conservando il pallio, che resta strettamente personale (nessun Metropolita potrebbe cederlo, ed esso deve essere sepolto con il suo possessore: can. 279 del cod. del 1917), un Arcivescovo Emerito, a partire dalla data della sua rinuncia (per raggiuti limiti di età o altri motivi) non ha più occasione di indossarlo. Questo sarebbe già un motivo sufficiente per non usare più il pallio nel proprio stemma arcivescovile. A questo dobbiamo aggiungere che un Arcivescovo Emerito di fatto non esercita più la potestà Arcivescovile, per l'esercizio della quale, d'altra parte, fu a suo tempo necessaria la ricezione del pallio (can 156 §1 del cod. del 1983). Perciò, anche se Roma non ha mai espressamente dichiarato se contestualmente alla rinuncia alla carica da parte di un Metropolita decada anche il suo diritto dell'uso araldico del pallio, possiamo ritenere come logica la cessazione di tale uso.

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: domenica 2 agosto 2009, 16:17
da Tilius
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Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: domenica 2 agosto 2009, 16:28
da Pasquale M. M. Onorati
Gentile don Antonio,
proprio per quanto detto da Lei, e cioè che il pallio è strettamente personale, al punto da venire sepolto con il suo possessore, un arcivescovo emerito può usare a vita nel suo stemma tale distinzione a titolo meramente onorifico anche per distinguersi da coloro che pur arcivescovi non sono mai stati metropoliti.
Inoltre, in mancanza di un pronunciamento della Santa Sede in materia nulla vieta agli ex metropoliti di continuare a usare questo "attributo" in araldica.
Cordialmente.

Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: domenica 2 agosto 2009, 19:47
da Tilius
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Re: Stemma Arcivescovo Emerito di Palermo

MessaggioInviato: lunedì 3 agosto 2009, 1:12
da Antonio Pompili
Pasquale M. M. Onorati ha scritto:Gentile don Antonio,
proprio per quanto detto da Lei, e cioè che il pallio è strettamente personale, al punto da venire sepolto con il suo possessore, un arcivescovo emerito può usare a vita nel suo stemma tale distinzione a titolo meramente onorifico anche per distinguersi da coloro che pur arcivescovi non sono mai stati metropoliti.
Inoltre, in mancanza di un pronunciamento della Santa Sede in materia nulla vieta agli ex metropoliti di continuare a usare questo "attributo" in araldica.
Cordialmente.

Caro Pasquale,
evidentemente laddove non c'è un pronunciamento legislativo, più di una possibilità, almeno in teoria, rimane aperta.
Quindi un Arcivescovo Emerito che abbia retto in passato una Sede Metropolitana, se nel presente facesse uso araldico del pallio, non potrebbe certo essere accusato di un uso "illecito". Ma ciò che rende un'insegna adatta all'uso araldico non è tanto il suo possesso, quanto l'effettiva possibilità di utilizzarla. Un Arcivescovo Emerito che abbia retto in passato una Arcidiocesi con giurisdizione metropolitica, di fatto nel presente non ha più occasione di usare il pallio. Inoltre, se prima dell'imposizione del pallio da parte del Romano Pontefice un Arcivescovo non può esercitare la sua potestà arcivescovile (non può ad esempio convocare il Consiglio dei Gerarchi, secondo il sopra citato can. 156 del CIC), è logico pensare che con la cessazione dell'esercizio di questa potestà (di cui il pallio indossato durante i pontificali era simbolo) debba cessare anche l'uso araldico dell'insegna.
Questa posizione non è solo la mia, ma anche del compianto Mons. Heim che, sia pure più sinteticamente, la esprime in L'Araldica nella Chiesa Cattolica. Origini, usi, legislazione, Città del Vaticano 2000, pp. 72-73.
Vorrei infine ricordare - per chiarire ulteriormente il pensiero che sopra ho esposto - che le regole stabilite nelle costituzioni apostoliche, nei decreti, motu propri e decisioni delle Congregazioni in materia di araldica, non costituiscono un sistema legislativo in grado di definire sempre e direttamente la varietà di usi araldici, in tutti i singoli casi e nei minimi dettagli. La maggior parte di questi decreti è stata prodotta alla luce di situazioni particolari, spesso per ristabilire l'ordine in un particolare momento di abusi e usurpazioni. Per questo quando non si hanno regole chiare e precise, è necessario consultare gli usi e le tradizioni (soprattutto della Curia romana), o compiere ragionamenti in base al diritto canonico e alla prassi liturgica, o, infine, dedurre prerogative araldiche per analogia da quelle di altri prelati circa le quali si hanno chiare dispozioni o usi consolidati.