nicolad72 ha scritto:Non sono prorpiamente un esperto di araldica, ma le corone, così come le associamo oggi, sono state codificate con l'unità d'italia... il fatto stesso che vi fossero delle corone di rango e delle corone di rango tollerate (differenti dalle prime) è indice che prima vigeva il principio paese che vai usanza che trovi...
Non mi stupisce il fatto che nel regno delle due sicilie lo stemma di un duca non sia timbrato sulla facciata del proprio palazzo (magari del 1600) da quella che oggi conosciamo come corona ducale o da una corona tollerata da duca...
però di più non so dire!
Da sottoscrivere in toto: è il succo del discorso e vale per elmi, corone, stili, etc.
Il concetto di un'araldica graniticamente normata e disciplinata con corone che sfuggirebbero ai regolamenti risultando "strane", "particolari", "sbagliate", "diverse", con perle in più o fioroni in meno, così come tutti gli altri dettagli, che fanno scorrere (inutili) fiumi d'inchiostro alla ricerca di chissà quale spiegazione di queste "stranezze", per la trattatistica più recente ed avveduta è ritenuto errato e anti-storico.
Lo si ripete fino allo sfinimento e lo si ripeterà ancora.
Ad esempio le norme della ex Consulta araldica che nel suo regolamento "tecnico-araldico" stabiliva forme e modi dell'araldica "italiana", talvolta con forzature che oggi apparirebbero molto discutibili per la scarsa sensibilità filologica che dimostrano, hanno avuto vigore di "legge" solo per quarant'anni dal 1905 al 1946/48.
Non possiamo giudicare stemmi del '7 o dell'800, stemmi del Trentino o della Puglia con il "manuale unico" della ex Consulta.
Estenderei il concetto di Nicola, oltre al "paese che vai", anche al "committente che trovi" e "all'artefice a cui ti rivolgi" naturalmente il tutto in base "all'epoca in cui vivi"

Saluti,
FJVT