Cari amici,
da una "mailing list" di genealogia italo-americana ho ricevuto poco fa un curioso messaggio mandato soprattutto allo scopo di far capire a una persona che uno stemma non è sempre un diritto "di famiglia". Eccone una libera traduzione.
Lo stemma portato dai cavalieri in battaglia non era quello del singolo cavaliere, bensì quello del suo sovrano. Un po’ come le uniformi militari oggi, individuava infatti chi faceva parte di un determinato esercito e non era dunque qualcosa di personale.
Facciamo l’ipotesi, un po’ scherzosa, che lo stemma del Duca di Volone sia una fetta rotonda di formaggio gialla (oro) su fondo rosso, e che lo stemma del Principe di Sciutto sia un coscio di maiale rosso su fondo bianco (argento). Se fossero in guerra gli uni contro gli altri, i Pro-Volone avrebbero tutti lo stemma Volone, mentre tutti i Pro-Sciutto avrebbe ovviamente quello di Sciutto.
Se il principe di Sciutto e il Duca di Volone si alleassero invece contro il conte di Pasto (il cui stemma potrebbe avere dei ravioli gialli su sfondo blu), gli Anti-Pasto, cioè le forze Pro-Volone e Pro-Sciutto potrebbero combinare i loro stemmi per esempio inquartandoli (Pro-Volone in alto a sinistra e in basso a destra e Pro-Sciutto in alto a destra e in basso a sinistra). Provolone e prosciutto non sono forse l'inizio di un buon antipasto?
Non è detto poi che ogni cavaliere debba necessariamente disporre di un proprio stemma. Vengono subito in mente alcuni esempi recenti, come Sir Paul McCartney e Sir Elton John, nominati cavalieri dalla Regina Elisabetta.
E ancora, colui al quale è stato concesso uno stemma può trasmetterlo ai suoi discendenti ma secondo alcune regole, come per esempio quella che favorisce il maschio primogenito. Se il re volesse concedere uno stemma al proprio calzolaio (una scarpa d’oro su fondo nero?) solo il primo figlio maschio del calzolaio avrebbe il diritto di ereditare lo stemma stesso.
Ciao a tutti!
Guido5

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molto... americano!