San Marco ha scritto:Cercando notizie di altro tipo ho trovato questo stemma quale appartenente a S.E. l' Arcivescovo di Trani-Barletta-Biseglie Mons. Giovanni Ricchiuti,
Per l'esattezza Mons. Ricchiuti è arcivescovo di Acerenza. (L'Arcivescovo di Trani-Barletta-Biscegli è Mons. Giovanni Battista Pichierri che ha uno stemma con l'agnello pasquale).
In verità più che uno stemma araldico, appena visto mi è sembrata una foto-cartolina.
Ce ne sono a mio avviso altri che danno molto di più questa impressione, caro San Marco. Questo, tutto sommato, ha un certo gusto araldico.
Per fortuna che è ben spiegato tutto altrimenti ogni uno di noi l' avrebbe interpretato secondo le proprie conoscenze.
Il monte - figura centrale - evoca i luoghi (dal Sinai all'Oreb, dal Tabor alle Beatitudini)su cui Dio ha vivelato se stesso (veritas) e i suoi sentimenti (misericordia). Il ramoscello d'olivo, posto sull'abisso (il mare) simboleggia la volntà di Dio di riconciliarsi con gli uomini (pax), attirandoli a sé attraverso un cammino di conversione (il sentiero) per renderli santi (iustitia). Lungo questo itinerario gli uomini hanno come guida Maria (la stella), certezza della loro speranza di raggiungere la meta.
Desidererei, se possibile, qualche osservazione.
Innanzitutto mi permetto di ringraziarti per gli spunti di riflessione che offri a tutti noi con questo argomento.
Ecco quindi un paio di osservazioni che mi sorgono immediatamente.
L'uso della simbologia negli stemmi ecclesiastici di nuova creazione (dunque non in stemmi di famiglia preesistenti utilizzati da un prelato con gli ornamenti propri della sua dignità, come più frequentemente si incontrava nel passato) ha senza dubbio uno spazio e un valore importantissimi. Ma direi due cose, al riguardo.
Innanzitutto anche uno stemma creato con l'intento di veicolare dei valori spirituali o dei messaggi teologici e pastorali è e resta essenzialmente espressione grafica di un nome. Dunque, anche laddove le figure possano essere scelte in numero e con una disposizione tali da render poco percepibile - senza una spiegazione di corredo - i vari significati simbolico-teologici, lo stemma in quanto tale avrà comunque assolto alla sua funzione essenziale.
Questo non toglie - ed è la mia seconda linea di riflessione - che gli stemmi (non solo ecclesiastici) più gradevoli siano senza dubbio quelli più semplici, più chiaramente leggibili, più "facili" da vedere nella loro unitaria impostazione grafica e, se possibile, maggiormente intuibili nel loro significato simbolico. Anche se alcune figure diffusissime, ormai - grazie al chiaro influsso nell'araldica ecclesiastica dell'arte cristiana e della tradizione spirituale della Chiesa - sono praticamente "consacrate" nel valore simbolico ad esse attribuito. Basti pensare alla stella che nella stragrande maggioranza dei casi viene assunta a simbolo mariano, o al libro come richiamo delle Sacre Scritture... Il che però rischia di portare a una certa ripetitività... Dunque ben vengano quegli stemmi in cui - come nel presente - c'è qualche elemento di opportuna originalità.