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Armi d'alleanza

MessaggioInviato: mercoledì 25 febbraio 2009, 12:12
da Zanetto
Cari amici,

proseguendo con le ricerche sulla mia famiglia, ho potuto notare come alcuni miei avi contrassero matrimonio con signore appartenenti a famiglie nobili o notabili del ferrarese. Cosa peraltro abbastanza normale in tutte le epoche quella di sposarsi con persone dello stesso status.
Mi domandavo se fosse proprio utilizzare armi d'allenza legando lo stemma della mia famiglia a quello delle mie antenate per preservarne la memoria storica.

Grazie

Re: Armi d'alleanza

MessaggioInviato: venerdì 27 febbraio 2009, 13:54
da MMT
In realtà sotto il Regno una qualsiasi modificazione dello stemma andava autorizzata dalla Consulta Araldica. Oggi chi vuol avere una sorta di autorizzazione si rivolge spesso al CNI, ma ricordiamo che tale istituto rimane nell'ambito nel privato. di conseguanza si è liberi di fare come meglio si crede per ampliare il proprio stemma.
Per altro esiste un metodo per mettere tutti gli stemmi delle antenate dirette ne proprio stemma, che è quello dell'arma di parentela: partendo dalla propria si possono riportare tutte quelle delle antenate in linea retta. Questa forma è molto usata nell'arandica inglese.

Re: Armi d'alleanza

MessaggioInviato: venerdì 27 febbraio 2009, 14:39
da Zanetto
E con quali regole gentile amico, ovvero come si costruisce?

Re: Armi d'alleanza

MessaggioInviato: venerdì 27 febbraio 2009, 14:53
da MMT
Le regole araldiche da seguire sono quelle della partizioni solite, di solito si preferisce l'inquartato e inquartando più quarti nei primi gran quarti... ma dipende molto da chi esegue il lavoro, come vuole strutturarlo.

Cordialmente
MMT

Re: Armi d'alleanza

MessaggioInviato: venerdì 27 febbraio 2009, 19:28
da FML
Zanetto ha scritto:Mi domandavo se fosse proprio utilizzare armi d'alleanza legando lo stemma della mia famiglia a quello delle mie antenate per preservarne la memoria storica.

A titolo di curiosità e sperando di proporre un argomento utile alla sua riflessione, gentile amico, le segnalo l'esempio araldico di un vescovo contemporaneo, Vittorio Ottaviani, nato nella piccola località di Rocca di Cambio (L'Aquila) sul finire del sec. XIX. Tale uomo di Chiesa, titolare di un'insegna araldica familiare, nel momento di doversi scegliere uno stemma a seguito della nomina episcopale, optò per uno scudo troncato da una fascia ridorra e vi fece figurare la predetta arma con quella ispirata allo stemma del cardinale Amico Agnifili (secc. XIV-XV), nativo nella vicinissima Rocca di Mezzo, lontano parente ed omonimo di sua nonna paterna.

Ferrante M.L.