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erebo55 ha scritto:I Vescovi e gli Alti Prelati trovano collocazione nel controverso mondo dell'Araldica? E' una curiosità sorta dal fatto che, almeno i Vescovi, possiedono un proprio stemma. Grazie.
si arriva in cielo
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QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 

si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:Cari tutti, e caro frate, la tua risposta, per alcuni versi comprensibile, si presta, a mio avviso, ad una serie di equivoci, soprattutto agli occhi di chi non sia esperto della disciplina che qui coltiviamo, che perciò credo utile chiarire.
In primo luogo credo sia bene evitare l’abbinamento stemma=nobiltà: mi pare che la storia della disciplina abbia da tempo acquisito la certezza che gli emblemi araldici furono assunti ed utilizzati da larghi strati della popolazione, compreso il “popolo”, nella più larga accezione del termine.
In secondo luogo, trovo incomprensibile l’uso del termine “ostracismo” in questo contesto: credo non sia necessario ricordare qui che l’Araldica è nata sugli scudi dei combattenti e che l’esercizio e il porto delle armi non era, e non è tipico del ceto ecclesiastico; a ciò mi pare si possa aggiungere che gli eventuali scudi degli ecclesiastici, ora, ma anche, almeno giuridicamente e formalmente, nel medioevo e in età moderna, non erano trasmissibili e dunque non araldici in senso proprio; mi par dunque ragionevole che, alle origini dell’Araldica, il ceto ecclesiastico non ne abbia assunto gli emblemi, e non certo per la malevolenza o l’ostracismo di qualcuno, ma per ragioni legate alle caratteristiche del sistema e del contesto storico in cui era nato; e del resto i singoli componenti del ceto ecclesiastico usarono essenzialmente, sino a tutta l’età moderna, le armi delle loro famiglie di origine… Un cordiale saluto. Silvia
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:Cari tutti, e caro frate, la tua risposta, per alcuni versi comprensibile, si presta, a mio avviso, ad una serie di equivoci, soprattutto agli occhi di chi non sia esperto della disciplina che qui coltiviamo, che perciò credo utile chiarire.
Cara Silvia, sono pienamente d'accordo con te: ci vuole qualche chiarimento in più, ovvero una espressione più chiara dei concetti anche e soprattutto per coloro che sono meno esperti di araldica.
In primo luogo credo sia bene evitare l’abbinamento stemma=nobiltà: mi pare che la storia della disciplina abbia da tempo acquisito la certezza che gli emblemi araldici furono assunti ed utilizzati da larghi strati della popolazione, compreso il “popolo”, nella più larga accezione del termine.
Vero! E' vero che gli stemmi di nobiltà laica (cui sopra faceva riferimento il nostro frate) in Italia a partire dal XIV secolo non sono la maggioranza. Solo nell'Italia meridionale ci sono più stemmi di nobiltà laica. Per il resto, sommando nelle città gli stemmi adottati da professionisti, artigiani e commercianti, questi risultano essere la maggioranza.
In secondo luogo, trovo incomprensibile l’uso del termine “ostracismo” in questo contesto: credo non sia necessario ricordare qui che l’Araldica è nata sugli scudi dei combattenti e che l’esercizio e il porto delle armi non era, e non è tipico del ceto ecclesiastico;
Ancora una volta sono d'accordo con te, cara Silvia. Senza dubbio in questo risiede uno dei motivi per cui inizialmente il sistema araldico fu guardato con diffidenza (forse è meglio parlare in questi termini che non di "ostracismo") dagli esponenti della Chiesa.
Anche se a questa osservazione aggiungerei una considerazione più ampia riguardo l'araldica delle origini e il rapporto della Chiesa con essa. Permettete che citi a questo riguardo le illuminanti parole del Pastoureau. Egli afferma: "L'araldica delle origini appare come il prodotto della combinazione in un solo sistema - sociale e tecnico insieme - di una triplice emblematica anteriore: individuale, familiare e feudale. Il sistema così creato si è interamente elaborato al di fuori dell'influenza della Chiesa, cosa pienamente sottolineata, sin dagli inizi, dall'utilizzo della lingua volgare per descrivere le arme" (Medioevo simbolico, Bari 2007, p. 199). La Chiesa, "all'inizio diffidente verso questo sistema di segni elaborato interamente al di fuori della sua influenza, vi si introduce progressivamente" (ib, pp. 201-202). E, come è noto, sarà innanzitutto per la loro utilità come sigillo che gli stemmi cominciarono ad essere utilizzati e apprezzati nella Chiesa.
a ciò mi pare si possa aggiungere che gli eventuali scudi degli ecclesiastici, ora, ma anche, almeno giuridicamente e formalmente, nel medioevo e in età moderna, non erano trasmissibili e dunque non araldici in senso proprio;
Su questo punto cara Silvia mi permetto invece di dissentire. Ma già abbiamo avuto modo di confrontarci su questo in altro topic. Vorrei solo limitarmi a ribadire che ciò che rende uno stemma araldico è la sua natura di rappresentazione grafica del nome. Poi, per quanto riguarda gli stemmi ecclesiastici di recente generazione, questi sono anche rappresentazione grafica dei propri valori spirituali e del proprio programma pastorale (il che poi sempre al “nome” è riconducibile). La trasmissibilità non è a mio avviso determinante per rendere uno stemma "araldico in senso proprio". Senza togliere che dei casi di trasmissione ci sono anche per stemmi ecclesiastici: basti pensare all'uso (molto comune in passato) dell'arma del pontefice o di sue parti nello stemma dei cardinali; o all'uso di alcuni vescovi di parti dello stemma dei propri vescovi consacranti, ecc.
mi par dunque ragionevole che, alle origini dell’Araldica, il ceto ecclesiastico non ne abbia assunto gli emblemi, e non certo per la malevolenza o l’ostracismo di qualcuno, ma per ragioni legate alle caratteristiche del sistema e del contesto storico in cui era nato; e del resto i singoli componenti del ceto ecclesiastico usarono essenzialmente, sino a tutta l’età moderna, le armi delle loro famiglie di origine… Un cordiale saluto. Silvia
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Sigillum1 ha scritto:ricordo sigilli vescovili, francesi, recanti veri e propri scudi di famiglia con inserimento di pastorale (all'interno), e di epoche remotissime, i primordi del sistema, ma, mi pare, velocemente scomparsi dallo scudo, e posizionati al di fuori di esso.
Sì, certamente. I primissimi stemmi di ecclesiastici erano costituiti dalla sola arma di famiglia, senza ornamenti indicanti dignità. Questi fecero inizialmente la loro comparsa spesso all'interno dello scudo (vale per il pastorale, ma anche per la croce, o il galero, ecc), per trovar presto una più felice collocazione come ornamenti esterni.
Interessante ancora, e forse di questo voi sapete ben più di me, sarebbe una una ricerca sulla produzione, sino alla fine dell'età moderna, di scudi ex novo (di concessione, ad esempio) da parte di ecclesiastici che non ne possedevano. Ne sapete? Ci sono esempi?
Sono d'accordo con te, cara Silvia. Sarebbe una ricerca interessantissima. Magari condotta a livelli regionali.
Esempi di stemmi creati ex-novo fino a prima della fine dell'età moderna ce ne sono. Non sono frequenti ma ce ne sono. E non solo casi in cui uno stemma di invenzione doveva supplire all'assenza di un proprio stemma di famiglia. Ci sono anche casi di prelati che pur possedendo uno stemma di famiglia preferivano far uso comunque di uno stemma creato ex-novo. Un caso che ho scoperto recentemente è quello di Philip Repyngton, creato Cardinale presbitero del titolo dei Santi Nereo e Achilleo il 18 settembre del 1408 da papa Gregorio XII, il quale, nonostante provenisse da una famiglia che utilizzava un suo stemma, adottò un'arma innalzante una Croce circondata dai simboli della Passione.
L'esempio è riportato nel bel libro di Mark Turnham Elvins, Cardinals and Heraldry, London 1988, pp. 71-72.
Un cordiale saluto a te
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