Per curiosità riporto la storia dei Paternò tratta dal Mango nel suo Nobiliario di Sicilia:
Paternò.
Si vuole che la famiglia Paternò discenda dagli antichi signori di Embrun e che sia stata portata in Sicilia da un Roberto ai tempi del conte Ruggero. Non è possibile, per l’economia del nosro lavoro, dire di questa famiglia in quella larga misura che sarebbe richiesta dalle sue illustrazioni; dobbiamo quindi contentarci di dire brevemente dei suoi possedimenti feudali e di accennare ai principali personaggi di essa. Possedette i principati di Biscari, di Sperlinga; le ducee di Carcaci, Furnari, Palazzo, Paternò, Rocca Romana; i marchesati di Capizzi, S. Giuliano, Manchi, Sessa Toscano e le baronie di S. Alessi, Aragona, Cuba e Sparacogna, Alzacuda, Baglia e dogana di Milazzo, Baldi, Belmonte, Bicocca, Bidani, Biscari, Burgio, Capizzi, Castania, Cuchara, Cugno, Donna fugata, Gallitano, Gatta, Graneri, Imbaccari e Mirabella, Manchi di Belici, Manganelli di Catania, Marianopoli, Mirabella, Motta Camastra, Murgo, Officio di Mastro Notaro della Corte Capitaniale di Catania, Oxino, Placabaiana, Poiura, Porta di Randazzo, Pollicarini, Raddusa e Destri, Ramione, Salsetta, San Giuliano, Scala, Sciortavilla, Solazzi, Spedalotto, Terza parte della dogana di Catania, Toscano e Mandrile ecc. ecc. Tra i moltissimi individui, che illustrarono i diversi rami di questa famiglia (principi di Biscari, principi di Sperlinga Manganelli, duchi di Carcaci, marchesi di S. Giuliano, marchesi di Sessa, ecc. dei quali rami ci riesce impossibile dire distintamente, notiamo un Roberto signore di Buccheri; un Costantino (figlio del precedente) conte di Buccheri e di Partanna nel 1168; un Arrigo pretore di Palermo nel 1377-78; un Giovanni vicario generale in Siracusa nel 1393, gran camerario e reggente del Real Patrimonio e maestro razionale del Regno nel 1397; un Nicolò secreto e maestro procuratore di Catania nel 1398 e nel 1409; un Gualtiero, dottore in leggi, giudice della Gran Corte, consigliere regio nel 1409, ambasciatore al pontefice Martino V; un Benedetto senatore di Catania negli anni 1413-14, 1414-15, 1416-17, 1419-20-21, 1426-27; un Andrea Paternò e Castello senatore di Catania nel 1417-18, capitano di giustizia nell’anno 1425-26; un Antonio capitano di giustizia di detta città nel 1475-76; un Giovanni, paggio del Re, castellano del castello vecchio di Noto nel 1445; un Pietro, barone d’Aragona, patrizio di Catania negli anni 1454 e seguenti e strategoto di Messina negli anni 1449-50, 1467 a 1469; un Gurretta capitano di giustizia di Caltagirone nell’anno 1448-49; un Marco senatore di Palermo nel 1472-73; un Giovanni capitano di giustizia di Catania nell’anno 1495-96; un altro Giovanni capitano di giustizia di detta città nel 1550-51 e patrizio negli anni 1551-52, 1562-63, 1569-70; un Francesco capitano di giustizia nel 1498-99, 1506-7, patrizio nel 1500-501 ; un Alvaro patrizio negli anni 1499-500, 1505-6, 1512-13; un Sigismondo patrizio di Catania negli anni 1508-9, 1514-15, 1518-19; un Giovanni vescovo di Malta ed arcivescovo di Palermo nell’anno 1489 e presidente del regno negli anni 1494, 1506, 1509; un Luigi patrizio di Catania negli anni 1504-5, 1513-14, 1520-21: un Giovan Tommaso, giudice della Gran Corte nel 1510; un Giovan Francesco, barone di Raddusa, capitano di giustizia di Catania nel 1516-17; un Artale capitano di giustizia di Caltagirone nel 1537-38; un Baldassare capitano di giustizia di Catania nel 1547-48; un Giovanni, del fu Girolamo, patrizio di Catania nel 1554-55; un Girolamo Paternò, barone di Ramione, giurato di 1718-19, 1723-24, capitano di giustizia nell’anno 1721-22 e senatore nel 1725-26; un Giuseppe Maria Paternò Asmundo, aggregato alla mastra nobile di Catania a 8 luglio 1716 (con semplice annotazione per avere adottato il cognome di Asmundo e assunto le armi della famiglia di Consalvo Asmundo marchese di S. Giuliano), che fu giudice della Gran Corte Criminale nel 1730, 1736, della Corte Civile nel 1732, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel 1743, della Gran Corte nel 1748, presidente del Concistoro nel 1751, del Patrimonio nel 1761 e della Gran Corte nel 1770, ecc. e, con privilegio dato nel mese di luglio del 1756 esecutoriato a 28 dello stesso mese ed anno, ottenne il titolo di marchese, che, con privilegio del 28 novembre 1756, potè incardinare al predicato di Sessa; un Vincenzo Paternò e Castello, duca di Carcaci, ambasciatore del Senato di Catania a Vittorio Amedeo di Savoia, vicario generale del regno nel 1743; un Francesco Paternò e Colonna patrizio di Catania nel 1724-25; un Vincenzo Paternò e Trigona, barone di Raddusa, capitano di giustizia di detta città nel 1725-26; un Giuseppe Paternò e Riccioli, che tenne la stessa carica nell’anno 1726-27; un Benedetto Paternò Asmundo patrizio di Catania nel 1729-30; un Francesco Paternò e Amico, capitano di giustizia nel 1730-31 e patrizio nel 1736-37; un Orazio Paternò e Castello, marchese di S. Giuliano, capitano di giustizia di Catania nel 1732-33 e patrizio nel 1738-39; un Vincenzo Paternò Asmundo capitano di giustizia di Catania nel 1734-35; un Francesco Maria giudice della Gran Corte Civile negli anni 1735-36, 1747-48; un Mario Concetto Paternò Castello, duca di Carcaci, capitano di giustizia di Catania nel 1737-38 e patrizio nel 1741-42; un Luigi giudice della Gran Corte Criminale nell’anno 1739-40 e della Gran Corte Civile nel 1753-54; un Mario Paternò e Castello, barone di S. Alessi, capitano di giustizia di Catania nel 1740-41; un Antonio Alvaro Paternò, barone di Manganelli, patrizio di Catania nel 1742-43; un Diego Paternò e Castelli, barone di S. Alessi, acatapano nobile di Catania nel 1743-44; un Giacomo Paternò e Scammacca, capitano di giustizia nel 1749-50 e patrizio nel 1752-53; un Ignazio Paternò e Castello, principe di Biscari, archeologo e letterato, che fondò in Catania l’accademia dei pastori Etnei e fu investito di Alminusa nel 1750; un Michele Paternò e Castello, barone di Bicocca, capitano di giustizia di Catania nel 1755-56 e patrizio nel 1758-59; un Francesco Maria Paternò, barone di Raddusa, giudice della Gran Corte Criminale negli anni 1758-59-60; un Giovan Battista, cavaliere di Malta, giudice della Gran Corte nel 1760, avvocato fiscale di detto tribunale nel 1766, del Real Patrimonio nel 1772, maestro razionale nel 1775, presidente del Concistoro nel 1779, della Gran Corte nel 1787, deputato del Regno nel 1786-1790; un Antonio giudice della Gran Corte nel 1764; un Antonino, marchese di San Giuliano, capitano di giustizia in Catania nel 1763 e patrizio nel 1768; un Vincenzo Paternò Castello e Rizzari sindaco di Catania nel 1765 e capitano di giustizia in detta città nel 1770; un Giuseppe Maria Paternò e Tedeschi, duca di Furnari, capitano di giustizia di Catania nel 1766, 1784; un Consalvo, secondo Marchese di Sessa, governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1771, 1775-76, 1780-81, 1783, senatore di Palermo nel 1783, cavaliere di Malta nell’anno 1771; un Gioacchino, barone di Sigona, senatore di Catania nel 1775-76, che a 25 febbraro 1775 fu riconosciuto regio cavaliere, come discendente da Orazio Paternò Castello, barone di Biscari; un Santo, cavaliere di Malta, giudice della Gran Corte Civile nell’anno 1788 e rettore dell’opera di Navarro in Palermo nel 1784; un Giovan Battista Paternò e Asmundo reggente in Napoli, presidente del Concistoro nel 1780; un Vincenzo Paternò Tedeschi, duca di Furnari, patrizio di Catania nel 1787-88 e 1791, senatore negli anni 1790, 1795, 1797; un Antonio, principe di Manganelli, duca del Palazzo, senatore di Palermo nel 1788-89; un Francesco Paternò Castello e Tedeschi proconservatore di Catania negli anni 1788-89, 1793, 1798, 1089; un barone Michele senatore di Catania nel 1798-99; un Vincenzo Paternò Castello e Morso, principe di Biscari, gentiluomo di camera nell’anno 1797; un Giovanni Francesco Paternò e Morso (fratello del precedente), regio custode delle antichità di Sicilia del Val di Noto e cavaliere Costantiniano; un Mario Paternò e Castello, barone di S. Alessi, senatore di Catania nel 1812 e 1813 ecc. ecc. Oggi la famiglia è degnamente rappresentata, tra gli altri, da Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano e di Capizzi, ecc., già deputato al parlamento nazionale, ambasciatore di S.M. il Re d’Italia presso la Corte d’Inghilterra, ecc. ecc., senatore del Regno e ministro segretario di Stato per gli Affari Esteri, e da una delle più fulgide stelle del campo scientifico internazionale, decoro ed illustrazione del nome italico, dal primo chimico d’Italia, Emanuele Paternò (Asmundo Paternò) dei marchesi di Sessa, già sindaco di Palermo, ecc., professore di chimica nella R. Università di Roma, presidente del Consiglio Provinciale di Palermo, senatore del Regno e vice presidente del Senato, cavaliere dell’ordine Civile di Savoia, ecc. ecc. che, con Real Decreto di motu proprio del 2 marzo 1911, susseguito da RR. LL. PP. del 27 aprile dello stesso anno, ottenne la concessione del titolo di marchese, trasmissibile ai suoi discendenti maschi da maschi, in linea e per ordine di progenitura.Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, colla banda d’azzurro attraversante (marchesi del Toscano, principi di Sperlinga Manganelli, baroni di Donnafugata). Di rosso, a quattro pali d’oro, colla banda d’azzurro attraversante (Paternò del Cugno).Semipartito e troncato; al 1° d’oro a quattro pali di rosso, colla banda d’argento attraversante (Paternò); al 2° d’azzurro, al castello di tre torri d’oro (Castello); al 3° d’azzurro, a tre sbarre accompagnate da sei bisanti disposti 3, 2 fra le sbarre ed una nell’angolo sinistro della punta, il tutto d’oro (Guttadauro) (duchi di Paternò).Partito di Paternò, ch’è d’oro a quattro pali di rosso, alla banda d’azzurro attraversante, e di Castello, ch’è d’azzurro al castello di tre torri, d’argento (principi di Biscari).Partito di Paternò, che è d’oro a quattro pali di rosso, colla banda d’azzurro, attraversante; e di Castello, che è d’azzurro al castello d’oro torricellato di tre pezzi, fondato sulla pianura erbosa al naturale (marchesi di S. Giuliano, duchi di Carcaci).