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Stemma di prelato

MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2008, 17:12
da L.M.E Bagnoli
Ciao a tutti,
ho bisogno del vostro parere in merito ad uno stemma, che compare al centro di una alzata, in ceramica faentina, del XVIII° secolo, conservata presso il Museo Medievale di Bologna, pubblicata in “Ceramiche occidentali del Museo Medievale di Bologna”, di Carmen Ravanelli Guidotti, Bologna 1985.
L'autrice non ha attribuito l'arma, presente sul manufatto, ad alcuna famiglia, mentre parlando del cappello ecclesiastico, lo ha definito cardinalizio.
Lo stemma l'ho riferito alla mia famiglia, i Bagnoli, che alzano un troncato d'azzurro a tre stelle d'oro di 6 raggi disposte in fascia e di rosso a 3 bande d'argento; per quel che riguarda il cappello prelatizio, le 6 nappe per parte possono indicare un vescovo, un abate, un arciprete, o alcuni prelati onorifici.
Nella storia della mia famiglia, nel periodo cui fa riferimento la ceramica in questione, vi sono tre personaggi ai quali potrebbe essere appartenuta:
- Giovanni Battista, cappellano arcipretale della Pieve di S. Pietro in Silvis di Bagnacavallo, rettore beneficiato della Cappellania Bagnoli;
- Lodovico, fratello del precedente, canonico del corno sinistro di S. Michele di Bagnacavallo, rettore beneficiato della Cappellania Bagnoli;
- Domenico, canonico di S. Michele di Bagnacavallo.
Vi chiedo:
- da quando il cappello prelatizio cessò di essere prerogativa esclusiva dei cardinali, e fu assegnato, con differenza di nappe e colori, a tutte le dignità ecclesiastiche?
- in alcuni documenti dell'epoca tutti e tre i personaggi sono appellati abati: la carica di rettore di un beneficio ecclesiastico, od un canonicato, attribuivano tale dignità, oppure erano a quei tempi funzioni equiparate?
- infine, secondo voi, può essere confermata la mia attribuzione alla famiglia Bagnoli?

Di seguito le riproduzioni dell'oggetto in questione.
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Un saluto,
Luca Bagnoli

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2008, 17:44
da Antonio Pompili
L.M.E Bagnoli ha scritto:Ciao a tutti,
ho bisogno del vostro parere in merito ad uno stemma, che compare al centro di una alzata, in ceramica faentina, del XVIII° secolo, conservata presso il Museo Medievale di Bologna, pubblicata in “Ceramiche occidentali del Museo Medievale di Bologna”, di Carmen Ravanelli Guidotti, Bologna 1985.
L'autrice non ha attribuito l'arma, presente sul manufatto, ad alcuna famiglia, mentre parlando del cappello ecclesiastico, lo ha definito cardinalizio.
Lo stemma l'ho riferito alla mia famiglia, i Bagnoli, che alzano un troncato d'azzurro a tre stelle d'oro di 6 raggi disposte in fascia e di rosso a 3 bande d'argento; per quel che riguarda il cappello prelatizio, le 6 nappe per parte possono indicare un vescovo, un abate, un arciprete, o alcuni prelati onorifici.

Credo tu abbia postato delle immagini che non riesco purtroppo a visualizzare. Ma se il cappello fosse rosso con fiocchi dello stesso, nessun dubbio! Si tratterebbe di un galero cardinalizio indipendentemente dal numero dei fiocchi. Tuttavia - nel caso non fosse possibile determinare il colore del cappello con certezza - resterebbe da valutare la possibilità di attribuzione a uno dei personaggi da te di seguito indicati.

Nella storia della mia famiglia, nel periodo cui fa riferimento la ceramica in questione, vi sono tre personaggi ai quali potrebbe essere appartenuta:
- Giovanni Battista, cappellano arcipretale della Pieve di S. Pietro in Silvis di Bagnacavallo, rettore beneficiato della Cappellania Bagnoli;
- Lodovico, fratello del precedente, canonico del corno sinistro di S. Michele di Bagnacavallo, rettore beneficiato della Cappellania Bagnoli;
- Domenico, canonico di S. Michele di Bagnacavallo.
Vi chiedo:
- da quando il cappello prelatizio cessò di essere prerogativa esclusiva dei cardinali, e fu assegnato, con differenza di nappe e colori, a tutte le dignità ecclesiastiche?

Di fatto le prime apparizioni del cappello come timbro degli scudi ecclesiastici si ritrovano agli inizi del XIV secolo, in Italia, in stemmi cardinalizi. Ma nello stesso secolo, verso la fine, cominciarono a comparire cappelli neri utilizzati da prelati della curia romana, ad imitazione di quanto avveniva per i cardinali. Nel secolo successivo i cappelli prelatizi verdi cominceranno a essere usati dai vescovi in luogo della mitria.

- in alcuni documenti dell'epoca tutti e tre i personaggi sono appellati abati: la carica di rettore di un beneficio ecclesiastico, od un canonicato, attribuivano tale dignità, oppure erano a quei tempi funzioni equiparate?

Penserei piuttosto che in questi personaggi le cariche fossero cumulate.

- infine, secondo voi, può essere confermata la mia attribuzione alla famiglia Bagnoli?

Su questo la mia risposta si muoverebbe con minor certezza.

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2008, 18:31
da L.M.E Bagnoli
Credo tu abbia postato delle immagini che non riesco purtroppo a visualizzare. Ma se il cappello fosse rosso con fiocchi dello stesso, nessun dubbio! Si tratterebbe di un galero cardinalizio indipendentemente dal numero dei fiocchi. Ma a partire da quanto dici in seguito escluderei questa possibilità.


Avevo spostato le immagini in un'altra cartella remota, per cui non erano più visualizzate: ora dovrebbero essere ok.

- in alcuni documenti dell'epoca tutti e tre i personaggi sono appellati abati: la carica di rettore di un beneficio ecclesiastico, od un canonicato, attribuivano tale dignità, oppure erano a quei tempi funzioni equiparate?

Penserei piuttosto che in questi personaggi le cariche fossero cumulate.


Sì, in questo caso più cariche erano cumulate; ma la mia domanda era se l'incarico di rettore o di canonico, poteva dare luogo all'attribuzione del titolo di abate, con relative nappe (6 per lato), oppure se tale titolo era un onorifico concesso a parte: in questo caso, nonostante abbia vagliato un numero importante di documenti in curia, non ho trovato alcun atto di nomina, mentre per gli altri incarichi ho reperito atti di nomina, rescritti, presentazioni.

Grazie per il contributo,
Luca Bagnoli

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2008, 19:36
da Antonio Pompili
L.M.E Bagnoli ha scritto:Sì, in questo caso più cariche erano cumulate; ma la mia domanda era se l'incarico di rettore o di canonico, poteva dare luogo all'attribuzione del titolo di abate, con relative nappe (6 per lato), oppure se tale titolo era un onorifico concesso a parte: in questo caso, nonostante abbia vagliato un numero importante di documenti in curia, non ho trovato alcun atto di nomina, mentre per gli altri incarichi ho reperito atti di nomina, rescritti, presentazioni.

Di fatto, accanto agli abati che esercitavano i doveri del loro ufficio esistono gli "abati titolari" che detenendo il titolo di un'abbazia distrutta o soppressa, non esercitano alcuna funzione di un abate, e non hanno sotto di sè alcun monaco appartenente al monastero di cui detengono il titolo. Accanto ad essi ci sono gli "abati secolari", dei chierici che pur non essendo membri professi di alcun ordine monastico possiedono un titolo abbaziale come beneficio ecclesiastico. Può darsi dunque il caso di un abate secolare che detenesse in una cattedrale la dignità principale e il diritto di precedenza nel coro e nelle riunioni. Potrebbe esser il caso dei tre chierici da te menzionati. Ma, se ben vedo da quanto scrivi, i tre chierici da alcuni documenti appaiono con il titolo di "Abate", e tuttavia non sono accumunati tutti dall'esercizio di un determinato ufficio. Quindi resta qualche perplessità circa l'effettivo valore di quel titolo. Forse, la presenza del cappello da prelato (sei nappe per lato, il tutto [si direbbe] di nero) potrebbe spiegarsi in relazione a qualche privilegio concesso al capitolo canonicale di appartenenza di uno dei suddetti chierici. Magari potremmo essere davanti a un protonotario apostolico onorario.

Grazie per il contributo,

Spero possa esser utile anche quanto ho aggiunto ora. :wink:

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2008, 21:06
da Guido5
Caro Luca,
aggiungo anch'io qualche considerazione pronta da un paio d'ore ma che non ho potuto mandare prima per un "blackout" elettrico. Andiamo per esclusione: la mancanza della croce (oltre che della mitra e del pastorale, ornamenti esterni vietati con l’Istruzione “Ut sive sollicite” del 31 marzo 1969) ci permette di dire che non si tratta di uno stemma vescovile come il numero dei fiocchi potrebbe far pensare. Sei fiocchi per lato erano propri anche di protonotari apostolici, prelati d’onore e cappellani di Sua Santità, ma l’assenza di colore impedisce di distinguere. Bisogna aggiungere però che – come scriveva mons. Heim – la Chiesa ha avuto che fare “con l’appetito di privilegi di vario genere da parte di Capitoli ecclesiastici di tutto il mondo” alcuni dei quali hanno ottenuto per i propri canonici i sei fiocchi invece dei tre normali.
Un controllo “in loco” dunque non guasterebbe e l’accertamento del privilegio deporrebbe in favore della tua tesi. Non sono in grado invece di pronunciarmi su che importanza abbiano, in senso contrario, le tre stelle male ordinate anziché poste in fascia.

Ciao a tutti!
Guido5

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: martedì 28 ottobre 2008, 22:05
da Antonio Pompili
Guido5 ha scritto:Caro Luca,
aggiungo anch'io qualche considerazione pronta da un paio d'ore ma che non ho potuto mandare prima per un "blackout" elettrico. Andiamo per esclusione: la mancanza della croce (oltre che della mitra e del pastorale, ornamenti esterni vietati con l’Istruzione “Ut sive sollicite” del 31 marzo 1969) ci permette di dire che non si tratta di uno stemma vescovile come il numero dei fiocchi potrebbe far pensare.

Una osservazione degna di nota la tua, caro Guido. Ma dobbiamo fare delle precisazioni. Per patriarchi e arcivescovi la croce comincerà a comparire verso la metà del XIV secolo (un po' prima in Italia); poi nel XVI secolo la croce sarà doppia per primati e patriarchi a distinzione degli arcivescovi. Ma perchè l'uso della croce (semplice) diventi abituale per i vescovi dovremmo aspettare molto tempo. Nel XVIII secolo, epoca indicata come quella di produzione del manufatto, la prassi era tutt'altro che consolidata. Chi ha partecipato alla recente Visita Araldica guidata a Gerace lo ha potuto vedere. E' il caso ad esempio dello stemma di Mons. Cesare Rossi (1750-1755) che mi permetto di postare sia in versione lapidea che nella versione di raffinato ricamo su piviale.
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Per cui molte possibilità restano ancora aperte.
A giudicare dalla tinta più scura del cappello e relativi fiocchi rispetto allo scudo e alle sue figure, sarei portato a pensare di più a un cappello nero. Per questo penserei, come sopra accennavo, come molto probabile l'attribuzione a un protonotario, forse onorario o titolare. Molti capitoli di canonici avevano ottenuto il privilegio di protonotari apostolici onorari. Anche se solo a partire dal pontificato di Pio VIII (siamo nel 1818, dunque in tempi posteriori al manufatto) ai protonotari apostolici onorari o titolari (prelati extra Urbem) verrà esplicitamente imposto l'uso di un cappello nero che si differenziasse dal cappello paonazzo utilizzato dai prelati della curia romana. Fermo restando che all'inizio per i protonotari il cappello era, come sopra ho ricordato, sempre e comunque nero (a differenza di quello cardinalizio).
Sono pienamente d'accordo con te, invece, circa l'opportunità di una visita in loco per l'accertamento della presenza di un privilegio che, giustificando la presenza di un cappello con sei nappe per uno dei chierici menzionati da Luca, dia un appoggio alla sua ipotesi.

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: mercoledì 29 ottobre 2008, 0:12
da FML
L.M.E Bagnoli ha scritto:da quando il cappello prelatizio cessò di essere prerogativa esclusiva dei cardinali, e fu assegnato, con differenza di nappe e colori, a tutte le dignità ecclesiastiche?

Gentile Luca Bagnoli,
i primi riscontri materiali dell'uso araldico del galero (o cappello prelatizio) da parte di ecclesiastici con dignità diverse da quella cardinalizia si hanno a partire dalla fine del secolo XVI.
Tale novità fu ispirata con tutta probabilità (nessun autore ne parla, infatti, con certezza) dalle varie riforme promosse dal Concilio di Trento (1545-1563).

Ferrante

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: mercoledì 29 ottobre 2008, 1:36
da Antonio Pompili
Zaccheo ha scritto:(omis.) i primi riscontri materiali dell'uso araldico del galero (o cappello prelatizio) da parte di ecclesiastici con dignità diverse da quella cardinalizia si hanno a partire dalla fine del secolo XVI.
Tale novità fu ispirata con tutta probabilità (nessun autore ne parla, infatti, con certezza) dalla riforma liturgica promossa dal Concilio di Trento (1545-1563).

Caro Ferrante, scusami la franchezza... Ma non so a quali autori ti riferisca (qui e in altri topic) per parlare di una simile datazione.
L'uso del cappello da parte dei prelati non insigniti di dignità cardinalizia è di gran lunga anteriore alla fine del XVI secolo, ed è anche di molto precedente al Concilio tridentino.
Sostengono questo autori di livello nell'ambito dello studio dell'araldica ecclesiastica, come Barbier de Montault nell'articolo "Des armoiries ecclésiastiques d'apres le droit commun" (comparso sul Giornale Araldico del 1877/78) o John Woodward nel suo Ecclesiastical Heraldry. Anche Mons Heim, che pure non parla di datazioni (neanche orientative) a riguardo, lascia comunque intendere che un uso del cappello simile a quello dei cardinali cominciò abbastanza presto per i protonotari apostolici, e a questo, in Italia, fece presto seguito l'uso di cappelli ecclesiastici da parte di arcivescovi e vescovi. Anche Michel Pastoureau nel suo Traité d'Héraldique parla di datazioni precedenti a Trento (in pratica corrispondenti a quelle che segnalavo io sopra).
Ma, a parte le dichiarazioni - sia pure documentate - di grandi autori a riguardo, basta andare alle fonti per avere idee chiare in proposito. Anche a Roma non mancano evidenti testimonianze.
Mi permetto qui però di postare l'immagine di un documento perugino, comunque relativo al primo quarto del secolo XVI.

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Siamo nel 1525. In questa decorazione conservata presso l'Archivio storico del Comune di Perugia troviamo quattro scudi accartocciati con gli stemmi di papa Clemente VII in alto al centro, accostato dallo stemma di un cardinale (il cardinale legato Silvio Passerini di Cortona) e dallo stemma della Città. Sotto, lo stemma di un altro ecclesiastico, probabilmente il vicelegato Francesco Pitta.
Certamente dalla fine del XVI secolo l'uso dei cappelli prelatizi si diffuse ancora di più come timbro per gli scudi degli ecclesiastici diversi dai cardinali. Ma aveva di fatto cominciato a diffondersi da molto prima, soprattutto in Italia.

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: mercoledì 29 ottobre 2008, 10:00
da FML
Caro Antonio,
l'uso di cappelli prelatizi da parte di dignità ecclesiastiche differenti dai cardinali fu certamente di molto anteriore al Concilio di Trento e allo stesso secolo XVI. Ciò per quanto concerne l'uso materiale. Per quello che riguarda l'utilizzo araldico, gli stessi autori citati si mantengono tutti su datazioni di massima, menzionando come esempi alcuni sporadici riscontri...che, siamo perfettamente d'accordo, per quanto numericamente limitati, sanciscono di fatto l'introduzione del galero anche nelle insegne di ecclesiastici non cardinali.
Quello che intendo dire io (ma naturalmente la mia è una teoria assolutamente da verificare!) parlando di datazioni posteriori al Concilio tridentino, si riferisce ad un uso araldico disciplinato del cappello prelatizio da parte di tutti gli ecclesistici, vescovi compresi.

Ferrante

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: mercoledì 29 ottobre 2008, 17:50
da fra' Eusanio da Ocre
Zaccheo ha scritto:Caro Antonio,
l'uso di cappelli prelatizi da parte di dignità ecclesiastiche differenti dai cardinali fu certamente di molto anteriore al Concilio di Trento e allo stesso secolo XVI. Ciò per quanto concerne l'uso materiale. Per quello che riguarda l'utilizzo araldico, gli stessi autori citati si mantengono tutti su datazioni di massima, menzionando come esempi alcuni sporadici riscontri...che, siamo perfettamente d'accordo, per quanto numericamente limitati, sanciscono di fatto l'introduzione del galero anche nelle insegne di ecclesiastici non cardinali.
Quello che intendo dire io (ma naturalmente la mia è una teoria assolutamente da verificare!) parlando di datazioni posteriori al Concilio tridentino, si riferisce ad un uso araldico disciplinato del cappello prelatizio da parte di tutti gli ecclesistici, vescovi compresi.

Ferrante

Il Concilio di Trento ha lasciato atti ufficiali su cui si conserva traccia di ogni pur minima decisione presa nel corso del lungo consesso.

Sarebbe utilissimo al nostro scopo appurare se e cosa si affermi in tali atti, riguardo all'uso araldico dei cappelli prelatizi.

Bene :D vale

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: mercoledì 29 ottobre 2008, 20:15
da L.M.E Bagnoli
Un controllo “in loco” dunque non guasterebbe e l’accertamento del privilegio deporrebbe in favore della tua tesi.


Un grazie, intanto, a tutti per i preziosi contributi!
Riporto, di seguito, alcune informazioni storiche circa le istituzioni ecclesiastiche di Bagnacavallo, che forse possono aiutarci a risolvere la questione.
Nel territorio di riferimento, fin dall'VIII° secolo, è attestata la presenza della Pieve di S. Pietro in Silvis, matrice delle chiese del territorio, retta da un arciprete, coadiuvato da un collegio di canonici.Dopo la morte dell’arciprete Bartolomeo Sorboli, nel 1723, l’arcipretura di S. Pietro in Sylvis, che era di libera collazione, passò in commenda ai vescovi di Faenza, che incorporarono le rendite di questa, ammontanti a 700 scudi annui; il primo arciprete accomandatario fu il vescovo di Faenza Tommaso Cervioni, di Lucca, eremitano di S. Agostino, che nel 1724 nominò Giovanni Battista Bagnoli cappellano arcipretale ed economo delle rendite della chiesa.
I Bagnacavallesi accettarono volentieri tale disposizione, cogliendo l’occasione per chiedere al Papa che la città di Bagnacavallo fosse elevata al rango di sede vescovile, appoggiati in ciò dal vescovo faentino Tommaso Cervioni, al quale la rendita annua della pieve di S.Pietro risolveva il problema delle pensioni da corrispondere.
Benedetto XIII° incaricò allora il cardinale Ruffo, legato di Ferrara, di stendere un memoriale circa lo stato di Bagnacavallo; il cardinale, al termine della sua relazione, sconsigliò l’innalzamento di Bagnacavallo al rango di città vescovile, poiché questo avrebbe comportato spese insostenibili.
Migliaia di scudi sarebbero serviti per rendere consono l’abitato urbano e per permettere ad alcuni consiglieri, appartenenti al ceto artigianale, di vivere decorosamente, inoltre la chiesa di S.Michele avrebbe dovuto essere elevata al rango di Collegiata, munita di più canonici dotati di rendita onorevole; tutto questo tenendo presente il dissesto delle finanze pubbliche e di quelle di molte famiglie primarie.
Il papa, prese atto della situazione, consentendo comunque il passaggio delle rendite di S. Pietro alla curia faentina, e riservandosi di elevare Bagnacavallo al rango di città vescovile, nel qual caso i vescovi futuri si sarebbero intitolati “di Faenza e Bagnacavallo”.
Nel 1733 i Bagnacavallesi ottennero che l’arcipretura di S. Pietro in Silvis tornasse indipendente , continuando a perorare la richiesta per l’innalzamento del rango di Bagnacavallo a città vescovile; fu eletto quale arciprete il faentino Giuseppe Zauli.
Con il proprio testamento del 1690, il bagnacavallese Giovanni Battista Cortesi, lasciò tutti i suoi beni per l’istituzione di un collegio di canonici in S.Michele; i diritti usufruttuari su tali beni, passarono alla famiglia Vitelloni, in seguito al matrimonio tra Maria Cecilia Cortesi e Camillo Vitelloni, che si oppose all’istituzione della Collegiata, fino a quando il cardinale Prospero Lambertini riuscì a dirimere la questione accontentando i Vitelloni e i loro consorti con ecqui compensi, in cambio del loro assenso.
Sicchè nel 1741, quando il cardinale Lambertini divenne papa col nome di Benedetto XIV°, innalzò la parrocchiale di S.Michele al rango di insigne collegiata, istituendo un collegio di 8 canonici tutti dotati di prebenda, e nominando a capo del collegio per primo il vescovo di Faenza nella persona di un suo vicario generale; l’arciprete faentino Giuseppe Zauli, divenne quindi, il primo arciprete mitrato della Collegiata di S. Michele con diritto all’uso dei pontificali (rocchetto e mantelletta negra), da estendere ai suoi successori .
L’antica chiesa parrocchiale intestata a San Michele, in territorio di Bagnacavallo, era retta da un arciprete o rettore arcipretale che governava anche la pieve matrice di S. Pietro in Silvis, coadiuvato da 2 curati porzionari, ai quali 3 spettava la cura delle anime come se fossero un'unica istituzione.
Per rispettare questo antico ordinamento, degli 8 canonici, 2 avrebbero, col titolo di curati, con privilegio di cappa magna, rocchetto ed ermellino bianco d’inverno , coadiuvato l’arciprete nella cura parrocchiale, godendo in pieno ed in esclusiva i beni prima spettanti ai 2 porzionari, ed esercitando lo "ius parochialis" distintamente dal capitolo; ogni bene, legato pio, oblazione, reddito della parrocchiale spettava quindi all’arciprete ed ai 2 canonici curati, detti “del corno destro” e “del corno sinistro” con riferimento all’antica denominazione dei porzionari (che si collocavano rispettivamente alla destra ed alla sinistra dell’arciprete), con esclusione del capitolo.
La Bolla di Erezione prevedeva inoltre che le prerogative spirituali e temporali dei canonici curati e del vicario non potessero essere alterate dal capitolo.
Nella bolla di erezione della Collegiata sono ricordati i canonici curati Biancoli ed Emiliani ed il canonico Bagnoli coadiutore dell’Emiliani, come immediati dell’Arciprete per posizione nello stallo e per prestigio, così come tale posizione spetterà ai loro successori. I tre canonici avevano anche diritto ad esercitare le funzioni di cantar messa, i vespri e i funzionari, al pari dei canonici ebdomandarii della cattedrale di Faenza, ma tale privilegio era concessso solo “ad personam”, escludendo i loro successori .

Nei documenti presi in esame non ho trovato alcun riscontro in merito ad altri privilegi concessi al capitolo canonicale in questione; tornando ai personaggi citati, chiedo conferma, quindi, per le seguenti deduzioni:
Giovanni Battista Bagnoli avrebbe potuto utilizzare un cappello nero a 6 nappe per lato (arciprete), in quanto vicario del vescovo nell'arcipretura della Pieve di S. Pietro;
Lodovico Bagnoli avrebbe potuto utilizzare un cappello nero a 6 nappe per lato (arciprete), in quanto non semplicemente canonico (3 nappe per lato), ma canonico curato del corno sinistro, cioè titolare, assieme all'arciprete e al canonico curato del corno destro, delle antiche funzioni arcipretali;
Domenico Bagnoli, canonico, non avrebbe invece alcuna attinenza con il cappello a 6 nappe per lato.
Cosa ne pensate?

Mi resta però un dubbio, per cui scusate se mi ripeto: tutti e tre i personaggi, sono in alcuni documenti di curia, chiamati abati, con riferimento, nel caso dei primi due, alla Cappellania Bagnoli, eretta all'Altare Maggiore di S. Michele di Bagnacavallo, con testamento dell'abate Giulio Cesare Bagnoli, datato 1623; negli estimi del 1677 è indicata la dotazione del beneficio, sotto la denominazione di "Abate Bagnoli".
Quindi i rettori dei benefici ecclesiatici di diritto laicale erano chiamati abati e godevano di tale titolo?

Un cordiale saluto a tutti,
Luca Bagnoli

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: giovedì 30 ottobre 2008, 9:33
da FML
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Zaccheo ha scritto:l'uso di cappelli prelatizi da parte di dignità ecclesiastiche differenti dai cardinali fu certamente di molto anteriore al Concilio di Trento e allo stesso secolo XVI. Ciò per quanto concerne l'uso materiale. Per quello che riguarda l'utilizzo araldico, gli stessi autori citati si mantengono tutti su datazioni di massima, menzionando come esempi alcuni sporadici riscontri...che, siamo perfettamente d'accordo, per quanto numericamente limitati, sanciscono di fatto l'introduzione del galero anche nelle insegne di ecclesiastici non cardinali.
Quello che intendo dire io (ma naturalmente la mia è una teoria assolutamente da verificare!) parlando di datazioni posteriori al Concilio tridentino, si riferisce ad un uso araldico disciplinato del cappello prelatizio da parte di tutti gli ecclesistici, vescovi compresi.

Il Concilio di Trento ha lasciato atti ufficiali su cui si conserva traccia di ogni pur minima decisione presa nel corso del lungo consesso.

Sarebbe utilissimo al nostro scopo appurare se e cosa si affermi in tali atti, riguardo all'uso araldico dei cappelli prelatizi.

Sì, sarebbe importante poter verificare per quale eventuale motivo, immediatamente dopo la chiusura dello storico Concilio di Trento, si registrarono sensibili cambiamenti nell'uso araldico dei copricapi prelatizi, soprattutto, episcopali.
In quest'ultimo ambito, infatti, alla precedente consuetudine di timbrare gli stemmi con la mitra si sostituì l'uso del galero di color verde. Ciò, come accennato, avvenne con tempi più o meno repentini in tutto il mondo cattolico (le realtà ecclesiali europee da poco definite "protestanti", evidentemente, mantennero gli usi precedenti).
Più che ad un decreto emanato dal Concilio (i Padri conciliari ebbero questioni ben diverse da affrontare), penso si possa essere trattato di una delle centinaia di norme applicative successivamente emesse.

Ferrante

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: giovedì 30 ottobre 2008, 20:46
da Antonio Pompili
L.M.E Bagnoli ha scritto:Mi resta però un dubbio, per cui scusate se mi ripeto: tutti e tre i personaggi, sono in alcuni documenti di curia, chiamati abati, con riferimento, nel caso dei primi due, alla Cappellania Bagnoli, eretta all'Altare Maggiore di S. Michele di Bagnacavallo, con testamento dell'abate Giulio Cesare Bagnoli, datato 1623; negli estimi del 1677 è indicata la dotazione del beneficio, sotto la denominazione di "Abate Bagnoli".
Quindi i rettori dei benefici ecclesiatici di diritto laicale erano chiamati abati e godevano di tale titolo?

Non escluderei la possibilità si trattasse di "abati secolari" dei quali sopra ho accennato qualcosa.
Ma penserei più a un caso specifico che a una regola generale.
Altro non saprei aggiungere.

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: giovedì 30 ottobre 2008, 21:46
da Antonio Pompili
Zaccheo ha scritto:Caro Antonio,
l'uso di cappelli prelatizi da parte di dignità ecclesiastiche differenti dai cardinali fu certamente di molto anteriore al Concilio di Trento e allo stesso secolo XVI. Ciò per quanto concerne l'uso materiale. Per quello che riguarda l'utilizzo araldico, gli stessi autori citati si mantengono tutti su datazioni di massima, menzionando come esempi alcuni sporadici riscontri...che, siamo perfettamente d'accordo, per quanto numericamente limitati, sanciscono di fatto l'introduzione del galero anche nelle insegne di ecclesiastici non cardinali.
Quello che intendo dire io (ma naturalmente la mia è una teoria assolutamente da verificare!) parlando di datazioni posteriori al Concilio tridentino, si riferisce ad un uso araldico disciplinato del cappello prelatizio da parte di tutti gli ecclesistici, vescovi compresi.

Caro Ferrante,
anche con questa impostazione, il discorso non mi trova molto d'accordo.
Innanzitutto gli esempi di uso araldico del cappello ecclesiastico da parte di prelati non insigniti di dignità cardinalizia prima del Concilio di Trento non erano poi così sporadici... soprattutto per quanto riguardava, come dicevo prima, i prelati della curia romana.
Poi, quanto a un uso araldico disciplinato subito dopo il Concilio o giù di lì, fosse anche nei termini da te ultimamente utilizzati:
Più che ad un decreto emanato dal Concilio (i Padri conciliari ebbero questioni ben diverse da affrontare), penso si possa essere trattato di una delle centinaia di norme applicative successivamente emesse.

lo credo non molto probabile. Per non dire impensabile.
Se una simile disciplina - come sarebbe ragionevole pensare e come di fatto è avvenuto per le disposizioni decretate successivamente - fosse partita da Roma, avremmo senza dubbio fonti già note a riguardo.
Se si fosse trattato - cosa piuttosto inverosimile - di un ordinamento a livello locale (chissà dove...) non si spiegherebbe allora la diffusione veloce (e sempre più veloce) a livello di tutto il vecchio continente e non solo.
Io non cercherei altra spiegazione che nel fenomeno dell'imitazione e, segnatamente, l'imitazione di quanto avveniva tra cardinali (prima) e prelati della curia romana (dopo).
Del resto... ci fu forse qualche decreto che portò alla veloce diffusione a partire dall'inizio del XIV secolo, dell'uso del proprio scudo araldico di famiglia (come sigillo, sulle tombe, ecc.) da parte di vescovi e cardinali, rarissimo nei decenni precedenti?
Spesso era l'imitazione di quanto avveniva a Roma nel campo dell'araldica ecclesiastica (ma non solo) ciò che determinava l'uno o l'altro uso. In molti casi l'imitazione di ciò che avveniva a Roma precedeva, di fatto, ciò che poi diveniva oggetto di regole precise (stabilite poi da Roma stessa).
Se proprio dovessi pensare a un fattore, certo non determinante ma in qualche modo influente, per la diffusione del cappello prelatizio come segno distintivo per tutti i prelati della Chiesa cattolica romana, penserei piuttosto al desiderio di differenziazione rispetto a coloro che, separati da Roma, continuavano a mantenere l'uso (più antico) della mitria.
Tu stesso, giustamente osservavi:
le realtà ecclesiali europee da poco definite "protestanti", evidentemente, mantennero gli usi precedenti

Ecco, se proprio dovessi cercare qualche motivazione in più rispetto a quella della semplice "imitazione" cercherei questa.
Ma anche qui preferirei esser cauto con le ipotesi. :wink:

Re: Stemma di prelato

MessaggioInviato: venerdì 31 ottobre 2008, 0:56
da FML
Caro Antonio,
come prima cosa grazie per il tuo gentile, qualificato e, soprattutto, gradito confronto.
A proposito di quanto da me sopra affermato, l'ho già detto nel passato e lo ripeto ora, quella di una norma applicativa postuma al Concilio tridentino a riguardo dell'uso del cappello prelatizio in campo araldico è soltanto una ipotesi. Una congettura che, tuttavia, si basa su un dato di fatto oggettivo: il repentino (con tempi più lunghi nelle diocesi piccole e/o distanti da Roma) ed universale cambiamento d'uso del copricapo araldico da parte dell'episcopato cattolico, avvenuto (casualmente?) negli anni immediatamente successivi alla chiusura del celebre concilio.

Saluti! :wink:

Ferrante