Molto interessante la genesi di quel bellissimo stemma! E non posso che complimentarmi con l'autore per le felici soluzioni concordate con l'Eccellentissimo titolare.
Ma resto molto perplesso circa la scelta dell'autore di porre da subito il pallio, come circa la spiegazione che egli fornisce a riguardo.
Guido5 ha scritto: «Il pallio: va da sé che non può essere indossato prima dell’imposizione dello stesso dalle mani del Santo Padre il 29 giugno (Festività dei Santi Pietro e Paolo); va però sottolineato che tale paramento è segno distintivo della giurisdizione metropolitana che l’interessato espleterà dal momento dell’ingresso ufficiale in diocesi che, nel caso di specie, avverrà il prossimo 26 ottobre mentre riceverà il pallio dopo otto mesi; è quindi evidente che la prassi di inserire subito il pallio nello stemma è del tutto giustificata e suffragata da illustri precedenti nella “traditio ecclesiae”».
Su questo anche il grande Heim (al quale pure l'autore si rifà in un passaggio della sua spiegazione completa nel sito al quale qui si rimanda) ha delle linee di indicazione che possono farci ammettere senza dubbio come più logica la scelta di... aspettare (otto mesi non sono poi così lunghi...). In più parti del suo trattato Mons. Heim sottolinea il fatto che solo il possesso delle insegne ecclesiastiche ne giustifica l'uso come ornamento araldico di uno scudo. Circa il pallio, questo Heim non lo afferma chiaramente (nè credo ce ne sarebbe stato bisogno, considerata l'insistenza sul principio generale). Afferma solo vagamente che "il diritto di indossarlo comporta anche quello di farne uso in araldica". Ma forse, per quanto non si parli qui esplicitamente di uso del pallio dal momento dell'imposizione, già questo basterebbe: il diritto di indossare il pallio inizia dal momento in cui viene conferito dal pontefice, non da quando si riceve la nomina a sede arcivescovile metropolitana (non a caso, come ho ricordato in mio precedente intervento, al momento della nomina l'arcivescovo deve far richiesta del pallio al papa). Così come il diritto di usare la mitra o il pastorale cominciano dal momento dell'ordinazione episcopale (in cui le due insegne vengono solennemente imposte all'eletto da parte del vescovo consacrante principale) e non con la nomina. A tale proposito Heim ricorda che il vecchio Cerimoniale dei vescovi consentiva ai vescovi eletti l'uso del (solo) cappello prelatizio verde già dal momento della pubblicazione della loro nomina. "Di conseguenza, i vescovi avevano il diritto di adornare i loro scudi con il cappello verde sin dal momento della promozione, ma non potevano usare la mitra, il pastorale, o la croce, che, è divenuta segno dell'ordine episcopale".
Infine una linea di interpretazione ci viene ancora dall'Araldista papale quando egli parla della cessazione dell'uso del pallio e della conseguente opportuna cessazione della sua presenza araldica. Egli scrive: "Se un arcivescovo rinuncia alla carica non ne perde il possesso (del pallio), ma
non ha più alcuna occasione di indossarlo. Roma non ha mai stabilito se contestualmente decada anche il diritto del suo uso araldico, me sembra logico che se
non vi è più occasione di indossarlo e non si possiede più alcun potere arcivescovile, debba cessare anche l'uso in araldica". Su questo insiste Mons. Heim: sul fatto che si debba aver effettivamente modo di indossare il pallio per poterne fare uso in araldica. Dal momento che egli pone il caso di chi rinuncia al governo di sede metropolitana (magari per raggiunti limiti di età), aggiunge anche la motivazione della perdita del potere arcivescovile. Ma sembra logico ritenere che sia opportuno non utilizzare il pallio come insegna araldica anche nel caso in cui un arcivescovo, godendo già di giurisdizione metropolitana, non faccia ancora uso del pallio semplicemente perchè ancora non l'ha ricevuto dalle mani del romano pontefice.
Intendiamoci... sopra mi son permesso di far una ironica battuta circa il fatto che otto mesi non son poi così lunghi... Quindi ai fini pratici, che il pallio sia già rappresentato sotto la parte inferiore dello scudo, evitando la realizzazione di due disegni diversi nel giro di un breve tempo (con tutto quello che ne cosegue di diversità di rappresentazioni su stampe e quant'altro...) la cosa non è da ritenersi certo così biasimevole. Ma se è sui princìpi che bisogna ragionare... beh, i princìpi mi sembrano diversi da quelli presentati dall'autore dello stemma, al quale va comunque la mia simpatia per il suo impegno e anche la piena approvazione per i felici esiti dell'elegante composizione dello scudo.