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Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 16:23
da amedic
Mi sono imbattuto nella blasonatura di uno stemma alquanto particolare (o in uno stemma blasonato in modo singolare, decidete voi): "unum canem album super uno monte exsistentem cum palma una in grampha dextera cum brevi uno cum cazia una scopino moralia in campo caelestro et viridi habenti super adamantes tres simul connexos"
Si tratta di quanto scrisse un araldista di stato nel 1450 quando Francesco Sforza concesse alla famiglia Terzi di Parma, in segno di particolare distinzione, un nuovo stemma; la famiglia non lo adottò mai. Qualcuno saprebbe decifrare questo latino "maccheronico", traducendolo in una corretta blasonatura ?
Avete notizie di stemmi concessi e mai utilizzati di altre famiglie ?
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 17:15
da Sigillum1
Caro Amedic, lo stile e il linguaggio della blasonatura non mi sembrano anomali, vi sono invece alcuni termini e alcuni collegamenti all'apparenza non comprensibili. Sarebbe utile sapere se la trascrizione è stata eseguita in modo corretto e se è possibile confrontarla con l'originale. Non conosco lo stemma dei Terzi di Parma, è molto diverso? Ciao. Silvia
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 18:02
da amedic
La trascrizione dovrebbe essere fedele all'originale, viene riportata da G. Capacchi nel libro Castelli Parmigiani del 79 in cui esprimeva perplessità per quella blasonatura definendo l'araldista in questione come un "mangiapane a tradimento"
La famiglia Terzi di Parma ha un "troncato d'argento e di rosso". Esiste anche un ramo di Sissa (PR) che ebbe la nobiltà parmigiana nel 1733 ed ha un "troncato d'argento e di rosso, col capo dell'Impero (d'oro caricato di un aquila di nero).
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 19:26
da Sigillum1
Temo invece che la blasonatura non sia stata trascritta corrrettamente; vi sono termini a mio avviso assenti sia dai vocabolari di latino sia dai dizionari medievali, fra questi, grampha, che potrebbe essere un granchio (ma nella costruzione della frase pare improbabile), cazia, scopino e moralia. Il resto è abbastanza comprensibile, anche se i tre diamanti, dentro o fuori lo scudo?, se fuori, mi paiono inusuali.
Ho schedato recentemente uno stemma Terzi, ma di Brescia, molto simile a quello che lei descrive, ma semipartito, troncato, le due famiglie sono collegate? Un cordiale saluto. Silvia
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 19:53
da Lucio81
Sigillum1 ha scritto: Non conosco lo stemma dei Terzi di Parma, è molto diverso? Ciao. Silvia
Eccolo qua:

Tratto dallo stemmario Trivulziano.
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 20:58
da amedic
Sigillum1 ha scritto:Temo invece che la blasonatura non sia stata trascritta corrrettamente; vi sono termini a mio avviso assenti sia dai vocabolari di latino sia dai dizionari medievali, fra questi, grampha, che potrebbe essere un granchio (ma nella costruzione della frase pare improbabile), cazia, scopino e moralia. Il resto è abbastanza comprensibile, anche se i tre diamanti, dentro o fuori lo scudo?, se fuori, mi paiono inusuali.
Ho schedato recentemente uno stemma Terzi, ma di Brescia, molto simile a quello che lei descrive, ma semipartito, troncato, le due famiglie sono collegate? Un cordiale saluto. Silvia
La ricostruzione dello stemma fatta dal Capacchi si può vedere qui:
http://img134.imageshack.us/img134/5062 ... 001ih5.jpgPer quanto mi è dato sapere lo stemma dei Terzi di Brescia o meglio dei Terzi de Lana di Brescia è in due varianti: "semipartito-spaccato d'argento di rosso e di nero" e nella variante "col capo d'oro all'aquila spiegata di nero coronata dello stesso".
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 21:51
da Guido5
Cari amici,
concordo anch'io con Silvia sul fatto che la trascrizione potrebbe non essere corrretta. Ho trovato "grampha" sul Du Cange (si veda
http://www.uni-mannheim.de/mateo/camenaref/ducange/bd2/jpg/s0726.html) ma qui dovrebbe essere usato in senso figurato, forse zampa (grinfia?); niente invece per "cazia", "scopino" e "moralia". I tre "adamantes" più che come corone li vedrei come tre stelle.
Ciao a tutti!
Guido5
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 22:01
da Sigillum1
Confermo lo stemma dei Terzi di Brescia, ho trovato, forse sul Crollalanza, anche Lana dei Terzi. Interessante la ricostruzione: se così è, il termine grampha, come del resto era sospettabile, ma chiaramente mal letto da chi lo ha trascritto, significa zampa (forse la z è stata letta per g) e c'è anche il breve, o cartiglio, che si trova sopra lo scudo, però; quanto agli adamantes, sarebbero quindi corone, diademi?? che sono effettivamente connexos. Quanto al campo, dovrebbe essere però bicolore, caelestro et viridi. I termini intermedi sono davvero, mi pare, incomprensibili. Mi sono incrociata con Guido, perchè stelle, Guido, hai trovato una radice che lì ti conduce? Ciao a tutti. Silvia
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 22:08
da Sigillum1
Chiedo venia per gli smalti: non sono mai indicati per le figure e dunque l'araldista, decisamente mangiapane a tradimento, li descrive solo in fondo. Mi domando se quello strambo moralia non sia riferito al motto, e, per inciso, come ha potuto l'autore dedurlo da questa descrizione? Il volume è consultabile on line? Ancora ciao. Silvia
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
giovedì 22 maggio 2008, 22:31
da Guido5
Cara Silvia,
tiro in ballo ancora una volta il linguaggio figurato: "adamas, -antis" è il ferro più duro (e le corone dure non sono, almeno per chi le porta) e di conseguenza il diamante, lucente come le stelle. Quanto al campo bicolore lo vedo come Capacchi: di verde il monte e un'eventuale campagna, d'azzurro il resto. In definitiva però chi ha blasonato ha usato più la fantasia che la tecnica...
Ciao a tutti!
Guido5
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
venerdì 23 maggio 2008, 12:08
da Franz Joseph von Trotta
amedic ha scritto:Mi sono imbattuto nella blasonatura di uno stemma alquanto particolare (o in uno stemma blasonato in modo singolare, decidete voi): "unum canem album super uno monte exsistentem cum palma una in grampha dextera cum brevi uno cum cazia una scopino moralia in campo caelestro et viridi habenti super adamantes tres simul connexos"
Si tratta di quanto scrisse un araldista di stato nel 1450 quando Francesco Sforza concesse alla famiglia Terzi di Parma, in segno di particolare distinzione, un nuovo stemma; la famiglia non lo adottò mai. Qualcuno saprebbe decifrare questo latino "maccheronico", traducendolo in una corretta blasonatura ?
Avete notizie di stemmi concessi e mai utilizzati di altre famiglie ?
Pur sorvolando sull'intricato rebus semantico, da alcuni elementi sembrerebbe possibile supporre che si tratti di una concessione/combinazione di alcune "imprese" sforzesche come ampliamento dell'araldica dei Terzi. Nel caso si potrebbe riferire all'impresa del "cane sedente sotto il pino" - qui è detto un'albero di palma ma una variante ci starebbe e il colore bianco del cane corrisponde - la "grampa dextera cum brevi" sembra ricordare il braccio celeste uscente dal nimbo talvolta con un breve in mano, che compare nella stessa impresa che, ricordo, venne concessa dallo Sforza anche ai Torelli di Parma che la posero in uno scudetto in cuore alla loro arma.
Lo "scopino moralia" sembra richiamare un'altra impresa sforzesca quella della "scopetta" ampiamente diffusa nell'emblematica Sforzesca. Tali imprese erano spesso utilizzate proprio per ampliamenti onorifici di Francesco I Sforza a famiglie del Ducato che ebbero poi differenti usi effettivi.
Una scorsa al Trivulziano che ne presenta vari casi, sarebbe molto utile, oltre al capitolo ad hoc sulle imprese specifiche.
Saluti.
FJVT
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
venerdì 23 maggio 2008, 13:09
da fra' Eusanio da Ocre
Condivido l'analisi dell'amico Franz Josef: è evidente, anche ad una lettura superficiale, che l'emblema qui concesso rappresenti una
summa di più
imprese sforzesche differenti, accorpate con un simbolo specifico di nuovo conio (il
cane).
Inviterei infine ad un maggior rispetto nel commentare e "giudicare" i metodi antichi di blasonatura, nettamente differenti e ben più "liberi"

dei nostri, d'accordo...
...ma, ciononostante, in diversi casi assai migliori di certi blasoni (o di certe metodologie blasoniche) a noi contemporanei.
Bene

valete
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
venerdì 23 maggio 2008, 15:06
da Sigillum1
Cari tutti, complimenti a von Trotta, l'unico, mi pare, che è stato in grado di indicare la strada ad una moltitudine di ciechi...a parziale discolpa devo dire che avevo sinora visto soltanto concessioni di aumenti, mentre mi pare che gli emblemi qui presenti siano tutti sforzeschi, e forse in capo vi sono davvero diamanti, come il termine latino lasciava supporre, anch'essi facenti parte di un'impresa sforzesca.
Quanto al linguaggio del nostro araldista, o il campo di quello scudo è partito, troncato, o comunque bicolore, e allora ha omesso gli smalti di altri elementi (ma lo smalto del cane c'è...) o ha descritto come campo anche i monti...? (come pare supporre che ha realizzato lo scudo), non mi pare un esempio di chiarezza e le attuali descrizioni scientifiche, almeno sulla struttura dello scudo e sugli smalti dei diversi elementi, non lasciano dubbi; ma attendiamo dal nostro frate un illuminante esempio relativo al prodotto di un qualche odierno mangiapane a tradimento, cui evidentemente si riferisce. Un cordiale saluto. Silvia
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
venerdì 23 maggio 2008, 18:36
da fra' Eusanio da Ocre
Sigillum1 ha scritto:Cari tutti, complimenti a von Trotta, l'unico, mi pare, che è stato in grado di indicare la strada ad una moltitudine di ciechi...
Sicuramente!
Franz Josef è stato bravo a rispondere.
E anche il più veloce.
a parziale discolpa devo dire che avevo sinora visto soltanto concessioni di aumenti,
Alla letteratura (anche quella corrente) sono noti atti di concessione ex novo.
mentre mi pare che gli emblemi qui presenti siano tutti sforzeschi, e forse in capo vi sono davvero diamanti, come il termine latino lasciava supporre, anch'essi facenti parte di un'impresa sforzesca. Quanto al linguaggio del nostro araldista, o il campo di quello scudo è partito, troncato, o comunque bicolore, e allora ha omesso gli smalti di altri elementi (ma lo smalto del cane c'è...) o ha descritto come campo anche i monti...? (come pare supporre che ha realizzato lo scudo), non mi pare un esempio di chiarezza e le attuali descrizioni scientifiche, almeno sulla struttura dello scudo e sugli smalti dei diversi elementi, non lasciano dubbi; ma attendiamo dal nostro frate un illuminante esempio relativo al prodotto di un qualche odierno mangiapane a tradimento, cui evidentemente si riferisce. Un cordiale saluto. Silvia
Il vecchio frate non ha usato i termini da te tirati in ballo, nè faceva riferimenti a nulla cui tu alludi: piuttosto, stava pensando a chi s'improvvisa blasonatore senza avere alle spalle alcuna specifica preparazione (improvvisatori che, per fortuna, non frequentano questo
forum).
Bene

vale
Re: Stemmi concessi e mai adottati

Inviato:
sabato 24 maggio 2008, 9:20
da Sigillum1
Caro vecchio frate, e cari tutti, non ho abitudine all'allusione, per scelta ma anche per temperamento, tendo ad esprimermi con chiarenzza (a tratti forse eccessiva), e credo che i miei interventi in questo forum ne siano testimonianza, e dunque mi sono limitata a chiederti a quali linguaggi e a quali metodologie odierne tu ti riferissi, sai bene quanto mi piaccia discutere di linguaggi e di metodologie araldiche...
Mi piacerebbe poi che ci fornissi qualche esempio di concessione di uno stemma dall'assemblaggio di sole imprese, temo di aver trascurato la letteratura relativa.
Sarebbe interessante poter consultare il testo originale di questa concessione, mi rivolgo qui ad Amedic, che potrebbe forse raggiungere la fonte, se citata dall'autore, per sapere donde venga il motto e se non si tratti della concessione di un'impresa, piuttosto che di uno stemma. Un cordiale saluto. Silvia