Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Qui tuttavia ci troviamo di fronte ad una mano e niente altro, mano che propriamente non è “cimata” dal semivolo: cimato, per quello che so, implica la presenza di qualcosa di sostenuto da, a contatto ma indipendente. La mano ed il semivolo qui appaiono invece strutturalmente riuniti in una sorta di consustanzialità (Dio mi perdoni) figurativa, dando origine, per quello che sta entro la mia limitata conoscenza, ad una nuova ed inedita figura araldica.
Il confronto con l’artiglio alato è immedito e diretto: nessuno si sognerebbe di blasonarlo come artiglio cimato dal semivolo, poiché la coscia del rapace è il semivolo.
Parlavo in precedenza di ogm. Ah, tutta la storia e l’esperienza dell’araldica ne traboccano: cos’altro sono, per esempio, gli animali marinati, le donne marinate (le sirene non sono forse così, anche se spesso... maritate?) e tutti i mille mostricciattoli (draghi, grifi, manticore, caramogi ecc.) che popolano i bestiari medievali?
Che nome dare alla figura? Direi semplicemente Mano Alata come era stato proposto in origine, mutatis mutandis, dalla Signora Curiosa e confermato dal Reverendo Don Antonio.
Reverendo Fra' Cesare, non so come esprimerti la mia gratitudine per questa gustosa esposizione nella quale offri ragioni valide e convincenti perchè la nostra originalissima figura possa esser definita
mano alata.
E tuttavia rimarrei perplesso nell'escludere che possiam parlare di
destrocherio alato. Proprio per il fatto che lo stemma presenta una figura araldica di nuova creazione - son certo che sarai d'accordo con me - bisogna procedere con cautela nelle definizioni blasoniche.
La figura di quello stemma di fatto si presenta come un ibrido tra un braccio e un semivolo. Tanto che, al di sopra di un accenno di avambraccio in atto di stendersi, quella che potrebbe esser la piegatura di un gomito - per così dire - si risolve e sfuma nella struttura alare, che pure è stata pensata dall'eterna sapienza del Creatore, come atta all'apertura e all'estensione. Per questa raffinatissima creazione artistica e simbolica il disegnatore ha dei meriti di tutto rispetto. Non si capisce bene dove cominci l'ala, e dove finisca l'arto umano.
Un po' come - per usare una famosa immagine presentata dal capitolo 15° del Vangelo di Giovanni - guardando la vite e i tralci, non si capisce bene dove finisca l'una e dove comincino gli altri: è la forza dell'immagine dal punto di vista teologico (per indicare la comunione perfetta). Anche qui, nel nostro disegno, la forza simbolica sta nella perfetta fusione di due figure molto diverse tra loro, che diventano però una sola nuova realtà. Qui c'è molto di più dello spuntar di un'ala da una figura: il che ci permetterebbe di chiamar una figura "alata" (es. leone alato). Qui non c'è semplicemente (a mio personalissimo vedere) una mano da cui spunta un'ala. Qui un braccio sembra trasformato, come per miracolo, in un'ala (l'araldica fa questi miracoli), o - per rimaner sulla terminologia blasonica - in un semivolo. Per questo a mio modestissimo avviso sarebbe meglio parlare di
destrocherio alato.
Ma non voglio minimamente credere né affermare che le mie riflessioni a riguardo siano da ritenersi conclusive. Soltanto vorrei ancora una volta, caro Fra' Cesare, ringraziarti fraternamente per il fruttuoso scambio di cui mi hai voluto arricchire, nella speranza che la nostra comune riflessione possa esser motivo di intellettuale letizia anche per gli altri colleghi e amici.
Tuo devotissimo nel Signore.
D.A.