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Vescovi ausiliari...

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 19:18
da nicolad72
E' assai difficile reperire gli stemmi dei vescovi ausiliari soprattutto delle diocesi italiane...

talvolta giracchio sui vari siti delle diocesi, ma sembra che siano merce rara...

Ho trovato in rete quello dell'ausiliare di Firenze

S.E. R.ma Mons. Claudio Maniago, Vescovo Tit. di Satafi e Ausiliare di Firenze.
Immagine

Qualcuno ne conosce altri?

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 19:24
da curiosa
...e qui scatta la blasonatura... :lol: :lol: :lol:

D'azzurro, al destrocherio alato, la mano tenente un pastorale posto in banda, accompagnato in capo da una stella a otto raggi, il tutto d'oro.

:roll:

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 19:45
da fra' Eusanio da Ocre
La blasonatura è l'atto, di cui il blasone è l'effetto.

E un blasone così è calzantissimo con lo stemma dato.

Brava.

Optime :P vale

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 19:49
da curiosa
Grazie Maestro frate! :2: :wink:

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 20:14
da MMT
Lo stemma è opera dell'amico Giuseppe Planelli, realizzato con il sistema di grafica vettoriale! :wink:

Michele

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 20:26
da Lucio81
Stemma di Mons. Lino Belotti, ausiliare di Bergamo.

Immagine

Mons. Belotti è eletto titolare di Tabla e nominato ausiliare di Bergamo il 15 maggio 1999.

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 21:00
da Antonio Pompili
curiosa ha scritto:...e qui scatta la blasonatura... :lol: :lol: :lol:

D'azzurro, al destrocherio alato, la mano tenente un pastorale posto in banda, accompagnato in capo da una stella a otto raggi, il tutto d'oro.

:roll:

Ottimo blasone davvero! Mi associo ai meritatissimi complimenti del caro Fra' Eusanio!
Mi permetterei di aggingere solo un particolare: il pastorale è rivolto (il riccio "guarda" verso sinistra). :wink:

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 21:15
da curiosa
Grazie Antonio,
non avevo proprio fatto caso al pastorale rivolto.
:wink:

MessaggioInviato: martedì 29 gennaio 2008, 21:31
da Antonio Pompili
Diciamo carissima, che ho l'occhio... più allenato a questi particolari. :lol:

vescovi ausil

MessaggioInviato: mercoledì 30 gennaio 2008, 15:37
da Fra' Cesare da Serravalle
Carissimi,
terreno scivoloso quello delle simbologie, ma qui siamo di nuovo di fronte ad una sublime sintesi! Il semivolo che richiama le stratosferiche altitudini del pensiero giovanneo (l’aquila) si sposa alla ferma mano del pastore che impugna il simbolo materiale della sua autorità (e bravo il caro Reverendo Don Antonio che lo ha saputo vedere rivolto). Questo però, mi consenta di rilevarlo Gentile Curiosa, non è propriamente un destrocherio ma una sola mano, non potendosi pensare ad un ogm araldico che trasforma il braccio in semivolo. C’e in più l’inaspettata similitudine con l’artiglio alato (quello che vecchi araldisti chiamavano mano d’aquila, quello, ad esempio, dei Beccadelli di Bologna), dove per divina istituzione l’artiglio è trasformato nella mano che regge e guida il gregge dei credenti. Ancora la mano, pensate!
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare

MessaggioInviato: mercoledì 30 gennaio 2008, 15:44
da Tilius
Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Lo stemma è opera dell'amico Giuseppe Planelli, realizzato con il sistema di grafica vettoriale! :wink:

Michele


Complimenti per il disegno, realizzato con grande senso estetico.
Di stemmi ben disegnati se ne vedono sempre meno... :roll:

Re: vescovi ausil

MessaggioInviato: mercoledì 30 gennaio 2008, 17:36
da Antonio Pompili
Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Carissimi,
terreno scivoloso quello delle simbologie, ma qui siamo di nuovo di fronte ad una sublime sintesi! Il semivolo che richiama le stratosferiche altitudini del pensiero giovanneo (l’aquila) si sposa alla ferma mano del pastore che impugna il simbolo materiale della sua autorità (e bravo il caro Reverendo Don Antonio che lo ha saputo vedere rivolto).

Molto interessante la tua interpretazione simbolico-teologica, carissimo. Vorrei esser sicuro - a motivo della mia passione per gli scritti giovannei - che nel nostro stemma ci sia il riferimento alle altezze dottrinali del Vangelo spirituale (come già Cirillo alessandrino considerava il quarto vangelo consegnatoci dalla tradizione canonica). Ma certamente l'immagine del semivolo può richiamare a una gran quantità di significati, pure di alto livello teologico e spirituale. Sarebbe bello poter conoscere le vere intenzioni simbolico-raffigurative del titolare a riguardo. Quanto al pastorale rivolto mi chiedo se non possa esser stato voluto a motivo dell'ufficio di vescovo ausiliare. In questo caso il titolare potrebbe decidere di utilizzare nella sua arma un pastorale in posizione "normale" una volta vescovo diocesano. Ma qui mi muovo in una interpretazione ancor più ardita. Potrebbe anche essere che il pastorale rivolto stia a significare il dono dell'episcopato concesso dal cielo al vescovo. Immaginando che il titolare accolga il pastorale offertogli, questo nella sua mano sarebbe in posizione normale, con il riccio in avanti... Tutto è possibile in araldica. E - da appassionato del settore - credo di poter dire che in araldica ecclesiastica è possibile ancor di più di tutto!

Questo però, mi consenta di rilevarlo Gentile Curiosa, non è propriamente un destrocherio ma una sola mano, non potendosi pensare ad un ogm araldico che trasforma il braccio in semivolo.

Ancora una volta la tua osservazione mi spinge ad accurata riflessione. Avrei però dei dubbi sul parlare semplicemente di "mano", perchè di fatto, nella nostra figura, è osservabile una mano come parte terminante di qualcosa che, sia pur in aspetto di ala, è riconoscibile come un avambraccio, fino a un gomito.

C’e in più l’inaspettata similitudine con l’artiglio alato (quello che vecchi araldisti chiamavano mano d’aquila, quello, ad esempio, dei Beccadelli di Bologna), dove per divina istituzione l’artiglio è trasformato nella mano che regge e guida il gregge dei credenti. Ancora la mano, pensate!

Potrebbe ben esser che il titolare dello stemma si sia ispirato alla particolarissima figura della mano d'aquila di cui fai menzione, carissimo. Ma anche lì, noi parliamo impropriamente di "mano" per indicare un artiglio destro cimato da un semivolo sinistro. Credo che a maggior ragione qui potremmo parlare di destrocherio alato invece che usar la più estesa espressione mano destra cimata da un semivolo sinistro. Ecco. Se chiudo gli occhi e sento dire destrocherio alato, subito nella mia mente appare l'immagine che abbiamo di fronte gli occhi!

Benedicamus Domino.

Deo Gratias!
E complimenti per la tua preparazione teologica che fa certo onore al tuo Ordine.

vescovi ausiliari

MessaggioInviato: giovedì 31 gennaio 2008, 14:46
da Fra' Cesare da Serravalle
Gentili Amici,
sono molto imbarazzato nel portar via spazio e tempo a voi tutti col discettare, attraverso il prezioso colloquio con cui il caro Reverendo Don Antonio mi onora, su finezze interpretative a rischio di un fastidioso débat à deux. Qui desidero solo precisare qualcosa che può forse interessare tutti.
Prima di tutto, però, il massimo apprezzamento per le raffinatezze che ne vengono, in particolare, degno di applauso, il sottilissimo commento circa il possibile variare della posizione del pastorale. Il quale, se “accolto”, avrebbe forse postulato la mano aperta.
Ma la cosa è altra. Mi sto guardando: la mano è mano fino al polso, l’avambraccio fino al gomito, il braccio fino alla spalla. Anche in araldica le cose sono così. Il destrocherio, che nel mondo romano era tutt’altra cosa, in araldica indica il braccio intero, ossia fino alla spalla o quasi, e ciò ad opera di una vilissima forzatura etimologica che tradisce malamente l’origine (khéir = mano) della parola. Ma ormai è così.
Qui tuttavia ci troviamo di fronte ad una mano e niente altro, mano che propriamente non è “cimata” dal semivolo: cimato, per quello che so, implica la presenza di qualcosa di sostenuto da, a contatto ma indipendente. La mano ed il semivolo qui appaiono invece strutturalmente riuniti in una sorta di consustanzialità (Dio mi perdoni) figurativa, dando origine, per quello che sta entro la mia limitata conoscenza, ad una nuova ed inedita figura araldica.
Il confronto con l’artiglio alato è immedito e diretto: nessuno si sognerebbe di blasonarlo come artiglio cimato dal semivolo, poiché la coscia del rapace è il semivolo.
Parlavo in precedenza di ogm. Ah, tutta la storia e l’esperienza dell’araldica ne traboccano: cos’altro sono, per esempio, gli animali marinati, le donne marinate (le sirene non sono forse così, anche se spesso... maritate?) e tutti i mille mostricciattoli (draghi, grifi, manticore, caramogi ecc.) che popolano i bestiari medievali?
Che nome dare alla figura? Direi semplicemente Mano Alata come era stato proposto in origine, mutatis mutandis, dalla Signora Curiosa e confermato dal Reverendo Don Antonio.
Desidero chiarire che tutto quanto ho finora esposto con tono che potrebbe apparire perentorio, è rigorosamente subordinato all’esperienza, al sapere ed alla benevolenza del Venerando Padre Eusanio al quale rivolgo con filiale rispetto il saluto in Cristo.
Rinnovo il mio sincero imbarazzo e mi scuso ancora con tutti, senza far mancare al Sig. Nicolad72 un esultante grazie per avere proposto un tema così bello.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare

Re: vescovi ausiliari

MessaggioInviato: giovedì 31 gennaio 2008, 19:57
da Antonio Pompili
Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Qui tuttavia ci troviamo di fronte ad una mano e niente altro, mano che propriamente non è “cimata” dal semivolo: cimato, per quello che so, implica la presenza di qualcosa di sostenuto da, a contatto ma indipendente. La mano ed il semivolo qui appaiono invece strutturalmente riuniti in una sorta di consustanzialità (Dio mi perdoni) figurativa, dando origine, per quello che sta entro la mia limitata conoscenza, ad una nuova ed inedita figura araldica.
Il confronto con l’artiglio alato è immedito e diretto: nessuno si sognerebbe di blasonarlo come artiglio cimato dal semivolo, poiché la coscia del rapace è il semivolo.
Parlavo in precedenza di ogm. Ah, tutta la storia e l’esperienza dell’araldica ne traboccano: cos’altro sono, per esempio, gli animali marinati, le donne marinate (le sirene non sono forse così, anche se spesso... maritate?) e tutti i mille mostricciattoli (draghi, grifi, manticore, caramogi ecc.) che popolano i bestiari medievali?
Che nome dare alla figura? Direi semplicemente Mano Alata come era stato proposto in origine, mutatis mutandis, dalla Signora Curiosa e confermato dal Reverendo Don Antonio.

Reverendo Fra' Cesare, non so come esprimerti la mia gratitudine per questa gustosa esposizione nella quale offri ragioni valide e convincenti perchè la nostra originalissima figura possa esser definita mano alata.
E tuttavia rimarrei perplesso nell'escludere che possiam parlare di destrocherio alato. Proprio per il fatto che lo stemma presenta una figura araldica di nuova creazione - son certo che sarai d'accordo con me - bisogna procedere con cautela nelle definizioni blasoniche.
La figura di quello stemma di fatto si presenta come un ibrido tra un braccio e un semivolo. Tanto che, al di sopra di un accenno di avambraccio in atto di stendersi, quella che potrebbe esser la piegatura di un gomito - per così dire - si risolve e sfuma nella struttura alare, che pure è stata pensata dall'eterna sapienza del Creatore, come atta all'apertura e all'estensione. Per questa raffinatissima creazione artistica e simbolica il disegnatore ha dei meriti di tutto rispetto. Non si capisce bene dove cominci l'ala, e dove finisca l'arto umano.
Un po' come - per usare una famosa immagine presentata dal capitolo 15° del Vangelo di Giovanni - guardando la vite e i tralci, non si capisce bene dove finisca l'una e dove comincino gli altri: è la forza dell'immagine dal punto di vista teologico (per indicare la comunione perfetta). Anche qui, nel nostro disegno, la forza simbolica sta nella perfetta fusione di due figure molto diverse tra loro, che diventano però una sola nuova realtà. Qui c'è molto di più dello spuntar di un'ala da una figura: il che ci permetterebbe di chiamar una figura "alata" (es. leone alato). Qui non c'è semplicemente (a mio personalissimo vedere) una mano da cui spunta un'ala. Qui un braccio sembra trasformato, come per miracolo, in un'ala (l'araldica fa questi miracoli), o - per rimaner sulla terminologia blasonica - in un semivolo. Per questo a mio modestissimo avviso sarebbe meglio parlare di destrocherio alato.
Ma non voglio minimamente credere né affermare che le mie riflessioni a riguardo siano da ritenersi conclusive. Soltanto vorrei ancora una volta, caro Fra' Cesare, ringraziarti fraternamente per il fruttuoso scambio di cui mi hai voluto arricchire, nella speranza che la nostra comune riflessione possa esser motivo di intellettuale letizia anche per gli altri colleghi e amici.
Tuo devotissimo nel Signore.
D.A.

vescovi ausil

MessaggioInviato: lunedì 4 febbraio 2008, 9:05
da Fra' Cesare da Serravalle
“Silentium”, il tema. Bello potere abbandonare per qualche giorno gli strepiti del mondo.
Cari Amici, avevo sperato che la parola di Padre Eusanio potesse offrire a tutti voi una ultimativa sanzione alla definizione della figura alata e mettere fine a quella che appare solo una disputa fra dottori (io però, caro carissimo Don Antonio, ho avuto buoni Maestri ma non ho potuto frequentare la Lateranense, come invece la Provvidenza, la lucidità dei tuoi propositi e la brillantezza della mente ti hanno consentito), ma essa non è giunta. Non so quindi se si tratti di un silenzio-assenso oppure di un rifiuto delle conclusioni espresso da un eloquente silenzio venato di quel didascalico sarcasmo che Egli talvolta usa, e che, già da me lodato nel rispondere al suo saluto alla mia “Presentazione”, sa far nascere buoni frutti nel giardino dell’umiltà.
La nuovissima figura ancora senza nome merita comunque il più attento ragionare e lo sforzo di tutti gli appassionati frequentatori di questo Forum. Mi sono informato: l’ala degli uccelli è fatta di tre ossa che prendono stranamente lo stesso nome di quelle umane (mi sono documentato anche su quelle): omero, radio, ulna. La corrispondenza col braccio è quindi perfetta. Però è una corrispondenza nella sostanza (attenti, non sto parlando di filosofia) ma non nella forma né nella funzione: da qui un altro nome ed un altro significato, anche in araldica. Inoltre qui abbiamo davanti un semivolo sinistro. Non credo possa essere facilmente definito destrocherio una mano destra unita ad un semivolo sinistro, il quale qui inizia inequivocabilmente al polso.
Con ogni prudente riserva preferisco perciò “mano alata” ad altre denominazioni, rimettendomi comunque e sempre al parere del Venerando Padre Eusanio nella sua autorità di Moderatore e di Maestro.
Un vivo saluto a tutti voi, a te in particolare carissimo Don Antonio, e grazie all’Altissimo per questa giornata che si apre alla speranza.
Benedicamus Domino. Fra’ Cesare