Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
L'edificio detto "casa dei Nanni" posto entro il castello di Casio, presso le mura, risale nella sua forma attuale agli ultimi anni del Quattrocento. Situato in quella parte del paese che era anticamente chiamata il "Borgo di Sotto", fu la casa paterna di Girolamo Pandolfi de' Medici da Casio, uomo politico, mercante e letterato, tipico personaggio del Rinascimento, amico di papi, di principi e di artisti, che fu incoronato poeta più per i servizi resi alla famiglia Medici che per il valore della sua produzione poetica. Nell'estimo del 1451 l'edificio, indicato come posto presso la porta inferiore del castello di Casio, risulta infatti appartenere a Marchione Pandolfi, padre del poeta, e nel 1412 ne era proprietario il nonno ser Pandolfo.
Alla famiglia Pandolfi la casa appartenne sino al 1496; il 17 febbraio di quell'anno, come attesta un rogito di ser Biagio Buonaiuti, il nobile Francesco pandolfi da Casio, cittadino bolognese, fratello maggiore di Girolamo, vendette a Battista di Andrea Nanni l'edificio, assieme alla casa prospiciente sull'altro lato della strada, con un ponticello di passaggio che univa le due costruzioni, per lire 400. Il Nanni, uno dei capi della fazione bentivolesca dei Moratti, subito dopo l'acquisto diede alla casa un nuovo assetto, la allungò e la risistemò totalmente, sia all'interno che all'esterno, dandole l'aspetto che tuttora conserva. Per un brevissimo periodo, subito dopo la seconda cacciata dei Bentivoglio da Bologna, vi risiedette ser Ludovico Mellini, capo della fazione (parteggiante per la Chiesa) che dalla sua famiglia traeva il nome. Ben presto l'edificio tornò però ai Nanni.
Francesco, nipote di Battista, uomo ricchissimo e capo della fazione cosiddetta "ghibellina", fece costruire nel 1566 il portale in pietra con lo stemma della famiglia e le sue iniziali; di quel periodo è probabilmente la fascia affrescata sotto il soffitoo della sala grande al piano superiore. Francesco diede ai figli una accurata educazione: Floriano ed Andrea, che aveva sposato la contessa Caterina Montecuccoli, erano notai; Annibale Floriano, canonico lateranense, scrisse un'opera latina sulla Bibbia intitolata Catena Argentea, dedicata nel 1587 a Sisto V, e fu da Clemente VIII creato vescovo di Scala.
Alla morte di Francesco il potere dei Nanni, perseguitati dalle autorità di Bologna per i loro atti di brigantaggio politico, cominciò a declinare; il ramo che possedeva l'edificio si trasferì a Bologna ove Floriano fece carriera nella pubblica amministrazione e, dapprima segretario dell'ambasciata bolognese in Roma, e poi collaterale delle milizie, giunse a ricoprire l'ufficio di segretario del Senato bolognese. Suo fratello Francesco tornò invece a risiedere a Casio, nella casa della famiglia, e alla sua morte lasciò erede il nipote Ippolito Nanni Fantuzzi il quale appartenne a varie accademie e fu autore di innumerevoli composizioni in versi latini, dottore di diritto civilie e canonico e insegnante, per molti anni, di istituzioni civili nell'Università, dove gli fu posta e tuttora si conserva, nel Palazzo dell'Archiginnasio, una lapide celebrativa. Morto senza discendenti, lasciò erede un ramo collaterale della famiglia Nanni residente a Casio; dai Nanni l'edificio passò in seguito ai Pantaleoni, ai Nanni Costa ed infine ai Bertacci.
Della costruzione anteriore alla sistemazione operata da Battista Nanni sono tuttora visibili soltanto le mensole di una bertesca sul retro dell'edificio; interessante, sul lato anteriore, il portale a sesto acuto e le due finestre in cotto, rimpicciolite nell'ultimo decennio del Cinquecento; su alcuni mattoni del portale è impresso il motivo della rosa, emblema araldico della famiglia Nanni. All'interno è interessante il salone al piano superiore dell'edificio, il cui soffitto a cassettoni, benché rovinato da secoli di incuria, conserva tuttora tracce di decorazioni dipinte da ottima mano, forse della fine del Quattrocento; Sulle pareti rimangono residui di affreschi cinquecenteschi. Il bel camino di arenaria scolpita ripete i motivi decorativi delle finestre e del portale. Sempre nella parte superiore del fabbricato sono interessanti du "pietrinfoglio" quattrocenteschi con armatura di legno entro la muratura. Al piano inferiore una vasta stanza ha il soffitoo sorretto da un pilastro ligneo simile a quelli usati nei portici delle case bolognesi del secolo XIII.

dpascale ha scritto:P.S. Una domanda per fra Eusanio (aspettando il corniolo):
...nec timeas...![]()
nello stemma scolpito le tre rosette non si trovano su una delle bande, ma sul campo, o sbaglio? E in questo caso come si deve blasonare?
D.
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:dpascale ha scritto:P.S. Una domanda per fra Eusanio (aspettando il corniolo):
...nec timeas...![]()
nello stemma scolpito le tre rosette non si trovano su una delle bande, ma sul campo, o sbaglio? E in questo caso come si deve blasonare?
D.
...aspettiamo di leggere il tentativo di blasone di qualchevolontario...
...tucompreso, ovviamente...
Benevale
dpascale ha scritto:Ci provo... ma non ho studiato!
Poco conta, per ora: la strada è quella giusta!![]()
lo stemma postato da Angelo (quello a colori):
...e che speriamo voglia ridurre di formato, sennò ci"tappa" l'intero topic...
bandato d'oro e di verde, alla banda d'argento caricata di tre rosette d'oro
ma non mi convince per niente![]()
(mi direte che mi perdo in una goccia d'acqua)
Buona notte, domani leggerò le correzioni![]()
Daniele
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:dpascale ha scritto:bandato d'oro e di verde, alla banda d'argento caricata di tre rosette d'oro
Daniele
Composto daquanti pezzi?
Benevale
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