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Stemma arcivescovile... con tiara.

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 15:43
da Antonio Pompili
Cari amici,
recentemente, in una delle mie ricerche in internet, mi sono imbattuto in questo stemma arcivescovile timbrato, oltre che dal cappello prelatizio, dalla tiara:

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Si tratta dello stemma di S. Ecc. Rev.ma Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo Metropolita di Benevento.
A dire il vero non sono sicuro di un uso ufficiale di questo stemma, dal momento che l'ho trovato in un sito legato solo indirettamente alla diocesi campana. Potrebbe esser quindi semplicemente il frutto del lavoro di un disegnatore "nostalgico" di antiche consuetudini. D'altra parte il gentilissimo Tomaso Giuseppe - che ringrazio per la impareggiabile disponibilità e l'utilissimo contributo - facendo una ricerca, ha trovato in una rivista diocesana questa immagine corredata di spiegazione simbolico-teologica

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"Lo stemma episcopale di S. E. Mons. Andrea Mugione reca in alto una croce e, nello scudo sottostante, due mani emergenti dalle nubi, una ostia, contornata da raggi luminosi, una colomba con le ali spiegate su Maria SS.ma orante e sugli Apostoli, a Lei vicini. Ricco di significati teologici, esso raffigura il mistero trinitario, esprime i rapporti tra la SS. Trinità e la Madonna e il ruolo dello Spirito Santo e della Sua Sposa nel popolo di Dio. Le mani di Dio Padre sono protese in un gesto d’amore, quello della donazione del Figlio, presentato nell’espressivo simbolo eucaristico. Nella parte sottostante, si nota lo Spirito Santo, raffigurato nella colomba: dono del Padre e del Figlio. Alla base, si leggono le parole “Communio et missio” , che enunciano i contenuti essenziali della teologia trinitaria, ecclesiologica ed indicano la lettera e lo spirito di una pastorale valida per tutti i tempi."

Ma neanche possiamo escludere un qualche uso dello stemma nella prima forma per un semplice motivo: faceva uso di un'arma timbrata dal cappello e dalla tiara anche il diretto predecessore dell'attuale Arcivescovo di Benevento, Mons. Serafino Sprovieri, del quale ho trovato questo decreto, dove (ingrandendo l'immagine) è ben visibile lo stemma con entrambi i copricapi sia nell'intestazione che nel sigillo:

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Ora, sapevo da tempo - per averlo appreso dal prezioso libro del compianto Mons. Heim sull'Araldica Ecclesiastica - di un simile uso, o meglio "abuso", anche nello stemma del Patriarca di Lisbona. Lo stesso Heim, cercando di dare una spiegazione circa il persistere di tale consuetudine afferma: "Ma anzitutto: Roma era al corrente degli abusi? Nessun dubbio per il caso di Lisbona e della tiara; senz'altro Roma era a conoscenza e non biasimò il patriarca, anche se l'arcivescovo di Benevento venne costretto a recedere da una pratica analoga". Il Nunzio Araldista non precisa quando avvenne questo divieto, ma stiamo parlando probabilmente di tempi piuttosto remoti.

Quindi qui saremmo dinanzi alla restaurazione di un uso esplicitamente vietato nel passato.
Sarebbe poi interessante scoprire quando un tale ripristino si è verificato...
Ad ogni modo, la cosa sembrerebbe - e parlo solo dal punto di vista araldico 8) - ancor meno "tollerabile" oggi, dal momento che il Santo Padre per primo non usa più la antica tiara nel suo stemma.

Cosa ne dite?
Certo, è bello parlare di un'araldica viva, che si adatta ai tempi, che cerca di scoprire in se stessa nuove forme e simbolismi per esser sempre (e sempre più) comunicativa... Sommo esempio ne è lo stemma dello stesso Romano Pontefice felicemente regnante (anche se io per primo non nascondo di sentir un po' di nostalgia di quella vecchia "timbratura"). Ma qui noi staremmo parlando di un'araldica rediviva... E forse non è la stessa cosa... :wink:

Antonio

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 18:01
da Luca Marcarini
A mio modesto parere, prima di "resuscitare" in modo più o meno opportuno privilegi tradizionali (siano essi legittimi anzichè no) il prelato in questione e molti suoi colleghi dovrebbero cercare invece di seguire, seppure con un gusto ed un'ispirazione moderna, l'autentica tradizione araldica. Ed evitare di propinarci obbrobri come quello oggi postato da Antonio o come quelli che, periodicamente, vediamo su queste pagine.
Cui va agginunta l'aggravante di ammassare, in "spiegazioni" discutibili, significati, simbologie e contenuti visibili solo dal malcapitato autore dello stemma o dagli improbabili esegeti di questa galleria di storture, che di araldico non hanno neppure il nome.
Ho più volte ricordato il disagio di mons. Heim di fronte a queste situazioni e come egli qualificasse in modo sprezzante quali "insegne commerciali" certi pseudostemmi ecclesiastici, tra cui credo ben potrebbe trovare posto anche quello di mons. Mugione.
La vitalità dell'araldica ecclesiastica non è questo, in quanto rinnovare non significa, come molti credono, distruggere o rinnegare il passato, plaudendo ogni scempiaggine come "grande novità" o "segno di modernità".
Si può parlare un linguaggio "nuovo" anche attraverso forme classiche e credo che, in questo, la lezione del mai abbastanza compianto mons. Heim ieri e, oggi, del migliore tra i suoi allievi - il caro amico Marco Foppoli - possano avere ancora tutto da dire.
Sul punto non aggiungo una virgola, ma quanto detto vale - sempre a mio esclusivo parare - anche e soprattutto per l'attuale stemma pontificio, "primus inter pares" tra i velleitari esempi di un'iconoclastia modernista, inutile e fine a sè stessa.

Luca Marcarini

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 18:54
da Antonio Pompili
Gentile Luca,
personalmente resto colpito anch'io (evidentemente in modo non molto favorevole) dal sovraccarico simbologico e dal forzato risultato estetico dello scudo. Ma sono sempre - non so se a torto o a ragione - molto "lento" nel giudicare l'impianto grafico di uno stemma e il significato che esso contiene (e che con maggior o minore facilità è percepibile...).
Ciò che mi meraviglia di più :shock: è questo uso della tiara che contravviene chiaramente a quello che è lo scopo fondamentale di ogni regolamentazione dell'araldica nella Chiesa: assicurare semplicità e chiara distinzione del grado gerarchico, e nel contempo prevenire ogni uso illegale o usurpazione di insegne. Per questo, come ricorda il citato Mons. Heim, "la legge araldica della Chiesa tende ad abolire ciò che risulta superfluo".
Sul contenuto simbolico dello scudo si può discutere, caro Luca, magari - perdona il mio ardire - meglio con toni un po' più... sfumati. :wink: Anche perchè in ultima analisi non è scritto da nessuna parte cosa può essere o non esser rappresentato tra le figure di uno stemma... Ma ciò che fa problema qui sono a mio avviso più le ornamentazioni che non lo scudo. 8)

Antonio

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 19:52
da Luca Marcarini
Caro Antonio, sono alcuni anni che studio – sebbene con scarsi risultati – l’araldica e, in particolare, l’araldica ecclesiastica e purtroppo, su questo argomento, non mi riesce di applicare una visione diplomatica del mio pensiero. Spero non me ne vorrai, né tu ne gli altri amici del forum.
Il problema è che, in maniera sempre più frequente, nell’araldica della Chiesa, la regola che è andata definendosi è che non esistono (o non devono esistere) regole.
Questo è conseguenza del fatto che, in realtà, le regole non si conoscono neppure, perché la maggior parte degli stemmi ecclesiastici è inventata da sedicenti “artisti” o araldisti improvvisati che, nella necessità di “metterci su qualcosa” per accontentare il Vescovo che deve farsi la carta da lettera riempiono tutto ciò che ha la forma di uno scudo (e neppure più quella, ultimamente) di ogni sorta di bizzarrie.
È inutile poi stupirci degli abusi, dentro e fuori gli scudi, quando questi – ripeto – pseudostemmi sono dilettantesca opera di personaggi che non hanno idea neppure di ciò che fanno.
Sono pienamente d’accordo sul fatto che non esistono leggi che regolano cosa mettere negli stemmi, e per fortuna, aggiungo anche.
Ma è proprio nella scelta e nella composizione delle figure, dei colori, dove la conoscenza, l’esperienza e, perché no?, il genio del vero araldista emergono. È qui dove il recupero di antiche simbologie può tramutarsi in un linguaggio nuovo, in una forma moderna che contenga in sé anche il proprio passato. E’ qui dove si vede la differenza tra uno stemma propriamente detto e un’ “insegna commerciale”, dall’aria raffazzonata e dal dubbio significato.
E se è vero che il bello è soggettivo, il buon gusto è, invece, piuttosto oggettivo.
Cordialmente
Luca Marcarini

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 20:36
da giuseppe.q
Caro Antonio,
il Moroni alle pagg. 113 e 114 del Volume V del Dizionario di Erudizione storico ecclesiastica, riporta queste notizie riguardanti la Chiesa Beneventana:


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Credo che il motivo della Tiara sullo stemma episcopale sia proprio questo.

Spero di esserti stato di aiuto. :wink:

Buona serata :)

Giuseppe

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 21:12
da Giorgio Aldrighetti
San Filippo Neri soleva dire, specialmente agli ecclesiastici, state umili, state bassi... ma l'accorato e pio desiderio sembra sia rimasto lettera morta o quasi....

MessaggioInviato: mercoledì 12 settembre 2007, 23:29
da FML
Carissimo Antonio,

ti invito a dare dare uno sguardo (nel caso in cui tu non lo avessi già fatto) al seguente dibattito svolto recentemente su questo forum: http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... na&start=0 .
Se quanto detto non sarà in grado di fornire una risposta al tuo specifico quesito, certamente ti aiuterà a trarre delle considerazioni sulla presenza "fuori luogo" della :shock: tiara papale sullo stemma dell'arcivescovo pro tempore di Benevento.

Cordialmente,
Ferrante

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 0:06
da Lord Acton
Credo che l'uso della tiara sullo stemma provenga dal fatto che Benevento rientrava tra i domini dello Stato della Chiesa... comunque chiederò lumi su quest'uso a uno storico della Chiesa di Benevento che conosco molto bene.

Lord Acton

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 9:45
da Tilius
Ammesso che di tiara si tratti (personalmente ho ancora qualche dubbio... potrebbe essere semplicemente una mitra con una crocetta alla sommità :mrgreen: ), certamente non si tratta di "tiara papale", essendo priva della triplice corona che adorna la tiara pontificia (o, appunto, triregno). :roll:
Ergo, in merito all'usurpazione di simbolo temo che bisognerà senz'altro assolvere il Vescovo beneventano per non aver commesso il fatto... :D

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 9:56
da Antonio Pompili
Gentile Tilius,
quella della corona unica mi sembra una osservazione molto pertinente. :)
E tuttavia dobbiamo aver presente che la tiara, con una corona (come era agli inizi, forse già dal tempo di Carlo Magno) o con tre corone (come fu a partire dal pontificato di Benedetto XI o di Clemente V: tra il 1303 e il 1314), è sempre stata l'emblema del papato.
Quanto alla forma del copricapo presente nel nostro stemma arcivescovile, la tendenza ovoidale mi sembra ci possa far escludere la possibilità di esser davanti una mitra realizzata in modo improprio e cimata da una crocetta.
Né ci sarebbe di qualche utilità perderci nelle ipotesi di una interdipendenza fra la tiara e la mitra: seppure in origine - come alcuni suppongono - vi era una stretta rassomiglianza fra il copricapo papale e la mitra (essa pure sottoposta a una lunga e complessa evoluzione), la scienza araldica era ancora ben lontana dall'inizio del suo sviluppo. :wink:

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 14:31
da fra' Eusanio da Ocre
antonio p. v. g. ha scritto:Anche perchè in ultima analisi non è scritto da nessuna parte cosa può essere o non esser rappresentato tra le figure di uno stemma...

...e non è certo usando toni da "ultima crociata" che si potrà instillare nella massa dei disegnatori (araldici e non) la voglia o il desiderio di capire un po' di più e meglio come si disegna davvero uno stemma...

Ma ciò che fa problema qui sono a mio avviso più le ornamentazioni che non lo scudo


Esatto.

Bene :D vale

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 14:32
da fra' Eusanio da Ocre
Giorgio Aldrighetti ha scritto:San Filippo Neri soleva dire, specialmente agli ecclesiastici, state umili, state bassi... ma l'accorato e pio desiderio sembra sia rimasto lettera morta o quasi....

...diceva anche "...State buoni, se potete..."! :wink:

Riprendendo in ambo i casi esortazioni di 8) antichissimo conio...

...ed ugualmente :( poco ascoltate.

Bene :D vale

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 15:59
da Lucio81
Attenzione, però, lo stemma è timbrato anche dal pallio e dal pastorale oltre che dalla doppia croce astile :?

MessaggioInviato: giovedì 13 settembre 2007, 23:02
da Antonio Pompili
Sul pallio non ci sono davvero problemi, carissimo Lucio. :wink: E' più che lecito per un Metropolita porlo come ornamentazione del proprio stemma.
Ma credo sia più che giusta la tua sottolineatura del fatto che oltre la croce patriarcale ci sia dietro lo scudo il pastorale: è un ulteriore segno della "pesantezza" conferita a questa arma. Infatti, sotto papa Paolo VI fu emanata la norma per cui lo scudo di cardinali e vescovi deve esser ornato soltanto di cappello e di croce, ovvero privo di mitra e pastorale. E comunque venne regolamentato ciò che già da tempo era una consuetudine romana. :)

MessaggioInviato: venerdì 14 settembre 2007, 9:03
da marcoluca
Quali erano le prerogative degli abati? l'uso della mitra e del pastorale non erano forse segni distintivi di tale carica? oltre al cappello prelatizio di pertinenza specifica, credo, degli Ordinari diocesani...