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stemma sconosciuto

MessaggioInviato: lunedì 6 agosto 2007, 13:50
da michele.peruzzetto
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Salve mi chiamo Michele Peruzzetto,
ho trovato questo stemma in un'antica chiesetta del 1200.
Lo stemma è stato dipinto nel 1466, nessuno fin'ora è mai riuscito a determinarne la famiglia di origine. Nella stessa chiesetta c'è anche un altro stemma appartenente alla famiglia Ruggeri, che viene citata in un'iscrizione sempre dello stesso anno, in cui si fa riferimento a questa persona come parroco, inoltre vengono citate altre 3 persone.
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TRADUZIONE DELL' INSCRIZIONE:
Questo opera fu realizzata e conclusa al tempo del venerabile e reverendo sacerdote Don Francesco da “Quarterio” dei Veneziani, dignissimo e benemerito pievano della pieve di San Paolo del Patriarca, come pure del sacerdote Don Giovanni de “Rogerii” di Altino, reverendo cappellano dello stesso pievano di cui sopra; sotto la direzione e amministrazione degli illustri signori Signor Giacomo di “Cerpiluno” e del Signor Francesco “Peruzij” con l´approvazione unanime della popolazione della frazione di San Giorgio del Patriarca, il giorno 23 di settembre, dell´anno 1466, in onore di Dio onnipotente e della sua gloriosissima vergine madre Maria e di san Giorgio

MessaggioInviato: lunedì 6 agosto 2007, 15:06
da Fabio Picolli
benvenuto Michele!
lo stemma è davvero bello, ma non so a quale famiglia appartenga!
sarebbe utile, a meno che qualcuno già conosca tale stemma, sapere il nome e la storia della chiesa e del paese (non vorrei dire baggianate, ma da quanto ho capito dalla iscrizione dovrebbe essere San Giorgio del Petrarchia, frazione della pieve di San Paolo del Petrarchia) dove è dipinto!
inoltre si conoscono le famiglie dei due "illustri signori Signor Giacomo di “Cerpiluno” e del Signor Francesco “Peruzij”"?
inoltre l'opera fu commissionata dal "popolo" si San Giorgio oppure ebbe una famiglia per committente?
fabio

MessaggioInviato: lunedì 6 agosto 2007, 15:12
da Fabio Picolli
guardando lo stemma ho due domande da porre:
1) a primo impatto direi che il I campo sia d'azzurro, ma è davvero così o potrebbe essere nero (sono convinto dell'azzurro anche per la presenza del capo che pare d'Angiò, ovviamente però potrei sbagliiarmi)?
2) nella branca (è giusto indicare così la zampa di un drago?) destra il drago sbaglio o tiene un anello di rosso?
fabio

MessaggioInviato: lunedì 6 agosto 2007, 20:21
da michele.peruzzetto
Gentile sig. Fabio,
è difficile indagare sulla storia della chiesetta data la sua origine tardo-medievale, ci sono pochissimi documenti che la riguardano. Il particolare sulla zampa non lo avevo notato, andrò a rivedere da vicino lo stemma, perchè potrebbe essere un indizio importante. Molto probabilmente si tratta di un campo d'Angiò, premetto che non sono un esperto di araldica, mi sembra strano che però il numero di gigli vari, in altri stemmi ce ne sono di meno o di più... da cosa dipende?

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 9:16
da marcoluca
Ma il capo d'Angiò, che io ricordi, ha un lambello di quattro pendenti su tre gigli d'oro... qui ce ne sono cinque di pendenti su quattro gigli d'oro.
Credo che si possa riconsiderare lo smalto del campo che potrebbe essere verosimilmente nero e non più azzurro in virtù del fatto che il capo non è quello d'Angiò! sebbene il capo è una parte dello scudo che è comunque separata dal resto dello scudo!

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 9:29
da Fabio Picolli
lo stemma antico d'Angio è d'azzurro seminato di gigli d'oro, al lambello di di cinque pendenti di rosso!
è vero che i gigli qui presenti sono solo quattro, ma nella forma col lamnbello richiama quello antico d'Angiò (forse lo spazio per il seminato era poco e quindi l'autore ha preferito semplificare)!
ovviamente è solo un ipotesi!
fabio

p.s.

nel topic di seguito si analizzava lo stemma della città di Bologna che porta lo stesso capo dello stemma qui presentato:
http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... 42b5794077

a tal proposito il reverendo Frate a giusta ragione indicava i capi con numero diverso di gigli come "imitazioni o degenerazioni"!
potrebbe darsi che lo stemma di cui stiamo parlando rientri in una di queste due "eccezioni"!

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 10:01
da marcoluca
Gentile sig. Picolli io mi riferivo però al capo d'Angiò di Francia non a quello degli Angioini di Sicilia che per distinguersi lo brisarono disseminandolo di gigli.
Su questo sito c'è una plausibile spiegazione fra i due capi

http://www.contironco.it/elementi/capoangio.htm

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 10:43
da Geusillo Limonio
Il capo d'A. si trova tra XIII e XV s. con un n° variabile di gigli, credo d'averne visti addirittura con 6 o 7. Lo stemma di Faenza ne ha 5. Altrettanto variabile è la fattura del lambello, che sta "attaccato" talora al bordo superiore dello scudo - nelle figurazioni più arcaiche -, talora esce dai fianchi. La distinzione "A. antico/moderno" mi pare un po' recente e scarsamente adattabile alla varietà delle figurazioni storiche: tuttavia quello "antico" non dipende - così almeno crederei - dal n° di gigli, ma dal fatto che il capo è seminato. A Firenze ne vedo diversi casi.
Per le fam. veneziane è da consultare ora - ma io non l'ho ancora visto - lo stemmario Orsini de Marzo, recentemente apparso.
A proposito, nella traduzione "dei Veneziani" penso andrebbe corretto semplicemente in "di Venezia".

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 10:55
da Geusillo Limonio
Nel sito indicato, p.e. vedo una serie di definizioni fuorvianti. Io lo ripeto spesso: non bisogna applicare le denominazioni moderne delle figure retroattivamente! Le definizioni si devono adattare alle figure nel caso di stemmi anteriori al XVI s., non viceversa. Le definizioni e le blasonature sono un "strumento" per "tradurre" le figure in parole, non devono proiettarsi sulla mobile storia delle figure, diventando "norme" per le figure di periodi dell'araldica che "non avevano norme" o ne avevano altre e fluttuanti!
Vediamo cosa dicono nel sito indicato. Tot sententiae tot errores: invito alla massima cautela nel maneggiare questi strumenti, soprattutto su internet. Vale del resto in generale: google non sostituisce la ricerca in qualunque campo, altrimenti siamo tutti fritti! Vedo che gli studenti, soprattutto, tendono a fare così invece: «c'è in google», dunque «ipse dixit»... un nuovo aristotelismo elettronico!

«Il Capo d’Angiò

Il capo d’Angiò, quella figura, chiamata lambello composta da quattro pendenti di rosso e tra un pendente e l’altro un giglio d’oro.
PRIMA IMPRECISIONE. IL N° DEI PENDENTI E DEI GIGLI è QUELLO CANONICO, MA APPUNTO STORICAMENTE SE NE TROVANO BEN DIVERSI!

Molto simile è il capo d’Angiò di Sicilia, arma degli Angioini che dominarono nelle due Sicilie, a differenza del capo d’Angiò, quest’ultimo ha sempre il lambello a quattro pendenti di rosso, ma disseminato di gigli d’oro.
LA DISTINZIONE è SCOLASTICA: GLI ANGIOINI NON HANNO MAI DOMINATO NELLE "DUE SICILIE", PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE QUESTA DEFINIZIONE è DEL XVIII SECOLO!!! GLI ANGIOINI ERANO "RE DI SICILIA", LA DEFINIZIONE "RE DI NAPOLI" è DI COMODO, E COMUNQUE TARDA. INOLTRE: SE SI DICE CHE QUEL CAPO FATTO COSì E COSA' è "DI SICILIA", QUELLO "NORMALE" DI CHE è? dell'Angiò in Francia? ma c'è un particolare... in Francia il capo d'A. non è di fatto quasi mai usato, tranne che in Provenza. Il capo d'A. totus noster est!. E di nuovo è ripetuto l'errore storico: «sempre». Sempre proprio no, anzi tra 2 e 400, quasi mai!!!

Anche in questo caso è distintivo di parte guelfa ed è chiamato anche “Capo di Napoli”.
QUESTA DENOMINAZIONE è DEL TUTTO IMPROPRIA, NON CLASSICA E MAI USATA, CHE IO SAPPIA REGOLARMENTE. ANCH'ESSA COMUNQUE è MODERNIZZANTE. E ANCHE SE FOSSE BUONA NON SERVIREBBE A NULLA E SAREBBE UN ANACRONISMO: "REGNO DI NAPOLI" ANZICHé "DI SICILIA" è DEFINIZIONE NON UFFICIALE E RELATIVAMENTE TARDA E NON HA NESSUN SENSO COMUNUE CONTRAPPORRE UN "REGNO DI NAPOLI" A UN "REGNO DI SICILIA", CHE SONO LA STESSA COSA, ANCHE DOPO IL VESPRO [/b]

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 12:07
da Fabio Picolli
credo che la cosa principale sia analizzare lo stemma nel suo insieme!
il capo d'Angiò o Angioino o di Napoli o magari di altro (essendo questi molto comuni) non deve farci dimenticare le peculiarità dello stemma in particolare la seconda parte dello spaccato, che credo lo caratterizzi molto!
innanzitutto la disposizione dell'ermellino, che per quanto mi riguarda non ho mai visto disposto in banda!
fabio

p.s. grazie a gesuillo e marcoluca per le correzioni! :wink:

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 17:21
da Geusillo Limonio
Caro Picolli, rispondevo a precise osservazioni sul capo d'Angiò, con messe a punto che mi sembrano pertinenti. Viceversa, ma scusi, è così sicuro che sia ermellino? a me pare piuttosto, o almeno lo sospetto fortemente - e siamo di nuovo nel campo della raffigurazione specifica di una figura, così variabile - una raffigurazione particolarmente realistica del vaio. Posso sbagliarmi, beninteso. Ma in ogni caso, vaio o ermellino, i fiocchi vanno bene in banda, come è emerso da un topic precedente. E non scommetterei sull'assoluto rarità. Occorre un ampio supplemento d'indagine...

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 17:35
da Antonio Pompili
Credo che qui possiamo parlare di pelli d'ermellino,
figura incontrata nello stemma Savioli, nel recente topic "Blasoni bolognesi" ( http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... sc&start=0 )

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 17:53
da Geusillo Limonio
Sì, mea culpa, non c'è dubbio che se guardiamo il disegno sembra più un ermellino. Come osservava giustamente fra Eusanio, la resa al "naturale" delle due pellicce è ben antica. Però volevo suggerire questo: nel 400, in un'area determinata, chi ci dice che il vaio "al naturale" non fosse raffigurato così? Resta anche che l'ermellino è più raro del vaio nell'a. italiana. Occorrerebbero un po' di esempi comparativi per decidere in via definitiva. Invece non troverei assolutamenteniente di strano nella disposizione in banda, che segue la direzione della pezza. Nel citato "Blasone bolognese", benché di ermellino vero e proprio, ci sono un paio di begli esempi in banda e in scaglione.

p.s.: Ehm...: "Geusillo", non Gesuillo, che suona un po' blasfemo!

MessaggioInviato: martedì 7 agosto 2007, 18:40
da Antonio Pompili
Una riflessione molto interessante e più che condivisibile per diversi aspetti. :wink:
Ma, se buona norma è blasonare quello che si vede e come lo si vede, al di là di ogni altra (peraltro utile e sensata) indagine comparativa, la definizione blasonica sembrerebbe piuttosto obbligata. Del resto noi possiamo guardare e descrivere una raffigurazione del passato (araldica, ma anche di ogni altro tipo) con i nostri occhi, e la possiamo definire con le nostre categorie. E non è sempre possibile una perfetta interpretazione di quello che l'autore voleva realizzare o star a significare. Per quanto triste possa esser questa realtà... è così! 8)
Inoltre, il fatto che l'ermellino sia più raro del vaio nella nostra araldica (cosa che onestamente non sarei in grado di confermare o smentire :( ), a mio modesto avviso non depone minimamente (in assenza di altre significative e forse irraggiungibili prove) a favore della seconda pelliccia rispetto alla prima: ciò che è raro è comunque riscontrabile, sia pur con minore probabilità! Ma in questo caso - visto che ciò che appare allo sguardo è un ermellino - certi calcoli di probabilità forse vengono meno e non si può protendere facilmente per l'altra pelliccia.
Per il resto, neanche io avrei problemi nella disposizione in banda dell'emellino. Forse la mia è una visione troppo semplicista (per non dir rozza) della cosa... ma se questo vediamo, questo è ben possibile che sia! In fondo, una pelliccia, anche se non può essere considerata uno smalto, come uno smalto viene usata per riempire il campo di scudi e partizioni. Come uno smalto potrà esser usata pure per pezze o partizioni onorevoli. Una disposizione in banda non è poi così assurda. Rara da vedersi, ma ben possibile! :)

MessaggioInviato: mercoledì 8 agosto 2007, 0:59
da Fabio Picolli
chiedo venia al sig. Geusillo!
non volevo affatto sminuire il suo intervento, non a caso l'ho ringraziata per aver accresciuto il mio modesto "sapere"!
quello che intendevo è che essendo ancora lo scudo anonimo sarebbe meglio focalizzarci sugli elementi distintivi!
come appunto la seconda partizione il cui campo, come ben dice antonio p.v.g., è (o almeno questa sembra l'ipotesi più evidente) di pelli d'ermellino!
non ho inoltre mai affermato che la disposizione di tali pelli sia ssurda o rara, ma semplicemente che non mi è mai capitata di vederla!
la trovo molto particolare soprattutto per il fatto che, da come è stato disegnato lo stemma, rappresenta un campo "disposto in banda"!
proprio per la sua particolarità ritengo che questa caratterizzi lo stemma e ci dovrebbe aiutare a dagli un appartenenza!

Troncato: I d'azzurro (?) al drago nascente di rosso (tenente nella zampa destra un anello di rosso ?); II di pelli di ermellino poste in banda (?) a tre bande d'oro.

fabio