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L'araldica comunale italiana: un sondaggio

MessaggioInviato: venerdì 20 luglio 2007, 9:52
da Geusillo Limonio
Propongo un argomento che mi sta a cuore e sul quale mi piacerebbe avere un sondaggio dei frequentatori del forum (nemmeno sotto tortura farò un torto alla Crusca usando l'espressione forumisti). Esporrò alcune tesi nel modo più conciso possibile e mi asterrò poi da intervenire per non condizionare le risposte. Mi piacerebbe se per ciascuna tesi i lettori riassumessero le loro osservazioni come si fa nei sondaggi con : a) sono d'accordo, b) non sono d'accordo, c) sono abbastanza d'accordo, d) sono poco d'accordo.

Ecco le tesi:

1) L'araldica comunale italiana è la più antica, ricca e bella d'Europa. Era libera e spontanea, creativa e rifletteva le diverse realtà storiche e culturali della penisola.

2) La Consulta araldica coi suoi regolamenti ha fatto violenza a questa tradizione, imponendo un assetto burocratico-gerarchico alla materia, un modello unico astratto. Essa ha bloccato lo sviluppo grafico ed estetico dell'araldica comunale, avvenuto incessantemente nei secoli sulla base del cambiamento di gusto e di tecniche artistiche.

3) In particolare cio è avvenuto attraverso: a) l'estensione sistematica del "timbro" e l'istituzionalizzazione di esso. Il "timbro" non era mai stato usato, se non a partire dall'età barocca, grosso modo, ma sempre in funzione decorativa ed effimera. L'elevazione a "norma" di un apparato decorativo (corone, serti ed altri ornamenti esteriori) ha peggiorato un'araldica semplice e chiara. b) la scelta del sannitico: un orribile scudo "falso", costruito a tavolino, antistorico.

4) Gli ornamenti esteriori così definiti riflettono il gusto allegorico-ideologico di un'epoca, pesante e pomposo: istituzionalizzati hanno impedito ogni apertura di rinnovamento di gusto.

5) Il fascismo peggiorò il processo imponendo (caso unico in Europa), un segno di partito, il capo del Littorio, come espressione della sua natura illiberale e totalitaria.

6) Gli attuali Uffici araldici romani sono stati costituiti dopo la guerra su basi di dubbia legittimità giuridica. Sul piano tecnico hanno assurdamente scelto di stralciare dalla legiglazione nobiliare italiana abolita dalla Costituzione, la normativa relativa all'araldica comunale e provinciale, basandosi su un documento di scarso valore come il decreto luogotenenziale del 1943. Una scelta di compromesso: il rivolgimenti storici, politici e istituzionali conseguenti alla fondazione della Repubblica avrebbero dovuto imporre una riconsiderazione di tutta la materia. Il risultato invece è stato quello di conservare in forma antistorica scelte estetiche e tecniche fatte decenni prima e divenute palesemente obsolete, e spesso (giustamente) disattese dai singoli comuni. L'applicazione meccanica delle norme stabilite dalla Consulta ha impedito qualsiasi rinnovamento tecnico-estetico nella materia, come invece è avvenuto in paesi come la Svizzera, la Germania, i paesi scandinavi etc., dove il disegno araldico ha registrato un vistoso incremento di qualità, conciliando gusto moderno e tradizione. Una moderna scuola di disegno araldico italiano - come mostrano gli orrori inventati da grafici spesso ignoranti dei fondamenti storici e tecnici della disciplina - è stata impedita dal conservatorismo gretto e meschino degli Uffici araldici romani.

7) Gli ornamenti esteriori oggi - nelle forme scelte - sono diventati un inutile orpello, inadeguato per gusto e per caratteristiche tecniche ai moderni sistemi di comunicazione visiva e di grafica istituzionale, oltre che alle tecniche moderne di riproduzione e ai nuovi supporti. I tentativi di redesign che periodicamente si sperimentano si scontrano contro l'impossibilità di adeguare a uno stile sobrio, stilizzato e moderno gli elementi decorativi ottocenteschi divenuti un'inutile gabbia e un inutile "rumore visivo".

8) Gli attuali Uffici araldici andrebbero aboliti e riformati ex-novo, attraverso la consultazione di una commissione nazionale di esperti.

Re: L'araldica comunale italiana: un sondaggio

MessaggioInviato: venerdì 20 luglio 2007, 13:12
da pierfe
Geusillo Limonio ha scritto:Propongo un argomento che mi sta a cuore e sul quale mi piacerebbe avere un sondaggio dei frequentatori del forum (nemmeno sotto tortura farò un torto alla Crusca usando l'espressione forumisti). Esporrò alcune tesi nel modo più conciso possibile e mi asterrò poi da intervenire per non condizionare le risposte. Mi piacerebbe se per ciascuna tesi i lettori riassumessero le loro osservazioni come si fa nei sondaggi con : a) sono d'accordo, b) non sono d'accordo, c) sono abbastanza d'accordo, d) sono poco d'accordo.

Ecco le tesi:

1) L'araldica comunale italiana è la più antica, ricca e bella d'Europa. Era libera e spontanea, creativa e rifletteva le diverse realtà storiche e culturali della penisola.

2) La Consulta araldica coi suoi regolamenti ha fatto violenza a questa tradizione, imponendo un assetto burocratico-gerarchico alla materia, un modello unico astratto. Essa ha bloccato lo sviluppo grafico ed estetico dell'araldica comunale, avvenuto incessantemente nei secoli sulla base del cambiamento di gusto e di tecniche artistiche.

3) In particolare cio è avvenuto attraverso: a) l'estensione sistematica del "timbro" e l'istituzionalizzazione di esso. Il "timbro" non era mai stato usato, se non a partire dall'età barocca, grosso modo, ma sempre in funzione decorativa ed effimera. L'elevazione a "norma" di un apparato decorativo (corone, serti ed altri ornamenti esteriori) ha peggiorato un'araldica semplice e chiara. b) la scelta del sannitico: un orribile scudo "falso", costruito a tavolino, antistorico.

4) Gli ornamenti esteriori così definiti riflettono il gusto allegorico-ideologico di un'epoca, pesante e pomposo: istituzionalizzati hanno impedito ogni apertura di rinnovamento di gusto.

5) Il fascismo peggiorò il processo imponendo (caso unico in Europa), un segno di partito, il capo del Littorio, come espressione della sua natura illiberale e totalitaria.

6) Gli attuali Uffici araldici romani sono stati costituiti dopo la guerra su basi di dubbia legittimità giuridica. Sul piano tecnico hanno assurdamente scelto di stralciare dalla legiglazione nobiliare italiana abolita dalla Costituzione, la normativa relativa all'araldica comunale e provinciale, basandosi su un documento di scarso valore come il decreto luogotenenziale del 1943. Una scelta di compromesso: il rivolgimenti storici, politici e istituzionali conseguenti alla fondazione della Repubblica avrebbero dovuto imporre una riconsiderazione di tutta la materia. Il risultato invece è stato quello di conservare in forma antistorica scelte estetiche e tecniche fatte decenni prima e divenute palesemente obsolete, e spesso (giustamente) disattese dai singoli comuni. L'applicazione meccanica delle norme stabilite dalla Consulta ha impedito qualsiasi rinnovamento tecnico-estetico nella materia, come invece è avvenuto in paesi come la Svizzera, la Germania, i paesi scandinavi etc., dove il disegno araldico ha registrato un vistoso incremento di qualità, conciliando gusto moderno e tradizione. Una moderna scuola di disegno araldico italiano - come mostrano gli orrori inventati da grafici spesso ignoranti dei fondamenti storici e tecnici della disciplina - è stata impedita dal conservatorismo gretto e meschino degli Uffici araldici romani.

7) Gli ornamenti esteriori oggi - nelle forme scelte - sono diventati un inutile orpello, inadeguato per gusto e per caratteristiche tecniche ai moderni sistemi di comunicazione visiva e di grafica istituzionale, oltre che alle tecniche moderne di riproduzione e ai nuovi supporti. I tentativi di redesign che periodicamente si sperimentano si scontrano contro l'impossibilità di adeguare a uno stile sobrio, stilizzato e moderno gli elementi decorativi ottocenteschi divenuti un'inutile gabbia e un inutile "rumore visivo".

8) Gli attuali Uffici araldici andrebbero aboliti e riformati ex-novo, attraverso la consultazione di una commissione nazionale di esperti.


Concordo in pieno e sottoscrivo!
Mi spiace solo che questo intervento esca d'estate durante le vacanze estive. Un approfondimento di questo argomento dovrebbe essere pubblicato su Nobiltà, inutile a dire che oltre ad essere l'unica rivista periodica italiana è letta in tutte le biblioteche capoluoghi di provincia in Italia, in tutti gli Archivi di Stato... e da tutte le serie associazioni mondiali di araldica...
Perdo il mio tempo per pubblicare Nobiltà solo perchè sono sicuro che rimane e viene letta negli archivi e sarà un valido messaggio per i posteri... e mi creda questa è l'unica ragione per cui mi sto godendo ancora il caldo di Bologna!
Se dobbiamo approfondire invito a leggere meglio la legge del 1943 e se viene effettivamente applicata... fare confronti su cosa si vede in giro.
In quanto alla Commissione nazionale di esperti - avendo già fatto parte nel 1988 di un'altra commissione di esperti voluta dal Ministero dei Beni Culturali per organizzare il Congresso internazionale di scienza genealogica ed araldica, ho tante riserve...
Quanti hanno formazione accademica in queste materie? Quanto hanno fatto corsi universitari d'araldica? Quanti hanno un titolo di studio specifico... Quanta polemica sto facendo... meglio mordersi la lingua.
Pier Felice degli Uberti

MessaggioInviato: venerdì 20 luglio 2007, 18:32
da Guido5
Cari amici,
come non essere d'accordo su quanto esposto? Alle sette tesi del prof. Savorelli ne aggiungerei un'ottava, chiamando in causa la pochezza di presunti "storici" locali certamente non esenti da responsabilità di vario genere.
Temo però che il sondaggio sarebbe lontanissimo dall'avere anche solo una parvenza di validità statistica, tanto per le dimensioni (che temo molto limitate) quanto per il tipo di campione scelto (al punto che ho proposto di eliminare dal "forum" l'opzione per inserire i sondaggi).

Ciao a tutti!
Guido5

araldica civica

MessaggioInviato: venerdì 20 luglio 2007, 20:09
da Sigillum1
Con i bagagli rapidamente preparati per sfuggire alla calura di Bologna, ecco le risposte richieste, cui affianco un'"avvertenza per l'uso", non avendo al momento il tempo materiale per fare di più: le risposte "c" mirano soprattutto a sottolineare la mia completa adesione a quelli che ritengo i temi più rilevanti e che profondamente condivido (gli "a").
1. c
2. a
3. c
4. c
5. c
6. a
7. a

Un cordiale saluto e buone vacanze a tutti. Silvia

MessaggioInviato: sabato 21 luglio 2007, 20:22
da giuseppe.q
Condivido pienamente il tutto.

Buona serata e buona domenica a tutti.

Giuseppe

MessaggioInviato: lunedì 23 luglio 2007, 14:17
da SIMO
Partecipo molto volentieri al sondaggio:

1) A

2) A (aggiungo che, secondo me, la cristallizzazione imposta dalla consulta araldica non ha avuto effetti negativi sulla sola araldica civica, certamente i più visibili oggi.... ma anche su quella nobiliare/personale, un solo breve esempio a titolo personale: cosa dire dei titoli antichissimi di signore e consignore e di come sono stati "trattati" dalla consulta?).

3) A (aggiungo, perchè imporre dall'alto una standardizzazione così spinta? in un paese dove le particolarità locali erano e sono molto radicate?)

4) A (concordo sia sul pesante che sul pomposo, aggiungerei che tale stile era ed è, spessevolte anche molto "falso")

5) C (sicuramente l'imposizione del cd capo del littorio fu una scelta poco felice e fece ulteriore vilenza alla ns. araldica civica, della quale vediamo ancora oggi molto spesso i frutti, rimango dell'idea che però il "grosso dei danni" era già stato fatto...)

6) A (il conservazionismo delle peggiori "tradizioni" è aihmé molto diffuso, circa la legittimità degli attuali uffici araldici la situazione è complessa, certamente orami la stessa è da riconoscersi quantomeno di fatto. Altro discorso è invece che gli stessi potrebbero muoversi in modo più "audace", magari prendendo esempio da paesi non troppo lontani da noi, mi riferisco al modello spagnolo (che apprezzo molto) o anche a quello francese, certamente con alcuni "distinguo".
Concordo con Pier Felice circa l'applicazione sui generis della norma del 1943, ma è discorso ampio e che riguarda anche molte altre disposizioni normative, scarsamente applicate o addirittura in alcuni casi di vere e proprie prassi contra legem.....

7) C (sono abbastanza d'accorso, in alcuni casi l'araldica civica andrebbe sicuramente modernizzata, se posso essere paradossale: a volte tale semplificazione si potrebbe attuare molto semplicemente con un ritorno al passato. Pensiamo alla semplicità grafica ed alla chiarezza di alcune insegne medioevali italiane rispetto alla artificiosa complessità delle successive rielaborazioni di fine ottocento.

Quanto alle commissioni di esperti, temo che nel ns. Paese difficilmente riusciremmo a garantire l'autonomia delle stesse e soprattutto la competenza dei membri (perdonatemi ma sono uno scettico convinto in queste materie...), non vorrei che a comporle finessero i soliti politici........

MessaggioInviato: lunedì 23 luglio 2007, 15:13
da Franz Joseph von Trotta
Si, effettivamente il periodo vacanziero non rende merito ad un tema finalmente così rilevante e al modo ampio e autorevole con il quale è stato posto, oltrechè agli spunti utili di chi l'ha già dibattuto.

Personalmente, a parte qualche sfumatura, sono sostanzialmente d'accordo con i punti sottolineati da Geusillo. Questo per il sondaggio.

Collegandomi alle osservazioni del dottor Degli Uberti anch'io sono molto scettico sulla creazione dell'eventuale - ma solita - "commissione d'esperti", soprattutto legata alla sua formazione ed alla rappresentatività degli stessi. Maggiormente se si pensa che in un disegno di legge che aveva l'ambizione di occuparsi di cose d'araldica presentato nella scorsa legislatura, si era seriamente ipotizzato il coinvolgimento vincolante di una nota associazione privata quale è il CNI, che, pur non priva di una sua autorevolezza storica, per suo stesso statuto si attiene allo scrupoloso rispetto di quella legislazione ormai assolutamente obsoleta per molti versi acritica e astorica nelle sue norme araldiche - e, si badi, parlo di araldica e non di materia nobiliare :wink: - che si dovrebbe aggiornare e che è la causa dell'inerzia normativa e stilistica dell'araldica civica italiana.
Legittimo che un "club privato" abbia le norme che preferisce ma che questo circolo possa poi disciplinare questioni che riguarderebbero tutti i cittadini mi parrebbe perlomeno discutibile.

Anche Guido ha ben evidenziato il problema dell'amatore locale, magari volenteroso, che in alcuni casi si ammanta con troppa facilità e senza un serio vaglio delle sue "credenziali" della qualifica di "esperto" di una disciplina che non conosce affatto, di cui probabilmente poco gli importa, inflazionando l'araldica dei suoi più triti luoghi comuni, di banalità ed errori. Fermo restando che vi sono casi fortunati in cui lavori locali sono condotti con rigore storico con visione e capacità critiche degne di araldista di talento.

Di Simone Bravi condivido le giuste considerazioni stilistiche, da sempre le ho avvertite tra i dati fondamentali di un asupicabile rinnovamento: «in alcuni casi l'araldica civica andrebbe sicuramente modernizzata, se posso essere paradossale: a volte tale semplificazione si potrebbe attuare molto semplicemente con un ritorno al passato. Pensiamo alla semplicità grafica ed alla chiarezza di alcune insegne medioevali italiane rispetto alla artificiosa complessità delle successive rielaborazioni di fine ottocento.»

Un'eventuale commissione dovrebbe riunire, innanzi tutto, come suo nocciolo duro, araldisti aggiornati e dotati di una lucida e moderna visione storico-scientifica della disciplina, in relazione con quanto di meglio l'evoluzione dell'araldica è stata in questi anni in Europa, ma anche designers, disegnatori araldici, professionisti della comunicazione, medievisti, storici dell'arte, semiologi, un insieme composito ma vivo, attuale, che vada alla sostanza di un sistema simbolico istituzionale da aggiornare e da rendere elastico strumento utile nella comunicazione visiva con i problemi e le situazioni che oggi questa pone. Una simile commissione allo stato attuale sembra più che altro fantascienza, visto il travaglio di ben altre riforme la cui importanza, in confronto di queste nostre "bagatelle", è smisurata.

Ma è fantascienza anche perchè ancora oggi in Italia tra quelli che potremmo definire (o che si ritengono) "cultori" della materia, troppo spesso si avverte che l'araldica civica è trattata come una palestra della minuzia burocratica, del dettaglio formale, ritenendo che i suoi problemi fondamentali e il metro per riconoscerne gli "esperti" siano la competenza nel disquisire su bacche e ghiande di rametti avvizziti: se debbano essere d'oro oppure naturali, se un nastrino ed un cordone debbano essere più lunghi o più corti, oppure che osare toccare il sannitico sia sacrilegio mortale, e, dove, citando a menadito Crollalanza, Spreti, Ginanni, è assordante il silenzio sui migliori nomi del presente: Pastoureau o Neubecker tra i tanti...

Personalmente credo che avvicinarsi all'araldica e occuparsene seriamente e con passione, ritenersi e presentarsi come araldisti insomma, debba essere ben altro, lasciando fiocchi e passamaneria varia alle nostalgie demodè di "couturiers" del tempo andato.

Se sarà mai possibile non lo so, il fatto che comunque se ne parli qui, (non credevo che un topic così complesso potesse ottenere la giusta attenzione in un forum on line :shock: ) è per me un successo inatteso: che ci si confronti e se ne discuta è già cosa positiva e meritoria. Bene :D !

Grüss :D Gott

FJVT

MessaggioInviato: lunedì 23 luglio 2007, 15:49
da Franz Joseph von Trotta
Dimenticavo il sondaggio :D !

1) A; 2) A; 3) C; 4) A; 5) C; 6) A; 7) A.

FJVT

MessaggioInviato: lunedì 23 luglio 2007, 19:17
da fra' Eusanio da Ocre
Geusillo Limonio ha scritto:Propongo un argomento che mi sta a cuore e sul quale mi piacerebbe avere un sondaggio dei frequentatori del forum (nemmeno sotto tortura farò un torto alla Crusca usando l'espressione forumisti). Esporrò alcune tesi nel modo più conciso possibile e mi asterrò poi da intervenire per non condizionare le risposte. Mi piacerebbe se per ciascuna tesi i lettori riassumessero le loro osservazioni come si fa nei sondaggi con : a) sono d'accordo, b) non sono d'accordo, c) sono abbastanza d'accordo, d) sono poco d'accordo.

Ecco le tesi:

1) L'araldica comunale italiana è la più antica, ricca e bella d'Europa. Era libera e spontanea, creativa e rifletteva le diverse realtà storiche e culturali della penisola.

2) La Consulta araldica coi suoi regolamenti ha fatto violenza a questa tradizione, imponendo un assetto burocratico-gerarchico alla materia, un modello unico astratto. Essa ha bloccato lo sviluppo grafico ed estetico dell'araldica comunale, avvenuto incessantemente nei secoli sulla base del cambiamento di gusto e di tecniche artistiche.

3) In particolare cio è avvenuto attraverso: a) l'estensione sistematica del "timbro" e l'istituzionalizzazione di esso. Il "timbro" non era mai stato usato, se non a partire dall'età barocca, grosso modo, ma sempre in funzione decorativa ed effimera. L'elevazione a "norma" di un apparato decorativo (corone, serti ed altri ornamenti esteriori) ha peggiorato un'araldica semplice e chiara. b) la scelta del sannitico: un orribile scudo "falso", costruito a tavolino, antistorico.

4) Gli ornamenti esteriori così definiti riflettono il gusto allegorico-ideologico di un'epoca, pesante e pomposo: istituzionalizzati hanno impedito ogni apertura di rinnovamento di gusto.

5) Il fascismo peggiorò il processo imponendo (caso unico in Europa), un segno di partito, il capo del Littorio, come espressione della sua natura illiberale e totalitaria.

6) Gli attuali Uffici araldici romani sono stati costituiti dopo la guerra su basi di dubbia legittimità giuridica. Sul piano tecnico hanno assurdamente scelto di stralciare dalla legiglazione nobiliare italiana abolita dalla Costituzione, la normativa relativa all'araldica comunale e provinciale, basandosi su un documento di scarso valore come il decreto luogotenenziale del 1943. Una scelta di compromesso: il rivolgimenti storici, politici e istituzionali conseguenti alla fondazione della Repubblica avrebbero dovuto imporre una riconsiderazione di tutta la materia. Il risultato invece è stato quello di conservare in forma antistorica scelte estetiche e tecniche fatte decenni prima e divenute palesemente obsolete, e spesso (giustamente) disattese dai singoli comuni. L'applicazione meccanica delle norme stabilite dalla Consulta ha impedito qualsiasi rinnovamento tecnico-estetico nella materia, come invece è avvenuto in paesi come la Svizzera, la Germania, i paesi scandinavi etc., dove il disegno araldico ha registrato un vistoso incremento di qualità, conciliando gusto moderno e tradizione. Una moderna scuola di disegno araldico italiano - come mostrano gli orrori inventati da grafici spesso ignoranti dei fondamenti storici e tecnici della disciplina - è stata impedita dal conservatorismo gretto e meschino degli Uffici araldici romani.

7) Gli ornamenti esteriori oggi - nelle forme scelte - sono diventati un inutile orpello, inadeguato per gusto e per caratteristiche tecniche ai moderni sistemi di comunicazione visiva e di grafica istituzionale, oltre che alle tecniche moderne di riproduzione e ai nuovi supporti. I tentativi di redesign che periodicamente si sperimentano si scontrano contro l'impossibilità di adeguare a uno stile sobrio, stilizzato e moderno gli elementi decorativi ottocenteschi divenuti un'inutile gabbia e un inutile "rumore visivo".

8) Gli attuali Uffici araldici andrebbero aboliti e riformati ex-novo, attraverso la consultazione di una commissione nazionale di esperti.


Finalmente un intervento che non è la solita richiesta di aiuto per una ricerca, nè la trita fornitura di dati librari cui attingere!

Mi permetto di aggiungere, però, che l'enfasi filosofico-politica forse ha fatto dimenticare un dato storico: il tredicennio d'uso del capo del Littorio fu preceduto, nell'Europa d'inizio XIX secolo, dal fenomeno dei capi delle "buone" città napoleonici i quali, analoghi al "nostro" nella sostanza e nell'effimera durata, erano peraltro ben più complessi e variati nella forma.

MessaggioInviato: venerdì 27 luglio 2007, 22:51
da FML
Gentili amici,

condivido in linea di massima le tesi proposte dal prof. Savorelli nel presente dibattito, così come sottoscrivo la giustissima osservazione aggiunta dal caro Guido.
Partecipo volentieri al sondaggio:

1) C;
2) C;
3) A;
4) A (sottolineando però che "gli ornamenti esteriori così definiti riflettono il gusto allegorico-ideologico di un'epoca" verso la quale non ci si deve rivolgere in modo antistorico ed epurativo);
5) C (l'intento, giusto o sbagliato che possa giudicarsi, fu quello di fornire dei comuni parametri formali, nonchè di unificare, anche araldicamente, la Nazione);
6) A;
7) C.

Cordialmente,
Ferrante