L'araldica comunale italiana: un sondaggio
Propongo un argomento che mi sta a cuore e sul quale mi piacerebbe avere un sondaggio dei frequentatori del forum (nemmeno sotto tortura farò un torto alla Crusca usando l'espressione forumisti). Esporrò alcune tesi nel modo più conciso possibile e mi asterrò poi da intervenire per non condizionare le risposte. Mi piacerebbe se per ciascuna tesi i lettori riassumessero le loro osservazioni come si fa nei sondaggi con : a) sono d'accordo, b) non sono d'accordo, c) sono abbastanza d'accordo, d) sono poco d'accordo.
Ecco le tesi:
1) L'araldica comunale italiana è la più antica, ricca e bella d'Europa. Era libera e spontanea, creativa e rifletteva le diverse realtà storiche e culturali della penisola.
2) La Consulta araldica coi suoi regolamenti ha fatto violenza a questa tradizione, imponendo un assetto burocratico-gerarchico alla materia, un modello unico astratto. Essa ha bloccato lo sviluppo grafico ed estetico dell'araldica comunale, avvenuto incessantemente nei secoli sulla base del cambiamento di gusto e di tecniche artistiche.
3) In particolare cio è avvenuto attraverso: a) l'estensione sistematica del "timbro" e l'istituzionalizzazione di esso. Il "timbro" non era mai stato usato, se non a partire dall'età barocca, grosso modo, ma sempre in funzione decorativa ed effimera. L'elevazione a "norma" di un apparato decorativo (corone, serti ed altri ornamenti esteriori) ha peggiorato un'araldica semplice e chiara. b) la scelta del sannitico: un orribile scudo "falso", costruito a tavolino, antistorico.
4) Gli ornamenti esteriori così definiti riflettono il gusto allegorico-ideologico di un'epoca, pesante e pomposo: istituzionalizzati hanno impedito ogni apertura di rinnovamento di gusto.
5) Il fascismo peggiorò il processo imponendo (caso unico in Europa), un segno di partito, il capo del Littorio, come espressione della sua natura illiberale e totalitaria.
6) Gli attuali Uffici araldici romani sono stati costituiti dopo la guerra su basi di dubbia legittimità giuridica. Sul piano tecnico hanno assurdamente scelto di stralciare dalla legiglazione nobiliare italiana abolita dalla Costituzione, la normativa relativa all'araldica comunale e provinciale, basandosi su un documento di scarso valore come il decreto luogotenenziale del 1943. Una scelta di compromesso: il rivolgimenti storici, politici e istituzionali conseguenti alla fondazione della Repubblica avrebbero dovuto imporre una riconsiderazione di tutta la materia. Il risultato invece è stato quello di conservare in forma antistorica scelte estetiche e tecniche fatte decenni prima e divenute palesemente obsolete, e spesso (giustamente) disattese dai singoli comuni. L'applicazione meccanica delle norme stabilite dalla Consulta ha impedito qualsiasi rinnovamento tecnico-estetico nella materia, come invece è avvenuto in paesi come la Svizzera, la Germania, i paesi scandinavi etc., dove il disegno araldico ha registrato un vistoso incremento di qualità, conciliando gusto moderno e tradizione. Una moderna scuola di disegno araldico italiano - come mostrano gli orrori inventati da grafici spesso ignoranti dei fondamenti storici e tecnici della disciplina - è stata impedita dal conservatorismo gretto e meschino degli Uffici araldici romani.
7) Gli ornamenti esteriori oggi - nelle forme scelte - sono diventati un inutile orpello, inadeguato per gusto e per caratteristiche tecniche ai moderni sistemi di comunicazione visiva e di grafica istituzionale, oltre che alle tecniche moderne di riproduzione e ai nuovi supporti. I tentativi di redesign che periodicamente si sperimentano si scontrano contro l'impossibilità di adeguare a uno stile sobrio, stilizzato e moderno gli elementi decorativi ottocenteschi divenuti un'inutile gabbia e un inutile "rumore visivo".
Gli attuali Uffici araldici andrebbero aboliti e riformati ex-novo, attraverso la consultazione di una commissione nazionale di esperti.
Ecco le tesi:
1) L'araldica comunale italiana è la più antica, ricca e bella d'Europa. Era libera e spontanea, creativa e rifletteva le diverse realtà storiche e culturali della penisola.
2) La Consulta araldica coi suoi regolamenti ha fatto violenza a questa tradizione, imponendo un assetto burocratico-gerarchico alla materia, un modello unico astratto. Essa ha bloccato lo sviluppo grafico ed estetico dell'araldica comunale, avvenuto incessantemente nei secoli sulla base del cambiamento di gusto e di tecniche artistiche.
3) In particolare cio è avvenuto attraverso: a) l'estensione sistematica del "timbro" e l'istituzionalizzazione di esso. Il "timbro" non era mai stato usato, se non a partire dall'età barocca, grosso modo, ma sempre in funzione decorativa ed effimera. L'elevazione a "norma" di un apparato decorativo (corone, serti ed altri ornamenti esteriori) ha peggiorato un'araldica semplice e chiara. b) la scelta del sannitico: un orribile scudo "falso", costruito a tavolino, antistorico.
4) Gli ornamenti esteriori così definiti riflettono il gusto allegorico-ideologico di un'epoca, pesante e pomposo: istituzionalizzati hanno impedito ogni apertura di rinnovamento di gusto.
5) Il fascismo peggiorò il processo imponendo (caso unico in Europa), un segno di partito, il capo del Littorio, come espressione della sua natura illiberale e totalitaria.
6) Gli attuali Uffici araldici romani sono stati costituiti dopo la guerra su basi di dubbia legittimità giuridica. Sul piano tecnico hanno assurdamente scelto di stralciare dalla legiglazione nobiliare italiana abolita dalla Costituzione, la normativa relativa all'araldica comunale e provinciale, basandosi su un documento di scarso valore come il decreto luogotenenziale del 1943. Una scelta di compromesso: il rivolgimenti storici, politici e istituzionali conseguenti alla fondazione della Repubblica avrebbero dovuto imporre una riconsiderazione di tutta la materia. Il risultato invece è stato quello di conservare in forma antistorica scelte estetiche e tecniche fatte decenni prima e divenute palesemente obsolete, e spesso (giustamente) disattese dai singoli comuni. L'applicazione meccanica delle norme stabilite dalla Consulta ha impedito qualsiasi rinnovamento tecnico-estetico nella materia, come invece è avvenuto in paesi come la Svizzera, la Germania, i paesi scandinavi etc., dove il disegno araldico ha registrato un vistoso incremento di qualità, conciliando gusto moderno e tradizione. Una moderna scuola di disegno araldico italiano - come mostrano gli orrori inventati da grafici spesso ignoranti dei fondamenti storici e tecnici della disciplina - è stata impedita dal conservatorismo gretto e meschino degli Uffici araldici romani.
7) Gli ornamenti esteriori oggi - nelle forme scelte - sono diventati un inutile orpello, inadeguato per gusto e per caratteristiche tecniche ai moderni sistemi di comunicazione visiva e di grafica istituzionale, oltre che alle tecniche moderne di riproduzione e ai nuovi supporti. I tentativi di redesign che periodicamente si sperimentano si scontrano contro l'impossibilità di adeguare a uno stile sobrio, stilizzato e moderno gli elementi decorativi ottocenteschi divenuti un'inutile gabbia e un inutile "rumore visivo".