Concordo con il caro Guido circa la supposizione che nell'Ottocento non ci fossero grandi differenze nella nomina dei Vescovi rispetto a quanto oggi previsto nel Codice di Diritto Canonico. L'unica differenza sostanziale era, che, in alcune parti, in virtù di concordati o di privilegi l'autorità regia, fino al CIC del 1917 (cc.329,§§2,3; 332,§1), aveva il diritto di nomina, presentazione o designazione dei candicati all'episcopato, salvo il diritto del Romano Pontefice di dare la missione canonica. Comunque già dal sec. XVI i Romani Pontefici, per stroncare ripetuti abusi di carattere sia ecclesiastico che politico, avevano cominicato a riservare sempre più a sè la libera nomina dei vescovi oppure la conferma dei vescovi legittimamente eletti.
Quanto a una genealogia eventualmente allegata da parte del nominando vescovo, caro Alessio, sicuramente questa non era chiesta già nel CIC del 1917. Attualmente si richiede solo che prima di prendere possesso canonico del suo ufficio, colui che è promosso emetta la professione di fede, e presti giuramento di fedeltà alla Sede Apostolica, secondo la formula da questa approvata (c.380).
Se poi nel passato il nominando vescovo dovesse presentare oltre a queste ufficiali dichiarazioni, una propria genealogia, non sono in possesso di documentazioni che possano dirlo con certezza. Ma pur non essendo in grado di escludere totalmente la cosa, penserei di no. Penso che la richiesta di una genealogia non avrebbe poi molto a che fare - non essendone una riprova o garanzia - con la richiesta di qualità umane e spirituali proprie del vescovo che ancor oggi vengono chiaramente elencate (c.378): "firma fide, bonis moribus, pietate, animarum zelo, sapientia, prudentia et virtutibus humanis excellens, ceterisque dotibus praeditus quae ipsum aptum efficiant ad officium de quo agitur explendum". A questo si aggiungono la buona reputazione, l'età minima di trentacinque anni e un periodo minimo di 5 anni dall'ordinazione sacerdotale, oltre a un idoneo titolo di studio (Laurea dottorale o Licenza in Teologia, Sacra Scrittura o diritto canonico; almeno si richiede una vera preparazione in queste discipline).
Personalmente - fermo restando che per fortuna si vedono ancora oggi stemmi ecclesiastici davvero significativi e artistici - se mi è concessa una battuta che come tale non vuole essere irriverente per nessuno, anche sulla scia di quello che hanno detto gli amici Guido e Ferrante, io consiglierei a ogni nominando vescovo un piccolo corso accelerato di araldica ecclesiastica.

Anzi, - scherzi a parte - credo umilmente sarebbe utile e bello aggiungere una simile disciplina almeno tra i corsi opzionali del curriculum filosofico-teologico in vista degli ordini sacri... [Mi pare che almeno adesso, in una Università Pontificia di Roma, sia previsto nel ciclo specialistico di Storia Ecclesiastica, sezione Beni ecclesiastici, un corso opzionale del genere]