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Bandiera e gonfalone comunale: qualche provocazione...

MessaggioInviato: martedì 3 aprile 2007, 14:12
da Geusillo Limonio
Vorrei mandarvi in anteprima un mio breve saggio sul tema bandiere comunali e gonfaloni" che apparirà tra breve: e suscitare un dibattito. Il mio temperamento è quello che è: ho buttato un sasso in piccionaia. Vorrei aprire un franco dibattito . Come posso fare un allegato?

MessaggioInviato: martedì 3 aprile 2007, 16:34
da sir Francis Drake
Geusillo Limonio ha scritto:Vorrei mandarvi in anteprima un mio breve saggio sul tema bandiere comunali e gonfaloni" che apparirà tra breve: e suscitare un dibattito. Il mio temperamento è quello che è: ho buttato un sasso in piccionaia. Vorrei aprire un franco dibattito . Come posso fare un allegato?

Le consiglierei d'inserirlo a mezzo del semplice copia-incolla, magari "quotando" il testo!

In alternativa lo può mandare al sempre gentile dott. Cravarezza.

Buon pomeriggio.

sFD

MessaggioInviato: mercoledì 4 aprile 2007, 1:15
da Geusillo Limonio
Il testo in questione di Alessandro Savorelli è ora su :

http://www.webalice.it/buldrini/Mix/Bandiere.pdf


Riprende un lavoro che apparirà su «Vexilla italica» e che è anticipato per porre l'attenzione sulla questione delle "bandiere comunali" e della obsolescenza del "gonfalone". Grazie a chi vorrà dargli un'occhiata!

Le bandiere di cui parlo si vedono sul sito del CISV.

http://www.cisv.it/

MessaggioInviato: mercoledì 4 aprile 2007, 20:44
da SIMO
Non posso che essere, almeno in parte, in accordo con quanto Lei scrive, salvo il caso di comuni o altri enti territoriali che abbiano ripreso i motivio di antiche bandiere medioevali, chi ha voluto produrre qualcosa ex novo ha molte volte prodotto delle vere atrocità estetiche e vessilologiche (ovviamente con le dovute eccezioni e senza generalizzare che sarebbe sbagliato).
Emblematico, almeno per me, il caso della mia amata città, Bergamo, il cui tradizionale simbolo: il sole d'oro raggiante, particolarmente evocativo e bello e, oltretutto usato quale simbolo cittadino già al tempo della lega lombarda non è stato minimamente preso in considerazione per la bandiera, ripegando invece sulla scelta bicolore oro/rossa, che sono certamente i colori civici, ma sicuramente molto poco caratterizzanti.
Ma cosa si può veramente fare per evitare questi "scempi"???

MessaggioInviato: mercoledì 4 aprile 2007, 20:59
da SIMO
Gentilissima signora Diana,
sono d'accordo con lei, fondamentalmente.
Anzi i significati tradizionalmente attribuiti all'oro ed al rosso sono tra i più "nobili" in araldica ed anche in generale.
Tuttavia penso siano ormai in pochi a conoscerli e soprattutto credo, come lei dice, che ormai si sia sovraesposti ed assuefatti.
Resta inoltre il fatto della facile confondibilità con altre città.
Per questo avrei preferito che venisse utilizzato il simbolo storico e tradizionale (il sole raggiante), magari riportandolo attraversante la partizione. L'utilizzo di questo simbolo per diverse centinai di anni dovrebbe pur significare qualcosa, che diremmo se venezia rinunciasse al leone alato?
Dato anche il fatto che, fortunatamente, almeno lo stemma civico di Bergamo, il sole raggiante ancora lo contiene (anche se posto "esternamente" e non facilmente riconoscibile a prima vista a causa della sovrapposizione della corona turrita).
Cordialità

MessaggioInviato: mercoledì 4 aprile 2007, 21:00
da Geusillo Limonio
Caro "Simone", cosa fare? niente. Non è possibile far niente. Da noi queste cose vanno così, a casaccio, senza nessuna ricerca, senza documentazione. Non esiste una cultura del segno araldico. Né alcun modo per farla sorgere. L'unica cosa da fare è denunciare, nelle sedi che ciascuno ha a disposizione, gli "scempi". Isolare i complici e additarli come tali: anche perché spesso questi scempi non sono figli di nessuno, hanno nome e cognome. C'è sempre qualcuno che fa il "consulente" di qualche città o provincia. Ma per consulere qualcosa bisognerebbe anche "sapere", e non è sempre detto. Quanto al gusto poi, come ho scritto nel titolo, "uno non se lo può dare". Qualche volta magari gli scempi sono anonimi: lu ubbie di un sindaco, la "creatività" di un erudito del posto o del segretario comunale. Vorrei però porre una domanda: la legslazione in vigore non prevede l'uso della bandiera. Ma l'uso è invalso (mi pare che suò sito CISV se ne vedano già 200 circa). Chi approva le bandiere? motu proprio? o l'U.A. di Roma? sarebbe interessante capire la cosa. Anche perché l'U.A. di Roma ritiene di applicare leggi e norme in vigore, ma secondo me di dubbia legittimità: ma non tenta nemmeno di colmare i "vuoti legislativi", per es. quello relativo all'uso - tutto nuovo - della bandiera. Come sempre in Italia c'è da vergognarsi; andate sui siti delle bandiere aragonesi e basche: sono mediamente una meraviglia. Molte sono edite sulla rivista aragonese «Emblemata».

MessaggioInviato: mercoledì 4 aprile 2007, 22:07
da SIMO
Concordo con entrambi, anche se certe "problematiche" le potrei "capire" o meglio forse "scusare" maggiormente se riferite ad un piccolo comune, ma le trovo invece poco giustificabili se praticate da una grande ed antica città.
Tuttavia spero che oltre alla denuncia dello scandalo (che rischia magari di essere solo un grido nel deserto) si possa in futuro avere un qualche strumento per rimediare.
Speriamo almeno che il diffondersi della vera cultura araldica, grazie a seri studiosi ma soprattutto ad organismi come lo IAGI, possa in futuro portare ad una maggiore sensibilità in queste materie anche da parte delle varie cittadinanze.
Un bell'esempio in tal senso, perdipiù da parte di un piccolo ma lungimirante comune, è proprio quello recentissimo di Cavallino Treporti, la cui vicenda (affidamento a IAGI della consulenza per lo stemma civico)è ampiamente illustrata in altra discussione su questo forum.
Speriamo che molti comuni ed enti possano in futuro seguirne l'esempio. Ad maiora.

MessaggioInviato: giovedì 5 aprile 2007, 15:50
da Franz Joseph von Trotta
Egregio Gesuillo Limonio,

ho letto con molto interesse il Suo scritto, molto interessanti ed indicativi i dati statistici reali che riporta.

Mi hanno molto divertito le Sue note sul "pomposo drappo" che Lei ha un po' maltrattato, ma esponendolo alla semplice verità del ragazzino che vede il re svestito avanzare tra la folla: che a rappresentare i nobili sentimenti di orgoglio ed identità civiche siano ancora oggi gonfaloni dalle forme da labaro bandistico, forme obsolete e kitsch inventate nell'Ottocento è certamente curioso in un paese che, almeno per luogo comune, è ritenuto essere ai vertici mondiali per la sensibilità diffusa verso il buon gusto e l'eleganza.

Tuttavia non vedo soluzioni sorta. Innanzi tutto per l'indifferenza con cui a livello ufficiale i Comuni avvertono la loro simbologia; talvolta anche centri piuttosto importanti non hanno la minima idea sulla storia, l'evoluzione ed il senso del loro stemma e utilizzano modelli dell'emblema dal disegno brutto, sciatto, poco accurato, dilettantesco. Ma anche ove vi sia la volontà di un consapevole ripensamento delle forme, questa si scontra con la nostra legislazione di araldica civica "congelata" che non ha permesso un'evoluzione di modi emblematici certamente solenni, ma più a loro agio con i tempi, magari distinti da una maggiore sobrietà, evoluzione che in altri paesi - Lei cita doverosamente le belle cose che recentemente si vedono in Spagna ma io penso anche ai paesi Scandinavi - è invece avvenuta da molto tempo.

Anche tra i cultori della materia in Italia, per quello che percepisco nel leggere talvolta lavori dedicati ad argomenti di simbologia pubblica, manca forse un approccio più pratico, disincantato, meno aulico che liberi la discussione da quell'aura vagamente sacrale per le quali le forme di simbologia pubblica sono ritenute già in partenza intoccabili e immutabili. Non si percepisce mai, ed esempio, la questione che riterrei basilare della "qualità media" dei manufatti simbolici, stemma, gonfalone, bandiera, ma, piuttosto del pedante rispetto della norma, della prassi, e addirittura, proprio in ossequio a queste, ove si siano mantenute in uso forme storiche tradizionali e più libere, di come queste debbano essere "normalizzate".

Quello che si fa di nuovo dunque avviene in loco con restyling più o meno indovinati opera del grafico di turno che non comprendendo cosa sia l'araldica la tratta come se dovesse eseguire un logo commerciale, o, all'esatto opposto, del dilettante allo sbaraglio che non sapendo cosa voglia dire disegnare con i minimi criteri professionali realizza stemmi sgraziati, oggettivamente brutti.

Vede, temo che l'araldica civica italiana, al di là di qualche felice ed occasionale eccezione, sia un po' tutta qui e non se ne uscirà; queste questioni di fatto non interessano a nessuno, forse servirebbe un santo a cui votarsi, ma anche lì, a sentir Lei, siamo messi male... se San Bernardino tuonava contro gli stemmi quale alleato araldico invocare tra le sfere celesti?

Saluti cordiali,

FJVT

MessaggioInviato: giovedì 5 aprile 2007, 19:38
da Guido5
Cari amici,
tornando all’argomento temo che, nonostante gli intenti provocatori, nemmeno sfiorerà i “calli cerebrali” dei nostri legislatori. Su “Insegne e simboli” avevo solo scorso la bella e ben illustrata appendice di Aldo Ziggiotto "Le bandiere delle città medievali e quelle degli stati italiani pre-unitari". Pensavo infatti che l’argomento fosse superato nei fatti.
Per me infatti i Comuni avevano soltanto gli stemmi e i “sacri” gonfaloni, tenuti sotto vetro, visibili solo ai consiglieri durante le sedute e in qualche rara manifestazione pubblica (in particolare funerali…) forse perché, come dice qualcuno, “l’insegna deve essere sempre accompagnata dal Sindaco e scortata dalla polizia municipale”.
Letto il saggio, ho provato a vedere se la novità aveva riscontro, se non nella nostra "congelata" legislazione di araldica civica (non credo che si possa dar torto a FJ), almeno negli Statuti comunali. Sorpresa! Fra i 74 Comuni giudicati “ottimi esempi”, Savorelli ne cita otto dei quali solo Torino dice di avere un vessillo: “la bandiera storica dell'assedio del 1706”.
La stragrande maggioranza dei Comuni “pessimi” invece ne parla e li descrive, anche se alla “meno peggio”: Benevento, Cividale del Friuli, Udine, Varese e Viterbo. Silenzio invece a Piacenza mentre lo Statuto di Pesaro: dice e non dice: “Il bianco e il rosso costituiscono i colori ufficiali della Città e compongono le insegne del Comune”.
Due domande a questo punto: se non sono citate nemmeno nello Statuto comunale non è che si tratta davvero di “bandiere da stadio”? E chi è che mette il naso negli Statuti comunali? Ho notato per esempio che moltissimi fanno riferimento, riguardo all’uso di bandiere e gonfaloni, al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 1986 mentre esiste una norma successiva, il decreto del Presidente della Repubblica del 7 aprile 2000…

Ciao a tutti!
Guido5

MessaggioInviato: giovedì 5 aprile 2007, 20:24
da fra' Eusanio da Ocre
Se è per questo gli Statuti comunali spesso non dànno neanche il blasone dello stemma, pur avendo un paragrafo dedicato allo scopo.

Bene :D vale

MessaggioInviato: venerdì 6 aprile 2007, 0:28
da Geusillo Limonio
Caro von Trotta, parole sante! a chi dobbiamo rimetterci? forse a Dio in persona, che l'apocalisse se non ricordo male veste di un troncato d'oro e di porpora o qualcosa di simile...
Scherzi a parte, sottoscrivo tutto quello che dice.
Guido5 pure ha ragione: queste bamdiere sembrano in una specie di limbo statutario. E' vero però che in giro se ne vedono sempre di più, appese al balcone del palatium. Ma questo è il punto. tutto avviene come all'insaputa di tutti!

MessaggioInviato: venerdì 6 aprile 2007, 8:42
da Geusillo Limonio
Ricordavo male: è Ezechiele, Dio gli appare troncato d'ambra e di fuoco...
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