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dal sito della Carisbo:
Palazzo Pepoli Vecchio
A pochi passi dalle due Torri, nel primo tratto di via Castiglione (civici n. 6, 8, 10) sorge Palazzo Pepoli Vecchio. Il Palazzo, come oggi lo vediamo, è il risultato di numerose addizioni e stratificazioni architettoniche. Se i n. 6 e 8 vennero realizzati nel Trecento, il n. 10 venne edificato successivamente, nel 1723.
La Famiglia Pepoli, proprietaria degli edifici sin dal XIII sec., ha da sempre ricoperto ruoli importanti nel contesto sociale bolognese. Facendo fortuna come cambiatori di valuta per gli studenti spagnoli e francesi, con Romeo Pepoli entrò a far parte della scena politica cittadina. Fu proprio questo esponente della famiglia che acquistò nel 1276 il primo nucleo immobiliare in via Castiglione. Con Taddeo Pepoli, nella prima metà del XIV sec., la famiglia raggiunse l’apice del potere e commissionò la costruzione di una sontuosa residenza a pianta quadrata con cortile interno sul quale si affacciava il piano nobile. La facciata, allora come oggi, si caratterizzava per un aspetto fortificato con merlature. L’attuale n. 6 era la dimora della famiglia mentre il civico n.8 era destinato all’alloggio del personale di servizio e il salone al pianterreno fu creato appositamente come luogo d’incontro per i lavoranti.
Successivamente nel XVI e XVII secolo, il palazzo fu oggetto di numerosi lavori fino ad arrivare al 1721 quando Gera Tarlato Pepoli, acquistando una nuova proprietà confinante, gli diede l’assetto attuale. Per creare una maggiore armonia con i palazzi medievali preesistenti, si decise di dare alla facciata del palazzo, l’odierno civico n.10, un aspetto goticheggiante. La struttura del palazzo rispondeva alle esigenze di una casa nobiliare di rappresentanza con cortile nobile, scalone scenografico, salone per ricevimenti e decorazioni in stucco ricche e sfarzose. Nel 1910, con la morte di Agostino Siero Pepoli, il palazzo venne ceduto al Comune con il patto di renderlo aperto al pubblico, permettendo di ammirare le collezioni d’arte. Nel 1913-1914 Il Comune vendette lo stabile alla Cassa di Risparmio – che già dal 1910 aveva acquisito da privati altre parti del complesso. Nel corso del XX secolo furono realizzati numerosi lavori di restauro supervisionati da Guido Zucchini. Rispettando il palazzo, vennero messe in luce le “aggiunte e le trasformazioni intervenute nei suoi seicento anni di vita”.
Attualmente il Palazzo settecentesco è in fase di restauro per divenire sede del futuro Museo della Città, un progetto voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna che coinvolgerà anche altri edifici cittadini in un percorso tra storia, tradizioni e eccellenze felsinee.