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Numero di smalti

Inviato:
venerdì 11 agosto 2006, 11:51
da Morello
Il Caratti di Valfrei elenca, tra le regole araldiche, credo riprese dal Crollalanza, quella secondo cui il numero di smalti, tra metalli e colori, in uno scudo, non deve superare il numero di tre. Voi cosa ne pensate? Grazie. Serafini

Inviato:
venerdì 11 agosto 2006, 14:38
da Giorgio Aldrighetti
E' una delle varie regole blasoniche... ma le regole sono fatte per non essere spesso regolate e quindi negli scudi araldici, da sempre, ne vediamo di tutti i colori, pardon, di tutti gli smalti.[/b]

Inviato:
venerdì 11 agosto 2006, 15:00
da fra' Eusanio da Ocre
Il testo esatto di tale presunta "regola" pretenderebbe che
in uno stemma siano presenti non meno di due smalti, e non più di tre.
Credo che una siffatta

"regola" si

commenti da sè.
Se essa fosse davvero operativa e vincolante, non avremmo (o quasi) stemmi che derivano dall'unione di due o più stemmi differenti.
E non solo.
Bene

valete
Re: Numero di smalti

Inviato:
venerdì 11 agosto 2006, 15:03
da fra' Eusanio da Ocre
Serafini ha scritto:Il Caratti di Valfrei elenca, tra le regole araldiche, credo riprese dal Crollalanza...(omissis)...
Per l'esattezza, si tratta di una delle numerosissime "regole" inventate dagli araldisti barocchi.
Il Crollalanza l'ha riportata per semplice spirito di documentazione scientifica, e non certo perchè la ritenesse valida.
Non era tipo da

cascare nella trappola...
Bene

vale

Inviato:
venerdì 11 agosto 2006, 19:25
da Giorgio Aldrighetti
Condivido.

Inviato:
lunedì 14 agosto 2006, 8:27
da Morello
Grazie delle delucidazioni. Pensavo che quelle "regole" fossero ferree, tipo: mai colore su colore o metallo su metallo, ma credo che su tale argomento il compianto Mons. Bruno Bernard Heim, abbia scritto un interessante volume, oppure che l'arma più è semplice più è bella, o magari il noto proverbio "Chi più ha, meno ha". A questo punto penso che in araldica, al di là delle consuetudini, tipologie, caratteristiche proprie dei singoli Paesi o zone geografiche, conti molto il buon gusto e la semplicità. Grazie ancora a tutti. Serafini.

Inviato:
lunedì 14 agosto 2006, 13:26
da Morello
di fronte ad uno stemma partito, spaccato o inquartato contenente le armi di più famiglie, la "regola" non dovrebbe valere, trattandosi infatti di armi appartenenti a famiglie differenti. Ma da neofita quale sono ed allargando l'argomento, delle regole, d'origine barocca, elencate dal Crollalanza e riprese da Caratti di Valfrei, nessuna va seguita rigidamente? Ed se l'araldica è anche fantasia, non sarebbe opportuno seguire qualche regola, specialmente nella creazione di nuovi stemmi? Grazie tante. Serafini.

Inviato:
lunedì 14 agosto 2006, 15:38
da fra' Eusanio da Ocre
Serafini ha scritto:Grazie delle delucidazioni. Pensavo che quelle "regole" fossero ferree,
Niente affatto, caro amico.
La pratica dell'araldica le contraddice, e da ancor prima che esse venissero formulate.
tipo: mai colore su colore o metallo su metallo, ma credo che su tale argomento il compianto Mons. Bruno Bernard Heim, abbia scritto un interessante volume,
Sì.
oppure che l'arma più è semplice più è bella, o magari il noto proverbio "Chi più ha, meno ha". A questo punto penso che in araldica, al di là delle consuetudini, tipologie, caratteristiche proprie dei singoli Paesi o zone geografiche, conti molto il buon gusto e la semplicità. Grazie ancora a tutti. Serafini.
Esatto.
L'armonia compositiva è sempre stato il criterio migliore che si potesse seguire nella nostra scienza.
Bene

Vale

Inviato:
lunedì 14 agosto 2006, 15:45
da fra' Eusanio da Ocre
Serafini ha scritto:di fronte ad uno stemma partito, spaccato o inquartato contenente le armi di più famiglie, la "regola" non dovrebbe valere, trattandosi infatti di armi appartenenti a famiglie differenti.
E invece no.
Non dimenticate che l'unione di due o più stemmi diversi costituisce pur sempre... uno stemma!
Un vero e proprio stemma a sè. Ma da neofita quale sono ed allargando l'argomento, delle regole, d'origine barocca, elencate dal Crollalanza
Soltanto per documentazione scientifica, non dimenticarlo.e riprese da Caratti di Valfrei, nessuna va seguita rigidamente?
Ognuno è libero di seguirle, se davvero crede e se rinuncia ad un approccio attento e scientifico alla nostra materia.
Ma non riuscirà a farlo compiutamente.
Per il semplice motivo che alcune di esse si contraddicono fra di loro.Ed se l'araldica è anche fantasia, non sarebbe opportuno seguire qualche regola, specialmente nella creazione di nuovi stemmi? Grazie tante. Serafini.

...sì, l'araldica è anche fantasia, come giustamente dici...
...ma

aiutami a capire in che modo la fantasia può conciliarsi con la regola!
Bene

vale

Inviato:
giovedì 17 agosto 2006, 11:29
da Morello
Non si può essere fantasiosi all'interno delle "regole" araldiche, o di alcune di queste? E' una contraddizione? Cordialità. Serafini.

Inviato:
giovedì 17 agosto 2006, 16:56
da FML
Serafini ha scritto:di fronte ad uno stemma partito, spaccato o inquartato contenente le armi di più famiglie, la "regola" non dovrebbe valere, trattandosi infatti di armi appartenenti a famiglie differenti. (...)
E' evidente che la "regola" di cui parla il Caratti deve essere considerata nel suo significato di massima, come giustamente già osservato.
Ritengo, tuttavia, che sia saggio limitare l'uso degli smalti ad un numero limitato e possibilmente armonioso (vedi giustapposizione di metalli e colori!). Lo stemma è una sorta di
messaggio in codice e come tale abbisogna di un linguaggio comprensibile e, dal mio punto di vista, il meno caotico possibile.
L'indicazione fornita dal Caratti e dal Crollalanza, quindi, deve relativizzarsi ad una buona norma da osservare, fin tanto sia possibile, all'interno di un singolo stemma.
Credo, infatti, che nelle intenzioni degli autori menzionati non si voglia far riferimento agli stemmi composti dall'unione di più armi.
Ferrante

Inviato:
giovedì 17 agosto 2006, 17:21
da marcoluca
Condivido il pensiero di Ferrante.
In effetti, in araldica, le "regole" devono intendersi come delle linee guida per comporre tutto in uno stemma in modo armonioso.
Esse magari nascono da una consuetudine antica, che le ha validate, ma non per questo trasgredendole non si sia giunti ad un risultato altrettanto bello ed elegante: è il pregio dell'arte.
marcoluca

Inviato:
venerdì 18 agosto 2006, 8:40
da Morello
Credo che, specialmente, per la creazione di un'arma di famiglia, sia opportuno fare ricorso appunto a delle linee guida, poichè non tutti sono dotati di buon gusto e senso dell'armonia. Si rischia, quindi, per dare sfogo alla propria fantasia, ammesso che se ne abbia, di creare un pastrocchio. Saluti. Serafini.

Inviato:
giovedì 24 agosto 2006, 16:54
da fra' Eusanio da Ocre
Serafini ha scritto:Non si può essere fantasiosi all'interno delle "regole" araldiche, o di alcune di queste? E' una contraddizione? Cordialità. Serafini.
L'unico problema è... che le cosiddette "regole araldiche" non esistono nella realtà e nella pratica quotidiana della nostra scienza.
Bene

vale

Inviato:
giovedì 24 agosto 2006, 16:57
da fra' Eusanio da Ocre
Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:...(omissis)...L'indicazione fornita dal Caratti e dal Crollalanza, quindi, deve relativizzarsi ad una buona norma da osservare, fin tanto sia possibile, all'interno di un singolo stemma.
E fin qui, tutto bene.
Il buon senso è sempre la miglior regola, soprattutto nelle arti che coinvolgono l'estetica.
Credo, infatti, che nelle intenzioni degli autori menzionati non si voglia far riferimento agli stemmi composti dall'unione di più armi.
Ferrante
Circa i due sopra menzionati, lo credo anch'io.
Il problema è che, in epoche passate, gli araldisti che teorizzavano tale discorso si riferivano a tutti gli stemmi in genere,
compresi (per non dire
soprattutto) quelli compositi.
Bene

vale