Bizzarrie araldiche
Mons. Bruno Bernard Heim, noto araldista e autore, tra numerosissimi altri, di alcuni stemmi papali, affermava: «È preferibile usare composizioni tradizionali o rigidamente simmetriche per scopi ufficiali, ma nel perseguimento dei più alti ideali accessibili nell’araldica ecclesiastica decorativa le possibilità sono praticamente illimitate».
Anche io, certo della correttezza di questa impostazione, ritengo che la versione ufficiale di uno stemma come quello del Romano Pontefice, con la bellezza austera e la dignitosa purezza di forme che devono opportunamente caratterizzarlo, siano cosa ben diversa dall’esercizio artistico nel quale ogni disegnatore può liberamente cimentarsi con intenzionalità puramente decorative.
L’importante è che, chiunque - ritenendo se stesso un vero disegnatore araldico - voglia cimentarsi in sue libere interpretazioni, oltre al bagaglio di una seria preparazione sulla materia, abbia il possesso di un vero stile artistico-araldico che sia da guida nella realizzazione di quei particolarissimi segni di identificazione e di comunicazione che sono gli stemmi. Consapevole del valore autentico di uno stemma e del suo più profondo significato, un vero artista araldico non punterà ad eccellere in esagerata imponenza di forme e ridondante raffinatezza di dettagli. Alcuni artisti, nella continua ricerca di modelli sempre più prolissi nel loro stile ed invadenti nel loro impatto visivo, rischiano, loro malgrado, di scadere nell’inopportuno e nello stravagante.
Nelle foto mostro un presunto stemma del Santo Padre Leone XIV in una versione alternativa su targa esposta sulla facciata di una cattedrale nelle Marche, e lo stemma papale nella sua versione ufficiale osservabile invece sulla facciata di un’altra cattedrale della stessa regione ecclesiastica.
Innanzitutto va notato che il presunto stemma papale nella versione alternativa semplicemente non è lo stemma del Papa felicemente regnante. Infatti non solo esso è sprovvisto di motto, presente invece nella versione ufficiale, ma - ciò che è più grave - è errato anche quanto a composizione interna della scudo: infatti il secondo quarto, innalzante le figure dell’emblema agostiniano, cioè il cuore fiammeggiante e trafitto posto sul libro, è d’argento, mentre nella versione ufficiale il colore è il bianco (raro in araldica ma comunque attestato, soprattutto nell’araldica religiosa, e codificato nella spiegazione ufficiale dello stemma papale: https://press.vatican.va/content/salast ... 00540.html ). Errore, questo, commesso ostinatamente anche da qualche altro disegnatore o grafico araldico (o sedicente tale)...
Quanto alla sagoma dello scudo è a dir poco improbabile nelle sue proporzioni e nelle sue forme che, nel loro voler risultare alternative a tutti i costi, scadono in una bruttura stilistica che era ben evitabile. Il giglio, di nobile semplicità nelle sue forme originali, nel disegno alternativo assume l’aspetto di un’alzatina da centro tavola sulla quale spuntano tre penne di pavone, degne del cimiero di un elmo da araldica civile. Mentre il cuore è eccessivamente ridotto nelle sue proporzioni rispetto al libro, quasi riducendosi a un soprammobile, al contrario di quanto si osserva ragionevolmente nella versione ufficiale. Forse il misterioso autore del disegno alternativo voleva così evitare la sovrapposizione della punta della freccia alla superficie della copertina del libro per questioni di maggiore visibilità? Se così è stato, ha compiuto una operazione tutt’altro che necessaria, ottenendo soltanto la deformazione dell’insieme emblematico, nel quale il cuore resta elemento principale.
Non miglior sorte hanno avuto gli ornamenti dello scudo. La mitra è stata trasformata nella punta di un razzo nell’atto di decollare, con uno slancio tanto più veloce favorito dal movimento esasperatamente accentuato delle aerodinamiche infule. Le chiavi sono state trasformate in una pura astrazione, dal momento che i congegni, piuttosto simili a lame di grandi asce frastagliate, sono troppo grandi rispetto alle esili impugnature. Il fatto che uno stemma sia rappresentazione ideale e idealizzata non autorizza a simili sproporzionate raffigurazioni. Infine il cordone posto a unirle, così rappresentato, starebbe meglio a ornare delle tendine da cucina che non uno stemma papale…
L’araldica nelle sue manifestazioni artistiche deve essere al passo con i tempi e, forte della sua grande tradizione, saper comunicare attraverso un linguaggio di immagini che sia accessibile a tutti e per tutti facilmente percepibile nella sua chiarezza e nella sua forza comunicativa. Lo stemma di Papa Leone XIV, anche nella manifestazione artistica della sua versione ufficiale, si presenta perfettamente in linea con la più moderna concezione dell’araldica nella Chiesa Cattolica ai nostri giorni. Uno stemma il quale, carico del fascino della quasi millenaria tradizione artistica dell’araldica pontificia ed erede di essa, si caratterizza per il suo aspetto moderno e attuale, aprendo a nuove prospettive per una scienza e un’arte araldica che – anche nella Chiesa – sappiano continuamente rinnovarsi per mantenere sempre intatta la loro vitalità.
Sarebbe dunque raccomandabile che, per usi di carattere ufficiale come quelli relativi all’esposizione dello stemma papale sulla facciata di una cattedrale, non si adottassero versioni diverse da quella ufficiale, soprattutto se parliamo di versioni che, avendo ben poco di araldico nella loro veste raffigurativa, risultano pure erronee nella loro composizione.
Me lo ripeteva spesso il mio maestro, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo: l’araldica è un linguaggio e chi decide di parlarlo deve parlarlo correttamente, altrimenti meglio si astenga dal farlo. Nel vedere certe bizzarrie araldiche sento particolarmente vero il suo insegnamento.
don Antonio Pompili
Vicepresidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano
Membro dell’Accademia Internazionale di Genealogia
Membro associato dell’Accademia Internazionale di Araldica
Anche io, certo della correttezza di questa impostazione, ritengo che la versione ufficiale di uno stemma come quello del Romano Pontefice, con la bellezza austera e la dignitosa purezza di forme che devono opportunamente caratterizzarlo, siano cosa ben diversa dall’esercizio artistico nel quale ogni disegnatore può liberamente cimentarsi con intenzionalità puramente decorative.
L’importante è che, chiunque - ritenendo se stesso un vero disegnatore araldico - voglia cimentarsi in sue libere interpretazioni, oltre al bagaglio di una seria preparazione sulla materia, abbia il possesso di un vero stile artistico-araldico che sia da guida nella realizzazione di quei particolarissimi segni di identificazione e di comunicazione che sono gli stemmi. Consapevole del valore autentico di uno stemma e del suo più profondo significato, un vero artista araldico non punterà ad eccellere in esagerata imponenza di forme e ridondante raffinatezza di dettagli. Alcuni artisti, nella continua ricerca di modelli sempre più prolissi nel loro stile ed invadenti nel loro impatto visivo, rischiano, loro malgrado, di scadere nell’inopportuno e nello stravagante.
Nelle foto mostro un presunto stemma del Santo Padre Leone XIV in una versione alternativa su targa esposta sulla facciata di una cattedrale nelle Marche, e lo stemma papale nella sua versione ufficiale osservabile invece sulla facciata di un’altra cattedrale della stessa regione ecclesiastica.
Innanzitutto va notato che il presunto stemma papale nella versione alternativa semplicemente non è lo stemma del Papa felicemente regnante. Infatti non solo esso è sprovvisto di motto, presente invece nella versione ufficiale, ma - ciò che è più grave - è errato anche quanto a composizione interna della scudo: infatti il secondo quarto, innalzante le figure dell’emblema agostiniano, cioè il cuore fiammeggiante e trafitto posto sul libro, è d’argento, mentre nella versione ufficiale il colore è il bianco (raro in araldica ma comunque attestato, soprattutto nell’araldica religiosa, e codificato nella spiegazione ufficiale dello stemma papale: https://press.vatican.va/content/salast ... 00540.html ). Errore, questo, commesso ostinatamente anche da qualche altro disegnatore o grafico araldico (o sedicente tale)...
Quanto alla sagoma dello scudo è a dir poco improbabile nelle sue proporzioni e nelle sue forme che, nel loro voler risultare alternative a tutti i costi, scadono in una bruttura stilistica che era ben evitabile. Il giglio, di nobile semplicità nelle sue forme originali, nel disegno alternativo assume l’aspetto di un’alzatina da centro tavola sulla quale spuntano tre penne di pavone, degne del cimiero di un elmo da araldica civile. Mentre il cuore è eccessivamente ridotto nelle sue proporzioni rispetto al libro, quasi riducendosi a un soprammobile, al contrario di quanto si osserva ragionevolmente nella versione ufficiale. Forse il misterioso autore del disegno alternativo voleva così evitare la sovrapposizione della punta della freccia alla superficie della copertina del libro per questioni di maggiore visibilità? Se così è stato, ha compiuto una operazione tutt’altro che necessaria, ottenendo soltanto la deformazione dell’insieme emblematico, nel quale il cuore resta elemento principale.
Non miglior sorte hanno avuto gli ornamenti dello scudo. La mitra è stata trasformata nella punta di un razzo nell’atto di decollare, con uno slancio tanto più veloce favorito dal movimento esasperatamente accentuato delle aerodinamiche infule. Le chiavi sono state trasformate in una pura astrazione, dal momento che i congegni, piuttosto simili a lame di grandi asce frastagliate, sono troppo grandi rispetto alle esili impugnature. Il fatto che uno stemma sia rappresentazione ideale e idealizzata non autorizza a simili sproporzionate raffigurazioni. Infine il cordone posto a unirle, così rappresentato, starebbe meglio a ornare delle tendine da cucina che non uno stemma papale…
L’araldica nelle sue manifestazioni artistiche deve essere al passo con i tempi e, forte della sua grande tradizione, saper comunicare attraverso un linguaggio di immagini che sia accessibile a tutti e per tutti facilmente percepibile nella sua chiarezza e nella sua forza comunicativa. Lo stemma di Papa Leone XIV, anche nella manifestazione artistica della sua versione ufficiale, si presenta perfettamente in linea con la più moderna concezione dell’araldica nella Chiesa Cattolica ai nostri giorni. Uno stemma il quale, carico del fascino della quasi millenaria tradizione artistica dell’araldica pontificia ed erede di essa, si caratterizza per il suo aspetto moderno e attuale, aprendo a nuove prospettive per una scienza e un’arte araldica che – anche nella Chiesa – sappiano continuamente rinnovarsi per mantenere sempre intatta la loro vitalità.
Sarebbe dunque raccomandabile che, per usi di carattere ufficiale come quelli relativi all’esposizione dello stemma papale sulla facciata di una cattedrale, non si adottassero versioni diverse da quella ufficiale, soprattutto se parliamo di versioni che, avendo ben poco di araldico nella loro veste raffigurativa, risultano pure erronee nella loro composizione.
Me lo ripeteva spesso il mio maestro, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo: l’araldica è un linguaggio e chi decide di parlarlo deve parlarlo correttamente, altrimenti meglio si astenga dal farlo. Nel vedere certe bizzarrie araldiche sento particolarmente vero il suo insegnamento.
don Antonio Pompili
Vicepresidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano
Membro dell’Accademia Internazionale di Genealogia
Membro associato dell’Accademia Internazionale di Araldica