Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

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Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda franco poggiali » mercoledì 24 luglio 2024, 14:16

Preg.mi Tutti buon dì.
Sul mercato antiquario é apparsa di recente la ciotola allegata.
Si tratta di una grande ciotola dal diametro di 42 cm ed una altezza di 16 cm. Quindi oserei dire quasi un bacile. La ciotola che io dato primo quarto del'800 é in maiolica in monocromia blu. Sicuramente é italiana la decorazione a peducci del bordo, riminescenza settecentesca, dovrebbe esse
Ciotola Bacile Vescovo XIX secolo.jpg
re una conferma.
Mi piacerebbe risalire alla identificazione dello stemma vescovile.
Qualcuno può darmi qualche dritta ? Certo che la monocromia é sicuramente un ostacolo alla identificazione e l'approssimazione dell'ignoto dipintore lo é parimenti.
Ringrazio in anticipo e auguro buona giornata a tutti
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda dpascale » mercoledì 24 luglio 2024, 14:18

Parrebbe lo stemma Gozzadini di Bologna.
Sub Cuius pede fons vivus emanat
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda franco poggiali » mercoledì 24 luglio 2024, 16:00

Preg.mo,
Grazie per la preziosa indicazione.
Il tipo di maiolica potrebbe essere Imolese, ne ha tutte le caratteristiche.
Grazie alla Sua ipotesi abbiamo Ulisse Giuseppe Gozzadini, Vescovo di Imola fino al 1728.
Se la mia ipotesi fosse sovradatata e la ciotola fosse più antica potremmo esserci.
La differenza di 60/80 anni é accettabile....
Ho visto che nell'Arma dei Gozzadini, molto simile allo stemma nella ciotola, il numero dei bisanti é variabile (12 o 10 o meno)
A questo punto, considerando la licenza del dipintore, penso che possa trattarsi proprio di una ciotola appartenuta a questo vescovo bolognese.
Ringrazio sentitamente
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 18 agosto 2024, 1:07

Da parte mia confermo che la fattezza dello stemma non è ottocentesca ma primo-settecentesca.
Molto in uso erano nell'epoca scudi con bordi riccamente sagomati. Inconfondibile per quel periodo la forma e il movimento dei fiocchi del cappello.
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Re: Ciotola stemma Vescovo XVIII secolo

Messaggioda franco poggiali » mercoledì 21 agosto 2024, 13:41

Rev.mo Don Antonio,
grazie per cortese e autorevole conferma di quanto si era individuato.
Diciamo che definirla "ciotola" (come mi avevano detto), ora che l'ho ricevuta, e toccata con mano, é improprio.
Si tratta di un vero e proprio bacile, penso destinato come lavabo. Probabilmente esisteva anche la brocca che é andata perduta.
La decorazione a peducci del bordo potrebbe portarci ad una maiolica faentina o imolese.
Comunque sia, io che colleziono serviti da tavola con stemmi ecclesiastici o nobiliari, questo pezzo esula dalla tavola ma, é una maiolica, ancora con un sapore compendiario, davvero bella.
La ricerca di pezzi di serviti da tavola, quasi esclusivamente italiani, é ardua ma, ogni tanto esce una découverte in asta ed é sempre un piacere condividerla con Voi che mi siete Maestri.
Un piccolo personale commento sui fiocchi del galero. Nei secoli passati, i fiocchi erano sicuramente molto più animati e di carattere di quanto non lo siano quelli statici e computerizzati che si vedono oggi che, sono davvero bruttini, soprattutto dal punto di vista artistico. Roma, che ha cappelli cardinalizi e vescovili in ogni dove ed in molteplici materiali, dal marmo al legno, dai preziosi tessuti dei paramenti Sacri al vetro, dalla maiolica alla porcellana, possiamo constatare e ammirare come i fiocchi quasi danzano mossi dal vento. Ora sono ingessati in una staticità che ... mi fermo perché altrimenti mi linciate.
Ad maiora un grazie di cuore e buona giornata.
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 21 agosto 2024, 17:41

Quando parliamo di disegni computerizzati non può che trovare il mio accordo.
Senza dubbio anche il disegno vettoriale, tecnica artistica affermatasi ai nostri giorni, può portare a ottimi risultati. Ma resto dell'idea che un disegno digitale nella realtà non esista: prende vita solo se passa attraverso i congegni di una stampante. Diverso è invece il valore di un disegno dipinto a mano, un disegno "originale", dal quale poi certamente potranno esser fatte derivare immagini digitali da riprodurre sui più diversi supporti.
Detto ciò, va anche osservato che l'araldica è figlia del suo tempo anche dal punto di vista artistico. In epoca barocca e post barocca era normale trovare rappresentazioni di cappelli con fiocchi variamente svolazzanti. E anche in quel tempo erano comunque diverse le soluzioni stilistiche, in base alla tecnica e ai materiali di realizzazione, oltre che in relazione alle dimensioni dei supporti.
In linea generale oggi si assiste a realizzazioni più statiche. E, parlando in maniera generica, direi che ciò è alquanto in sintonia con i nostri tempi. Anche se non mancano esempi di stemmi ecclesiastici contemporanei rappresentati con maggior dinamicità nel tratto e vivacità di forme. E comunque è bene evitare eccessi in entrambe le direzioni. Un'arte araldica che sia priva della minima personalità non sarebbe più arte araldica. Ma è pur vero che un'arte araldica che eccede nei virtuosismi scade molto facilmente nella bizzarria.
Resta quanto saggiamente insegnava al riguardo il compianto Mons. B.B Heim, affermando che nulla vieta che per gli usi ufficiali un ecclesiastico possa adottare uno stemma di fattezze più lineari, mentre versioni all'insegna di un più libero spirito artistico potranno essere utilizzate per scopi più ornamentali.
Grazie per la condivisione del bellissimo oggetto.
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda franco poggiali » lunedì 26 agosto 2024, 11:46

M.Rev.mo Don Antonio

Non ho parole per dirLe grazie per la preziosa lectio magistralis, della quale ho fatto tesoro e terrò nella massima considerazione che merita.
Il pensiero del compianto Mons. B.B. Heim non può che trovarmi concorde, ma l'arte, a mio parere, non è mai una ingessatura, seppur nella moderna tecnica del disegno vettoriale or pur anche del disegno digitale. L'arte dovrebbe essere sempre genialità di pensiero e di tratto e se il rischio é quello della bizzarria, io sarei disposto a correrlo per il piacere della visione che lo stesso ne emana. L'araldica é figlia del suo tempo, indubbiamente ma, irrigidirla nel tratto significa allontanarla dall'amore che dovrebbe emanare in ogni tempo. L'arte e l'amore sono due facce della stessa medaglia, se non c'è l'una non c'è nemmeno l'altra. Oggi, quei fiocchi a palmetta, che si vedono in ogni dove, tutti uguali in qualsiasi cappello, chi dovrebbero far innamorare e avvicinare a questa splendida arte ? Il problema forse sta nel fatto che oggi é rimasto solamente l'uso "ufficiale", quindi stemmi dalle fattezze lineari e manca totalmente lo stemma per uso "ornamentale" che più si avvicina all'arte. Oggi, ben difficilmente si trovano stemmi prelatizi che rimarranno tangibili nei secoli, se non forse in qualche scranno o cattedra o sgabello, forse ...
Faccio ammenda per il mio ardire, ben sapendo di rischiare il biasimo e ben sapendo quanto da Lei affermato e condiviso con S.E. Rev.ma Card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo nel dotto manuale di araldica ecclesiastica nella Chiesa Cattolica, "la nitidezza del tratto, la linearità e la perfetta leggibilità delle forme, e soprattutto quella sobria ma elegante semplicità dell’insieme che deve caratterizzare uno stemma prelatizio di nuova composizione". Il problema Rev.mo Don Antonio sta proprio in quel "nuova". Se nuova significa allontanare invece che avvicinare allora direi che lo scopo dell'attualità dell'arte araldica potrebbe dover essere riconsiderato. E' un po' come il canto, cantare lo si fa tutti, più o meno, ma, l'arte del bel canto é tutta un'altra cosa. Lo so, mi sono spinto oltre e di ciò faccio nuovamente rispettosa ammenda. Però, se dal barocco ad oggi l'arte araldica é stata amata e valorizzata, un motivo ci sarà. Se l'arte araldica continua e spero continuerà ad accendere quella fiamma di piacere visivo per l'arte, allora sarà davvero attuale, come deve esserlo, seppur nel rispetto delle regole ma, senza mai dimenticare che se non c'è quella "personalità" che la caratterizza, non é più arte.
Obb.mo sempre.
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 27 agosto 2024, 0:37

Grazie a lei per il cortese scambio di idee e direi, soprattutto, per il delicato confronto di prospettive.

Certamente il tempo di uno stemma scolpito su disegno del Buonarroti o del Bernini è molto lontano e definitivamente concluso. E allo stesso modo possono essere soltanto un ricordo le meravigliose raffigurazioni araldiche che risplendevano sulle ceramiche seicentesche e settecentesche. Chi ama quello stile - che era lo stile dell'epoca - oggi potrà rimpiangerlo, senza smettere di guardare ad esso come a un modello sublime e inimitabile.
Ma possiamo anche chiederci: utilizzare oggi tratti eccessivamente baroccheggianti nella realizzazione di uno stemma, a cosa corrisponderebbe se non a una mera imitazione di ciò che è stato? e oggi potrebbe corrispondere a uno stile che possa aspirare ad essere attuale e, per questo, opportunamente contestualizzabile e universalmente fruibile?
Il rischio non è quello di riproporre asetticamente e acriticamente modelli del passato, in quella che diremmo una tranquilla imitazione. Il rischio è quello di scimmiottare il passato senza successo, volendo realizzare qualcosa di nuovo a partire da un modello antico. E purtroppo in questo rischio alcuni artisti araldici dei nostri giorni cadono con tutte e due le scarpe, oltre che con i pennelli e i colori.

Mi si perdoni la divagazione per "deformazione professionale", ma anche in questo campo mi pare applicabile ciò che afferma il Vangelo: "Vino nuovo in otri nuovi!".
Chi, amando l'arte araldica, e amandola con amore di conoscenza autentica e non come vaga passione, non potrà rimanere a bocca aperta davanti ai capolavori del passato?
Ma se chi oggi ha la responsabilità di custodire e promuovere quest'arte, non punta - in base alle sue capacità innate e alle tecniche acquisite - a creare qualcosa di "nuovo", quale apporto crederà di aver dato a quest'arte? Intendendo con "nuovo" non qualcosa di rivoluzionario, che segni uno strappo con la tradizione del passato. Ma qualcosa di "rinnovato", di profondamente ancorato alla tradizione, ma allo stesso tempo di aperto agli stilemi dei giorni presenti.

Abbiamo citato il compianto Mons. Heim. Certamente egli è stato un maestro per la sua epoca, che coincide ormai con la seconda metà del secolo scorso. Egli ha formato anche diversi discepoli (reali e sedicenti). Ma il suo stile personale, a volte espresso con tratti fortemente marcati, era espressione di una concezione dell'araldica che già a distanza di oltre vent'anni dalla sua scomparsa, ha in parte perso la sua attualità. E se alcune sue intuizioni resteranno come patrimonio sempre vivo nello studio dell'araldica, e alcune sue soluzioni stilistiche manterranno nel tempo un gusto di forte modernità, l'araldica ecclesiastica va avanti, sia come materia di studio che come ambito di espressione artistica.

In conclusione, senza pretesa di imporre la mia visione personale come superiore a ogni altra legittimamente in circolazione, penso che ispirarsi al passato sia sempre non solo utile, ma anche necessario, sia nello studio dell'araldica che nelle sue manifestazioni artistiche. Ma evitando ogni tentazione di nostalgica fissità o peggio ogni goffo tentativo di semplice riproposizione.
Più passano gli anni nel mio impegno per l'araldica, e più mi convinco che per la tradizione araldica valga in modo speciale quello che si può dire di ogni autentica "tradizione": essa non è fuga dal presente per rinchiudersi in un passato che non esiste più, ma è il passato che sopravvive alimentando un presente che si apra a future prospettive e a sempre attuali soluzioni. Vale per l'araldica in se stessa, e anche per quelle forme contemporanee di emblematica che nell'araldica affondano le loro radici.
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Re: Ciotola stemma Vescovo XIX secolo

Messaggioda franco poggiali » martedì 27 agosto 2024, 14:12

M.Rev.mo Don Antonio,
GRAZIE per la pazienza e l'attenzione alle mie povere idee.
LeggerLa é un piacere, meditare su quanto Lei scrive è davvero gratificante.
Lo so, sono passato per un nostalgico vecchio bigotto, legato al passato e non al passo con i tempi.
Io sono comunque del parere che rinnovare per peggiorare, é molto meglio rimanere ciò che si ha, senza metter mano a nulla.
Se andiamo avanti di questo passo ... già dagli stemmi abbiamo purtroppo tolto mitra e pastorale, tra un po' togliamo anche lo stemma, tanto basta la firma nell'essenziale modernità e poi nemmeno quella oggi occorre più, basta una PEC ed il problema é risolto.
Vede Preg.mo e Stim.mo Don Antonio, ars longa vita brevis sosteneva Seneca quindi se continuiamo a mutilare l'arte in nome dell'adeguamento ai tempi moderni, vorrà dire che anche l'arte sarà brevis come la vita. Con questo non significa che dobbiamo scimmiottare malamente il Bernini o il Buonarroti ma, da loro dobbiamo anzi dovremmo mantenere il carattere, l'unicità, la genialità, il tratto, il piacere della visione d'arte. Anche in una semplice tavoletta di legno con uno stemma dipinto, da un signor nessuno, può esserci carattere.
Omnia praeclara rara sosteneva il buon Cicerone ma, per essere rara, deve avere quel carattere di unicità che la contraddistingue. Non possiamo pensare di comperare e far confezionare gli stemmi da Amazon. Io mi rifiuto di accettare degli stemmi fatti in batteria. Se togliamo la genialità del contenuto vale a dire il messaggio parlante dello stemma, (ancora fortunatamente pensato ed egregiamente realizzato da esimi araldisti, almeno questo lo abbiamo ancora), ci rimane poi una "confezione" uguale per tutti. Che tristezza ... me lo consenta, La prego.
Lo so che sto rischiando la scelleratezza ed il sicuro ammonimento però l'arte non può essere mutilata dalla modernità.
Vino nuovo in otri nuovi, certamente ma, il vino deve essere di eccellente qualità altrimenti gli otri nuovi non lo meritano. Ora rischio anche la scomunica ma, la qualità e non la staticità per me é importante e la qualità non é solamente guardando il passato che si può trovare ma, anche nel presente, basta creare sempre qualcosa di carattere. Mutatis mutandis ma, senza appiattirsi nel nome dei tempi che cambiano.
La vivacità deve esserci sempre perché é la benzina dell'arte. Senza benzina (o senza elettricità ...) le auto non camminano. Se vogliamo far innamorare i giovani della splendida arte araldica occorre della buona benzina che deve portare questa arte a percorrere i tempi e trovarsi nel domani nella sua sfolgorante bellezza.
Purtroppo la Sua splendida pubblicazione che citavo nel mio precedente, uscita mi pare nel 2014, l'ho perduta nell'alluvione in Romagna del 2023. Molti testi della mia biblioteca sono andati perduti e questo é uno dei tanti. Nemmeno congelandolo sono riuscito a salvarlo e pur volendolo riacquistare, risulta esaurito. Ho mandato nel congelatore un testo sulle famiglie nobili delle Venezie e due pergamene papali manoscritte e dipinte del XVI e XVII secolo ma, dopo un anno e mezzo il tutto é ancora congelato all'Orogel e chissà ... cosa si riuscirà a fare.
Chiedo scusa per il disturbo e soprattutto per le mie esternazioni, per le quali faccio sincera ammenda e mi professo umile allievo.
Obb.mo sempre
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