da Antonio Pompili » martedì 20 agosto 2024, 23:06
Quanto alla croce numero 1, penso sia pacifico per tutti che si tratti di una croce d'azzurro senza che altro si aggiunga.
La numero 2 e la numero 3 personalmente le ritengo due varianti grafiche prive di valore blasonico, similmente a quanto si può dire per un campo o una pezza diaprati. Questa variante si usa più frequentemente in Germania: esempi noti sono quelli della croce nera dell'Arcivescovado di Colonia, e di quella rossa dell'Arcivescovado di Treviri. Ma appunto parliamo di varianti: talora la stessa croce si trova rappresentata di nero o di rosso pieno. In tedesco potrebbe essere definita geständerte schwarze Kreuz, che letteralmente andrebbe tradotta se non sbaglio, croce "colonnata", o "con pilastri". Ho sentito alcuni parlare di cuspidata nel tentativo di definirla in qualche modo in italiano, ma riserverei il termine a edifici ed elementi architettonici dotati di coperture a punta (castelli, torri, fontane...). Per me si tratta di tentativi inutili.
La numero 4, rara da vedersi in araldica, più che cancellata la definirei d'azzurro attraversata a rete del campo, essendo non composta da bande e sbarre intrecciate tra loro (il che porterebbe alla qualifica di cancellata): piuttosto è attraversata da filetti in banda ed in sbarra fusi fra loro, disposti come se la pezza fosse attraversata da una reta da pesca. In passato si usava anche il sinonimo reticolato: d'argento alla croce d'azzurro reticolata del campo.
La numero 5 la porrei nell'orbita della pura astrazione araldica. Come definire l'insieme? D'argento, alla rete d'azzurro attraversante in forma di croce? O, forzando il linguaggio blasonico, d'argento, alla croce del campo contro-attraversata a rete d'azzurro? Almeno come è rappresentato graficamente quello scudo numero 5, direi che non è nemmeno blasonabile. Se la croce fosse tracciata in maniera netta, con le dovute linee nere che ne determinino i contorni, si potrebbe pure supporre una soluzione delle due che ho fornito.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)