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episcopus african(at)us

MessaggioInviato: lunedì 14 marzo 2022, 13:54
da egometta
Interessante soluzione araldica di una complessa vicenda neo-episcopale, più Swazi che Sud-sudanese, ma insomma...
http://cem.dissgea.unipd.it/extra/stemma.tif
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Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: lunedì 14 marzo 2022, 16:15
da Romegas
Piu' che uno stemma direi un logo.

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: martedì 15 marzo 2022, 19:26
da egometta
Beh, no, lascia stare lo sfondo marroncino che non c'entra e fa parte del santino di partecipazione, il resto è uno stemma, solo che ha uno scudo africano anziché 'europeo' (gotico, sannitico, sagomato ecc.) e al posto del timbro episcopale standard ha pastorale e bordone decussati, come un tempo qui c'erano pastorale e croce. Non so chi l'abbia ideato, ma senza entrare in complesse discussioni sul personaggio e sulla vicenda, mi pare una bella soluzione 'inculturante', da confrontare direttamente con la bandiera dello Swaziland/eSwatini o quella del Kenya, anche se siamo ben più a nord

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: martedì 15 marzo 2022, 19:47
da Romegas
Ognuno ha i propri gusti. Per me ha troppi "distinguo" per essere uno stemma.

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: mercoledì 16 marzo 2022, 10:21
da egometta
Beh, sui contenuti dello scudo possiamo essere d'accordo, ma è problema comune alla gran parte degli stemmi episcopali contemporanei (anche se la testa di moro centrale è abbastanza in linea con la tradizione, corso-sardegnola per es.).
Ma io mi riferivo al 'contenitore', cioè appunto allo scudo e ai suoi decori esterni: gli specialisti ex professo di araldica ecclesiastica che dicono?

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: lunedì 21 marzo 2022, 14:01
da Antonio Pompili
Personalmente penso che lo stemma sia più disegnato male che mal composto.

La forma dello scudo in araldica - o almeno per la comprensione che della materia posso avere io - conta poco e niente. Purché ci sia un perimetro ben definito e le fattezze possano richiamare in qualunque maniera uno scudo (qui mi pare ci siamo), la prima condizione per parlare di "stemma" è garantita.
I colori possono passare: il tanè, qui leggibile come un marroncino, è colore perfettamente araldico, secondario ma contemplato, anche nell'araldica religiosa (stemma carmelitano in primis). Anche se forse si tratta più di un rosso non felicemente caratterizzato nella sua natura. Invece la testa di moro l'avrei rappresentata decisamente con un inequivocabile nero.
La croce rappresentata come figura centrale con l'asse posto al centro di una raffigurazione che schematicamente può richiamare una rete, in linea con l'acqua rappresentata in punta e con tutto il carico simbologico che questo può avere nella teologia neotestamentaria, può passare. Di simili composizioni l'araldica ecclesiastica dei nostri giorni abbonda. Non mi fanno impazzire, personalmente, e mai disegnerei in uno stemma a me commissionato cose del genere... Ma nessuno può impedirle o dichiararle fuori legge.

L'unico errore oggettivo è la rappresentazione del pastorale. Non è male l'idea del bastone del pellegrino posto a decussare il bastone del pastore (pastorale). Ma è illecita la presenza del pastorale negli stemmi dei vescovi e dei cardinali, e ciò a partire dalla nota Istruzione della Segreteria di Stato del 1969 (sotto San Paolo VI). Personalmente non lo ritengo un errore da scomunica. Come scrissi in un articolo di ormai alcuni anni fa su Nobiltà, a proposito della mitria e del pastorale negli stemmi ecclesiastici, il fatto che queste due insegne siano state dichiarate come da rimuovere dagli stemmi prelatizi, non va probabilmente letto come espressione dell'intenzione da parte del legislatore di eliminare proprio quelle insegne piuttosto che altre, ma va letto nella linea della semplificazione degli stemmi enunciata come principio generale dalla stessa Istruzione, e considerato che già da tempo si erano imposti principalmente il cappello e la croce astile come contrassegni degli stemmi dei prelati a cui competono le insegne episcopali. Stando però a una lettura formale della regola il pastorale oggi non può essere rappresentato negli stemmi dei vescovi (mentre nulla proibisce lo sia negli stemmi degli abati, delle abadesse e delle abbazie).
Soluzione ineccepibile sarebbe stata quella di rappresentare il bastone del pellegrino decussato con la croce astile. Si sarebbe mossa in linea con le norme vigenti, con una variante (il bastone del pellegrino) che non meriterebbe di essere dichiarata eretica.

Proprio la presenza della croce astile semplice indicherebbe peraltro in maniera inequivocabile il grado gerarchico del titolare (indubbiamente vescovo e non arcivescovo o primate o altro) pur in assenza del cappello con il relativo numero di fiocchi, assenza che salva fatta la chiara identificazione del grado gerarchico, si può accettare.

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: martedì 22 marzo 2022, 14:51
da egometta
Interessanti considerazioni 'tecniche', largamente condivisibili, anche se di fatto la croce astile c'è, solo inserita nello scudo anziché accollata dietro. Ma mi interessava di più il discorso sulla scelta del 'contenitore' scudo africano, che mi pare una bella idea 'inculturante' (al pari dell'aver evitato galero e fiocchi più o meno sbarazzini), al di là della constatazione che è comunque uno scudo e quindi comunque uno stemma...

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: martedì 22 marzo 2022, 16:34
da Antonio Pompili
egometta ha scritto:Interessanti considerazioni 'tecniche', largamente condivisibili, anche se di fatto la croce astile c'è, solo inserita nello scudo anziché accollata dietro. Ma mi interessava di più il discorso sulla scelta del 'contenitore' scudo africano, che mi pare una bella idea 'inculturante' (al pari dell'aver evitato galero e fiocchi più o meno sbarazzini), al di là della constatazione che è comunque uno scudo e quindi comunque uno stemma...

Personalmente sono un fautore dell'inculturazione dell'araldica, e dell'adattamento della prassi araldica agli stili locali. Sempre nella fedeltà alle consuetudini più consolidate del blasone e al più autentico stile araldico. Sono dunque d'accordissimo circa il fatto che la forma dello scudo scelta sia una 'bella idea'.
Della croce noto - ma è mia personalissimo e opinabile parere - che non possiamo parlare di croce astile ornamentale (al pari del pastorale e del bordone) inserita nello scudo anziché accollata, fosse anche questa ab origine l'intenzionalità simbolico-raffigurativa, che in questo caso diremmo erronea, del titolare.
Nello scudo dobbiamo ritenerla necessariamente ed esclusivamente figura araldica, e attribuirle, in assenza di altre prove, "soltanto" il valore - simbologico, teologico, pastorale... - che una croce potrebbe in maniera ben immaginabile avere nello stemma di un ecclesiastico, come del resto dalla spiegazione dello stemma vescovile sopra riportata mi pare di evincere.

Re: episcopus african(at)us

MessaggioInviato: martedì 22 marzo 2022, 19:12
da egometta
Sì certo, ma non mi sembra del tutto esatto considerare la croce astile 'normale' (accollata) un elemento solo decorativo, come potrebbero esserlo i cartocci delle targhe barocche o gli svolazzi/lambrecchini di qualche elmo ecc. E' vero che per croce astile, galero con relative nappe, eventuale pallio, si parla di 'decori esterni da...' (come anche in araldica civica per le corone), ma sono elementi portatori di precisi significati, non solo di abbellimento come potrebbe esserlo la sbarazzinità o meno delle nappe o gli svolazzi del nastro tricolore negli stemmi comunali. Per pura ipotesi, quella croce dentro allo scudo avrebbe anche potuto essere 'patriarcale', con relativo significato 'arci'... Comunque sì, alla fine direi che siamo d'accordo, pur con accenti diversi