Rivelazioni sullo stemma del Papa Emerito?
Cari colleghi e amici,
forse già a molti di voi sarà capitato di leggere un recente articolo di Andrea Cionci, nel quale il giornalista prova a dimostrare sulla base degli usi araldici che Papa Francesco non sarebbe il Pontefice regnante ma lo sarebbe il Papa Emerito Benedetto XVI (o almeno questi sosterrebbe, sia pur velatamente, ciò).
https://www.liberoquotidiano.it/articol ... nante.html
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione tale articolo, in modo che chi desidera possa fare le sue considerazioni in merito, in questo nostro spazio virtuale che, dal momento della sua istituzione, vuole essere spazio di sereno e fruttuoso confronto sulle scienze documentarie della storia, non già in base a posizioni ideologiche o ad argomenti pretestuosi, ma in base alle leggi e alle consuetudini che regolano gli usi araldici, oltre che ai dati solidi che emergono dalle ricerche genealogiche e dall'investigazione della storia di famiglia.
Da parte mia, eccettuata la dichiarazione del personale disappunto per il tentativo - a mio avviso poco felicemente riuscito - di contrapporre mie dichiarazioni ad altre del mio maestro, il compianto Cardinale di Montezemolo, vorrei fare solo due osservazioni, in quanto araldista, oltre che persona direttamente informata dei fatti, anche per averli uditi dallo stesso Papa Emerito Benedetto XVI (quando con il Cardinale mi recai da Sua Santità, non più Sommo Pontefice, nel 2014, per donargli una copia del Manuale di Araldica ecclesiastica composto insieme al mio maestro).
- Quanto alla dichiarazione di Benedetto XVI messa per iscritto su un biglietto indirizzato al Cardinale, riportata nell'articolo in caratteri maiuscoli, che egli cioè “PREFERIVA NON ASSUMERE ALCUN NUOVO STEMMA”, vorrei dire che ho letto con i miei occhi quel biglietto, mostratomi dal Cardinale, anche per il fatto che insieme avevamo lavorato a due ipotesi per l'eventuale composizione ornamentale dello stemma utilizzato da un Papa Emerito. Quindi sono il primo a dichiarare la verità di quelle parole, ovvero l'autenticità della fonte. Ma allo stesso tempo trovo avventato voler leggere quella dichiarazione come la pretesa di esprimere, attraverso la rinuncia all'uso di una nuova arma personale rispetto a quella utilizzata durante il tempo del Pontificato (conclusosi il 28 febbraio del 2013), la detenzione del munus petrino nonostante la rinuncia all'esercizio del ministero papale... Non assumere alcun nuovo stemma significa necessariamente il voler continuare a far uso pubblico e ufficiale del precedente? O non può significare più semplicemente (e direi naturalmente) il non ritenere necessario l'uso di un'arma che indichi un nuovo status, considerato il ritiro alla vita privata che non rende più necessario, e forsanche significativo e "legittimo", l'uso pubblico e ufficiale di uno stemma? Per questo io ho avuto modo di dichiarare che Benedetto XVI rifiutò la modifica perché, da lì in poi, egli avrebbe smesso di utilizzare il suo stemma. Ciò che di fatto è avvenuto: Benedetto XVI non ha più fatto uso del suo stemma, non in maniera pubblica e ufficiale, non avendolo più posto o apposto su nessun documento proprio del ministero petrino: encicliche, lettere e costituzioni apostoliche, ecc.
- Quanto alle mie parole, per cui "Benedetto XVI rifiutò la modifica perché, da lì in poi, egli avrebbe smesso di utilizzare il suo stemma", non vedo grande coerenza scientifica nel voler negarne la veridicità sulla base di usi araldici che, guardando alle più consolidate consuetudini (non parliamo in questo caso di leggi formalmente espresse), possono destare perplessità. Mi riferisco all'uso che l'Eccellentissimo Arcivescovo Prefetto della Casa Pontificia, Mons. Gaenswein, farebbe del proprio stemma, in cui la sua arma personale è composta - alternativamente - con l'arma del Papa (regnante) e l'arma del Papa Emerito. Non necessariamente questa deve essere letta come dichiarazione da parte del titolare dello stemma così composto che il Papa sia (ancora) Benedetto XVI. Questo non solo perché, come ho accennato, nessuna legge araldica nella Chiesa cattolica ha mai regolato questo uso (molto in voga in passato tra i cardinali), ma perché nell'intenzionalità del titolare le motivazioni della scelta potrebbero essere molto più semplici e oso dire "banali": una questione di gusto personale, o di personale affetto e legame... Getto qui solo ipotesi, non volendo permettermi in alcun modo di sentenziare sulle intenzionalità araldiche altrui. E quanto al fatto che Benedetto XVI dovrebbe vietare a colui che resta il suo segretario personale l'uso di una simile composizione (se fosse davvero convinto di non essere più il Vescovo di Roma...), l'idea si giudicherebbe da sé nel caso in cui fosse vera una delle ipotesi da me qui espresse. E ancora meno significativo, per voler dimostrar chissà quale recondito messaggio sulla vera identità del Pontefice regnante, mi sembra l'osservazione circa l'uso da parte del Papa Emerito Benedetto di (vecchi) biglietti e cartoline nei quali compare con l'abito corale pontificio e su cui figura il suo stemma papale. Qui vorrei riprendere e rimarcare la distinzione che ho fatto sopra: distinzione fra uso pubblico/ufficiale dello stemma e uso privato/personale, una distinzione che purtroppo a volte anche coloro che sono un po' più addentrati nella conoscenza dell'araldica stentano a capire o voler capire, e che nelle nostre associazioni invece ci sforziamo di difendere e chiarire. Chiunque può avere uno stemma e farne l'uso che vuole. Ma un conto è uno stemma ufficialmente riconosciuto e pubblicamente legato alla detenzione di una dignità e/o all'esercizio di un ufficio. Altro conto è lo stemma di cui si detiene il possesso morale, e di cui si farà un uso privato, come su oggetti personali o biglietti da visita ad esempio. Se il Papa Emerito (o il suo segretario per lui) vuole utilizzare biglietti e cartoline avanzate dagli anni del suo Pontificato dove egli compare con le vesti di Romano Pontefice e dove figura il suo stemma utilizzato ufficialmente e pubblicamente negli anni dell'esercizio del suo ministero petrino, in questo io non riesco a vedere necessariamente (anzi non ce la vedo affatto!) la sua dichiarazione tramite il linguaggio araldico che egli sia ancora il Papa e non lo sia il suo successore.
Infine una osservazione di carattere più generale. Il Papa è un Vescovo, il capo del collegio episcopale, ma è un Vescovo, è il Vescovo di Roma, e (come appresi fin dalla mia prima lezione di storia della Chiesa antica negli anni di studio alla Pontificia Università Gregoriana), è Papa perché è eletto Vescovo di Roma, e non Vescovo di Roma in quanto Papa, cioè Pastore della Chiesa Universale. Peraltro fu geniale l'ideazione da parte del Cardinale di Montezemolo di una mitria con tre fasce in luogo della tiara come timbro dello scudo di Benedetto XVI, il quale della tiara nel suo stemma Papale non volle saperne (con buona pace di chi lo ritiene un Papa conservatore, e così tanto da voler conservare sotto sotto ciò a cui ha pubblicamente o apparentemente rinunciato...). Quella mitria sta felicemente ed efficacemente a ricordare proprio questo: che pur nel suo ruolo primaziale (indicato dalle tre fasce d'oro che sostituiscono le tre corone del triregno) il Papa è un Vescovo, il Vescovo di Roma. E che il Papa sia un Vescovo (benché primus inter pares) è il punto di partenza per una domanda, che è solo un invito alla riflessione e non l'imposizione di una risposta: quando un Vescovo di qualunque diocesi cessa il suo ministero forse che non può più usare lo stemma fino a poco prima utilizzato? Indipendentemente dall'uso di partire l'arma propria personale con l'arma della propria sede diocesana (come si usa nelle chiese d'Inghilterra e in alcune dell'Europa centro-settentrionale e anche in America), forse che lo stemma che aveva usato non era quello che aveva adottato in quanto vescovo di quella sede o di quell'altra, cui poi ha dovuto rinunciare? Anche in questo caso un Vescovo Emerito continuerà a usare le sue mitrie con le infule ricamate del proprio stemma, o manderà biglietti o lettere con carta intestata con il proprio stemma (mentre non scriverà più decreti o nomine o lettere pastorali recanti il suo stemma...). Ma perché dubitare che lo faccia per voler dire, in maniera simile al "Codice Ratzinger" supposto da chi ha scritto l'articolo, che il vero Vescovo diocesano, anche se impedito nell'esercizio del ministero episcopale è lui e non chi gli è subentrato?
Avrei tante altre cose da voler dire come araldista. Mi fermo qui, scusandomi per l'essermi dilungato. E lascio lo spazio a chi volesse intervenire sull'argomento. Vorrei solo dire, in qualità di presbitero del clero romano - ciò che faccio raramente in questo nostro spazio - che per quanto stimi Papa Benedetto XVI e abbia ricevuto molto dal suo ministero petrino (e anche prima dai suoi ricchi scritti teologici), per me non c'è discussione circa il fatto che il Papa legittimamente eletto e validamente esercitante il ministero di Romano Pontefice, Pastore della Chiesa universale, sia Sua Santità il Papa Francesco. E questo non lo dichiaro solo per la personale simpatia e la grande ammirazione che ho verso di Lui, ma in ossequio alla promessa di filiale rispetto e obbedienza a San Giovanni Paolo II e ai suoi Successori che ho solennemente pronunciato nel momento della mia Ordinazione per le mani dello stesso Papa Wojtyla nella Basilica Vaticana.
I Pontefici si succedono, e l'uso del loro stemma termina con l'esercizio del loro ministero (cui lo stemma è legato nel suo contenuto giuridico e nel suo uso ufficiale e pubblico) per morte o per rinuncia, come è stato per Benedetto XVI. Ma nella Chiesa il Papa è uno!
forse già a molti di voi sarà capitato di leggere un recente articolo di Andrea Cionci, nel quale il giornalista prova a dimostrare sulla base degli usi araldici che Papa Francesco non sarebbe il Pontefice regnante ma lo sarebbe il Papa Emerito Benedetto XVI (o almeno questi sosterrebbe, sia pur velatamente, ciò).
https://www.liberoquotidiano.it/articol ... nante.html
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione tale articolo, in modo che chi desidera possa fare le sue considerazioni in merito, in questo nostro spazio virtuale che, dal momento della sua istituzione, vuole essere spazio di sereno e fruttuoso confronto sulle scienze documentarie della storia, non già in base a posizioni ideologiche o ad argomenti pretestuosi, ma in base alle leggi e alle consuetudini che regolano gli usi araldici, oltre che ai dati solidi che emergono dalle ricerche genealogiche e dall'investigazione della storia di famiglia.
Da parte mia, eccettuata la dichiarazione del personale disappunto per il tentativo - a mio avviso poco felicemente riuscito - di contrapporre mie dichiarazioni ad altre del mio maestro, il compianto Cardinale di Montezemolo, vorrei fare solo due osservazioni, in quanto araldista, oltre che persona direttamente informata dei fatti, anche per averli uditi dallo stesso Papa Emerito Benedetto XVI (quando con il Cardinale mi recai da Sua Santità, non più Sommo Pontefice, nel 2014, per donargli una copia del Manuale di Araldica ecclesiastica composto insieme al mio maestro).
- Quanto alla dichiarazione di Benedetto XVI messa per iscritto su un biglietto indirizzato al Cardinale, riportata nell'articolo in caratteri maiuscoli, che egli cioè “PREFERIVA NON ASSUMERE ALCUN NUOVO STEMMA”, vorrei dire che ho letto con i miei occhi quel biglietto, mostratomi dal Cardinale, anche per il fatto che insieme avevamo lavorato a due ipotesi per l'eventuale composizione ornamentale dello stemma utilizzato da un Papa Emerito. Quindi sono il primo a dichiarare la verità di quelle parole, ovvero l'autenticità della fonte. Ma allo stesso tempo trovo avventato voler leggere quella dichiarazione come la pretesa di esprimere, attraverso la rinuncia all'uso di una nuova arma personale rispetto a quella utilizzata durante il tempo del Pontificato (conclusosi il 28 febbraio del 2013), la detenzione del munus petrino nonostante la rinuncia all'esercizio del ministero papale... Non assumere alcun nuovo stemma significa necessariamente il voler continuare a far uso pubblico e ufficiale del precedente? O non può significare più semplicemente (e direi naturalmente) il non ritenere necessario l'uso di un'arma che indichi un nuovo status, considerato il ritiro alla vita privata che non rende più necessario, e forsanche significativo e "legittimo", l'uso pubblico e ufficiale di uno stemma? Per questo io ho avuto modo di dichiarare che Benedetto XVI rifiutò la modifica perché, da lì in poi, egli avrebbe smesso di utilizzare il suo stemma. Ciò che di fatto è avvenuto: Benedetto XVI non ha più fatto uso del suo stemma, non in maniera pubblica e ufficiale, non avendolo più posto o apposto su nessun documento proprio del ministero petrino: encicliche, lettere e costituzioni apostoliche, ecc.
- Quanto alle mie parole, per cui "Benedetto XVI rifiutò la modifica perché, da lì in poi, egli avrebbe smesso di utilizzare il suo stemma", non vedo grande coerenza scientifica nel voler negarne la veridicità sulla base di usi araldici che, guardando alle più consolidate consuetudini (non parliamo in questo caso di leggi formalmente espresse), possono destare perplessità. Mi riferisco all'uso che l'Eccellentissimo Arcivescovo Prefetto della Casa Pontificia, Mons. Gaenswein, farebbe del proprio stemma, in cui la sua arma personale è composta - alternativamente - con l'arma del Papa (regnante) e l'arma del Papa Emerito. Non necessariamente questa deve essere letta come dichiarazione da parte del titolare dello stemma così composto che il Papa sia (ancora) Benedetto XVI. Questo non solo perché, come ho accennato, nessuna legge araldica nella Chiesa cattolica ha mai regolato questo uso (molto in voga in passato tra i cardinali), ma perché nell'intenzionalità del titolare le motivazioni della scelta potrebbero essere molto più semplici e oso dire "banali": una questione di gusto personale, o di personale affetto e legame... Getto qui solo ipotesi, non volendo permettermi in alcun modo di sentenziare sulle intenzionalità araldiche altrui. E quanto al fatto che Benedetto XVI dovrebbe vietare a colui che resta il suo segretario personale l'uso di una simile composizione (se fosse davvero convinto di non essere più il Vescovo di Roma...), l'idea si giudicherebbe da sé nel caso in cui fosse vera una delle ipotesi da me qui espresse. E ancora meno significativo, per voler dimostrar chissà quale recondito messaggio sulla vera identità del Pontefice regnante, mi sembra l'osservazione circa l'uso da parte del Papa Emerito Benedetto di (vecchi) biglietti e cartoline nei quali compare con l'abito corale pontificio e su cui figura il suo stemma papale. Qui vorrei riprendere e rimarcare la distinzione che ho fatto sopra: distinzione fra uso pubblico/ufficiale dello stemma e uso privato/personale, una distinzione che purtroppo a volte anche coloro che sono un po' più addentrati nella conoscenza dell'araldica stentano a capire o voler capire, e che nelle nostre associazioni invece ci sforziamo di difendere e chiarire. Chiunque può avere uno stemma e farne l'uso che vuole. Ma un conto è uno stemma ufficialmente riconosciuto e pubblicamente legato alla detenzione di una dignità e/o all'esercizio di un ufficio. Altro conto è lo stemma di cui si detiene il possesso morale, e di cui si farà un uso privato, come su oggetti personali o biglietti da visita ad esempio. Se il Papa Emerito (o il suo segretario per lui) vuole utilizzare biglietti e cartoline avanzate dagli anni del suo Pontificato dove egli compare con le vesti di Romano Pontefice e dove figura il suo stemma utilizzato ufficialmente e pubblicamente negli anni dell'esercizio del suo ministero petrino, in questo io non riesco a vedere necessariamente (anzi non ce la vedo affatto!) la sua dichiarazione tramite il linguaggio araldico che egli sia ancora il Papa e non lo sia il suo successore.
Infine una osservazione di carattere più generale. Il Papa è un Vescovo, il capo del collegio episcopale, ma è un Vescovo, è il Vescovo di Roma, e (come appresi fin dalla mia prima lezione di storia della Chiesa antica negli anni di studio alla Pontificia Università Gregoriana), è Papa perché è eletto Vescovo di Roma, e non Vescovo di Roma in quanto Papa, cioè Pastore della Chiesa Universale. Peraltro fu geniale l'ideazione da parte del Cardinale di Montezemolo di una mitria con tre fasce in luogo della tiara come timbro dello scudo di Benedetto XVI, il quale della tiara nel suo stemma Papale non volle saperne (con buona pace di chi lo ritiene un Papa conservatore, e così tanto da voler conservare sotto sotto ciò a cui ha pubblicamente o apparentemente rinunciato...). Quella mitria sta felicemente ed efficacemente a ricordare proprio questo: che pur nel suo ruolo primaziale (indicato dalle tre fasce d'oro che sostituiscono le tre corone del triregno) il Papa è un Vescovo, il Vescovo di Roma. E che il Papa sia un Vescovo (benché primus inter pares) è il punto di partenza per una domanda, che è solo un invito alla riflessione e non l'imposizione di una risposta: quando un Vescovo di qualunque diocesi cessa il suo ministero forse che non può più usare lo stemma fino a poco prima utilizzato? Indipendentemente dall'uso di partire l'arma propria personale con l'arma della propria sede diocesana (come si usa nelle chiese d'Inghilterra e in alcune dell'Europa centro-settentrionale e anche in America), forse che lo stemma che aveva usato non era quello che aveva adottato in quanto vescovo di quella sede o di quell'altra, cui poi ha dovuto rinunciare? Anche in questo caso un Vescovo Emerito continuerà a usare le sue mitrie con le infule ricamate del proprio stemma, o manderà biglietti o lettere con carta intestata con il proprio stemma (mentre non scriverà più decreti o nomine o lettere pastorali recanti il suo stemma...). Ma perché dubitare che lo faccia per voler dire, in maniera simile al "Codice Ratzinger" supposto da chi ha scritto l'articolo, che il vero Vescovo diocesano, anche se impedito nell'esercizio del ministero episcopale è lui e non chi gli è subentrato?
Avrei tante altre cose da voler dire come araldista. Mi fermo qui, scusandomi per l'essermi dilungato. E lascio lo spazio a chi volesse intervenire sull'argomento. Vorrei solo dire, in qualità di presbitero del clero romano - ciò che faccio raramente in questo nostro spazio - che per quanto stimi Papa Benedetto XVI e abbia ricevuto molto dal suo ministero petrino (e anche prima dai suoi ricchi scritti teologici), per me non c'è discussione circa il fatto che il Papa legittimamente eletto e validamente esercitante il ministero di Romano Pontefice, Pastore della Chiesa universale, sia Sua Santità il Papa Francesco. E questo non lo dichiaro solo per la personale simpatia e la grande ammirazione che ho verso di Lui, ma in ossequio alla promessa di filiale rispetto e obbedienza a San Giovanni Paolo II e ai suoi Successori che ho solennemente pronunciato nel momento della mia Ordinazione per le mani dello stesso Papa Wojtyla nella Basilica Vaticana.
I Pontefici si succedono, e l'uso del loro stemma termina con l'esercizio del loro ministero (cui lo stemma è legato nel suo contenuto giuridico e nel suo uso ufficiale e pubblico) per morte o per rinuncia, come è stato per Benedetto XVI. Ma nella Chiesa il Papa è uno!