Stemmi episcopali ex novo, riflessione e quesito

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Stemmi episcopali ex novo, riflessione e quesito

Messaggioda egometta » sabato 15 maggio 2021, 22:00

Poniamo un neovescovo, non dotato di stemma di famiglia (come ormai quasi tutti), originario della diocesi A e nominato nella diocesi B, che voglia ricordare nel suo stemma, tramite opportuni simboli e figure, sia la diocesi d'origine che quella di destinazione e che scelga perciò di farsi (fare) un partito. Come dovranno essere disposti i due elementi? A|B oppure B|A? esiste una normativa 'canonica' al riguardo? e se non esiste, quale sarà la disposizione più corretta?
A priori, poiché si dice che il vescovo è lo sposo della sua Chiesa diocesana (e ne reca l'anello, un tempo tanti anelli quante erano le diocesi rette), mi aspetterei una disposizione analoga a quella dei partiti matrimoniali, quindi A|B (origine|destinazione, marito|moglie, vescovo|diocesi), e in tal caso mi aspetterei anche l'applicazione della cosiddetta 'cortesia araldica' con rivolgimento dell'elemento 'maritale' (diocesi d'origine) qualora questo avesse un suo verso 'canonico' o 'naturale' in destra, ma da qualche esempio concreto che vedo mi pare che spesso si faccia all'opposto, e senza 'cortesia', il che non è forse araldicamente (e magari neanche ecclesiologicamente) molto corretto.
Mutatis mutandis, la soluzione al quesito potrebbe valere anche se il neo reverendissimo optasse per un troncato A/B o per un inquartato A|B/B|A ecc. oppure anche, qualora desiderasse inserire nello stemma anche una terza figura X (libro, IHS, croce, stella maris ecc.), per un cappato (o calzato o interzato in qualche modo) A|X|B.
Che ne pensate e in particolare che ne pensano gli 'addetti ai lavori' di araldica ecclesiastica?
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Re: Stemmi episcopali ex novo, riflessione e quesito

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 4 luglio 2021, 19:57

Mi era sfuggito questo post, e mi fa piacere riprenderlo e tentare di rispondere.
In materia non ci sono norme da parte della Chiesa, ma solo prassi. Le soluzioni sono diverse in verità. Quella dello stemma partito è forse la più diffusa, tanto in America quanto (anche se un po' meno) nelle regioni europee in cui la prassi è vigente. Ma si assiste anche ad inquartati e più raramente al completamento dell'arma personale con un capo (celeberrimo il caso del capo diocesano di San Marco per il Patriarca di Venezia). E' bene che una scelta o l'altra sia adottata anche in funzione del risultato grafico e raffigurativo migliore possibile.
Da una parte trovo condivisibile il ragionamento che conduce per analogia al parallelismo tra uno stemma composto di arma vescovile e diocesana e uno stemma di alleanza matrimoniale, e questo in base alla visione ecclesiologica del Vescovo come sposo della sua Chiesa locale. E tuttavia proprio perché parliamo per analogia, e quindi di un tipo di sponsalità non perfettamente assimilabile, che ci sia una differenza nella prassi araldica dei vescovi diocesani non lo trovo sbagliato. Di fatto non parliamo dell'arma della diocesi composta con quella del Vescovo (come l'arma di una dama potrebbe essere composta con quella del suo sposo), ma dello stemma del Vescovo nel quale egli assume le insegne della sua diocesi (e propriamente solo durante munere).
Diversa è la questione della rappresentazione in uno stemma composto di insegne araldiche diocesane in riferimento alle origini del Vescovo e non della sede di esercizio del suo ministero episcopale. La soluzione dovrebbe essere - e mi pare che in genere nella prassi lo sia - diversa da quella adottata per i vescovi diocesani in riferimento alla Chiesa particolare da essi governata. Stesso dicasi per un vescovo ausiliare rispetto all'ordinario del luogo.
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Re: Stemmi episcopali ex novo, riflessione e quesito

Messaggioda egometta » lunedì 5 luglio 2021, 14:46

Meglio tardi che mai, iniziavo a dare per disperso l'addetto ai lavori... :-)
Di fatto non parliamo neanche propriamente di insegne araldiche diocesane assunte durante munere, ma di figure araldiche (o araldizzate) che in qualche modo rappresentano le diocesi d'origine e di destinazione e che potenzialmente potranno restare anche deposto munere, salvo naturalmente aggiornamenti o altre modifiche. Esempi:
Immagine
Claudio Cipolla, mantovano fatto vescovo di Padova, con la brocca di san Prosdocimo (in banda) per Padova e il seminato del Sacro Sangue per Mantova
Immagine
Renato Marangoni, padovano (di diocesi) fatto vescovo di Belluno-Feltre, con i monti (alias Grappa natìo-Vette feltrine-Dolomiti bellunesi) per Belluno-Feltre e la brocca di san Prosdocimo (in sbarra) per Padova
Cioè in entrambi destinazione|origine (diocesi|vescovo, moglie|marito?) e direi senza 'cortesia'. Va bene o c'è qualcosa che stride, a parte la soggettiva piacevolezza compositiva e visiva? Non dovrebbe essere al contrario come nei casi di hic nupta|hic nata?
Si noti che la brocca battesimale non è lo stemma della diocesi di Padova (che non ha proprio uno stemma ma solo un logo di cui non parleremo), ma semplicemente l'attributo iconografico di san Prosdocimo, protovescovo più o meno leggendario e presunto evangelizzatore delle Venezie (e così gli altri emblemi non sono propriamente le insegne araldiche delle due diocesi in questione ma solo una loro evocazione, devozionale nel primo caso e ambientale nel secondo).
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Re: Stemmi episcopali ex novo, riflessione e quesito

Messaggioda Antonio Pompili » lunedì 5 luglio 2021, 22:46

Se parliamo solo di un richiamo simbolico-raffigurativo a partire da delle figure (di provenienza araldica e non) allora direi che ancor di più ci si possa concedere massima libertà sia nella loro collocazione all'interno dello scudo sia nella loro conservazione anche al termine del ministero episcopale. Anche perché a questo punto vedrei come più labile il paragone con composizioni araldiche per alleanza matrimoniale.
Mi permetto di citare un esempio di stemma realizzato da me ormai tre anni fa, quello di Mons. Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù.
Egli desiderò porre nel proprio scudo un riferimento alla sua diocesi di origine e un riferimento alla diocesi di cui era stato nominato Vescovo.
https://www.diocesidicefalu.org/diocesipost?post=83482
Mi venne naturale porre il mandorlo, scelto come riferimento simbolico alla sede di esercizio del ministero episcopale a destra, rispetto ai ceri di Sant'Agata adottati come allusione alla diocesi di provenienza (Catania) posti invece a sinistra. Per un Vescovo la Diocesi di esercizio del ministero episcopale è certamente più importante di quella di origine, essendo egli della prima il pastor proprius. Ma feci questa scelta pienamente consapevole del fatto che nessun vincolo normativo mi legava e che nella prassi si assiste - direi giustamente - alle più diverse soluzioni (anche se non tutte ugualmente felici per valore compositivo e per risultato grafico e artistico). In altri casi, per salvaguardare la miglior sintassi della composizione e la miglior resa grafica, ho esulato da qualsiasi sia pur vaga e non vincolante idea di cortesia o di precedenza.
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Re: Stemmi episcopali ex novo, riflessione e quesito

Messaggioda egometta » martedì 6 luglio 2021, 11:47

Prendo atto, pur con qualche residua peroplessità: di fatto, in nome del prius (in questo caso la diocesi di destinazione, come per le mogli ancien-régime la famiglia del marito), si configura un matrimonio all'incontrario in cui il vescovo fa la parte della moglie e la diocesi quella del marito. Il che ha sicuramente una sua ratio, ma comunque stride un po', se non altro per il genere grammaticale dei due soggetti coinvolti... da pensarci e metabolizzare, forse...
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