da Giorgio Aldrighetti » venerdì 26 marzo 2021, 11:54
Mi permetto inserirmi.. Lo stemmma - se così possiamo chiamarlo - della regione del Veneto è tartto da un dipinto di Jacobello del Fiore che figura esposto in palazo ducale di Venezia, con una veduta paesaggistica alle spalle e quindi, per nulla, uno stemma, secondo i canoni araldici. Sempre per le insegne della regione del Veneto, ancora nell'anni 2002, avevo indirizzato una nota ai Presidenti della giunta, del Consiglio regionale e delle varie commussioni, che, di seguito,riporto. A distanza di dicianove anni, attendo ancora riscontro:
"Avendo il Consiglio regionale del Veneto in esame, per l’approvazione, il nuovo Statuto, lo scrivente si permette di segnalare che con nota del 13 aprile 1995, prot. reg.le n. 20643, e comunicazioni successive indirizzate sempre al sig. Presidente della Giunta Regionale del Veneto, Venezia, aveva chiesto, per gli emblemi assunti dalla Regione con L. R. 20 maggio 1975, n. 56, per oggetto “Gonfalone e stemma della regione”, perché:
– nella predetta Legge regionale 20 maggio 1975, n. 56, 1) il titolo della legge parla di “Gonfalone e stemma della regione” e non invece di “Stemma, Gonfalone, bandiera e sigillo della regione”, visto che all’art 1 della citata legge si recita che i simboli ufficiali della Regione del Veneto sono a) lo stemma; b) il gonfalone; c) il sigillo, dimenticando, comunque e stranamente, la bandiera, citata, però, al successivo art. 3, in considerazione del fatto che parlando di emblemi araldici, si cita sempre per primo lo stemma, che verrà poi caricato nei vessilli e si elencano poi gli altri emblemi;
– negli articoli 2, 3 e 4 descrivendo lo stemma, il gonfalone, la bandiera ed il sigillo della regione, viene omessa la “blasonatura” ossia la descrizione araldica dei predetti emblemi, dando così l’impressione che esista quasi il timore di descrivere correttamente, secondo il “Vocabolario Araldico Ufficiale”, i simboli riconoscitivi della nostra Comunità regionale;
– nell’art. 2 non è stata adottata la forma di scudo “appuntata”; 2)
– nell’art. 2 manca qualsiasi indicazione degli smalti araldici dello scudo, non comprendendosi, così, i vari colori che compongono l’emblema;
– nell’art. 3, parlando del gonfalone, l’unico smalto citato è il “rosso pompeiano”, quando, invece, secondo la scienza araldica si deve parlare solo di “rosso”;
– sempre nell’art. 3, per la bandiera si descrive che “è costituita dagli stessi elementi di cui al comma precedente con lo stemma ruotato di 90 gradi”, quando, invece, lo stemma non figura presente, non risultando caricato lo scudo con i previsti smalti e figure araldiche;
– sempre per la bandiera, si usa la terminologia: “con uno stemma ruotato di 90 gradi”, quando, invece, secondo la disciplina araldica, “lo stemma va solo caricato nel drappo”.
– all’art. 7 si recita che: “La raffigurazione del sigillo della Regione deve essere stampata su tutta la carta da lettere destinata alla corrispondenza esterna compresa quella destinata al funzionamento dei gruppi consiliari. Parimenti il sigillo della regione deve apparire sul frontespizio del “Bollettino Ufficiale della Regione” e su ogni tabella indicante gli uffici della Regione.”, quando, invece, nella carta da lettere della Regione destinata alla corrispondenza esterna compresa quella destinata al funzionamento dei gruppi consiliari e nelle tabelle indicanti gli uffici della Regione, appare invece lo stemma previsto nell’art. 2;
– lo stemma ed il sigillo quando vengono rappresentati in bianco e nero non portano i prescritti segni tradizionali indicanti gli smalti;
– lo stemma regionale non figura timbrato da una corona, come, invece, a titolo d’esempio, ha fatto la Regione Valle d’Aosta. 3)
– non si è previsto, infine, il riconoscimento dei nostri emblemi regionali, al pari di altri regioni, con Decreto Presidente della Repubblica.
Preme a tal punto evidenziare che con l’art. 52 della L. R. 22 febbraio 1999 per oggetto: Provvedimento generale di rifinanziamento e di modifica di leggi regionali per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 1999), si è sostituito l’art. 2 della Legge regionale 20 maggio 1975, n. 56 per oggetto: “Gonfalone e stemma della regione”, con il seguente: “Lo stemma della Regione, di cui al bozzetto allegato A) che forma parte integrante della presente legge, è costituito dalla rappresentazione del territorio regionale con il mare, la pianura e i monti. In primo piano è raffigurato il leone di S. Marco”, omettendo così nel nuovo articolo la dicitura: “nel cielo è apposta lungo una stessa linea l’iscrizione: Regione del Veneto”.
La proposta di sostituzione era stata formulata dal Gruppo Consiliare Regionale della Lega Nord che aveva contattato, al riguardo, lo scrivente, senza, peraltro, poi citare la mia nota indirizzata sempre alla Regione in cui evidenziavo l’assurdità della iscrizione “Regione del Veneto” caricata nel campo dello scudo e nel drappo della bandiera.
Caduto nel vuoto, almeno per il momento, l’auspicio dell’insigne araldista Giacomo Bascapè che nel 1983, nella sua monumentale opera Insegne e simboli, araldica pubblica e privata medioevale e moderna, edita dal Ministero dei Beni Culturali, affermava: “E speriamo che le regioni, quando adotteranno gonfaloni e stemmi, non si rivolgano a disegnatori inesperti d’araldica (…) ma si comportino come il Piemonte che ha assunto uno scudo storicamente ed araldicamente perfetto”
Arrigo Pecchioli, nella prefazione alla ristampa anastatica del Vocabolario Araldico Ufficiale del sen. Antonio Manno, commissario del re presso la Consulta Araldica e stampato a Roma nel 1907, parlando degli stemmi assunti dalle Regioni italiane, testualmente asseriva che, tranne poche eccezioni, “sono araldicamente degli scarabocchi indecifrabili e indescrivibili”. Per lo stemma della Regione del Veneto, in particolare, scriveva, “del quale non si capisce, però, la scritta su un’arme tanto famosa e celebre”.
Preme, infine, allo scrivente evidenziare che, per incarico delle rispettive amministrazioni, ha curato l’istruttoria storico-araldica per il riconoscimento, con Decreto Presidente della Repubblica, degli emblemi di diversi Enti territoriali e morali, tra i quali la Provincia ed il Comune di Venezia.
Sempre lo scrivente ha curato, altresì, l’ideazione, la blasonatura e l’esegesi di numerosi stemmi ecclesiastici, come quello dell’Em.mo signor Cardinale Giovanni Cheli, Città del Vaticano, dell’Ecc.mo mons. Dino De Antoni, arcivescovo metropolita di Gorizia e dell’Ecc.mo mons. Angelo Scola, patriarca di Venezia.
Cercare il proprio stemma, quindi, quello vero, da poter innalzare come vessillo, con il quale segnare le proprie carte è in qualche modo cercare se stessi, la propria immagine, la propria identità.
E la nostra Regione ha il diritto e il dovere di avere dei simboli rispettosi del proprio patrimonio storico-araldico, in presenza di un arme, tra le più famose e celebri.
Ringraziando per l’attenzione che verrà riservata alle presenti note, in attesa di cortese riscontro".
Informo infine, che per incarico ufficiale delle rispettive amministrazioni, lo scrivente ha curato le insegne araldiche della cttà e della pronincia di Venezia, sino all'emanazione dei rsipettivi DD.PP. RR. concessivi .
Ma queste sono altre storie...
Giorgio