L'unicità dell'araldica
Salve a tutti,
ho un quesito che mi è sorto negli ultimi tempi.
Quale è l'approccio dell'araldista (sia studioso, sia artista che deve disegnare-dipingere uno stemma) di fronte a un elemento unico contenuto nel blasone?
Mi spiego meglio con tre esempi leggermente diversi:
Monza: lo stemma contiene la Corona Ferrea.
Terni: lo stemma contiene il "Tiro" che è il nome di un drago sconfitto da un eroe locale.
Chieti: lo stemma contiene Achille.
Nel primo caso l'elemento è reale e unico quindi come andrebbe rappresentato? Le riproduzioni che ho visto sono abbastanza fedeli ma ciò non viola la tradizione araldica che tende a stilizzare un elemento dandogli delle caratteristiche distintive?
Nel secondo caso, uno studioso che si imbatte nel blasone non ha modo di capire di cosa si sta parlando senza cercare altre fonti. Io non avendo notato la maiuscola ho pensato che fosse il tiro di uno scaccato e quindi immaginavo una riga sola di scaccato! Come ci si comporta in questi casi? E come ci si comporta quando un elemento non è standardizzato? Nel tempo il Tiro è stato modificato molto (le prime versioni non contemplavano le ali, oppure alcune hanno una lingua rossa, altre le fiamme), esistono convenzioni per lo studio di queste figure?
Nel terzo caso abbiamo un elemento unico che però può avere delle caratteristiche distintive. Non ho trovato, finora, Achille, in nessun altro stemma. Ha delle standardizzazioni oppure ci si basa su ciò che viene descritto nel blasone? Se la descrizione non è sufficiente quanto può "immaginare" l'artista?
Il mio discorso si basa sul fatto che un artista debba disegnare anche la miniatura ufficiale (oppure immaginando che debba disegnare la prima versione di uno stemma scelto da un nobile), quindi non può consultarla per dirimere eventuali dubbi. Vorrei capire come si sono dovuti approcciare al problema di disegnare un elemento "unico" o non comune i primi a disegnare lo stemma.
Grazie a chi mi risponderà.
ho un quesito che mi è sorto negli ultimi tempi.
Quale è l'approccio dell'araldista (sia studioso, sia artista che deve disegnare-dipingere uno stemma) di fronte a un elemento unico contenuto nel blasone?
Mi spiego meglio con tre esempi leggermente diversi:
Monza: lo stemma contiene la Corona Ferrea.
Terni: lo stemma contiene il "Tiro" che è il nome di un drago sconfitto da un eroe locale.
Chieti: lo stemma contiene Achille.
Nel primo caso l'elemento è reale e unico quindi come andrebbe rappresentato? Le riproduzioni che ho visto sono abbastanza fedeli ma ciò non viola la tradizione araldica che tende a stilizzare un elemento dandogli delle caratteristiche distintive?
Nel secondo caso, uno studioso che si imbatte nel blasone non ha modo di capire di cosa si sta parlando senza cercare altre fonti. Io non avendo notato la maiuscola ho pensato che fosse il tiro di uno scaccato e quindi immaginavo una riga sola di scaccato! Come ci si comporta in questi casi? E come ci si comporta quando un elemento non è standardizzato? Nel tempo il Tiro è stato modificato molto (le prime versioni non contemplavano le ali, oppure alcune hanno una lingua rossa, altre le fiamme), esistono convenzioni per lo studio di queste figure?
Nel terzo caso abbiamo un elemento unico che però può avere delle caratteristiche distintive. Non ho trovato, finora, Achille, in nessun altro stemma. Ha delle standardizzazioni oppure ci si basa su ciò che viene descritto nel blasone? Se la descrizione non è sufficiente quanto può "immaginare" l'artista?
Il mio discorso si basa sul fatto che un artista debba disegnare anche la miniatura ufficiale (oppure immaginando che debba disegnare la prima versione di uno stemma scelto da un nobile), quindi non può consultarla per dirimere eventuali dubbi. Vorrei capire come si sono dovuti approcciare al problema di disegnare un elemento "unico" o non comune i primi a disegnare lo stemma.
Grazie a chi mi risponderà.



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