Potrebbe ravvisarsi un simbolo della Trinità?

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Potrebbe ravvisarsi un simbolo della Trinità?

Messaggioda vezzano » venerdì 25 novembre 2005, 9:24

Altro piccolo mistero araldico. :?
Nella chiesa della Santissima Trinità di Pordenone, illustrata all'interno con affreschi cinquecenteschi, in calce a una rappresentazione della SS. Trinità, opera del pordenonese Gio. Maria Zaffoni detto il Calderari, è raffigurato uno stemma così blasonabile: Di rosso, allo scaglione abbassato, accompagnato da cinque bisanti, tre in capo e due in punta, il tutto d'argento.
Questo stemma è tuttora anonimo e non è attribuibile ad alcun prelato di ambito locale.
A parer mio le ipotesi possono essere due:
- o è lo stemma dell'artista, ma non è noto uno stemma Zaffoni-Calderari (sebbene la famiglia fosse annoverata tra le famiglie nobili pordenonesi);
- o è l'emblema della Congregazione pordenonese della SS. Trinità.

Immagine

Secondo gli amici del Forum, è ravvisabile in questo stemma un possibile emblema della Trinità?
Grazie per la collaborazione. :)
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Messaggioda Messanensis » venerdì 25 novembre 2005, 15:08

Nella mia ignoranza non ci vedo nessun possibile riferimento alla Trinità.
Assai più probabile che fosse lo stemma di chi finanziò l'affresco!
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Messaggioda eugubino » venerdì 25 novembre 2005, 15:39

Concordo con Messanensis: molto probabilmente si tratta dello stemma del committente.
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Re: Potrebbe ravvisarsi un simbolo della Trinità?

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 25 novembre 2005, 17:29

vezzano ha scritto:...(omissis)...in calce a una rappresentazione della SS. Trinità, opera del pordenonese Gio. Maria Zaffoni detto il Calderari...(omissis)...


Carissimo,
credo che sarebbe utile sapere esattamente qual è la positura che tale stemma occupa nell'ambito dell'intera raffigurazione.

Ora come ora, esso può simboleggiare :oops: tutto, e il contrario di tutto...

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Messaggioda vezzano » lunedì 28 novembre 2005, 9:28

Ringrazio cordialmente quanti hanno risposto al mio quesito.
Il committente dell'opera, sacerdote, notaio e architetto dell'intero edificio, fu Ippolito Marrone (o Marone), di nobile famiglia proveniente da Brescia e ammessa al Consiglio nobile cittadino, la qual famiglia usava uno stemma D’oro alla punta alzata di nero, caricata di un gambero di rosso posto in palo.
Non mi sono mai imbattuto in stemmi diversi relativi a questa famiglia e per questo ho escluso fin dall'inizio potesse trattarsi dell'arma del committente. D'altronde, uno stemma come quello dipinto in calce all'affresco, praticamente sovrapposto alla cornice che lo inquadra, non l'ho mai reperito, almeno a livello regionale e anche oltre.
Continuerò a indagare.
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