Nessuno di essi, ahimè!
Il cognome "
Guidotti" è attribuito a Galgano da Chiusdino, cavaliere, eremita (n. 1150 ca. - m. 30 novembre 1181) piuttosto tardivamente.
Le fonti primarie sul santo (ovvero gl'atti del processo di canonizzazione, redatti nell'agosto del 1185; la
Vita Sancti Galgani de Senis, composta da un anonimo monaco costercense negl'anni venti/trenta del XIII sec.; la
Vita Beati Galgani, scritta da un anonimo religioso agostiniano, negl'anni venti/trenta del XIV sec.; la
Legenda Sancti Galgani confexoris, composta dal monaco Blasius dell'abbazia di San Salvatore a Settimo presso Firenze, nello stesso periodo; la
Legenda di Sancto Galgano confessore, in volgare, scritta da uno sconosciuto monaco cistercense in quegli stessi anni) non danno alcuna indicazione sul casato del santo!
Di più: sia negl'atti del processo di canonizzazione che nella più antica biografia del santo (la citata
Vita Sancti Galgani de Senis) è ricordato soltanto il nome della madre - Dionisia - ma non quello del padre!
Il nome del padre,
Guidotto, compare per la prima volta nella
Vita Beati Galgani, degl'anni venti/trenta del trecento: «
Pater eius Guidoctus, mater vero Dymisia vocabatur».
Dal Trecento il nome di Guidotto è entrato nella tradizione galganiana.
In relazione a ciò il sacerdote domenicano Gregorio Lombardelli nella
Vita del gloriosissimo San Galgano senese da Chiusdino, pubblicata a Siena nel 1577, attribuisce al padre il cognome Guidotti; mezzo secolo dopo, considerando il fatto che in tutte le fonti la famiglia del santo è descritta come appartenente ad un ceto sociale elevato («
ex nobili prosapia exstitit oriundus», scrive l’anonimo monaco cistercense nella più antica biografia del santo), l'abate Antonio Libanori nella sua
Vita del Glorioso San Galgano eremita cistercense, pubblicata sempre a Siena nel 1645, identificò la famiglia di Galgano con i conti Guidi «
Signori di molte Castella nel Casentino, e di una gran parte del Vald’Arno di sopra»; da questa famiglia «
spiccossi il ramo de’ Guidotti di Jusdino (Il nome di Chiusdino nel XVII secolo)
,huomini valorosi, ricchi, e di seguito», ma si tratta di una tesi insostenibile: i conti Guidi non avevano infatti possedimenti né in Chiusdino né nei dintorni, né risulta in questi luoghi la presenza dei membri di questa stirpe né rapporti di alcuno di essi con i luoghi galganiani.
L'erudito senese Celso Cittadini compose uno stemma (
d’oro alla banda di rosso) che disegnò in margine al manoscritto contenente la
Legenda di Sancto Galgano confessore, volgarizzamento trecentesco, ed attribuendolo, così pare, alla famiglia del santo.
Nel mio
La spada e la roccia (chiedo venia per l'autocitazione), ho ipotizzato che il santo appartenesse ad una delle famiglie nobili presenti nel XII secolo a Chiusdino, ad esempio quella del viceconte imperiale Scolario, e perciò detta degli
Scolari, o quella di Ugo di Razo, custode del castello per conto del vescovo di Volterra ed altrimenti detta degli
Ugorazi o addirittura ad un ramo ultragenito di una delle grandi famiglie comitali della zona, come i
Gherardeschi o i
Pannocchieschi, oppure ad un’altra famiglia a noi sconosciuta e comunque sempre appartenente al ceto dirigente della comunità.
Con ciò è pur vero che la famiglia Guidotti di Bari si considerò discendente dal santo: e come, visto che il santo visse e morì celibe e non ebbe fratelli ...? Lo stemma dei Guidotti di Bari è questo:
d'azzurro a sei stelle d'oro poste 3,2,1, col
capo d'Angiò; su di esso un cimiero:
un bufalo al naturale anelato d'argento (cfr. G. B. di Crollalanza:
Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, I, ad vocem).
Cordialmente,
Andrea Conti