Zaccheo ha scritto:Quindi, al contrario del caso araldico oggetto di questo dibattito, partendo esclusivamente da una fonte blasonica, in modo soggettivo si può realizzare uno squamato allineando o sfalsando le squame? E così anche per quanto concerne le pelli d'armellino e le pelli di vaio?
Io direi di sì, secondo la matematica regola per cui invertendo l'ordine dei fattori il prodotto non cambia. E il discorso può valere benissimo per squame e per pelli, che restano molto affini, e nel loro significato originario di copertura, e nella loro resa grafica.
Faccio presente che i tre esemplari dello stemma alatrino proposto, pur trovandosi su altrettanti oggetti distinti (e di epoca leggermente diversa) presentano tutti la banda con le squame (l'osservazione diretta dei manufatti non lascia dubbi sul fatto che di squame si trattino) allineate in tre file. Realizzate così, dunque, per una prassi stilistica dettata dalla consuetudine!?
Penso di sì.
Del resto le consuetudini nella rappresentazione della stessa figura araldica conoscono con frequenza - e in alcuni casi e per certi versi anche inevitabilmente - piccole differenze a seconda dei periodi storico-artistici e dei vari ambiti geografico-politici.
Differenze tra loro talvolta quasi impercettibili o non particolarmente significative nell'insieme figurativo, soprattutto nel caso di figure di forma più complessa e di aspetto più imponente. Basti pensare all'onnipresente leone. A parte le variazioni blasoniche significative (
passante, in moleca, dormiente, osceno, a doppia coda, a tre branche... e chi più ne ha più ne metta), a seconda dei periodi storici e delle località di realizzazione troveremo animali di aspetto molto diverso: con il corpo sempre levato, ma più o meno snello e più o meno dritto o arcuato; la sempre folta criniera il più delle volte piuttosto arruffata, ma in alcuni casi alquanto ordinata (quasi pettinata!); ciocche di pelame talora più evidenti sulle branche e sulla coda, talora nemmeno delineate...
Talvolta le differenze sono più leggibili, come nel caso di forme semplici e al tempo stesso ripetitive e geometriche, dunque come nel nostro caso.
Ma in ogni caso non possono considerarsi differenze sostanziali al fine della determinazione della natura di quella data figura. Nè sembrano così vincolanti da costringere l'araldista a far i salti mortali per descriverle con un termine specifico.
Guardando quella banda, sia pure nel semplice e lineare disegno che hai proposto, ed escludendo a partire da quanto hai visto direttamente che si tratti di
pelli di vaio, cosa potremmo dire se non che siamo davanti a una pezza
squamata?
Sopra parlavo di
vaiato in punta. Ammettendo 2 smalti diversi e in alternanza sulle tre file di squame, vogliamo parlare per scrupolo di precisione di
squamato in punta?
Sospendo il giudizio. Per due motivi.
Non conosco attestazioni di una simile locuzione (se qualcuno ne conoscesse ben venga!).
Inoltre l'espressione
vaiato in punta ha un senso preciso riferendosi alla particolare conformazione, appuntita, dei pezzi del vaio, per cui le campane di una fila oppongono le basi alle punte di quelle della fila inferiore. Qui abbiamo squame...
A quanto detto fin qui aggiungo una parola, a partire dall'interessante riflessione di Tomaso, che mi sembra possa aprire ad una linea di soluzione complementare se non alternativa a quella che ho tentato di offrire io:
T.G.Cravarezza ha scritto:nel caso in oggetto, ritengo che il fatto per cui i tre stemmi, pur di epoche differenti, presentino le squame sempre allineate, sia dovuto alle dimensioni della banda su cui sono poste. Cioè, un conto è un intero scudo squamato come quello postato precedentemente, dove lo spazio in cui sono poste le squame permette di scegliere se porle allineate o no (e, solitamente in questi casi, non sono allineate), ma in spazi ridotti dove si riescono a disegnare solo due o tre file di squame, ritengo sia più normale e semplice disegnale allineate, per mera motivazione estetica/simmetrica.
Questa è una mia semplice deduzione, non è basata su dati storici

Non sarà basata su dati storici, caro Tomaso, ma la tua deduzione è più che ragionevole, e la condivido in pieno.