Poiché in quanto all’arma ella si trova dipinta di più centinaia d’anni nel palazzo ch’hanno in Gubbio i signori Panfilij nella guisa come seguono ad usarla pur hoggi rappresentante una colomba bianca che porta nel rostro un ramoscello verde d’oliva in campo rosso, fiorendo sopra di lei tre gigli d’oro fra li denti d’un rastello rosso in campo azzurro.
In alcune parti però, specialmente ne’ soffitti d’esso palazzo veggonsi eretti sopra la colomba pendenti tre drappelloni turschini in ciascheduno de’ quali lascia tra se tanto spazio rosso, quanto basti a dividerli, con haver ogni drappellone in mezzo un giglio d’oro e tal’è la maniera ch’usano in Roma i principi di questa Casa fin dal tempo quando il ramo loro staccato dal suo gran tronco andò a piantarsi in quella città per farsi dal mondo adorare in uno de’ suoi più fioriti germogli(1). Né lascio di dire per l’occasione che havrò di parlarne più sotto che l’arme sudetta ha molta somiglianza con quella che usa la nostra città, posciaché non sono differenti tra loro se non in questo, cioè che l’una fa la colomba bianca con il ramo verde e l’altra un monte bianco con cinque colli ombreggiati di verde (2), essendo non solo né colori ma eziandio né campi e nel resto ambidue conformi, attesoché anco nell’arma della città sono i gigli d’oro in campo azzurro tra il rastello rosso. Oltre ciò nell’antico e nobile palazzo che i medesimi signori Panfilij hanno nella Villa di Loreto, vediamo la stessa arma intagliata in una antica lapide che si trovò sotto terra gran tempo fa; e nel modo medesimo fra diverse armi d’altre nobili famiglie è dipinta di tempo pur antico in una casa de’ Baldinacci posta nel quartiere di San Giuliano.
Gli armetisti consentirebbono ch’ella quasi in tutte le sue parti si possa dire simbolica, percioché se riflettiamo ad Amantia capo della famiglia che vuol dire un homo che ama, se a Panfilio, che nella favella greca significa tutto amore et amico di tutto, se alla colomba ch’è ucello amorosissimo, se al di lei campo rosso ch’è segno d’amore e di desiderio infiammato e se s i gigli che spirano fragranze odorosissime, chi non ne trarrebbe di nobilissime allusioni in avantaggio di questa Casa? Onde il conte Gasparo Bombaci intendentissimo in questa et in ogni altra sorte di studij nel suo Araldo disse: Nessuno giudicarà sconvenevole l’imagine d’una colomba ad uno scudo di cavaliere quando farò riflessione esser debito di chi è gentilmente nato la difensione degl’innocenti.
Che dire, un brano certamente interessante da punto di vista araldico.
Mi pare che ci siano alcune forzature, di certo questo era il punto di vista che un grande erudito come l’Armanni aveva nei confronti dello stemma Panfili.
Non sono estranee alla narrazione atteggiamenti di captatio beneviolentiae verso i Panfili, allora veramente all’apice della loro potenza.
NOTE
(1) Chiaro il riferimento a papa Innocenzo X.
(2)Questa è una assoluta novità. Non sapevo di questa ombreggiatura che, però, mi sembra forzata. Sarà mai esistita?
Stemma Panfili tratto da uno stemmario del 1732
Stemma di papa Innocenzo X tratto dal sito sull'araldica vaticana



si arriva in cielo