Ricerca dell'origine di uno stemma - Abruzzo
Da tempo cerco risposte ad un quesito che si lega ad uno stemma, scolpito sul portone di ingresso di un'abitazione di famiglia. Tutto è alquanto nebuloso e spero tra voi vi sia chi riesce a fare chiarezza.
La casa – sita nel comune di Brittoli - fu acquistata dai miei antenati direttamente dal proprietario, che non ne fu il costruttore: un nobile Napoletano.
Nulla si sa su chi/quale famiglia abbia la paternità della sua edificazione e pertanto decifrare quello stemma potrebbe anche aiutare a dare un’origine geografica e storica a chi il palazzo lo edificò. Qualcosa in più forse può dirci la struttura e l’origine del paese. Come per esempio emerge da approssimative ricerche su internet (http://www.mondimedievali.net/castelli/ ... vincia.htm).
Il piccolo borgo di Brittoli (poco più di 400 gli abitanti dell'intero comune) sorge su un colle (779 m. s.l.m.) tra le valli del fiume Nora e del torrente Cigno, e sembra sia stato fondato nel 962 dai Franchi, con il nome di "Brittulis". Proprietari del borgo furono i vescovi di Penne nei secoli XI-XII; sullo scorcio del '400 arrivarono i Cantelmo (http://it.wikipedia.org/wiki/Cantelmo_(famiglia), già feudatari in Abruzzo dal 1269, quando Giacomo Cantelmo, a seguito di Carlo I d'Angiò nella conquista del Regno di Napoli (1266) ricevette in donazione i primi privilegi feudali), che nel 1588 lo cedettero ai d'Afflitto, nobile famiglia amalfitana (http://it.wikipedia.org/wiki/D'Afflitto ).
Tra l’altro, curiosamente, i d’Afflitto conservano stretti legami famigliari al mondo dei crociati (“…Un Leone d’Afflitto ha partecipato alla seconda crociata e due d'Afflitto alla terza crociata…” e ancora “I d'Afflitto sono stati ricevuti ufficialmente nell'Ordine di Malta nel 1557”). Testimonianza della loro presenza in Abruzzo è che “Rami della famiglia d'Afflitto si installarono in Calabria nel 1269 con il titolo di Principi di Belmonte e in Sicilia nel 1427 con lo stesso titolo, in Abruzzo nel 1492 con i titoli di Principi di Scanno, Duchi di Barrea, Conti di Trivento. Questo ramo si è estinto in casa Caracciolo nel 1781”.
Il palazzo di ns proprietà, denominato “Palazzo Pagliccia –e NON Pagliaccia come spesso erroneamente riportato-“ viene collocato nel secolo XVI, e della costruzione fa parte la cappella gentilizia di S. Antonio.
L’edificio ha uno stile severo e lineare, caratterizzato da elementi architettonici in pietra bianca di tipico stile rinascimentale, come mensole cosiddette “inginocchiate” alle finestre e decori sinuosi ai balconi; il portale è solenne, con piedritti sagomati e un caratteristico archivolto campito dallo stemma che le ho inviato (definito gentilizio). L’interno è scandito da uno scalone d’accesso e numerosi saloni. L’acquisizione della casa da parte della mia famiglia avvenne più o meno verosimilmente intorno al 1815.
Purtroppo non sono in grado di inserire l'immagine nel messaggio, e quindi non mi è possibile mostrare lo stemma, che in ogn caso mostra un cartiglio all'interno del quale un'aquila stringe nel becco una croce fiorita e tra gli artigli ha un volto (o, come da alcuni suggerito, maschera) dai profili indefiniti. Il cartiglio è sormontato da un elmo cinqucentesco.
In seguito a ricerche successive, sono riuscita a trovare un’analogia simbolica che mi pare interessante.
Concentrandomi sul periodo relativo a Giacomo Cantelmo e ai benefici ricevuti da Carlo I d'Angiò grazie al suo contributo nella conquista del Regno di Napoli (1266), ho trovato una moneta in circolazione in quel periodo nel regno angioino, che riporta la medesima croce fiorata che l’Aquila del nostro stemma stringe nel becco.
Da questa ipotesi, la mia ricerca si è spostata ora sul significato della “maschera” o volto che l’aquila stringe tra gli artigli. Siccome Carlo I d’Angiò donò i terreni e le annesse proprietà alla famiglia Cantelmo come ringraziamento al capostipite Giacomo per aver collaborato alla cacciata del re svevo Manfredi di Sicilia nella battaglia di Benevento, e alla conseguente conquista del regno di Napoli, mi domando se quella maschera non possa in realtà rappresentare proprio la dinastia sveva o in generale l’infedele (Manfredi fu anche scomunicato da Papa Innocenzo IV, a seguito dei dissapori esistenti tra la Chiesa e la casa imperiale di Svevia) al cui predominio la casa angioina pose fine, in quella che storicamente è stata definita una sorta di “Crociata di d’Angiò nei confronti degli Svevi”.
Fu proprio a seguito delle vittorie contro la casa di Svevia che il Cantelmo venne anche nominato da Carlo II, nel 1284, giustiziere dell'Abruzzo Citeriore. Senza riuscire a delineare dei confini precisi, mi pare che Brittoli fosse appunto inclusa entro i limiti del Giustizierato d’Abruzzo Citeriore (o Citra).
Qualcuno è interessato ad aiutarmi a risolvere il tema, e cercare di capire quale fosse la casata a cui quello stemma appartiene?
ringrazio anticipatamente chiunque dovesse interessarsi al mio caso.
La casa – sita nel comune di Brittoli - fu acquistata dai miei antenati direttamente dal proprietario, che non ne fu il costruttore: un nobile Napoletano.
Nulla si sa su chi/quale famiglia abbia la paternità della sua edificazione e pertanto decifrare quello stemma potrebbe anche aiutare a dare un’origine geografica e storica a chi il palazzo lo edificò. Qualcosa in più forse può dirci la struttura e l’origine del paese. Come per esempio emerge da approssimative ricerche su internet (http://www.mondimedievali.net/castelli/ ... vincia.htm).
Il piccolo borgo di Brittoli (poco più di 400 gli abitanti dell'intero comune) sorge su un colle (779 m. s.l.m.) tra le valli del fiume Nora e del torrente Cigno, e sembra sia stato fondato nel 962 dai Franchi, con il nome di "Brittulis". Proprietari del borgo furono i vescovi di Penne nei secoli XI-XII; sullo scorcio del '400 arrivarono i Cantelmo (http://it.wikipedia.org/wiki/Cantelmo_(famiglia), già feudatari in Abruzzo dal 1269, quando Giacomo Cantelmo, a seguito di Carlo I d'Angiò nella conquista del Regno di Napoli (1266) ricevette in donazione i primi privilegi feudali), che nel 1588 lo cedettero ai d'Afflitto, nobile famiglia amalfitana (http://it.wikipedia.org/wiki/D'Afflitto ).
Tra l’altro, curiosamente, i d’Afflitto conservano stretti legami famigliari al mondo dei crociati (“…Un Leone d’Afflitto ha partecipato alla seconda crociata e due d'Afflitto alla terza crociata…” e ancora “I d'Afflitto sono stati ricevuti ufficialmente nell'Ordine di Malta nel 1557”). Testimonianza della loro presenza in Abruzzo è che “Rami della famiglia d'Afflitto si installarono in Calabria nel 1269 con il titolo di Principi di Belmonte e in Sicilia nel 1427 con lo stesso titolo, in Abruzzo nel 1492 con i titoli di Principi di Scanno, Duchi di Barrea, Conti di Trivento. Questo ramo si è estinto in casa Caracciolo nel 1781”.
Il palazzo di ns proprietà, denominato “Palazzo Pagliccia –e NON Pagliaccia come spesso erroneamente riportato-“ viene collocato nel secolo XVI, e della costruzione fa parte la cappella gentilizia di S. Antonio.
L’edificio ha uno stile severo e lineare, caratterizzato da elementi architettonici in pietra bianca di tipico stile rinascimentale, come mensole cosiddette “inginocchiate” alle finestre e decori sinuosi ai balconi; il portale è solenne, con piedritti sagomati e un caratteristico archivolto campito dallo stemma che le ho inviato (definito gentilizio). L’interno è scandito da uno scalone d’accesso e numerosi saloni. L’acquisizione della casa da parte della mia famiglia avvenne più o meno verosimilmente intorno al 1815.
Purtroppo non sono in grado di inserire l'immagine nel messaggio, e quindi non mi è possibile mostrare lo stemma, che in ogn caso mostra un cartiglio all'interno del quale un'aquila stringe nel becco una croce fiorita e tra gli artigli ha un volto (o, come da alcuni suggerito, maschera) dai profili indefiniti. Il cartiglio è sormontato da un elmo cinqucentesco.
In seguito a ricerche successive, sono riuscita a trovare un’analogia simbolica che mi pare interessante.
Concentrandomi sul periodo relativo a Giacomo Cantelmo e ai benefici ricevuti da Carlo I d'Angiò grazie al suo contributo nella conquista del Regno di Napoli (1266), ho trovato una moneta in circolazione in quel periodo nel regno angioino, che riporta la medesima croce fiorata che l’Aquila del nostro stemma stringe nel becco.
Da questa ipotesi, la mia ricerca si è spostata ora sul significato della “maschera” o volto che l’aquila stringe tra gli artigli. Siccome Carlo I d’Angiò donò i terreni e le annesse proprietà alla famiglia Cantelmo come ringraziamento al capostipite Giacomo per aver collaborato alla cacciata del re svevo Manfredi di Sicilia nella battaglia di Benevento, e alla conseguente conquista del regno di Napoli, mi domando se quella maschera non possa in realtà rappresentare proprio la dinastia sveva o in generale l’infedele (Manfredi fu anche scomunicato da Papa Innocenzo IV, a seguito dei dissapori esistenti tra la Chiesa e la casa imperiale di Svevia) al cui predominio la casa angioina pose fine, in quella che storicamente è stata definita una sorta di “Crociata di d’Angiò nei confronti degli Svevi”.
Fu proprio a seguito delle vittorie contro la casa di Svevia che il Cantelmo venne anche nominato da Carlo II, nel 1284, giustiziere dell'Abruzzo Citeriore. Senza riuscire a delineare dei confini precisi, mi pare che Brittoli fosse appunto inclusa entro i limiti del Giustizierato d’Abruzzo Citeriore (o Citra).
Qualcuno è interessato ad aiutarmi a risolvere il tema, e cercare di capire quale fosse la casata a cui quello stemma appartiene?
ringrazio anticipatamente chiunque dovesse interessarsi al mio caso.
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