fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Mio buon Sorante, non deludi mai il vecchio frate.
Fosse vero, Maestro mio...
L'argomento che si va delineando è interessante. Peraltro avendo io la fortuna e l'onore di essermi assicurato una bella mole di cyber-chiacchierate proprio con il Maestro e Frate (ahilui), devo dire che proprio da lui sto iniziando ad imparare la desuetudine di certi termini, da tralasciare a giovamento di altri più intuitivi e "al passo" con i tempi, (o fondendo sarebbe meglio dire: più rispondenti all'odierno intuito). Quindi posso tranquillamente affermare che tra le sue doti (tra quelle che posso capire), una di quelle che ammiro di più è sicuramente quella della rigorosa attenzione alla rispondenza del blasone "all'attualità", il trattare questo come cosa viva che per poter rimanere tale deve attingere alla mutata realtà; laddove altri invece preferiscono crogiolarsi in un nozionismo imparato una volta per tutte e che sa di stantio.
Però, però...dove fermarsi? Quali termini sono obsoleti, quali no? Chi lo decide? Come rendere "pubblicamente fruibile" una variazione che si ritiene giusta (per evitare un lessico personale e personalizzato)? Il neofita (ci sono anche loro...
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, portate pazienza) come si deve comportare (ci sono infatti prontuari autorevoli, ma tutti datati: al loro interno cosa salvare, cosa no, cosa è da tempo inutilizzato e cosa tuttora valido, cosa è tuttora utilizzato ma sarebbe da cambiare?). Non mi pare semplice. Certo l'intuito di cui sopra potrebbe essere una buona discriminante: se un termine si comprende a tutt'oggi usiamolo, se non lo si comprende più è segno che quel termine è ora di cambiarlo (mi viene in mente lo scaglione "attingente" di Ghedi, di cui ora so grazie a Marco Foppoli), ma anche così procedendo buona parte dei dubbi sopraccitati rimarrebbero validi. Certo si potrebbero "sciogliere" molti termini con proposizioni descrittive (accompagnato alla sua sinistra anzichè sinistrato?) ma questo non porterebbe poi ad un inevitabile appesantimento del blasone, ad una perdita dell'equilibrio, dell'eleganza, della splendida sonorità che ne scaturisce quando ben fatto? E ancor di più: a questo punto chi non potrebbe dire che quel che vale per una parte non possa valere per il tutto ed iniziare così a descrivere le bande come "strisce" (siggh... pericolo sfiorato anche in questo forum in passato) che partono da destra e scendono a sinistra, o aquile con ali aperte anzichè spiegate (spiegate a chi?
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), ecc.ecc.
Capitemi...sono solo domande da ultimo arrivato che vede come all'interno della scienza araldica convivano due pulsioni, due esigenze (che anch'egli sente come proprie): l'una di aggiornamento e innovazione, l'altra di prudente conservazione. Esigenze entrambe giuste, ma che ovviamente quest'ultimo arrivato non sa far convivere.
E perciò chiede aiuto anche stavolta.
Grazie e a presto.